10 luglio, 2018

“Luigi Dallapiccola. L’idea del volto”,


Fino al l 1 giugno 2018, in occasione del LXXXI Festival del Maggio Musicale Fiorentino e nell’ambito dell’iniziativa “Dallapiccola torna in città”, uno dei più grandi compositori del Novecento, Luigi Dallapiccola, l’Accademia delle Arti del Disegno,  con il Centro Studi Luigi Dallapiccola, ha realizzato  :

 una interessante curiosa divertente  mostra “Luigi Dallapiccola. L’idea del volto”, a cura di Mario Ruffini Dopo aver conseguito la licenza liceale, nel 1922 si trasferì a Firenze (città in cui da allora risiedette per il resto della sua vita. In città percorrendo  via Romana si può leggere su, la facciata della  Casa di   ANNALENA, la lapide  che ricorda  che In questa casa  per oltre vent’ anni, fino alla mort,e ha vissuto e lavorato Luigi Dallapiccola 1904 1975 .

 

 

poca: la seconda metà del XVI secolo. Il prigioniero è detenuto nelle carceri spagnole, al tempo del re Filippo II. Riceve la visita della madre, perseguitata da un incubo, raccontato nel prologo, in cui il re le si presenta nelle vesti della Morte. Il prigioniero ricorda che dopo le torture qualcuno lo ha chiamato fratello, e sembra avere un momento di sollievo. Entra il carceriere, che nuovamente usa la parola fratello, e gli annuncia che la rivolta degli accattoni ha avuto successo. Nel prigioniero rinasce la speranza, e il sentimento si rinforza quando scopre che il carceriere è uscito lasciando aperta la porta del carcere. Il prigioniero tenta la fuga, nei corridoi riesce ad evitare due sacerdoti che discorrono tra loro, poi esce in un giardino. Qui viene catturato dal grande Inquisitore, che ha la stessa figura e la stessa voce del carceriere, che lo chiama ancora una volta fratello ma poi dolcemente lo conduce al rogo. "La libertà?", si chiede il prigioniero sussurrando quasi incosciente, dopo avere guardato il rogo ridendo come un pazzo.[4] Il 28 aprile 2017, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, in occasione della presentazione del volume di Mario Ruffini Luigi Dallapiccola e le Arti figurative, Cristiano Chiarot prese per la prima volta la parola da nuovo Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino e annunciò che, nel suo primo Maggio Musicale 2018, avrebbe messo in scena Il Prigioniero, riportando così a Firenze la musica di Luigi DallaPiccola, uno dei protagonisti più importanti dell’intero Novecento. In quello stesso giorno, sempre a Palazzo Vecchio, nasceva formalmente il Centro Studi Luigi Dallapiccola, che ha sede a Firenze, presso il Conservatorio Statale di Musica «Luigi Cherubini» e il cui Presidente è Mario Ruffini, che ha dedicato tutta la sua vita di musicista e musicologo allo studio di Luigi Dallapiccola e alla diffusione delle sue opere.

 

 

Dallapiccola nacque a Pisino nell'allora Austria Ungheria e oggi in Croazia, un piccolo paese nel centro dell'Istria, da genitori di origini trentine. Trascorse l'infanzia nella sua città natale, mentre più tardi fu a Graz, con la sua famiglia internata durante la prima guerra mondiale (il padre, direttore di un liceo italiano di Pisino, fu ritenuto "elemento sovversivo" e "politicamente infido" dall'amministrazione austro-ungarica, ed obbligato al confino). Malgrado le indubbie difficoltà patite durante il confino, il piccolo Luigi ebbe modo di assistere a numerose rappresentazioni d'opera presso il teatro della città stiriana, e furono proprio le suggestioni ricevute durante quelle rappresentazioni (in particolare quelle ricevute dalle opere wagneriane) che lo convinsero a voler diventare lui stesso un compositore.

 

Alla fine del conflitto, una volta rientrato nella natìa Pisino, iniziò gli studi musicali nella vicina Trieste sotto la guida di Alice Andrich Florio e Antonio Illersberg; è grazie a quest'ultimo che Dallapiccola "scopre", nel 1921, il "Manuale di armonia" di Arnold Schoenberg, un incontro che segnerà profondamente tutta la sua vita, al punto che in anni più tardi, commentando questa sua prima lettura del testo schoenberghiano, Dallapiccola evocherà James Joyce citando la sua celebre frase "How life begins".

 

Dopo aver conseguito la licenza liceale, nel 1922 si trasferì a Firenze (città in cui da allora risiedette per il resto della sua vita) dove completò gli studi pianistici con Ernesto Consolo, e quelli di composizione sotto la guida inizialmente di Roberto Casiraghi e Corrado Barbieri, e in seguito di Vito Frazzi.

 

Risalgono agli anni trenta le prime, importanti affermazioni in concorsi internazionali, con brani come la Partita per orchestra, o Musica per tre pianoforti (Inni). Nel 1938 sposa Laura Coen Luzzatto (1911-1995), che diventerà ben presto una figura indispensabile per lo sviluppo del linguaggio dallapiccoliano. Nel 1940 gli verrà offerta, per chiara fama, la cattedra di composizione al conservatorio Cherubini di Firenze; Dallapiccola stesso rinuncerà a questa carica nell'immediato dopoguerra, ritornando al suo impiego iniziale (insegnante di "pianoforte complementare"). Reagisce fermamente alle leggi razziali del 1938, ripensando all'internamento della sua famiglia a Graz durante la prima guerra mondiale con conseguenze ben visibili anche nella sua produzione musicale: lo stesso anno scrive i Canti di prigionia, seguiti successivamente dall'opera Il prigioniero.

 

Nel dopoguerra la sua fama internazionale crescerà di continuo, in tutta Europa e in America, dove tra l'altro verrà invitato a tenere corsi di perfezionamento a Tanglewood (dove ebbe come allievo il giovane Luciano Berio), al Queens College di New York, alla University of California e altrove. Nel 1949 a Milano fu tra gli organizzatori del "Primo congresso internazionale di musica dodecafonica", assieme a Riccardo Malipiero ed a colleghi più giovani quali Camillo Togni e Bruno Maderna.

 

Nel 1968 a Berlino verrà rappresentato il suo Ulisse, opera su libretto proprio tratto dall'Odissea, frutto di un lavoro ben più che decennale che il compositore definì "il risultato di tutta la mia vita" (a lui si deve anche una trascrizione dell'opera Il ritorno di Ulisse in patria di Claudio Monteverdi, rappresentata tra l'altro nell'ambito della stagione 1943 del Teatro alla Scala)[2]. Nel 1972 compose il brano Commiato per voce e strumenti, dal titolo profetico: sarà la sua ultima composizione. Luigi Dallapiccola si spegne a Firenze il 19 febbraio 1975, a causa di un edema polmonare, nella sua casa di via Romana 34 (all'interno del Palazzo di Annalena).

 

Nel corso della sua vita Dallapiccola ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti: nel 1953 diventa membro dell'Accademia delle belle arti di Baviera, in seguito sarà nominato membro dell'Accademia dell'arte di Berlino (1958), della Royal Academy of Music di Londra (1969) e dell'Accademia di musica ed arte di Graz (1969). Ricevette inoltre il gran premio per la musica del Land Renania Settentrionale-Vestfalia, il premio "Ludwig-Spohr" della città Braunschweig, il premio "Moretti d'oro" della regione Friuli Venezia Giulia, il "Prix Arthur Honegger" a Parigi (1972), il premio Feltrinelli per la musica assegnato dall'Accademia Nazionale dei Lincei (1973) ed il premio internazionale d'arte "Albert Schweitzer".

 

Oltre a ciò, ricevette la laurea honoris causa dall'Università di Durham e dall'Università di Edimburgo (entrambe nel 1973); nello stesso anno gli fu inoltre conferita l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il 21 maggio 1976 il Rettore dell'Università di Bologna Tito Carnacini, conferì a Luigi Dallapiccola e Goffredo Petrassi la Laurea Honoris Causa in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo; per Luigi Dallapiccola ritirò il diploma la moglie Laura[3].

 

È sepolto nel cimitero fiorentino di Trespiano.

 

Il Centro Studi si è posto l’obiettivo di diffondere la musica di Dallapiccola e la sua concezione di essa come impegno civile e morale e, per farlo, ha creato una sinergia di collaborazione con il Conservatorio di Musica «Luigi Cherubini»  e con le principali istituzioni di Firenze: dal Maggio Musicale Fiorentino in primis, all’Università degli Studi, al Gabinetto G.P. Vieusseux e alla Biblioteca Nazionale Centrale dove sono depositati i due Fondi Dallapiccola, all’Accademia delle Arti del Disegno, all’Istituto Francese, al Lyceum, al Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, per finire con le Edizioni Suvini Zerboni, la casa editrice che fu di Dallapiccola.

 

 

Primo importante risultato è proprio questo: che durante il Festival del Maggio Fiorentino sono in programma tre eventi dedicati al compositore, a partire da un concerto monografico, il 14 maggio, intitolato «Dalla (piccola) musica da camera», che ripercorre il suo magistero attraverso il repertorio vocale, profano e sacro, con Susanna Rigacci soprano e Mario Ruffini alla guida dei Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino. In programma  il Divertimento in quattro esercizi, le Liriche di Anacreonte, le Liriche di Machado, Tre Laudi, Piccola musica notturna e Commiato. Il 19 giugno si terrà una giornata di studi dall’emblematico titolo Il Novecento di Luigi Dallapiccola. Riflessioni sul tempo di guerra con musica, immagini e parole, alla quale parteciperanno studiosi e pensatori come Luciano Alberti, Carlo Sisi, Enrico Girardi, Paolo Petazzi, Quirino Principe, Mila De Santis, Eleonora Negri e Marco Vallora, i cui interventi saranno intervallati da musica e documentari d’arte realizzati da Dallapiccola nel tempo del Prigioniero. E infine la messa in scena de Il Prigioniero (19, 21 e 23 giugno), l'opera più sofferta di Luigi Dallapiccola riproposta al pubblico del Maggio a 70 anni dalla conclusione della composizione con la presenza del maestro Zubin Mehta sul podio e la regia e coreografia firmate da Virgilio Sieni.

 

Sono previsti anche 40 appuntamenti in città, che rappresentano una novità significativa: le più importanti istituzioni fiorentine hanno scoperto di essere legate, per un verso o per l’altro, a questo grande personaggio del Novecento, la figura d’artista più rappresentativa per raccontare i drammi di quel periodo, dalla Prima guerra e dall’irredentismo che attraversava i territori di confine, alla Seconda guerra e alle leggi razziali. stra in occasione del LXXXI  Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2018.

 

 

 

“Luigi Dallapiccola. L’idea del volto”, rappresenta un appuntamento prezioso poiché per la prima volta riunisce cinque busti dedicati all’artista, i cui autori provengono dalla Scuola Pratese Pistoiese di Scultura (Giulio Pierucci, Quinto Martini, Giuseppe Gavazzi, Antonio Di Tommaso). Accanto alle sculture, sono esposti sei ritratti e due caricature che danno voce all’idea di un volto che è ormai divenuto icona, con le straordinarie opere di Fernando Farulli, Silvio Loffredo, Mario Luzi (esposto per la prima volta in questa occasione), e caricature del primo Novecento istriano. L’iniziativa espositiva comprende anche un rarissimo ciclo di 16 foto del 1946, realizzate dal grande fotografo Giacomo Pozzi-Bellini in cui è ritratta la famiglia Dallapiccola nel Giardino di Boboli. FINO AL PRIMO GIUGNO  L' ACCADEMIA DELLE ARTI E DEL DISEGNO OSPITA LA MOSTRA fino al primo giugno  l' accademia delle arti e del disegtno  ospita una strordinaria i

 

 mostra   che ben si inserisce nei 40 appuntamenti  programmati per  ricordare  ad uno dei più grandi compositori del ?900sculture ritratti  un ritratto è una fedele riproduzione estetic di quel volto o va la dila' una fele riproduzione del volto '  questa carrella  testimonia ancora una volta che la forza l' espessivita vada oltre i tratti somatici i contorni di line e forme  trvalicando limiti temporali arrivano a narra di quel  essere  umano  e cosi all' interno dell' inaugurazione il burattino è stato animato dalla stessa mano di chi l' ha commissionato e di chi l' ha  creato  il sottomarino come freghiamo i fascxisti  Dalla piccola e i NOvecento dell' Antico FAttore  firenze nel giardino di boboli nel giugno del 1946 ritratto di famiglia in  16 istantanee kluigi e laura Dallapiccola  con la figlia Annalibera di due anni  in una orchestrazione grande dove ogni strumento contribuisce a creare armoni a cosi i ritratti esposti sculture ritratti  un burattino  motivano la visita a questa mostra  musicale ogni ritratto ha il suo tono e il suo timbro  ed insieme suonano la sinfonia di Della piccola quel compositore che vissuto  ai primi del Novecento  rap offre uno spaccato di vita  alla mostra  si coll dalla mostra approdano e salano 40 eventi  coinvolgenti  le istituzioni fiorentine eventi colalterali  intorno al msoggetto dell' opera  il Priginiero e al perido 1938 1950 a firenz durante il quale  dalla piccola  trattò compitamente il tem aprigionia

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