14 luglio, 2017

all' UNIVERSITA' Gianni Rodari



GIOCHI DI PAROLE DA RODARI A TUSITALA

Laboratorio di


Letteratura per l’infanzia

 

a.a. 2005/2006


 

 

prof. Flavia Bacchetti

 



tutor Carmelina Rotundo

Partecipanti al laboratorio

 
Bartalesi Giulia
Bartolozzi Martina
Bastreghi Marta
Beneforti Arianna
Ciocca Simona
De Raffele Maria Rafaela
Di Mari Graziana
Ermini Martina
Gentile Barbara
Ilarioni Elisabetta
Liverini Alessandra
Mantovani Claudia
Mordini Giulia
Mugnaini Elena
Octaviano Chua Donna Belle
Pagani Noemi
Parti Simona
Pisani Giulia
Rizzello Francesca
Tenpestini Vilma
Tesi Nadia
Tonini Elisa
Messina Elisabetta
 
 



 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

“Giochi di Parole da Rodari a Tusitala” è il titolo del Laboratorio di Letteratura per l’Infanzia per l’anno accademico 2005-2006.

A questo titolo mi sono ispirata per la creazione della copertina di questa relazione.

A conclusione del laboratorio, per riassumere i temi trattati negli incontri che si sono svolti, ciascun partecipante ha concepito una parte del lavoro: a questa copertina da me ideata il compito di introdurre gli elaborati.

Lo spunto è venuto da una pagina pubblicitaria vista su un quotidiano nella quale compariva la sagoma della regione Toscana composta da moltissimi nomi di persone; ecco quindi l’idea: giocare con le parole (o meglio, con i nomi), adoperarle in modo diverso dal consueto per raffigurare qualche cosa che richiamasse l’Università di Firenze e, naturalmente, includere i nomi di tutti i partecipanti al Laboratorio, docenti compresi.

Dall’idea alla realizzazione il passo è stato abbastanza breve anche se non così semplice: ho scaricato da internet il logo dell’Università e, lavorando un po’ con il computer e un po’ di fantasia, ho ottenuto il risultato sperato.

Ho giocato con le parole e ho ottenuto altre parole, ma non solo: uno sguardo attento potrà scorgere, in fondo alla pagina, il profilo del Campanile di Giotto con a fianco la cupola del Brunelleschi.

Magia delle parole!
Biografia:
Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna dove trascorre la sua infanzia. In seguito alla morte del padre si trasferisce a Gavirate, paese natale della madre.
Nel 1935 entra a far parte dell’Azione Cattolica e a 17 anni consegue il diploma magistrale, iscrivendosi poi all’Università cattolica di Milano, alla facoltà di lingue, che abbandonò dopo pochi esami.
Nel frattempo inizia a insegnare in vari paesi del varesotto e nel 1941 vince il concorso per maestro.
Quando l’Italia entra in guerra non viene richiamato alle armi, ma viene internato in un campo di concentramento in Germania nel 43.
Dopo la caduta del fascismo Rodari si iscrive al Partito Comunista e partecipa alle lotte della resistenza.
Lavora come giornalista per il giornale “Ordine Nuovo” e poi “l’Unità”.
Inizia a scrivere racconti per bambini e dirige il settimanale per bambini “Il Pioniere”; nei primi anni cinquanta pubblica  Il libro delle filastrocche e il Romanzo di Cipollino.
Nel 1960 incomincia a lavorare per Einaudi e la sua fama si diffonde in tutta Italia; il primo libro che esce con la nuova casa editrice è Filastrocche in cielo ed in terra.
Nel 1970 vince il premio Andersen, il più importante concorso internazionale per la letteratura dell’infanzia, che accresce la sua notorietà in tutto il mondo. Nel frattempo continua a pubblicare per Einaudi ed Editori Riuniti.
A causa di problemi circolatori muore il 14 aprile 1980. 
 
Il grande merito di Gianni Rodari favolista è la rivoluzione della favola negli anni ‘70.
I bambini sono immersi nella realtà ed osservano tutto ciò che avviene intorno a loro giocando, ed hanno anche bisogno di imparare e conoscere  sempre giocando.
La favola di Rodari serve a questo ed è lo scrittore stesso che dice:
“Le favole dove stanno?
Ce n’è una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta lì dentro
da tanto tempo e non parla.
È una bella addormentata
E bisogna svegliarla”.
 
Il risveglio della favola avviene grazie alla sollecitazione della fantasia, tutto sta nell’osservare la quotidianità dei contenuti con ironia, ricorrendo al gioco e infrangendo le regole attraverso l’immaginazione e l’invenzione. Le favole possono affrontare la situazione più grigia, i problemi sociali, le ovvietà della vita… La nuova favola insegna ad affrontare tutto ciò utilizzando il riso, l’ironia e l’autoironia, ed è attraverso ciò che si può entrare nella realtà. In questo modo la fantasia diventa un mezzo per l’approccio alla realtà, alle figure, alle parole, ai problemi del mondo di oggi. Rodari utilizza appieno il linguaggio ricorrendo ad un vocabolario ricchissimo fatto di parole di ogni giorno e di termini ricercati, di stili e registri diversi, contribuendo in questo modo alla formazione linguistica del bambino. Nelle sue favole il gioco ha un ruolo fondamentale ed inizia con le parole, con il linguaggio ed il capovolgimento delle frasi fatte; le regole vengono cambiate per creare qualcosa che non annoi ma che anzi spinga a riflettere e a giocare. Il bambino viene educato a vivere, la nuova favola gli insegna a districarsi nelle migliaia di situazioni della vita, ad apprezzare i lati positivi e a disprezzarne quelli negativi, a distinguere tra il bene ed il male, sempre sorridendo però, giocando e dando sfogo alla sua fervida immaginazione. I bambini infatti non si accingono alla lettura per puro istinto, lo fanno soltanto se spinti dalla curiosità innestata da un agente esterno che ha un collegamento con la loro realtà. È molto importante il ruolo della famiglia e della scuola in tale contesto. Negli anni ‘50 Rodari scrive su “L’Unità” e fin dall’inizio di questa sua attività si rende conto che il dialogo deve essere instaurato prima di tutto con i genitori perché sono loro che devono promuovere l’interesse dei figli. Ed è proprio in questi anni che lo scrittore tratta la filastrocca come un “giocattolo poetico”. Ricollegandosi ai Surrealisti francesi ed alle ricerche dei linguisti teorizza l’importanza della poesia vissuta come gioco e ribadisce che le storie non devono insegnare nulla perché, se hanno una morale, questa viene fuori da sola senza bisogno di spiegazioni. Nella sua opera “Grammatica della Fantasia” del 1973 Rodari spiega l’importanza della parola, il valore che il linguaggio assume dal punto di vista pedagogico :
« Spero possa essere utile a chi crede nelle necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.”Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un bel motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siamo artisti, ma perché nessuno sia schiavo.»
In questo libro l’autore svolge una ricerca sulle “costanti” dei meccanismi fantastici e sottolinea l’importanza dell’immaginazione nell’educazione, nella vita di ciascuno.
« Il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti.»
Una buona tecnica teorizzata da Rodari è quella dell’IPOTESI FANTASTICA: è una tecnica semplicissima, si parte dal quesito “che cosa succederebbe se…”. Per formulare tale domanda si scelgono un soggetto ed un predicato a caso, la loro unione fornirà l’ipotesi su cui lavorare. Si può immaginare tutto ciò che si vuole così come nei due esempi dello scrittore qui riportati:
« Che cosa succederebbe se un coccodrillo si presentasse a Rischiatutto? »
« Che cosa succederebbe se il vostro ascensore precipitasse al centro della terra o schizzasse sulla luna? ».
dalla formulazione dell’ipotesi fantastica si passa alla costruzione della favola ed alla presentazione dei personaggi.
Spesso sono solo due parole, il BINOMIO FANTASTICO, come lo definisce Rodari, a mettere in moto la fantasia, occorre che l’una sia sufficientemente estranea all’altra, ed il loro accostamento discretamente insolito.
Un altro modo di rendere produttiva, in senso immaginario, la parola, è quello di deformarla attraverso l’uso di un PREFISSO FANTASTICO. Un esempio di ciò è il “Paese con l’esse davanti”, inventato dall’autore, dove c’è uno “scannone” che serve per “disfare” la guerra anziché per farla.
A volte da un lapsus può nascere una storia, l’errore ortografico può dar luogo a ogni sorta di favole comiche ed istruttive, non prive di risvolto ideologico, come dimostra Gianni Rodari nel “Libro degli Errori”. Questo tipo di errore viene definito dal poeta ERRORE CREATIVO e sottolinea che l’esempio più eccezionale è quello che si trova nella “Cenerentola” di Perrault: la scarpina che in origine doveva essere di “vaire”, una sorta di pelliccia, solo per fortunata disgrazia è diventata di “vere”, di vetro. Una scarpa di vetro è sicuramente più fantastica e più ricca di seduzioni.
L’invenzione di NONSENSE è un’altra idea rivoluzionaria, secondo Rodari infatti bisognerebbe stare attenti con i bambini a non limitare la possibilità dell’assurdo. Il LIMERICK è un genere organizzato e codificato di nonsenso. I “limericks” ricalcano da sempre la stessa struttura, con pochissime varianti, e rispettando la combinazione delle rime: il primo, il secondo ed il quinto verso rimano tra loro, ed il terzo rima col quarto. I bambini riescono in breve tempo ad impadronirsi di tale tecnica:
1˚osservazione: scelta protagonista
2˚osservazione: indicazione di una qualità, espressa con una azione
3˚osservazione: realizzazione del predicato
4˚osservaione: scelta dell’epiteto finale
Esempio:
“Una volta un dottore di Ferrara
voleva levare le tonsille a una zanzara
l’insetto si rivoltò
e il naso puncicò
a quel tonsillifico dottore di Ferrara”.
 
Un altro spunto per dar vita a nuove storie può essere quello del rovesciamento del tema fiabesco (es. Biancaneve incontra sette giganti). Le FIABE A ROVESCIO possono avere il capovolgimento di un solo elemento oppure di tutti gli elementi del racconto.
Nella nuova favola di Rodari possono essere inoltre presenti argomenti tabù. Le STORIE “TABÙ” sono favole che trattano argomenti che interessano intimamente il bambino, ma che l’educazione tradizionale cataloga come “cose di cui non sta bene parlare”: le sue funzioni corporali, le sue curiosità sessuali. L’autore trova utile raccontarle ai bambini per non far nascere tensioni e preoccupazioni riguardo a tali temi. Ne è un esempio la sua “Storia di Re Mida”, il quale inizialmente trasformava tutto ciò che toccava in oro e che poi si trovò a trasformare ogni cosa toccata in “cacca”. È proprio grazie al suo modo bizzarro e particolare di scrivere che Rodari può essere apprezzato tutt’oggi sia dai piccoli che dagli adulti.
 
Tra i tanti convegni e iniziative a favore della conoscenza della figura di Rodari e delle sue opere, vogliamo accennare ad uno in particolare, tenutosi tra il 23 e il 25 marzo 2000 presso la Badia di Settimo.
 Questa iniziativa è stata resa possibile grazie al ministro della pubblica istruzione, al sindaco di Scandicci, al provveditore agli studi e a tutti coloro che sono intervenuti, genitori, bambini e insegnanti compresi.
Ha dato colore la presenza di Paola Rodari, figlia dello scrittore e autrice dei disegni di alcuni personaggi della letteratura del padre, i quali hanno accompagnato lo svolgersi del convegno essendo stati stampati su posters, programmi, locandine…
Testimone dell’ evento è stata la nostra tutor Carmelina Rotundo, che ha partecipato direttamente spinta dall’entusiasmo e l’interesse delle proprie figlie nei confronti di questo scrittore e della quale riportiamo alcuni commenti su quei giorni tratti dal “Diario di Carmelina 1989-2001”.
Diario illustrato da artisti contemporanei, che hanno realizzato due dipinti ciascuno scegliendo liberamente dalle circa 250 pagine.
Sono state utilizzate tecniche diverse unite dalla stessa dimensione (70x120).
I lavori hanno seguito un percorso di mostre per tre edizioni nella:
Sala espositiva della casa del popolo di Casellina (28 settembre/ 14 ottobre 2002),
“Sala teatro”, nella chiesa del Buon Pastore di Scandicci,
Biblioteca Villa Bandini, via del Paradiso (8 marzo 2003).
E’ il diario di una donna, di una madre, di una moglie, di un’insegnante… è la storia di tutti… RACCONTA DI UNA VITA!
QUEL SIGNORE DI SCANDICCI ...
“Tanta gente non lo sa,
e dunque non se ne cruccia
la vita la butta via
e mangia soltanto la buccia”
                                   (da “I bravi Signori” di Gianni Rodari).
 
“Mi piace proprio”

“Mi piace troppo”

“Mi sono divertita un sacco”
“Vogliamo rileggerle”
Per quelle parole, ma soprattutto per la luce che brilla nei loro occhi facendone risplendere tutta l’espressione del volto di gioia mi sono lasciata coinvolgere (troppo poche volte purtroppo) nel gioco che più di tutti piace a Sara e Nadia: stare buona, buona, attenta, attenta ad ascoltarle, a sentirle leggere e divertirsi con quelle “invenzioni brillanti” di Rodari.
Una motivazione in più arriva dalla scelta del luogo dove si sarebbe tenuta l’iniziativa la Badia di Settimo che ha, da quando sono venuta ad abitarvi vicino, esercitato un grande fascino per la mia mente, come per la mia immagi­nazione ... e quella Badia, uno dei luoghi del territorio in cui vivo che ho trovato spontaneo collegare con l’altro, la scuola Aldo Pettini dell‘Olmo Pieve dove insegno inglese e coinvolgendo le tre maestre delle classi IIIA e III B (Lucia Papi, Patrizia Mignolli e Daniela Pierini)siamo andate a vedere con tutti i bambini la Mostra, non mi piaceva l’idea di andarci da sola. Volevo ascoltarli, parlare dei loro lavori e di quelli degli altri compagni.
Così per la seconda volta, la prima c’ero stata Giovedì con Sara e Nadia, sono tornata nel chiostro grande, rallegrato da quelle coloratissime sculture realizzate dagli studenti dei Liceo Artistico Leon Battista Alberti.
Figure a tutto tondo ispirate ai disegni della figlia di Gianni Rodari, Paola, disegni colorati, riprodotti su posters, locandine, programmi, cartelle per queste tre giornate.
(Una curiosità, nella cartella del Convegno c‘era anche una matitona rossa e blu che mi ha ricordato che il maestro un tempo segnava in rosso o blu gli errori a seconda della loro gravità, forse un invito?)
Mi aveva colpito come il colore celeste chiaro fosse decisamente preminente nella statua del Signore all’entrata ed anche nell’altro sopra il pozzo nel Chiostro grande. Che belli gli azzurri.
Due visite diverse per la luce e l’atmosfera, per incontri e dialoghi tra colleghi genitori, nonni e bimbi, ma ambedue sicuramente allegre e accompagnate da quell’incon­tenibile desiderio di correre tra le siepi, intorno al pozzo tutti insieme dei bimbi. “Solletico” (programma televisivo) che spasso! .. .l‘approdo all’isola delle poesie, dove alle parole frutto è concesso, com’era conteso e desiderato!
Colori, forme, sotto il cielo di Badia tra la sua storia e le sue piante, il suo presente tra la sua gente, pensando al futuro serenamente: Che favola!
La full immension nei libri di Rodari, nel giornalino “Il Pioniere” nelle tante e tante traduzioni nella musica della cassetta con la voce di Sergio Endrigo che canta le filastrocche di Gianni, nei videogiochi che tanto appassionano Sara e Nadia ed ancora al Granaio in un crescendo di animosità del Seminario di produzione creativa condotto con tanta simpatia e competenza da Raffaele Iosa con la sua voce bene impostata e piacevolissima, la presentazione della creatività nella scuola elementare di Ponticelli (Napoli) da parte del simpaticissimo direttore Raffaele Piccardi, l’ascolto della voce di Gianni Rodari che legge le sue opere, l’incontro con un gruppo di ardimentosi maestri di Potenza e di Salerno con Anna Maria Monaco che parla con gioia della sua scuola di Buccino (SA).
“Solletico” ha proposto un video di due scuole del Nord per la creatività di fare storia e geografia.
Il Convegno nella “Tinaia” l’ho vissuto dalla testa alla coda senza mai registrare un calo di temperatura nel termometro dell’entusiasmo che, nella fantasia, avevo collocato proprio tra l’arcobaleno e i posters celesti da cui spiccava il volto di Gianni sorridente.
Tutti: relatori, organizzatori, testimoni hanno saputo animare con passione, con creatività, con fantasia, con calore e con colore i vari interventi e trasmettere ottimismo verso la vita stessa, la scuola e le cose: ottimismo che può portare tanto di buono per creare e ricreare una scuola, una società dove sia sempre più piacevole stare insieme ai bambini, insegnanti, persone di custodia (personale ATA), genitori, dirigenti, amministratori, provveditori, ispettori, ministri, VIP…
Come non concludere con un augurio dal profondo del cuore che la speranza di cose belle e serene, buone e utili illumini tutti noi cittadini del mondo…” “ …La Mostra-Convegno ha contribuito a coinvolgere genitori, nonni, amici in un dialogo per consentirci di parlare con fiducia di una scuola sempre più moderna, capace di valorizzare, presentare le proprie potenzialità, guardando all’universo intero, favorendo la partecipazione più ampia possibile in un clima di serenità…”.
Per l’occasione alcuni partecipanti al Convegno sono diventati tanti  “scrittori Rodari” componendo filastrocche sull’esempio di questa grande figura e di seguito possiamo leggerne alcune, invitando il lettore a comporre a sua volta una filastrocca con il consiglio di chiudere gli occhi, e se al primo sguardo il consiglio può sembrare un po’ stranito noi assicuriamo che il risultato sarà gradito!!!!!!!!!
 
Come Gianni Rodari, tutti possono scrivere filastrocche, possono stravolgere le parole, le situazioni, la realtà.
Si può viaggiare in luoghi fantastici, conoscere persone bizzarre e scoprire che in fondo oltre a quello che vediamo e viviamo tutti i giorni c’è molto di più…ci sono altri mondi dove tutto è speciale e comune allo stesso modo.
 
Il Ministro dell’Istruzione
Ha preparato il Convegnone
Per Maestri e Direttori
Per Bambini e Genitori.
Il Raspollini e la Sbordoni
L’han servito con amore ed eleganza
Da ogni parte
Sono giunti alla Badia
Insegnanti preparati fino ai denti
Per dar prova di sapienza e intelligenza
Di creatività ed autonomia
I bambini son presenti
Abbelliti nei capelli
Di capricci e fantasia
Per gridare tutti insieme
Ritroviamo l’allegria
Dipingiamo di colori
Questa scuole del Duemila
Giro, giro, tondo, siam fratelli
Siam amici giro giro tondo
Che belo il Convegnone
W W Berlinguer
W W il Convegnone
W W Iosa
W W la Scuola del 2000     
( C. Rotundo)

QUEL SIGNORE DI SCANDICCI

           Ovvero la polpa della vita
 
Una grande occasione per il mondo, pedagogico e non solo, d’Italia queste tre giornate coinvolgenti, divertenti, interessanti dedicate alla creatività sulle orme di Gianni Rodari.
Un segno dei tempi particolarmente significativo questa articolata iniziativa, la prima del 2000 che dedicata a Rodari e, nata da un’idea dello stesso ministro della Pubblica Istruzione, si è rivelata piacevole palestra in cui hanno esercitato la capacità di stare insieme scuola e territorio, territorio e scuola, dal Ministro Luigi Berlinguer al Provveditore agli studi Giovanni Pedrini, all’Ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione, Raffaele Iosa ai direttori didattici, fra cui Raffaele Picardi (scuola elementare Ponticelli di Napoli) ai docenti di ogni ordine e grado provenienti da varie regioni d’Italia (numericamente supe­riori quelle delle scuole dell’infanzia e delle elementari) rappresentanti del Comune di Scandicci dal Sindaco Giovanni Doddoli all’Assessore alla Pubblica Istruzione Claudio Raspollini ai rappresentanti di Istituti ed Enti Culturali, di musei per la B.D.P. (Biblioteca di Documenta­zione Pedagogica di Firenze) Giovanni Biondi per la compartecipazione di aziende prèsenti sul territorio, quali la Gucci S.p.A e non poteva mancare la televisione che ha stimolato la partecipa­zione di bambini a “Solletico” e portato testimonianza dell’ideatore del programma Gianfranco, anche lui un ex maestro che ha detto di aver cercato di uscire dalla visione epidermica della realtà ed entrare nelle scuole per essere portavoce dei bisogni dei bambini, proprio con “Solletico”.
La famiglia di Rodari ha fatto sentire la sua partecipazione attraverso la testimonianza della figlia Paola la quale ha dichiarato di avere per la prima volta (a distanza di vent’anni dalla morte del padre) preso la decisione di partecipare ad una iniziativa dedicata al padre. Ho creduto in chi l’ha organizzata, ho creduto in quest’incontro tra la scuola italiana e mio padre, Paola ha anche creato e disegnato i quattro personaggi che hanno accompagnato allegramente dal 23 al 25 Marzo 2000 i vari ed articolati momenti di questa splendida iniziativa, essendo ri­prodotti su posters, programmi, locandine e cartelle. Due dei disegni di Paola Rodari sono divenuti tridimensionali (il “Signore” all’entrata e l’altro sul pozzo del chiostro grande della Badia a Settimo) grazie all’operosità degli studenti del Liceo artistico Leon Battista Alberti di Firenze, Tanti altri ragazzi sono stati coinvolti; quelli dell’Istituto Alberghiero, dell’Istituto Tecnico Agrario, dell’Istituto di Istruzione Superiore B.Russell Newton.
La presentazione attraverso la Mostra nel chiostro grande di prodotti, oggetti, esperienze delle scuole comunali dell’infanzia, elementari e medie di Scandicci ha rivelato la ricchezza creativa
della scuola che ha saputo porre al suo centro il Bambino, ogni Bambino come quel fatto nuovo e miracoloso con il quale il mondo ricomincia sempre daccapo.
La Mostra ha contribuito a coinvolgere genitori, nonni, amici in un dialogo per consentirci di parlare con fiducia di una scuola sempre più moderna, capace di valorizzare, presentare le proprie potenzialità, guardando all’universo intero, favorendo la partecipazione più ampia possi­bile in un clima di serenità:
Il Provveditore agli Studi, Giovanni Pedrini in sede di Convegno non ha mancato di ringraziare e congratularsi con il Ministro per l’idea e per aver pensato di realizzare queste tre giornate in Toscana.”Vedo Rodari - ha aggiunto- attualissimo in una scuola dell’autonomia “.
“Una favola” al microfono, l’ha simpaticamente definita l’Ispettore Raffaele Iosa, coordinatore competente e vivace di due momenti significativi: il Seminario di Pro­duzione di creatività ed il Convegno.
Una favola che continua oggi nell’80°dalla nascita di Gianni Rodari “universalmente riconosciuto come un classico della letteratura, un grande del 900”
La nostra grande scommessa - ha sottolineato il Ministro- è quella per una scuola che abbia un alto obiettivo di operare con serenità.
Per il futuro
Varie le iniziative dedicate alla Creatività sulle orme di Gianni Rodari. A Cosenza il Centro C.M.R. per la musica, nato con l’intento di promuovere la ricerca e la produzione della letteratura musicale per ragazzi, ad Orvieto le pubblicazioni “C’era due volte”.
Comincia proprio da Scandicci: dal 23 Marzo una mostra, un convegno e altro il sito promosso dal MPI e realizzato della BDP con la voglia di creare sulla rete uno spazio su Gianni Rodari che serva a far conoscere l’uomo, le opere 41 suo lavoro nella scuola e per la scuola. “la Torta in rete”.
Nell’ottica rodariana la BDP ha tentato di disegnare uno spazio aperto, non una vetrina sul passato, ma un laboratorio di idee per ragazzi ed insegnanti. Quello che si troverà è quindi un punto di partenza, un contenitore da riempire col contributo di tutti coloro che avranno idee, materiali, proposte.
Ad Omegna, sul lago d’Orta, dall’autunno 2000 inizia tutta una serie di manifesta­zioni che culminerà nel Gennaio 2001 con l’inaugurazione del Parco Rodari e del Centro di documentazione e nell’Estate 2001 col Parco della Fantasia, un luogo magico da visitare ed usare ispirato a Gianni Rodari.
 
Carmelina Rotundo
Appendice. Gianni Rodari era un uomo prezioso, buono.
“Il dovere di chi è rimasto è di farlo più conoscere” scriveva lo stesso Rodari per ricordare l’amico BRUNO CIARI  “in un paese più attento ai cantanti ed ai calciatori che ai suoi veri maestri”
 
E sulle orme di Rodari, lo stesso assessore alla pubblica istruzione ha composto la
Seguente FILASTROCCA
 
Cosa potrei dire di questo evento?
Che senz’altro non è un tormento!
Cosa potrei dire di questo Convegno?
Che senz’altro non è un legno!
Cosa potrei dire degli insegnanti?
Che senz’altro non son dei santi!
Cosa potrei dire della Creatività?
Che senz’altro non ha età!
Che cosa potrei dire: di quest’Abbazia?
Che senz’altro non è di mia zia
Che cosa potrei dire di Rodari?
Che senz’altro è un genio dei più rari
Che cosa potrei dire dell’Amministrazione?
 
Che senz’altro non costruirà una stazione!
11 mio discorso è finito, vi saluto
con un sorriso, ma la festa non è finita
Evviva la vita!
 
(Claudio Raspollini
Assessore alla Pubblica Istruzione
Del Comune di Scandicci)
 
 W  W  Il  Rodarino!
 Che belle le storie di Rodari
 con tanti scherzi e tante gioie
 tanti giochi e tante pulci
 per far rider noi bambini !
 
Che belle le storie di Rodari
Con tante stelle e tante lune
Tanti soli e tanti pesci
Per far volare noi bambini!
 
Che belle le storie di Rodari
Con tanti azzurri e celestini
Tanti gialli e tanti rossi
Per far sognare noi bambini
Che siam tutti birichini !
 
Sogni d’oro, sogni belli
Sogni d’oro ai cotti e crudi
Sogni d’oro ai signori e alle
Signore di Scandicci
 
SARA E NADIA GABL.


DI RODARI NON SI PUO’ FAR SENZA…

 

DEDICATO AL MAESTRO GIANNI RODARI:

 

Scolari e scolarette

avean dimenticato colori e forme:

Quanta noia c’era in classe!!

Quasi, quasi su quei banchi ci dormivan.

Con l’arrivo del Rodari

stan all’erta tutti attenti

per acchiappare

con ingegno e con impegno

le parole…..

e fare a iosa temi e filastrocche

e persino dei pasticci prelibati di dolcezze e fantasia

da far piacere agli insegnanti, ai direttori

ai genitori e persino ai nonni

 

G r a n d e   R o d a r i !

 “Il maestro si trasforma in un «animatore».

In un promotore di creatività, non è più colui che trasmette un sapere bell'e confezionato, un boccone al giorno; un domatore di puledri; un ammaestratore di foche. È un adulto che sta con i ragazzi per esprimere il meglio di se stesso, per sviluppare anche in se stesso gli abiti della creazione, dell'immaginazione, dell'impegno costruttivo in una serie di attività che vanno ormai considerate alla pari: quelle di produzione pittorica, plastica, drammatica, musicale, affettiva, morale (valori, norme di convivenza), conoscitiva (scientifica, linguistica, sociologica) tecnico-costruttiva, ludica, «nessuna delle quali sia intesa come trattenimento o svago al confronto di altre ritenute più dignitose».

Nessuna gerarchia di materie.

E, al fondo, una materia unica: la realtà, affrontata da tutti i punti di vista, a cominciare dalla realtà prima, la comunità scolastica, lo stare insieme, il modo di stare e di lavorare insieme. In una scuola del genere il ragazzo non sta più come un «consumatore» di cultura e di valori, ma come un creatore e produttore, di valori e di cultura.”

Così Giannui Rodari definisce il lavoro di un insegnante che deve essere produzione e creatività allo stesso modo, caratterizzato da cultura e valori.

Grande pedagogo e insegnante del Novecento è stato una figura di notevole importanza sia per gli insegnanti che hanno potuto lavorare con lui che per i bambini.

Per questo motivo abbiamo ritenuto utile inserire resoconti e ricordi di alcuni incontri tra Rodari ed alcuni insegnanti.

Maria Luisa Bigiaretti, insegnante di Roma che ha personalmente conosciuto Rodari e che con la sua classe ha collaborato al libro “La torta in cielo”, racconta:

“…un giorno lui è venuto nella mia classe…Lui era venuto perché stava cercando una scuola elementare da far frequentare alla figlia Paola.

Abbiamo subito cominciato a parlare e io l’ho presentato ai bambini, anche loro stupiti di vedere un vero scrittore. Loro conoscevano le Filastrocche di Rodari…I bambini presero subito confidenza ed iniziarono a fargli vedere i loro lavori; Rodari si interessava di tutto, sfogliava i loro quaderni, leggeva, faceva domande e se gli chiedevano qualcosa lui non rispondeva direttamente, ma metteva in condizione i bambini di rispondere, questa era un’arte.”

 

Entusiasmati i bambini si divertivano moltissimo, ogni sua risposta era o una barzelletta o una filastrocca inventata sul momento.

Si trattava di un vero e proprio GIOCO LINGUISTICO.

Con questa classe decise di inventare una storia insieme ai bambini, un racconto fantastico che doveva parlare di uno scienziato che voleva fabbricare una bomba per distruggere la terra, ma sbagliando la formula riusciva solo a fare una torta.

 

“Lui non leggeva, ma recitava…era un attore bravissimo: cambiava la voce ai personaggi, faceva i rumori d’atmosfera e poi le pause…lasciava i bambini letteralmente in tensione.”

 

Rodari era un maestro che riusciva a provocare le capacità creative dei bambini.

Per lui era importante farli ridere, non raccontandogli barzellette ma organizzando l’intero processo di apprendimento.

La creatività investe tutti gli aspetti della conoscenza, delle scoperte.

“La creatività si può imparare, si può insegnare”. E’ il messaggio che deve essere trasmesso agli insegnanti, che vale per tutte le materie.

Rodari era veramente un educatore, provocava le capacità inventive, l’originalità, le invenzioni dei vocaboli dei bambini.

Secondo lui il bambino doveva essere educato a pensare.

 

Naturalmente Rodari è di notevole importanza anche per noi “futuri” insegnanti, perché grazie alle sue storie e filastrocche ci ha trasmesso tanti metodi e strategie per facilitare l’apprendimento del bambino di alcuni elementi della lingua.

Riportiamo di seguito alcuni esempi:

 

IL PUNTO INTERROGATIVO:

 


C'era una volta un punto
interrogativo, un grande curiosone
con un solo ricciolone,
che faceva domande
a tutte le persone,
e se la risposta
non era quella giusta
sventolava il suo ricciolo
come una frusta.
Agli esami fu messo
in fondo a un problema
così complicato
che nessuno trovò il risultato.
Il poveretto, che
di cuore non era cattivo,
diventò per il rimorso
un punto

esclamativo.

 


PER COLPA DI UN ACCENTO:


Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d'essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

 

Presentando queste filastrocche potremo ad esempio introdurre l’uso del punto interrogativo e dell’accento.

Senza alcun dubbio per i bambini sarà molto più divertente della lezione frontale, cercando di essere  “promotori di creatività”.

 

Naturalmente è doveroso ricordare la figura di Rodari anche come artefice della svolta della letteratura degli anni ottanta.

Egli scaturì la nuova letteratura giovanile italiana, che dialoga direttamente con il piccolo lettore, con i suoi affetti e con le sue emozioni.

Da Rodari in poi la tipologia della scrittura si rinnova completamente:

Gioco e divertimento per il lettore protagonista curioso di fronte alle molteplici letture, per generi e per autori.

E’ in questi anni infatti che si moltiplicano le collane di letteratura per l’infanzia, come ad esempio “Gl’istrici” di Salani o la collana di Mondatori “Junior”.

 

RICORDANDO RODARI…

TESTIMONIANZE:

LA MOGLIE RACCONTA RODARI…

Maria Teresa Ferretti:

Maria Teresa Ferretti, conosce Gianni Rodari a Modena nel 1948 nell'ufficio dove lavorava come segretaria della «Permanenza dei deputati». Si sposa con lui nel 1953 e dopo quattro anni nascerà la figlia Paola. Ancora oggi segue molto da vicino tutte le manifestazioni organizzate in onore del marito.

Come ha conosciuto Gianni Rodari?
Ho conosciuto Gianni Rodari nel 1948. Io ero segretaria dei parlamentari eletti col gruppo del Fronte popolare democratico a Modena e lui era inviato speciale dell’Unità. Quindi per ragioni di informazioni veniva in ufficio e piano piano abbiamo fatto amicizia.
Nel 1949 a Modena ci fu un grande raduno che si chiamava "Terra e non più guerra" dove chi lavorava la terra chiedeva migliori condizioni di lavoro e modifiche dei contratti. I quell’occasione ebbi l’occasione di conoscerlo meglio poiché noi ragazze facevamo il servizio d’ordine mentre lui lavorava per l’Unità. Nel 1950 venne chiamato a Roma per dirigere la rivista per bambini " Il Pionere" e quando per motivi di lavoro andai nella capitale lo rincontrai e dalla amicizia nacque qualcosa di più. E nel 1953 ci sposammo.

Che uomo era Gianni Rodari?
Era una persona spiritosa e molto intelligente. Metteva subito le persone a proprio agio anche se al primo impatto era piuttosto riservato.

Come era Gianni Rodari con i bambini?
Gianni non andava alla ricerca dei bambini, ma se capitava in mezzo ai più piccoli stava ben volentieri ed organizzava subito giochi e storie per loro. In realtà ebbe occasione di vistare le scuole solo da un certo punto in avanti della sua vita, poiché il mestiere di giornalista non gli permetteva di avere molti contatti con i bambini.

Quanto è importante Gianni Rodari oggi?
Io le consiglierei di chiederlo agli esperti. In realtà se ancora oggi si parla e si compra Rodari vuol dire che è importante.

Come era Gianni Rodari quando organizzava il suo lavoro di scrittore?
Essendo giornalista non aveva orari e spesso appuntava su fogli o block- notes le idee che gli venivano in mente durante il giorno. Una volta tornato a casa riorganizzava le idee e scriveva  con la sua sigaretta in bocca. Quando aveva dei progetti a volte ne parlava con me e i suoi amici.

Come era Gianni Rodari tra le mura domestiche?
Era una persona che amava l’ordine ed era piuttosto preciso, forse perché era stato abituato fin dall’infanzia a questo. Poche cose gli davano fastidio ed aveva molta capacità di isolarsi dovuta forse al fatto che il suo lavoro di giornalista lo costringeva a lavorare in ambienti molto rumorosi e l’unico modo era quello di estraniarsi per scrivere gli articoli.
Era abbastanza sereno e tranquillo, non è che non volesse uscire ma gli piaceva stare anche in casa.


Roberto Denti:

Roberto Denti conosce Gianni Rodari a Milano nel 1948. Il giovane giornalista arriva dalla piccola città di provincia nella grande metropoli in quell’anno e comincia a collaborare a "L’Unità". La sede del giornale è nello stesso edificio del "Giornale 24 ore" dove lavora Denti. Si incontrano in ascensore, per le scale, in mensa ed a poco a poco fanno amicizia.

Entrare nella "Libreria per Ragazzi" di Roberto Denti provoca una strana sensazione. Non è come visitare un qualsiasi negozio che vende libri, ma quasi nascosta in una traversa di via Torino, bisogna cercarla tra le numerose vetrine del centro di Milano.
Una volta entrati viene quasi naturale gironzolare tra gli scaffali, prendere in mano e fogliare gli innumerevoli libri esposti. Curiosare e ed ammirare la quantità di favole, racconti e poesie scritte per il fantastico mondo dell’infanzia. L’atmosfera è familiare ed estranea al clima austero e freddo che solitamente si respira nelle grandi librerie, dove sembra quasi vietato toccare e guardare tra le pagine dei libri in mostra. Una grande passione che nasce quasi trenta anni fa.

Come mai Roberto Denti ha aperto una libreria per ragazzi?
È sempre molto difficile spiegare cose di questo genere. Quando frequentavo il liceo classico tutti i miei compagni avevano idee chiare su cosa avrebbero fatto da grandi, per lo più gli stessi mestieri dei loro padri (medici, avvocati e così via). Io essendo figlio di insegnanti ero stato istruito, involontariamente naturalmente, a non fare l’insegnante, e sognavo di fare il libraio. Per realizzare questa idea non avevo mi avuto soldi abbastanza finché grazie ad una passione in comune incontrai mia moglie. Entrambi siamo amanti dei viaggi e ci conoscemmo nel 1971 in Mongolia. Facevamo parte di due gruppi turistici diversi e quando la vidi pensai subito che quella era la donna della mia vita. Nella serata del 20 agosto parlammo per tutto il tempo li libri e dei grandi scrittori spagnoli e sudamericani ed alla fine mi chiese che lavoro facessi: "mi occupo di pubblicità e di mercati ma mi piacerebbe aprire una libreria" le risposi. Per fortuna, o sfortuna sua lei disse "interessa molto anche a me". Da allora ci siamo messi la lavoro ed il 28 agosto 1972 inauguravamo la "Libreria per ragazzi".

Perché proprio per ragazzi? Per due motivi principali: mi affascinava molto il mondo dell’infanzia, conoscevo bene Rodari ed era quindi un genere letterario interessante. In secondo luogo era impensabile proporre a Milano una libreria per adulti poiché il mercato era già saturo, al contrario mancava proprio una libreria per ragazzi. Quindi un motivo legato alla passione ed uno alla praticità.

Che ricordo ha di Rodari?

Era un uomo piuttosto chiuso, non era facile diventare suo amico, parlava poco. Veniva da Varese e nel trambusto di Milano (che non è per nulla paragonabile ad oggi, ma era pur sempre una grande città) non si trovava molto bene. Mi ricordo la sua fine ironia e la capacità di fare battute fulminanti. Era un uomo molto colto con una fantasia incredibile. Non sapevo neanche che fosse nato ad Omegna, ne sono venuto a conoscenza molto tempo dopo. Non amava raccontare della sua vita e ricordare la sua infanzia anche perché non era stata molto felice, chi ha vissuto la vera miseria spesso tende a dimenticare quei momenti.

Gianni Rodari inizia a lavorare molto giovane come maestro nelle scuole della provincia di Varese. Un mestiere scelto inizialmente più per motivi contingenti che per passione. La sua famiglia non era ricca e la scuola di magistrale venne frequentata per ottenere al più presto un diploma e cominciare a guadagnare.

Secondo lei Rodari scriveva per bambini per passione o per lavoro?
Io credo per tutti e due i motivi. Da una parte nutriva grande amore per i bambini, che rispettava innanzitutto come individui, e dall’altra questo mestiere gli dava la possibilità di vivere. Non dimentichiamoci che Rodari ha passato anche momenti di grande difficoltà economiche. Quando scriveva per "L’Unità", infatti, era pagato pochissimo, una volta arrivato alla grande casa editrice Einaudi, non vide mai un soldo ed era quindi costretto a collaborare con articoli anche molto modesti al "Corriere dei Piccoli" perché era l’unico lavoro che gli permetteva di guadagnare. Comunque il quotidiano comunista incominciò a scrivere per bambini quasi per caso. Il direttore di allora gli affidò la rubrica riservata ai giovani perché era stato maestro, ma quando Rodari era arrivato a Milano era arrivato come giornalista.

Perché Rodari entra nel cuore dei bambini ed anche quando racconta storie tristi trasmette allegria?
Innanzi tutto perché usa un linguaggio adatto ai bambini, non parla mai per metafore ma è chiaro e diretto.

Non ha mai scritto fiabe ma le conosceva molto bene. Sapeva che nonostante i pericoli e le difficoltà, a volte molto paurose e tristi, che si possono incontrare nella avventura l’importante è lasciare la possibilità e trasmettere ai bambini la sensazione che tutto si possa risolvere.

Quanto è importante oggi Rodari per maestri, educatori e tutte quelle persone che si occupano della crescita dei bambini?
Sarebbe più corretto dire: quanto dovrebbe contare. Purtroppo Rodari è orecchiato molto ma conosciuto poco.
Nel 1943 Rodari si iscrive al Partito Comunista ed incomincia la sua militanza nella politica.

Quanto ritroviamo della sua passione politica nei suoi libri?
Molto. Rodari faceva una distinzione importante e sosteneva che ai bambini bisogna raccontare una storia come per esempio "Gelsomino nel paese dei bugiardi", che devono vivere nella loro dimensione di bambini, se poi l’adulto è abbastanza intelligente e capisce che la storia va oltre, tanto meglio. Non a caso questo racconto fu scritto nello stesso anno in cui si svolgeva in Russia il XX congresso Comunista "…….nel paese dei bugiardi" è un titolo molto esplicativo.

Rodari è ricordato principalmente come scrittore per ragazzi ma ha scritto anche libri per adulti.
Certo. Pensiamo per esempio all’ultimo libro pubblicato quando era ancora in vita "Il gioco dei quattro cantoni" in cui una maestra guardando fuori dalla finestra vede che i quattro alberi del giardino della scuola giocare ai quattro cantoni. Preoccupata telefona al preside per spiegare il fenomeno, il quale a sua volta telefona al prefetto, che telefona al generale e così via, senza che la questione venga risolta. La storia è chiaramente una metafora della burocrazia che riempie carte su carte ma alla fine non risolve nulla. È un racconto per adulti e non certo per bambini. A Rodari piaceva scrivere per adulti.

Sarebbe curioso sapere cosa penserebbe Rodari delle nuove tecnologie e di Internet?
Innanzitutto credo che avrebbe già scritto una filastrocca. Rodari era molto attento alle novità e già negli anni Quaranta componeva una filastrocca sulla tv. ancora prima del grande boom, ai quei tempi inimmaginabile della televisione lui aveva già colto il fenomeno e a suo modo lo aveva raccontato.


Fernanda De Bernardi Nangeroni
, compagna di scuola:

Gianni Rodari, nei ricordi di una compagna di scuola è l’adolescente delle grandi curiosità intellettuali, avido di letture, aggiornatissimo sulle ultime novità librarie. È il Gianni animatore, ricco di iniziative, corteggiato dalle ragazze.

“Conobbi Gianni Rodari nel 1930 - scrive Fernanda nella sua lunga testimonianza -frequentando la V Elementare a Gavirate in quell'edificio ora abbattuto per far posto ad un parcheggio, ma fu un fugace incontro durato pochi giorni, perché noi bambine restammo con la maestra Zanni ed i maschietti passarono al maestro Ferrari. Lo incontrai di nuovo alle Magistrali a Varese (anche questo edificio ai margini del giardino pubblico è stato abbattuto) e questa volta si trattò di una consuetudine che durò almeno fino al 1937 perché fummo compagni di classe, non solo, prendevamo gli stessi treni della Nord da Gavirate a Casbeno.

Di quel periodo ho molti ricordi - continua la De Bernardi - Rodari si distingueva per originalità e anticonformismo in quei tempi in cui vigevano nella scuola e fuori autoritarismo e disciplina. Cito solo due episodi dì cui egli fu l'animatore. Le pareti delle aule erano abbellite da riproduzioni di opere d'arte. Ebbene: razziando nelle altre aule, egli sostituì tutte le riproduzioni di brutti dipinti della nostra con altre di buoni autori. Questa passò liscia, ma non passò liscia la seconda iniziativa. Egli aveva fondato un giornaletto scolastico di cui mi dispiace di aver dimenticato il titolo (ndr "La naja"). Le copie del primo numero ciclostilato furono distribuite fra noi. Tra i vari articoli di vita scolastica c'era una rubrica assai divertente in cui si faceva dell'umorismo sui nostri professori, designati, come da sempre usa tra gli studenti, ciascuno con un nomignolo. Era una satira garbata ed intelligente del tutto priva di volgarità. Ma il preside non la pensava così. Ricordo ancora con spavento il giorno in cui, entrato come una furia in classe, non solo urlò come un ossesso davanti a noi ammutoliti, ma, al colmo dell'ira, sollevò e rovesciò un banco delle prima fila: davvero una reazione poco edificante e sproporzionata rispetto alla causa, significativa, però, della scarsa considerazione in cui erano tenuti allora i giovani. lì giornale morì così, appena nato. Ma Gianni Rodari era un grande stimolatore. Già allora egli scriveva poesie e racconti (non avremmo immaginato, però, che sarebbe diventato uno scrittore di letteratura infantile)".

La testimonianza di Fernanda De Bernardi continua ricordando le simpatie, gli amori di Gianni. "Non c'erano molte opportunità allora per i ragazzi, men che meno per le ragazze, di coltivare amori. Gli incontri, al di fuori delle aule scolastiche, si limitavano alle passeggiate nei Giardini Estensi di Varese, ai furtivi colloqui nella Biblioteca Civica, a qualche gita in bicicletta. Una volta andai con lui e con Carla (la ragazza di cui era innamorato), la quale aveva voluto che ci fossi anch'io, in bicicletta all 'Eremo di S. Caterina sul lago Maggiore. Per quanto ne so, fu un amore non corrisposto e forse, proprio per questo, fu una esperienza amara per lui cui non mancavano le spasimanti. Una volta, in mia presenza, ridusse in mille pezzettini il messaggio amoroso di una compagna gaviratese che io, ignara, ero stata incaricata di portargli e intanto esclamava "Chi se ne frega! Chi se ne frega!".

Egli uscì prima di noi dalle Magistrali.

Ritrovai Gianni Rodari all'Università Cattolica di Milano dove entrambi eravamo iscritti. Devo a lui la scoperta, che avrebbe avuto una influenza decisiva in me, dell'Arte moderna. Fu lui ad indirizzarmi alla Galleria del Milione che, allora, a Milano faceva conoscere quelli che sarebbero diventati gli artisti più famosi tra i contemporanei. Fu lui ad indurmi a leggere Dos Passos, Joyce, Faulkner, Thornton Wilder e tanti altri e il Montale de "Le occasioni", uscito proprio allora. Conservo ancora le copie che gli prestai di tale opera e de "Il Ponte di San Luis Rey", sottolineate e chiosate da lui.

Passarono gli anni - termina Fernanda De Bernardi -. Seguii la sua ascesa e fortuna letteraria. Venne una volta a tenere una conferenza a Torino, allora mi presentai e avemmo un breve colloquio denso di ricordi. Nella prima pagina del volume "La grammatica della fantasia", che gli porsi per un autografo, scrisse: "A F D.B. quasi un ricordo del secolo scorso". Dopo un paio di mesi appresi la notizia della sua morte".

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

“Diario di Carmelina 1989-2001”, Rotundo Carmelina

“I TUSITALA. Scrittori italiani contemporanei di letteratura giovanile”, E. Catarsi, F. Bacchetti,

Materiale estratto da “www.giannirodari.it”

I «Tusitala»: coloro che raccontano di Simona Ciocca

 
«Sì, leggere è un piacere, ma è anche un impegno e una fatica intellettuale al contrario di tanti altri più comodi media; due dimensioni, ma la prima è una meta, ossia il capolinea di un processo di formazione del giovane lettore e del potenziale lettore abituale che esorcizza l’impegno e la fatica proprio attraverso il piacere.» [1]
 

Introduzione

            E’ un libro che fa venire voglia di leggere quello curato da Flavia Bacchetti ed Enzo Catarsi, pubblicato per i tipi di Edizioni del Cerro e che porta un insolito titolo: «I Tusitala». Il sottotitolo introduce sinteticamente a quello che sarà un affascinante viaggio nel panorama della letteratura giovanile italiana contemporanea. «Tusitala», infatti, significa “colui che racconta”. Il testo si articola in quattordici saggi: dodici di questi trattano in maniera monografica altrettanti importanti protagonisti di questo settore della letteratura. I primi due, rispettivamente di Enzo Catarsi e di Flavia Bacchetti, offrono una visione d’insieme di quel panorama, nonché un’analisi critica della letteratura giovanile italiana, affrontata sia dal punto di vista storico sia da quello editoriale, con un affresco sui contenuti, gli stili, i linguaggi e gli intenti che hanno guidato gli autori di ieri e di oggi nella delicata missione di rivolgersi all’infanzia ed all’adolescenza.
            Si tratta di una pubblicazione felice per l’agilità della sua struttura e la scientificità dei contenuti che presenta; si tratta di una pubblicazione preziosa per la sua utilità e per la sua ampia fruibilità. Rivolto dichiaratamente, ma non esclusivamente, agli “addetti ai lavori” della formazione dell’infanzia e dell’adolescenza, il testo consente l’accesso ad un mondo ricco, qualitativamente consistente e selezionato, quale quello della letteratura giovanile italiana contemporanea. Attraverso le presentazioni monografiche degli autori e delle loro opere, permette di orientarsi nella giungla di un’editoria, quella rivolta alle fasce più giovani dei lettori, che è attualmente tanto feconda quanto gravida di prodotti dal successo episodico e di qualità dubbia, legati soprattutto a contenuti di origine televisiva.
            Proprio il successo di media come la televisione ed internet, costituisce, infatti, la principale concorrenza al libro. Il saggio di Enzo Catarsi riporta alcuni dati di una recente indagine Doxa, dalla quale risulta che la percentuale dei bambini e dei ragazzi che, nel tempo libero si dedica alla lettura, è piuttosto bassa. Flavia Bacchetti, riflettendo su questo fenomeno, solleva la problematica di una minaccia concreta per il nostro paese: quella dell’analfabetismo di ritorno. Dobbiamo allora chiederci a che cosa sia dovuto questo sostanziale non amore per i libri e per la lettura da parte dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. La scarsa popolarità del libro tra i giovanissimi è legata a diversi fattori: il maggiore impegno che pretende rispetto ad altri mezzi; la scarsa abitudine alla narrazione ed alla lettura ad alta voce, delle famiglie di oggi; la percezione della lettura come imposizione di tipo scolastico, inconsistente al di fuori delle mura dell’aula, ed infine, ma non certo ultima, l’idea del distacco, dell’alterità del contenuto del libro rispetto a sé.
Senz’altro mezzi come la televisione ed il computer sono meno impegnativi, non richiedono l’impegno intellettuale che richiede la lettura di un libro, soprattutto in età tenera, quando l’attenzione alle singole parole, nella faticosa procedura della lettura, distrae il giovane lettore dal significato complessivo di ciò che sta leggendo. Questi mezzi, inoltre, costituiscono un diffuso passatempo per molti bambini e ragazzi i cui genitori, pressati dagli impegni che la vita attuale impone, soffrono di una cronica mancanza di tempo da investire nel racconto e nella lettura. La stessa percezione del libro, da parte di molti genitori, è legata ad una idea della lettura come compito scolastico e che quindi non necessita di varcare le soglie dell’aula. Ad appesantire la non facile situazione, c’è una storia della letteratura per ragazzi che ha visto dominare per troppo tempo un modello didascalico, quello del libro pieno di buoni esempi profili perfetti ai quali è necessario conformarsi.
Il messaggio complessivo del testo curato da Catarsi e Bacchetti sembra essere proprio quello di monito nei confronti di questi pregiudizi nei confronti della letteratura per l’infanzia e della lettura in generale, soprattutto se guardata con gli occhi dei bambini. Questa infatti, nelle poliedriche forme che ha acquisito negli ultimi anni, non si presenta come veicolo per l’affermazione di determinati di stilemi comportamentali, non è qualcosa di esterno che vuole essere imposto ma è qualcosa che vuole partire dall’interiorità stessa dei bambini. Quest’ambiziosa posizione richiede, da parte degli autori, una conoscenza approfondita del pubblico giovanile, delle sue necessità, dei suoi modi di reagire a certi input ed a certi argomenti, delle difficoltà che costellano quel faticoso cammino che la crescita rappresenta.
La nuova letteratura per l’infanzia si presenta dunque come«una letteratura che dialoga costantemente con il piccolo lettore, ossia che trova le più idonee coordinate per porsi su un piano sintonico con le sue emozioni ed i suoi affetti, ma anche il mondo dell’immaginario e delle necessità e aspettative di natura cognitiva peculiari dell’età evolutiva»[2] . In questi termini, il libro costituirà non più un’imposizione, ma una provocazione del lettore, il quale è coinvolto e in processi cognitivi di comprensione, ma anche di interpretazione e rielaborazione, alimentando in questo modo sia la sua conoscenza, a cominciare da quella lessicale, ma anche la sua sfera affettiva e quella creativa.
 

Gli autori della letteratura giovanile italiana

            La letteratura giovanile italiana, nella sua specificità di genere, si afferma negli ultimi anni del 1800. Autori come Edmondo De Amicis, Carlo Collodi, Emilio Salgari pubblicano in quegli anni opere indimenticabili. Tre diversi stili, tre diversi tipi di linguaggio e di messaggio, tra i quali si impone come dominante il ruolo didascalico svolto dal libro Cuore. Il piccolo protagonista Enrico Bottini, buono, intelligente, attento e generoso, con la sua famiglia armoniosa ed amorevole, sarà per anni il modello incontrastato dell’infanzia italiana, veicolato tra i banchi di diverse generazioni dal capolavoro di De Amicis, che inaugura così una letteratura giovanile dal marcato carattere didascalico. La letteratura giovanile diventa sinonimo di educazione ai buoni sentimenti e viene relegata tra le sorelle minori della letteratura propriamente detta, quella dei classici, quella per gli adulti, data la sua aperta funzione pedagogica. In quegli anni nasceva anche Pinocchio che dava voce anche agli aspetti ribelli dei bambini, lasciando spazio alla disobbedienza ed al dispetto ed aprendo le porte della letteratura per bambini alla magia, come l’opera di Salgari le apriva all’avventura e ad orizzonti nuovi. Il modello di De Amicis è però quello che è giunto indisturbato, sempre confermato, alla soglia degli anni Ottanta del ‘900, quando si decolla, in Italia un nuovo modo di fare letteratura, che affonda le sue radici nell’opera di un grandissimo maestro: Gianni Rodari.
            Enzo Catarsi e Flavia Bacchetti sottolineano l’importanza che Rodari ha avuto nell’avviare una vera e propria riforma della letteratura giovanile e nel ridisegnarne il ruolo non solo per i bambini, ma per gli scrittori stessi, i quali spesso dichiarano il loro debito che sentono di avere nei suoi confronti. La svolta che Rodari ha permesso si caratterizza come una sostanziale rilettura del mestiere di scrittore per bambini: egli è innanzitutto dalla parte dei bambini, non impone loro modelli compiacenti con lo status quo, ma li invita alla fantasia, alle parole libere dal peso didascalico, alle parole come gioco con il quale ci si può divertire, oltre che imparare. La grandezza di Rodari consiste nell’aver saputo porre al centro della propria attenzione l’infanzia e l’adolescenza nella loro specificità e nella loro dignità: i giovani di Rodari non sono i futuri adulti da formare e conformare, ma sono prima di tutto persone attive, che rielaborano ciò che ricevono sulla base delle proprie esperienze, dei propri strumenti di interpretazione, ineluttabilmente legati ad un’età ricchissima di emozioni e di sentimenti. Scrive Bacchetti: «Da Rodari in poi, si guarda ad un lettore che ha una duplice matrice: è certamente il bambino e l’adolescente immerso nel concreto del vissuto sociale e che, perciò, letterariamente riflette problemi intimi, familiari, ma anche di un tempo storico e di una società precisi, quelli stessi che emergono durante gli anni Cinquanta (…) ma sono anche infanzie ed adolescenze che trascendono la dimensione temporale, riconnettendosi a paradigmi classici di qualsiasi età storica: alla natura profonda dell’infanzia, che è curiosità, è ansia di scoperta e che è anche ribellione»[3].
            Bianca Pitzorno, Roberto Piumini, Donatella Ziliotto, per citarne solo alcuni, riprendono e rielaborano la poetica rodariana: al centro delle loro opere, come in quelle degli altri Tusitala italiani contemporanei, troviamo i loro piccoli lettori, protagonisti indiscussi della realtà e della fantasia che di volta in volta ci vengono raccontate. I nuovi autori sono innanzitutto persone che conoscono in maniera approfondita i bambini ed i ragazzi, nei diversi aspetti della loro vita sociale, cognitiva ed emotiva. Essi parlano sempre a bambini e ragazzi, alle volte si rivolgono a ciò che della propria infanzia ed adolescenza vibra ancora dentro di loro. Parlano a bambini e bambine, a ragazzi e ragazzi, coscienti della unicità di ognuno di loro, si raccontano con passione e naturalezza, usando delle parole tutta la loro forza evocativa e la loro capacità creativa, senza mai voler insegnare, ma solo per raccontare, come puri maghi della narrazione.
            Alla base della proposta letteraria di Rodari c’era l’elemento forse più prezioso della letteratura, in particolare quando questa vuole rivolgersi ai giovani: la gratuità. Gratuità vuol dire offrire un testo, per leggerlo o per farlo leggere, senza richiedere poi conferme di comprensione, rielaborazioni orali o scritte forzate, senza controllare, insomma se ha sortito benefici effetti. Questi emergono quando il giovane lettore si riconosce in ciò che legge, partecipa, gioca e si diverte con le parole, rimanendo attaccato alle pagine, sfogliandole l’una dopo l’altra e sperando che non finiscano mai.
            La rivoluzione rodariana ha dato luogo ad una progressiva esplosione di stili e di linguaggi che hanno risvegliato l’editoria: dal 1981 ad oggi, le più importanti case editrici hanno pubblicato collane dedicate ai ragazzi, che vantano titoli di grande qualità letteraria. Tra le case editrici pioniere, in questo settore, citiamo la E. Elle, che ha inaugurato ben tre diverse collane per i giovani, tra il 1981 ed il 1985. Da citare sono inoltre «Gli Istrici» di Salani (1987) e la «Junior» di Mondadori (1988), mentre negli anni Novanta nascono, tra le altre, «Il battello a vapore» di Piemme (1992), «Le Gru» di Giunti (1992), «Feltrinelli Kids» di Feltrinelli (1999).
Spesso impreziositi da immagini e da pagine manipolabili, per i più piccoli, queste collane comprendono le opere più diverse: dalla narrativa alla poesia, dal poliziesco all’horror ed ancora dalla rivisitazione dei classici a quella delle fiabe e delle leggende regionali, le parole dei Tusitala percorrono in tutte le direzioni la realtà e la fantasia dei loro giovani lettori.
 

I temi dei Tusitala

Il titolo che introduce queste pagine, pretenderebbe un’esaustività che non è possibile fornire in questa sede e per la quale si rimanda al testo curato da Flavia Bacchetti e da Enzo Catarsi. Vogliamo però scorrere brevemente alcune delle tematiche trattate dai nostri Tusitala nelle loro numerose opere. Come abbiamo accennato, essi spaziano tra i vari argomenti, senza limiti stilistici, nella convinzione che ai bambini si possa dire tutto, purché lo si faccia con delle parole che questi possano e vogliano comprendere. Questo non significa utilizzare un bambinese, ossia un linguaggio semplificato e banalizzato, al contrario, una delle caratteristiche che qualifica la letteratura per ragazzi di cui stiamo trattando, utilizza sempre un linguaggio accurato, preciso, limpido, diventando così anche occasione per imparare nuove parole. Per parlare di tutto ai bambini bisogna innanzitutto motivarli, incuriosirli e rispondere alle domande create con chiarezza e semplicità, seppure in un contesto fiabesco. Affrontare con loro temi scabrosi o fino a poco tempo fa ritenuti tabù, significa voler loro evitare certe ipocrisie e permettere loro di prendere coscienza di certi aspetti della realtà, alimentando lo sviluppo del loro spiriti critico. Altrettanto importante è lasciarli giocare con la fantasia, e far comprendere loro quale potente strumento espressivo siano le parole. Mutuando un’espressione da Guido Quarzo, se vogliamo comunicare con i bambini, che scrive per ragazzi non deve “pensare adulto e scrivere bambino” ma, al contrario, “pensare bambino e scrivere adulto”,  ossia cercare un contatto empatico con il giovane lettore per creare lo spazio che ci permetta di offrirgli le nostre esperienze e la nostra fantasia, con la ricchezza e la chiarezza delle conquiste fatte negli anni.
Tra le svolte tematiche più importanti, rispetto alla letteratura del passato, va senz’altro segnalata la ribalta della bambine. Bianca Pitzorno, Donatella Ziliotto, Beatrice Solinas Donghi, seppure in maniere profondamente differenti, restituiscono a questa metà dell’infanzia una dignità soffocata da una passato di cenerentole remissive e troppo giudiziose. Le bambine di queste autrici, dietro le quali si intravede quel filone inaugurato dalla Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, sono ironiche, intelligenti, intraprendenti. Non sono affatto spettatrici passive della realtà e del destino che viene loro affibiato, perché segnato dal genere al quale appartengono: sono vigili osservatrici di ciò che le circonda e discriminano i modelli ai quali ispirarsi e quelli da fuggire. In questo panorama gli adulti, quasi sempre figure femminili che si presentano come icone da imitare, simboli dei pregiudizi senza tempo della società, sono agli occhi delle bambine maestre e professoresse arcigne, contro le quali combattere le quotidiane crociate in difesa delle ingiustizie che queste vogliono perpetrare. Vengono così affrontati il tema del pregiudizio maschilista, ma anche dell’amicizia tra le bambine e del loro aiutarsi nel crescere, quando anche le mamme sembrano lontane anni luce dalla dimensione che stanno vivendo.
Questa lontananza dall’adulto è dovuta, generalmente, a quella delicata fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza in cui crollano le spensierate certezze del prima per lasciare il posto a qualcosa di nuovo, sia all’interno, sia all’esterno della propria persona.
Gli adulti però, non sono tutti uguali: c’è sempre qualche adulto speciale, pronto ad ascoltare e a raccontare. Tra questi, quelli preferiti da tanti piccoli protagonisti della letteratura sono i nonni: non più pressati dalle esigenze della vita quotidiana, vivono in una dimensione che è altra da quella follemente veloce degli adulti, un po’ come i bambini e gli adolescenti, ed è forse per questo che riescono a comprendersi. I nonni, però, sono anche coloro che si trovano alla fine del cammino della vita: la tematica della morte entra con garbo nella letteratura per l’infanzia. Tra le opere più significative, in questo senso, vogliamo citare Mattia e i nonno e Lo Stralisco,  di Roberto Piumini, dove la morte del nonno, nel primo caso, e di un amico vengono presentate con grande delicatezza, accentando il momento in cui un affetto trascende la vita corporea, per diventare parte di noi, restando nella nostra memoria e nei nostri sentimenti. Analogamente accade nel racconto Aldabra, la tartaruga che amava Shakespeare, di Silvana Gandolfi, in cui la morte della nonna della piccola protagonista, viene descritta con la progressiva metamorfosi della donna in una tartaruga, bellissima metafora che richiama l’immortalità, nello senso appena specificato.
Se i nonni riescono a prestare ascolto e complicità ai nipoti, non possono però vivere, al loro posto, quella misteriosa metamorfosi che segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, per la quale i ragazzi si sentono tanto lontani dagli adulti. Il tema del cambiamento, della crescita e delle difficoltà ad essa legate, sono affrontati in numerose opere, attraverso diversi stili narrativi. Spesso l’argomento viene trattato attraverso situazioni fantastiche, come la scimmia nella biglia raccontata da Silvana Gandolfi, che aiuta la piccola protagonista a crescere per poi passare, significativamente, nelle mani del fratellino minore, prossimo alla stessa missione. Il senso di smarrimento e di doppiezza tra identità che si sta perdendo ed una che si sta acquisendo, è ben descritto da Angela Nanetti in Le memorie di Adalberto, in cui la famiglia perfetta e soffocante di Adalberto, non si accorge del disagio da lui provato nell’esser trattato ancora come un bambino mentre questa dimensione, per lui, sta ormai diventando passato. L’argomento del cambiamento e dei cambiamenti, come quelli del corpo, è affrontato con delicatezza ma anche con grande ironia e finezza da Giusi Quarenghi in Un corpo di donna, che racconta le difficoltà di Gaspara ad accettarsi: da notare è in questo caso la strategia stilistica adottata dall’autrice. Il testo viene infatti scritto in terza persona fino a quando Gaspara conquista fiducia in sé stessa, per poi diventare una narrazione in prima persona, conferendo forza a tale conquista.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza non avviene mai in una campana di vetro, ma in preciso contesto sociale che gli autori non vogliono negare, neanche quando decidono di ambientare le loro storie in un passato più remoto o più doloroso di quello a noi più vicino. Vengono così trattati temi scottanti come quello dell’Olocausto (Andrea Molesini, All’ombra del lungo Camino) e della guerra (Donatella Ziliotto, Un chilo di Piume, un chilo di piombo) ed introdotta la Storia nella letteratura per l’infanzia, con ambientazioni anche medievali e rinascimentali, in cui il “C’era una volta” prende un corpo che richiede rispetto della scientificità delle informazioni aiutando i bambini a vivere la storia non più come un’astrazione, ma come uno “ieri” in cui c’erano altri bambini che facevano altre cose e vivevano altre storie, altre condizioni, altre difficoltà, come la giovane Artemisia Gentileschi, importante personaggio dell’arte fiorentina nel periodo dei medici, la cui storia è stata riscritta per i ragazzi da Donatella Bindi Mondaini.
Non solo realtà, ma anche fantasia, abbiamo detto e già incontrato nei nostri Tusitala. Non solo la Storia, ma anche le storie, quelle popolari e quelle regionali, sono state rivisitate e raccolte da Beatrice Solinas Donghi e da Roberto Piumini, per proteggere un patrimonio prezioso ed offrirlo ai ragazzi perché ne godano e lo conservino. Così come sono stati rivisitati i classici ed il loro fascino (Piumini) che, insieme all’esplosione di creatività e di fantasia delle fiabe rilette in chiave moderna propongono un panorama inesauribile da divorare con gli occhi e con le orecchie.
Immancabile, nelle fiabe, è sempre il lupo, ma sconsolato come quello proposto dalla fantasia di Guido Quarzo forse non l’avevamo ancora mai incontrato. Si tratta, infatti, dell’Ultimo lupo mannaro in città, il cui ululare è coperto dal rumore del traffico e non fa più paura a nessuno.
La paura, però, non manca nei libri per ragazzi, grazie all’opera feconda di Donatella Ziliotto e Pier Mario Fasanotti che introducono il giallo nella letteratura giovanile, inserendo tutto gli ingredienti, compreso un linguaggio tecnico ed accurato, per fare dell’appuntamento con il libro un momento di suspense e di stimolo alla scoperta ed all’investigazione, elementi quanto mai importanti per la crescita di un bambino, per lo stimolo della sua curiosità.
Un ultimo importante argomento vogliamo ancora citare, un tema particolarmente importante ed attuale, che coinvolge tutti bambini ed adulti in uguale misura: il tema della diversità. “Diversità” è un termine difficile da spiegare, perché comprende troppo, ma può essere facilmente banalizzato. Tre sono gli esempi, fra gli altri, particolarmente significativi: la tenerissima avventura di Clara, una bambina down che decide di andare al mare da sola, raccontata da Guido Quarzo; l’immagine del maestro Bora, di Donatella Ziliotto e la fantastica storia di un bambino con una strana particolarità di avere sei dita per ogni piede, scritta da Silvana Gandolfi.
Nel primo caso si racconta la una giornata speciale di una bambina che ha una quotidianità diversa da quella degli altri e che, senza troppa coscienza del valore del suo gesto, si riscatta semplicemente, serenamente, aiutando gli altri a comprendere come ogni persona ha la propria preziosa ed inviolabile unicità. Nel secondo caso, il maestro Bora è un personaggio diverso semplicemente perché incurante dei comuni stilemi comportamentali, dimesso e con la testa tra le nuvole, viene tormentato dalle pie donne di Trieste, in cui vive, che cercano di ricondurlo sulla retta via, ossia la conformità. Il terzo ed ultimo caso è quello della storia di un bambino che soffre di questa sua particolarità: sei dita per ogni piede sono difficili da trovare tra gli altri. Grazie all’intervento dello zio, che gli mostra come, proprio grazie alla forma speciale dei suoi piedi, lui è l’unico ad avere accesso ad un passaggio segreto di un’antica città, la diversità acquisisce un valore positivo, anzi, un motivo di orgoglio.
Molti altri sono ancora i temi, gli stili narrativi ed i linguaggi che fanno della letteratura giovanile italiana una letteratura importante e che, solo per esigenze di tipo formale non possiamo qui citare. Vogliamo concludere citando un altro dei grandi artisti di cui I Tusitala si occupa, il quale è non solo uno scrittore, ma un profondo conoscitore dell’infanzia, con una lunga esperienza didattica che lo sostiene nella sua opera: Angelo Petrosino. Le sue parole, sul ruolo della lettura nella vita di un giovane, sono più efficaci di ogni nostra possibile osservazione, proprio perché dettate dall’esperienza:
 
Non conosco strada più diretta per arrivare al cuore e alla testa di un bambino se non attraverso le storie che leggo e che racconto. Con le storie, sono arrivato a scardinare le difese più agguerrite dei bambini che avevano deciso di tenersi ai margini del mondo per paura, o per odio verso se stessi e gli altri. Leggendo storie, sono sempre riuscito a  spronare i bambini a prendere la parola, a raccontarsi e a fare chiarezza in se stessi. Li ho resi insomma più forti, più critici, più ironici, più capaci di mettersi in gioco cambiando punti di vista e stereotipi[4].
 
 


[1] Bacchetti F., La letteratura contemporanea tra autori, libri ed immaginario, in «I Tusitala», Edizioni del Cerro, Tirrenia, 2006, p. 51.
[2] Bacchetti F., op. cit., p. 55.
[3] Ibidem.
[4] Cit. in P. Cavazzoni, Angelo Petrosino: uno scrittore dalla parte dei bambini, in I Tusitala, cit.,pp. 286 – 287.

 

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