02 febbraio, 2014

intervista a Carmelina Rotundo e Francesco de Masi città capovolta di de masi

Intervista a Carmelina Rotundo.
Dove ha scritto immensità?
Nell’auditorium a nuova vita restituito, grazie al contributo dell’Ente
 Cassa di Risparmio di Firenze.
Una sala a me cara dato che poco prima del restauro veniva dedicata
 dalla Camerata dei Poeti (presidente Marcello Fabbri) una mitica
 serata
 al mio percorso poetico.
Anche il luogo per questo riunirsi dei fili della vita, dove l’auditorium
 si colloca la dice lunga, esso è infatti in via Folco Portinari
 (via destinata al ricordo della famiglia di quella dantesca Beatrice).
È un racconto particolare?
Si, è un racconto d’amore, che risponde a un primo tentativo
 di trasformare note in favole, esperienza che è iniziata il 18 maggio
2006 si è prolungata spontaneamente fino al 9 novembre per tutti gli
8 incontri.
Immensità è stato dettato, sia dalla vastità dei suoni colori
della musica simile ad un’intera orchestra dell’organo sia da quella
 del soffio che diviene respiro delle canne potenza e leggerezza,
 intensità e
 soffio insieme!
È forse il primo racconto d’amore scritto in un luogo chiuso.
E l’incontro con la città capovolta?
Come ogni cosa che scrivo una volta tracciata su foglio prende
 vita propria…
 queste parole hanno incontrato le immagini di
 Francesco De Masi, il quale
ha catturato la Firenze riflessa nel suo fiume.
A dir la verità la visione di queste foto mi ha letteralmente
 affascinata
. Firenze mi è sembrata “purificata” dal traffico dallo smog;
 Firenze
 senza stress diventa favola dove ogni cosa è pura,
 assolutamente magica!
La città trasporta il “suo” fiume, in esso goccia in un’altra goccia,
come nel gioco dei cerchi che si creano gettando un sassolino.
Nessuna cosa è statica: pietre, comignoli, lanterne, finestre,
 persiane,
statue, persone che “navigano” nella bellezza delle acque,
 acque simbolo di vita di fertilità. È intorno ai fiumi
 che si sono sviluppate le grandi civiltà e
 si sono raccolti frutti…
Yvonne Palma artista di fama internazionale,
 ha curato la traduzione
 in inglese e come sempre l’ha resa “poetica”.
Un racconto d’Amore che tocca il cuore.
“ amor che null’amato amor perdona”
Intervista a Francesco De Masi.
Da cosa è nata l’idea della Città Capovolta?
L’idea delle immagini della “Città Capovolta” è nata da un
 fatto
 molto semplice; camminare col naso all’insù fa inciampare
 e allora per guardare dove mettevo i piedi ho incontrato
 il fiume e nel fiume ho visto la città.
Firenze vista nell’acqua è come immergersi in un sogno,
è riuscire a catturare l’anima delle case, i sapori, gli odori,
 vedere dietro quelle “quinte di teatro” che sono i palazzi e
trovarci la vita, un tremolio di una tenda, un viso, i passi
 delle persone sopra i ponti.
Qual era l’intento delle foto?
È il sogno di voler catturare in un immagine la “città totale”
 quella che
 ogni viaggiatore vuole portarsi nel cuore quando visita un
 posto che riesce
 a suscitare delle emozioni.
Quali emozioni ha provato, e come è nata la
 collaborazione con la prof. Rotundo?
Indubbiamente Firenze suscita, in chi la guarda, delle emozioni forti
che difficilmente si possono racchiudere in uno scatto fotografico;
 allora occorre una prospettiva nuova, inusuale e fantastica.
Se con questa idea in testa poi si ha la fortuna di incontrare gli scritti,
 i pensieri, le emozioni della professoressa Rotundo, si mixano le due
 cose e come per incanto nasce una cosa nuova, qualcosa di molto
 vicino alla città totale, nasce l’immagine che non si trova nelle cartoline
 o nei libri, nasce la Città Capovolta.
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Visita alla mostra fotografica la Città Capovolta, fotografie
 di Francesco De Masi e testi di Carmelina Rotundo.
Appena entrati nell’ex chesa di san Carlo ai Barnabiti già si respira
 l’aria dell’arte. Guardando l’itinerario fotografico di Francesco
 De Masi
 si percepisce l’intenzione di far vedere la città da un'altra prospettiva,
 quella del suo fiume che incessantemente scorre e passa all’interno
 della città, dai suoi monumenti riflessi.
Leggendo il racconto di Carmelina Rotundo e contemporaneamente
 guardando
 le foto veniamo cullati dalla melodia dei suoni e delle sue parole,
 che sembrano
 specchiarsi e accompagnare le fotografie. Le immagini catturano
 i monumenti,
 i palazzi di Firenze, rispecchiati nelle acque dell’Arno. Sembra che
 sia la volontà dell’acqua che intende amplificare la maestosità
 dei monumenti e portarli per sempre con se
 lungo il suo percorso. Ponte Vecchio, la Cupola del Brunelleschi,
 prendono vita nell’acqua.
Sia il racconto che le fotografie trasudano amore.
La sensazione è quella del venire invasi senza poter fare niente se non
 farsi trascinare.
Oltre alle fotografie di Francesco De Masi ci sono le immagini
 dell’alluvione.
Mostra un’altra prospettiva dell’acqua, quella della sua “invasione”
 all’interno della città;
vedere le strade, le vie di Firenze invase dall’acqua ricordano
 una seconda Venezia.
 La tragicità di quelle immagini, i racconti delle persone
 che l’hanno vissuta,
 si contrappongono alla gioia e alla pace che invece si prova con le
 altre fotografie.
Una piena di fango, di auto immerse, di botteghe distrutte,
 visi increduli di
 fronte alla potenza di quel fiume.
Colpisce la grande solidarietà dei cittadini e del mondo, che si stringe
 attorno a Firenze per salvare tutte le “sue” opere d’arte.
Le immagini più toccanti sono quelle degli Angeli del Fango,
che in una lunga corsa contro il tempo cercano di salvare
 il patrimonio artistico della città.
Serena Simoni

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VISITA ALLA MOSTRA FOTOGRAFICA
 “LA CITTA’ CAPOVOLTA”:
 FOTOGRAFIE DI FRANCESCO DE MASI E
 TESTI DI CARMELINA ROTUNDO
Giorno 17 Novembre 2006, sono andato a visitare la mostra fotografica
 dedicata all’alluvione che 40 anni fa colpì Firenze.
Tale mostra esposta dal 28 Ottobre al 19 Novembre presso l’ex Chiesa
 San Carlo ai Barnabiti, presentava all’interno una sezione con delle
 immagini fotografiche dal titolo “La città capovolta”
 curata da Francesco De Masi.
Da queste immagini si poteva ben notare, come il gioco
 di riflessi prodotto dalle acque del fiume faceva, di fatto,
apparire la città sottosopra.
Inoltre, davanti agli occhi si presentavano varie sfumature di colori
che rendevano Firenze ancora più suggestiva dandole una
 prospettiva emozionante.
La suddetta serie di immagini è introdotta da un brano
 della Prof.ssa Carmelina Rotundo tradotto anche in inglese
 da Yvonne De Palma.
Il testo mette in risalto un rapporto d’amore e di odio
 con questa città che, nonostante tutto, continua ad esercitare
 il suo fascino nella mente e nei cuori dei cittadini del mondo
 attraverso la sua storia e le opere d’arte di assoluto valore
 mondiale.
Il 4 Novembre 1966 è stato un giorno che ha segnato Firenze
 profondamente, travolta dall’impeto del fiume Arno.
Strade allagate, automobili ribaltate, negozi inondati, biblioteche
 e opere d’arte danneggiate, acqua dappertutto e le incredibili immagini
di un Ponte Vecchio rimasto miracolosamente in piedi nonostante
 la furia delle acque.
Questo è stato messo in risalto nella sequenza di fotografie
 presenti in un altro
 percorso fotografico all’interno della suddetta mostra.
Da queste fotografie si potevano notare a primo impatto alcune
 caratteristiche, a mio avviso, importanti per capire nel miglior modo
 possibile il dramma che in quel giorno si andava via via consumando
 per le strade di Firenze.
Le fotografie messe in mostra, scattate da persone comuni, sono riuscite
a mostrare, da varie prospettive, come l’alluvione scagliatosi su Firenze
 abbia lasciato ferite che a distanza di 40 anni si manifestano
 in tutta la loro forza,
 ricordando alla città, ai fiorentini e alla comunità internazionale
 come quella sia stata una calamità terribile, ma anche di come
 si sia reagito a quel disastro.
Da quelle foto, ho potuto constatare come nel dopo alluvione
 si sia innescata in tutta la comunità nazionale ed anche internazionale
 uno spirito di solidarietà collettiva dove tutti aiutavano tutti, con un
 unico grande obiettivo: restituire al mondo Firenze.
Da questa fratellanza e solidarietà nacquero quelli che verranno
 successivamente chiamati gli “Angeli del fango”. Si tratta di giovani
 accorsi da ogni parte dell’Italia e anche dall’estero
 per aiutare la popolazione
 colpita dalla calamità naturale e per mettere in salvo anche
 numerose
 opere d’arte così da evitare che il patrimonio storico
 di Firenze
 non andasse perduto, riconsegnandolo in buone condizioni per
 permettere di avviare quella ripresa economica che ha restituito
 alla città lo splendore passato.
di Rosario Parello
4 Novembre
Programma del 4 NOVEMBRE 2006
"Contro al cieco fiume: quarant'anni dopo
"
 mostra alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
David Lees for Life. Triumph from Tragedy - I giorni dell'alluvione
Mostra fotografica di David Lees nella Sala D'Arme di Palazzo Vecchio
“Archeologia e Restauro in Toscana

- Mostra al Museo Archeologico Nazionale di Firenze quarant’anni dopo
Altre manifestazioni del quarantennale
"Oh gente .., icche fa l'Arno???"Testi inviati:
-
 "L'Alluvione 1966"di Alfredo Poggiali
- "Immensità" di Carmelina Rotundo con
- "Immensity"
traduzione di Yvonne Di Palma-
 Intervista a C. Rotundo e
 F. De Masi di Serena Simoni e Rosario Parello
 con le loro impressioni sulla mostra
 “LA CITTA’ CAPOVOLTA”- "Trimming" di Massimo Presciutti-
 "Quello che i Radioamatori hanno fatto" di Paolo Badii

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Pagina pubblicata il 20-02-2007 - Aggiornato il 16-Feb-2007

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