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mercoledì 25 marzo 2026

trascrizione dal video Progetto “Memorie d’infanzia” Università degli Studi di Firenze

Progetto “Memorie d’infanzia” Università degli Studi di Firenze Trascrizione intervista a Carmelina Rotundo Studentessa: Isabel Vallelonga (7056968) 17 marzo 2026, Firenze. (Prima dell’inizio dell’intervista: breve estratto poetico di Carmelina Rotundo, letto da lei stessa, con immagini della sua infanzia) “Che mestiere faccio? Faccio il più bel mestiere al mondo, perché vivo con la giovinezza il tempo della speranza, il tempo del volo, il tempo del sogno, il tempo della speranza e mi ritrovo negli occhi dei bimbi e delle bimbe sulle ali forti e generose dei giovani, nella spontaneità e nell’incoscienza del coraggio.” Carmelina Rotundo Auro. Maestra (segue la trascrizione dell’intervista) Isabel Vallelonga: Buongiorno! Sono Isabel Vallelonga, studentessa di Scienze della Formazione Primaria all'Università di Firenze e oggi sono qui con Carmelina Rotundo, che ringrazio tantissimo per la disponibilità, per un'intervista per un progetto memorie di infanzia che mira a raccogliere i ricordi legati all'infanzia e alla scuola. Per iniziare le chiederei di presentarsi, una piccola presentazione: come si chiama, dove quando e nata. Carmelina Rotundo: io la ringrazio tantissimo perché è un'occasione stupenda, per me meravigliosa anche la giornata è stupenda. Io mi chiamo Carmelina Rotundo e sono nata in Maremma precisamente a Orbetello, nella provincia di Grosseto quindi mi piacciono i girasoli e le vigne e mi piace molto ecco vivere all'interno della natura avere questo contatto continuo. Isabel Vallelonga: ehm...quando è nata? Carmelina Rotundo: sono nata il 24 di novembre del 1953. Isabel Vallelonga: Perfetto! Può raccontarmi qualcosa della sua famiglia di origine? Carmelina Rotundo: La mia famiglia di origine è una famiglia molto modesta papà e mamma nascono nel piccolo paese di Magisano, provincia di Catanzaro, siamo nella Calabria, nel sud e… uno abitava suso, si dice così nel dialetto, l'altra abitava giuso e si sono incontrati e si sono sposati. Si sono sposati a febbraio purtroppo per la neve in questo piccolo paese mia mamma non ha avuto mai le foto del matrimonio e io in tutti questi anni che ho vissuto con lei con la mia famiglia non le ho mai chiesto com'era il suo abito da sposa e quindi mi è rimasto questo desiderio. Mio papà era arruolato in finanza e quindi subito hanno lasciato il paese di Magisano per andare a vivere a Orbetello, dove io sono nata e dove mia mamma puliva sempre il pesce, perché ieri c'era tanto pesce in quegli anni e diceva “questa bambina che nascerà non le piacerà il pesce”, invece io vado pazza del pesce. Isabel Vallelonga: Che lavoro ha svolto nella sua vita? Carmelina Rotundo : l'insegnante, il lavoro per me è più bello del mondo Isabel Vallelonga: Quando ha iniziato e quando ha concluso il suo percorso scolastico? Carmelina Rotundo: il mio percorso scolastico ha attraversato tutta la mia vita, dall'età di sei anni perché la mamma era casalinga e quindi fino a sei anni e…mi ha tenuto diciamo in famiglia ed è terminato statisticamente terminato a 58 anni, quando io sono andata in pensione. Perché io sono entrata nella scuola come alunna a 6 anni, come insegnante a 18 e sono uscita dalla scuola a 58 anni, però continuo ancora a interessarmi della scuola, dell'aggiornamento, della formazione, perché i giovani sono per me una grande, una grande risorsa rappresentano il futuro. Ho due nipotini e quindi non posso non interessarmi delle nuove didattiche, tant'è vero che sono andata anche a Didacta da Fortezza da Basso 2026 edizione 2026 molto partecipata e rico… e sono stata riconosciuta da una mia alunna, che ha frequentato la scuola elementare e con la mamma insegnante mi hanno fatto una grande festa una grande accoglienza. Quindi come vedete la scuola ha attraversato la mia vita, l'ha coinvolta e l’ha stravolta dall'età di sei anni fino ancora ad oggi. Isabel Vallelonga: Dove si trovava la scuola che frequentava? Carmelina Rotundo: allora per motivi di lavoro mio papà che era nella Guardia di finanza veniva trasferito; quindi, da Orbetello ci siamo trasferiti a Prato e successivamente a Castelfiorentino, dove io ho iniziato a fare la scuola elementare, si chiamava allora, con una maestra che abitava nel centro di Castelfiorentino. So ancora che quella scuola è rimasta come era stata costruita è molto schematica, doveva essere una costruzione mussoliniana, molto schematica, molto molto precisa e poi papà venne trasferito a Perugia dove io ho fatto la terza, la quarta, e la quinta elementare, con il maestro Armando Zuccherini che ancora ricordo. Isabel Vallelonga: quindi ha cambiato diverse città Carmelina Rotundo: si, abbiamo cambiato diverse città, quindi diverse zone di abitazione e naturalmente anche i compagni…io ho molto sofferto nel trasferimento a 17 anni che ci siamo…che papà si trasferì da Perugia a Firenze e lì ho avuto un po’ di problemi, ma da piccola diciamo la verità questo cambiamento mi era anche era anche consono mi era...era bello tant'è vero che io diciamo non mi sono attaccata poi profondamente diciamo a nulla perché cambiavamo città, cambiavamo casa, cambiavamo tutto Isabel Vallelonga: come ricorda la sua scuola? la sua aula? Ha qualche ricordo particolare? Carmelina Rotundo: la scuola, ricordo soprattutto gli anni passati nella scuola di Perugia…la scuola elementare di Perugia si trovava di fronte a casa nella via cortonese, via cortonese a Perugia dove aveva sede la vecchia fabbrica della Perugina che non esiste più…quindi avevo l'aroma di cioccolato che quando uscivo dalla da casa mi avvolgeva, tant'è vero che quando sono arrivata qui mi chiamavano lo cioccolatino perché a Perugia la “Perugina” è nata in quegli anni erano lo splendore…e mi ricordo che io dovevo solo fare una piccola discesa e andare su una montagnola, dove era questa scuola bellissima e lì ho incontrato il maestro Armando Zuccherini, che mi ha fatto completare il ciclo. Tanti ricordi, soprattutto piacevoli di quest'uomo molto mite, molto pacato che diciamo trovava sempre buone soluzioni, per esempio io mi lamentavo qualche volta che Ugolini, uno dei compagni della classe mi voleva dare un bacino e allora lui diceva ma perché ti vuole bene, quindi, trovava sempre qualcosa di bello che potesse rasserenare i suoi alunni… Isabel Vallelonga: quindi ha un bel ricordo dei suoi insegnanti Carmelina Rotundo: un bellissimo ricordo e questo ricordo l’ho trasmesso al museo della scuola, museo della scuola elementare che è stato fondato da Umberto Cattabrini, che ho conosciuto nel periodo in cui ero tutor a Scienze della Formazione Primaria. A Firenzuola c’è la sede di questo museo, dove ho depositato la foto del maestro di quegli anni, insieme ai miei compagni e anche un breve ricordo. Isabel Vallelonga: dei suoi compagni di classe ha qualche ricordo? Carmelina Rotundo: sì allora, ricordo che il maestro Armando Zuccherini mi aveva messo nella fila dei maschi, perché erano piuttosto turbolenti… insomma a paragone di oggi, nulla e allora per farmi qualche dispetto ehm prendevano l'elastico, i miei due compagni di dietro e cercavano di tirarlo sui miei capelli, però era sempre una cosa piacevole… e poi c'era questo Ugolini che mi voleva dare sempre un bacino, si vede che gli ero molto simpatica e che io mi difendevo, ma che il maestro appunto trovava sempre buone parole per rasserenarci… piccolini ma energetici Isabel Vallelonga: aveva la possibilità di partecipare ad attività o iniziative oltre le lezioni durante la scuola, durante il suo percorso scolastico Carmelina Rotundo: allora la scuola era organizzata soltanto di mattina, ma generalmente il resto del tempo si trascorreva o ai giardini dove ci portavano i genitori o io appunto vicino a questa fabbrica della Perugina per sentire quest’aroma stupendo del cioccolato…e di questa fabbrica antica è rimasta solo la ciminiera e hanno costruito una piazza che si chiama piazza del bacio la ricordo a intitolazione appunto del famoso cioccolatino. Isabel Vallelonga: i suoi insegnanti utilizzavano metodi didattici particolari, se le ricorda? O sperimentali? Carmelina Rotundo: ecco la scuola che io ho frequentato specialmente la scuola elementare era basata sul maestro unico, il quale aveva in questo caso anche una grossa personalità, una grossa professionalità e lui faceva tutto: dalla preghierina, dal segno della Croce con cui si iniziava le giornate allora c'era il crocifisso in classe, i banchi erano di legno, la cattedra di legno particolare e lui svolgeva tutte le attività didattiche e tutte le materie da solo con il compendio dei testi e anche con diciamo la sua voce, la sua mimica, perché l'insegnante è un po’ attore, un po’ mimo e le sa fare di tutte le inventa di tutto. Pensate che però era il maestro unico non c'erano collaboratori esterni e il pomeriggio si stava in famiglia specialmente nella mia famiglia dove mamma era casalinga, una donna meravigliosa si chiamava Maria, dolcissima che mi ha dato anche il dono della poesia. Isabel Vallelonga: le volevo chiedere appunto in che modo la sua famiglia ha partecipato al suo percorso scolastico Carmelina Rotundo: la famiglia allora era molto rispettosa del maestro, non dico soggezione perché sarebbe una parola sbagliata perché anche papà era un professionista aveva il suo diploma, quindi diciamo a confronto dei maestri che allora erano diplomati e lo stato sociale era diciamo buono e anche se non c'erano ancora i laureati appunto in Scienze della Formazioni Primaria e i rapporti erano di rispetto, il maestro chiamava diciamo solo in casi difficili, non mi ricordo che il maestro Armando Zuccherini abbia mai chiamato i miei genitori anzi ricevevo tante lodi perché io ero un’alunna modello, non secchiona perché poi mi hanno detto, ho rincontrato delle compagne dell'istituto magistrale e mi hanno detto che io davo i compiti, elargivo con grande magnanimità e compiti diciamo non ero la secchiona chiusa ed egoista… mi è sempre piaciuto il dialogo e condividere la cultura. Isabel Vallelonga: mentre frequentava la scuola ci sono stati eventi politici o sociali che ricorda in modo particolare? Che l’hanno segnata? Carmelina Rotundo: io ho avuto la grande fortuna di arrivare a Perugia negli anni 60’ negli anni 60’ Perugia viveva e stava vivendo una grande un grande sviluppo industriale economico e sociale perché possiamo fare nomi di Buitoni, Luisa Spagnoli e appunto la nascita della Perugina, che hanno fatto di questa città una delle prime città diciamo economicamente anche socialmente molto sviluppate era un piacere lo è ancora oggi anche se molto cambiato passeggiare per il corso e visitare i negozi appunto già allora Buitoni e Luisa Spagnoli e Perugina che erano dei veri salotti. Quindi la città risentiva di questo clima sociale fervido molto molto attivo e c'erano pasticcerie di tutti i tipi, la pasticceria piselli e tutti si viveva in questa dolcezza e bellezza della città di Perugia. Isabel Vallelonga: e quali sono i suoi ricordi più piacevoli della scuola e quelli meno piacevoli? Carmelina Rotundo: prima di tutto il ricordo piacevolissimo del maestro Armando Zuccherini, della maestra appunto di Castelfiorentino non mi ricordo bene perché era la prima e la seconda e quindi e purtroppo mi ricordo poco, ma della classe di Perugia mi ricordo i compagni a parte qualche piccolo dispetto, ma simpatico erano eravamo molto molto amici si giocava ai giochi della bandierina ecco il gioco più frequente era quello della bandierina che univa diciamo movimento fisico perché c'era un giardino bellissimo intorno alla scuola era tutta una montagnola verde quindi noi potevamo stare nella natura e si giocava spesso alla bandierina non so se ancora oggi è in voga questo gioco è maschi e femmine separate si correva si agiva si prendeva la bandierina si tornava indietro ed era per noi un grande divertimento e poi c'erano le matite Giotto erano bellissime profumate addirittura su questo manco di legno questa scatola di matite appunto era per noi diciamo qualcosa qualcosa di magico e ricordiamo che le condizioni che sociali della famiglia non erano come oggi, non c'era Internet e quindi già una matita poteva creare un fascino nell'usarla nel disegnarla ed era per noi una grande ricchezza l'astuccio con queste matite. Isabel Vallelonga: mi ha colpito molto del ricordo del profumo che lei ha Carmelina Rotundo: sì, il profumo della natura perché questa scuola era diciamo su una montagnola tutta verde c'era un salice piangente, un albero di cui io mi sono innamorata e anche dei girasoli sono innamorata perché sono nata in Maremma e questo profumo era delle matite Giotto che era simbolico per noi, l'astuccio delle matite Giotto era simbolico dove c'è il maestro che guarda il suo allievo, ma Giotto supererà il maestro e questa è anche l'augurio che posso fare anche a tutti gli studenti…e le matite venivano usate e messe su questo banco di legno come vedete il banco era molto diverso e se vogliamo aveva una linea molto pesante, molto statica…in fondo non c'era quella mobilità che oggi abbiamo. Ed erano prodotti da questa ditta straordinaria la FILA che è nata nel 1920 e che produceva appunto lapis e matite colorate poi si è evoluta tantissimo a Didatca ha presentato tantissime cose fila è un acronimo significa fabbrica italiana lapis e affini e qui appunto è rappresentato in questa simpatica bustina gli allievi che hanno questa questa cosa meravigliosa… Sul discorso di Internet ritorniamo anche grazie a questo libro scritto da Roberto Alborghetti dove si parla della nostra nuova dimensione, qual è la nostra nuova dimensione? È questa (indica la mano) è questa, il potere ci ha in mano perché questo fatto di guardare il nostro cellulare, il nostro tablet ci impedisce di guardare il cielo quindi accorgersi che c'è una stella e oppure ci impedisce di guardare in terra e di vedere una margherita spuntare tra il cemento. Quindi diciamo che questa nostra posizione ci impedisce queste due grandezze terra e cielo e ci tiene in mano, il potere non deve fare nulla ci ha in mano, siamo noi in questa dimensione. Quindi dobbiamo studiare e dobbiamo applicarci e fornire ai giovani; eppure, questi strumenti sono essenziali difatti lo dimostra questa intervista dobbiamo adoperarci perché questo uso possa essere più equilibrato e ci permetta di guardare il cielo e di scoprire dei fiori che spuntano tra il cemento. Un grande saluto a tutti veramente un grande grazie a Isabel per questa opportunità. Isabel Vallelonga: C'è qualcosa che pensa l'abbia segnata particolarmente? Carmelina Rotundo: io penso la dolcezza, l’abnegazione, la bellezza e la compostezza e la saggezza anche dei miei genitori che ci hanno trasmesso amore a me e a mio fratello Cesare e mio fratello Cesare poi ha avuto come maestro lo stesso Armando Zuccherini, lui era nato nel 59’ quindi io finito il ciclo di scuola e appunto si finiva il ciclo da sei a undici anni in quinta entrò con il maestro Zuccherini anche mio fratello…io penso che la mia infanzia sia stata un'infanzia molto bella, segnata da questo sviluppo industriale della città di Perugia, ma segnata anche dall'amore dei miei genitori e dal fatto che andavamo d'estate, tutte l’ estate non erano in voga i viaggi interplanetari, i viaggi con le grandi agenzie, noi si andava dai nonni, Cesare e Carmela, nel piccolo paese di Magisano e lì devo riconoscere che era…creavano un'energia straordinaria: le passeggiate nella natura, nel bosco, nel Castagneto con il nonno, il fatto che preparavamo un minestrone insieme dall'orto che lui custodiva. Mio nonno era contadino quindi aveva quest'arte mestieri di rapporto con la natura bellissimo da cui ricavava ogni sostentamento, le galline che facevano l’uovo, tutto una bellezza bucolica che mi ha formato e mi ha dato anche tanto amore per gli altri e anche per scrivere poesia. Isabel Vallelonga: quindi nel complesso come descriverebbe la sua esperienza scolastica? Carmelina Rotundo: bella, serena, simpatica, arricchente, molto stimolante e sempre…questa esperienza mi ha sempre creato curiosità per andare avanti, per sperimentare, per provare e riprovare e la bellezza, mi hanno trasmesso la bellezza, l'amore e le mie figlie mi dicono che ho amato più i miei alunni, miei studenti di loro. Un amore diverso, però li ho amati perché per trasmettere conoscenza bisogna amare, sì. Isabel Vallelonga: se vogliamo mostrare la foto… Carmelina Rotundo: sì, questa è la foto che appunto è anche nel museo della scuola elementare fondato dal professore Umberto Cattabrini, che è stato anche maestro e dove ci rappresenta come vedete con il grembiule e il fiocco ecco quella del fiocco io forse l'avevo molte volte anche diciamo sciolto, ma eravamo molto composti con un'uniforme molto bella maschio e femmine Isabel Vallelonga: si vede anche la differenza, cioè i maschi tutti giù, le femmine su…la divisione Carmelina Rotundo: si, c'era una divisione però poi come ripeto la fila dei maschi io ero presente al primo banco perché dovevo tenere calma la situazione Isabel Vallelonga: Pensa che la sua esperienza scolastica abbia influenzato le sue scelte di vita o di lavoro che ha fatto poi in seguito? Carmelina Rotundo: certo perché a sei anni quando mi chiedevano che cosa avrei voluto fare da adulta dicevo sempre: la maestra alla scuola primaria e all'università, insegnare all'università. Nel 2001 arriva una lettera che già nel francobollo esprime questo cambiamento di vita pensate un po’ “cambia la tua vita e cambia quella degli altri” era scritto su questo francobollo e io raggiungo il mio sogno insegnando per quarant'anni alla scuola primaria e per dieci come tutor all’Università di Scienze della Formazione Primaria Isabel Vallelonga: se ha qualcos'altro da aggiungere, qualche suo pensiero… Carmelina Rotundo: diciamo che penso di aver fatto il mestiere più bello del mondo perché entrando per quarant'anni in un'aula ha avuto la visione degli occhi sia dei bambini sia degli adolescenti in quegli occhi c'è la speranza del futuro, c’è l'impegno, c'è anche un po’ di incoscienza quell'incoscienza che ha permesso a Galileo di scoprire i movimenti della terra, che ha permesso a Cristoforo Colombo di andare oltre lo stretto dei Dardanelli e mi piace dire che il maestro appunto è un eroe, una persona che diciamo proiettata verso verso il futuro con la formazione degli studenti. Isabel Vallelonga: vuole dare un consiglio ai futuri insegnanti? Carmelina Rotundo: sì, di impegnarsi, di amare il proprio lavoro, di andare con il sorriso perché si trascorre nel mondo del lavoro molto tempo e quindi andarci con una predisposizione alla bellezza, al sorriso può aiutare anche il maestro stesso, la maestra ad andare avanti e affrontare le difficoltà che ci sono diciamo per l'insegnamento, ma con l'amore si può tutto perché l'amore è l’arma più potente che abbiamo…tra consigli che mi ha chiesto è anche cambiato il mondo, è cambiato il mondo della scuola, sono cambiati coloro che insegnano e coloro che frequentano la scuola e ci sarebbero molti consigli da dare anche di leggere questo libro “Social o dis-social” scritto da Roberto Alborghetti, che ho conosciuto addirittura nei tempi anti- internet, ma che si sta interessando molto all'educazione dei giovani, dei piccoli, di tutti diciamo e si chiede in questo libro se si può essere social al tempo giusto e al giusto momento: «ci faremo tante domande su noi e su questo affascinante mondo della tecnologia che non vogliamo anti-umano, ma il servizio dei nostri sogni della nostra libertà del nostro futuro, il nostro bene comune e del nostro benessere». E questo penso sia molto importante…è un libro diretto ai docenti ma anche ai genitori perché sappiamo che il problema è di prendere il cellulare in mano, dell'uso del computer, qui lo stiamo usando ed è un problema che va affrontato e va risolto nella maniera giusta con un giusto equilibrio dandogli il giusto peso. Isabel Vallelonga: perfetto, grazie. Poi Carmelina ha scritto anche una poesia proprio sugli insegnanti Carmelina Rotundo: sì, quando sono andata in pensione ho sentito la necessità di scrivere poesie perché questo dono della poesia trasferito da mia madre e ha attraversato tutta la mia vita dall'età della fanciullezza fino ad oggi che scrivo ancora poesie e questa l'ho scritta appunto quando sono andata in pensione e avevo 58 anni: Insegnante “Li ricordo ancora gli occhi, i loro occhi lucenti come stelle a rischiarare le notti più tempestose: mi ricordo ancora le corse, i loro giochi: acchiappino, nascondino, con la palla; le ricordo ancora le grida gioiose, le loro birichinate, le piccole bugie; ho tutto impresso nella mente: la speranza, quell'incoscienza del coraggio che rende possibile l’impossibile è impressa nel cuore perché io ho fatto il mestiere più bello del mondo: l'insegnante nessun essere umano mi ha protetto, non ne ho avuto bisogno il cielo mi ha protetto e all'altissimo ho rivolto preghiere perché mi aiutasse ad essere una brava insegnante. Giorno dopo giorno, anno dopo anno per trarre il meglio da ogni persona; insieme io con gli alunni e con gli studenti piccoli e adolescenti per i quali mi è stata richiesta umiltà nell'ascolto per capire e poter dare tutta me stessa perché ogni professione sbocciasse e desse frutti copiosi e maturi. Li ricordo ancora i disegni colorati, le frasi gentili I pesci d'aprile che mi trovavo sempre simpaticamente attaccati, lo ricordo ancora quel profumo di gesso, la polvere bianca, la lavagna nera, la cimosa il profumo delle matite Giotto e dentro me la curiosità quella forza di andare oltre per scoprire..riscoprire insieme un po’ Colombo un po’ Galileo, non potente, non protetta, non facente parte di… ai potenti, ai protetti a coloro che fanno parte di… che vogliono negare il mio amore verso l'altro testimonio che io sono un'insegnante… quella voglia di stare nel cerchio imparando molto, molto di più di quello che ho insegnato! Illusione, immaginazione, ingenuità insieme, incoscienza; quella voglia di fare girotondo mano nella mano: anelli di una catena giammai disgiunti permanentemente transitori eppur diretti verso l'eternità piccoli, piccolissimi eppur parte di un'immensità; imparando molto molto molto di più di quello che ho insegnato” Non abbiamo altre strade che quelle dell'amore, noi capaci di attraversare tempeste per costruire arcobaleni. E questo, con queste immagini voglio veramente anche con queste parole dare un messaggio di speranza, di fiducia e anche di valorizzazione verso l'insegnante. Si viene al mondo da uomo e da donna e si viene alla professione grazie all'insegnante, viva l'insegnante! Isabel Vallelonga: io la ringrazio tantissimo per il tempo che mi ha dedicato e per aver condiviso con noi la sua esperienza. Farò sicuramente tesoro dei suoi consigli e di tutto ciò che mi ha raccontato, grazie! la maglietta è stata stampata a DIDACTA la studentessa infatti ha realizzato un'intervista dove io indosso per una parte del video la maglia e mi faceva piacere menzionare nell altra parte del video indosso la maglia prodotta da PAZZI DA FILARE FILIPPA e DANIELE dipinta con una frase di carmelina GIOIA DI STARE INSIEME da GIUSEPPE TOCCHETTI Ringraziamenti a ROBERTO ALBORGHETTI

sabato 14 marzo 2026

DIDACTA marzo 2026 foto di ALICE FROSINI

DIDACTA dove il docente diventa un eroe e dove aggiornarsi incontrare in uno scambio umano didattico davvero sorprendentemente sorprendente
l'idea delle maglie stmpate molto simptica è realizzata da e relizzata splendidamente da Alice

mercoledì 6 agosto 2025

DIDA MUMEC 2025/2026

DIDA MUMEC 2025/2026 Pubblicata l’offerta didattica del Museo dei Mezzi di Comunicazione per l’anno scolastico 2025-2026 con nuove forme di educazione non formali, divertenti ed inclusive. Con il nuovo anno scolastico alle porte, il MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione è pronto a presentare la sua offerta didattica per il biennio 2025/2026. Infatti, oltre ai 26 percorsi confermati dal carattere divulgativo ed educativo, con attività programmate non solo per le scuole ma anche rivolti a gruppi di persone affette da disabilità e famiglie, si aggiungono due nuove iniziative: "MUMEC in Fiera" e "MUMEC in English". La prima, nata dal progetto estivo 2025 "C'è un MUMEC da scoprire", rende ancor più stretto il rapporto con la propria città, Arezzo, grazie all'organizzazione di visite guidate durante il weekend di Fiera Antiquaria. La seconda invece concretizza la possibilità di poter far vivere il MUMEC anche a coloro che non sono madrelingua italiana, attraverso una proposta di percorsi in inglese realizzati in collaborazione con un gruppo di studentesse dell'Università dell'Oklahoma. È così che il MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione punta ancora una volta ad allargare il suo ventaglio didattico con attività educative, percorsi inclusivi ma dinamici e stimolanti, centrando sempre di più la sua mission di Museo "per tutti". Sabato 6 settembre 2025 l’open day per dirigenti scolastici, docenti coordinatori, insegnanti ed educatori delle scuole di ogni ordine e grado con ingresso libero dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 14:30 alle 17:30 per conoscere da vicino, con la guida dei nostri operatori, tutte le attività educative che offre il Museo aretino con DIDA MUMEC per il nuovo anno scolastico. Inoltre, in concomitanza con l'ultimo appuntamento "C'è un MUMEC da scoprire" potrete avere l'occasione di effettuare una visita guidata all'interno del Museo dei Mezzi di Comunicazione dalle 16:00 alle 17:00, toccando con mano la ricca collezione e fare esperienza di quello che potrebbero vivere i vostri studenti durante un percorso didattico targato MUMEC. Vi aspettiamo! In allegato il formato PDF del nuovo libretto dell'Attività Didattiche. Per maggiori informazioni, chiarimenti, curiosità e prenotazioni contattare: MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione Via Ricasoli, 22 (Palazzo Comunale) - 52100 Arezzo 0575377662 - 3498932046 museocomunicazione@comune.arezzo.it www.museocomunicazione.it Buona Estate da tutto lo Staff del MUMEC Museo dei Mezzi di Comunicazione

mercoledì 28 maggio 2025

educazione circolare la Fondazione Anteego

📣 ISCRIVITI al gruppo whatsapp - News: ricevi in tempo reale tutto il materiale stampa dell’agenzia Galli Torrini Logo e e.jpg Firenze, nasce la Fondazione Anteego: alla Leopolda il battesimo di un progetto per una nuova idea di educazione permanente Circa 350 persone hanno partecipato all’evento inaugurale tra installazioni immersive, musica e dialogo. Al centro, il lancio di una fondazione dedicata al sapere condiviso e alla formazione civica Firenze, 26 maggio 2025 - Si è tenuto ieri sera allo Spazio Alcatraz della Stazione Leopolda di Firenze il battesimo della Fondazione Anteego, nuovo soggetto culturale che si propone di promuovere un’idea diversa di educazione permanente, fondata sull’esperienza, sul dialogo e sulla responsabilità collettiva. Una serata partecipata, che ha visto alternarsi momenti di riflessione, arte partecipativa e performance musicali, accogliendo nel complesso circa 350 persone. “Vogliamo costruire uno spazio dove la conoscenza non sia una trasmissione verticale, ma un processo condiviso, accessibile e vivo” ha spiegato Francesco Lombardi, presidente della Fondazione. “Anteego nasce per sostenere l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, non come addestramento, ma come pratica culturale, democratica e trasformativa”. Durante la prima parte della serata, dedicata a rappresentanti istituzionali, operatori culturali e del terzo settore, è stato illustrato il pensiero che anima la fondazione. Un approccio ispirato alla nonviolenza attiva di Aldo Capitini, alla pedagogia popolare di Danilo Dolci, alla visione comunitaria dell’impresa culturale di Adriano Olivetti e alla didattica cooperativa di Mario Lodi. Il pubblico è stato invitato a partecipare alla scelta del logo ufficiale della fondazione, attraverso un voto aperto, a conferma della natura inclusiva e partecipativa del progetto. Grande attenzione anche per le installazioni immersive, pensate per tradurre visivamente i valori della fondazione. “AlterEGO”, un viaggio sonoro attraverso voci e riflessioni fondanti, ha invitato all’ascolto interiore; “MultiEgo” ha giocato sulla necessità di cambiare punto di vista per cogliere contenuti nascosti; “Zona AnteEGO” ha rappresentato con materiali di recupero un padiglione simbolico “in costruzione”, metafora viva di una fondazione che nasce per essere aperta, imperfetta e generativa. La seconda parte dell’evento, con ingresso a donazione libera, si è trasformata in un laboratorio culturale animato da musica e incontro. La serata è stata aperta dalla Mauskovic Dance Band, formazione olandese che ha portato in scena un set energico e contaminato. A seguire, i suoni stratificati di Populous e l’elettronica ricca di groove urbani di Ghiaccioli e Branzini hanno accompagnato il pubblico in un’esperienza immersiva e partecipativa, in continuità con lo spirito dell’iniziativa. “Con questo evento – conclude Lombardi - si apre il percorso di Fondazione Anteego, che nei prossimi mesi si strutturerà formalmente e lancerà i primi progetti educativi, costruendo una rete territoriale e nazionale di collaborazioni. Al centro della visione: l’educazione come diritto, come relazione, come costruzione collettiva di futuro”. Per aggiornamenti e contatti: www.anteego.org

mercoledì 9 aprile 2025

Leopolda eccellenza di mestieri

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che emozione ritrovare un mio alunno e sopratutto vederlo realizzato nel lavoro e nella famiglia viva FRANCESCO

martedì 25 febbraio 2025

Io e l'insegnamento dell'italiano al CENTRO INTERNAZIONALE GIORGIO LA PIRA

Categoria adulti 4. D) Io e l'insegnamento dell'italiano al CENTRO INTERNAZIONALE GIORGIO LA PIRA Vivo da dieci anni, in un dolore profondo invisibile agli occhi del corpo, assistendo impotente all'imbalsamazione da vivo di Cesare. La mia vita non è stata sempre così: ho avuto dei genitori stupendi, i migliori che potessi avere, un fratello meraviglioso innocente e puro, per due volte il dono della maternità "Che Favola!" narra di chi è venuto ad omaggiare la nascita di Sara e un diario, ancora inedito, dei 12 anni che partono dal 1989, continuano con le pagine dedicate alla venuta alla luce, nel 1991 di Nadia, e si concludono con il Comenius per portare avanti con i Maestri del Belgio, della Spagna, della Finlandia e, naturalmente dell'Italia : "we are eurokids different but equal" con due viaggi ad Helsinki. Ho realizzato i mie sogni nel lavoro (a chi a sei anni mi chiedeva che cosa volessi fare da grande rispondevo: "insegnare alla Scuola Elementare ed all'Università") il fato mi condurrà incredibilmente ad insegnare come maestra unica negli anni'70 alla scuola elementare (a 19 anni lo stato mi affidava 35 bimbi e bimbe per educare); nel 1981, inserita nel progetto pilota ministeriale I.L.S.S.E. sono tra i docenti sperimentatori che attuerà una didattica per insegnare la lingua straniera nella scuola elementare (la legge verrà nel 1991); nel 2003 entro, dopo aver superato la prova scritta ed orale di un concorso ministeriale, come tutor all'Università degli Studi di Firenze, per formare i futuri docenti e come volontaria negli anni '80 insegno italiano al Centro Internazionale Giorgio La Pira. Proprio in questa sede le esperienze di dialogo e di conoscenza in prevalenza delle civiltà- culture africane e, da questo continente, l'incontro con l'uomo della mia vita. TU Venivi dal mistero del tempo e dei luoghi venivi dall'Egitto, terra di faraoni e schiavi, di piramidi e povertà, di deserti e della fertilità del Nilo, di Chador e di danze del ventre, di tombe e di tesori, di misteri.... Da una storia che è mito Occhi neri, capelli neri: tu, atletico occhi azzurri, capelli chiari: io. Le partite di ping pong al Centro La Pira nella sala Teatina, ancora da rimodernare, dove, durante la ricreazione, ci incontravamo studenti e docenti; quelle partite che vincevo sempre io! Mi rivelasti, in seguito che mi facevi vincere, per conquistarmi ... I nostri baci tra cespugli e sotto alberi maestosi, tra fili d'erba e fiori di meravigliosi giardini popolati di statue o sotto alberi di olivo bellissimi; ci amavamo immergendoci nei cieli, nei verdi, nei colori dei fiori, nei profumi. Senza permesso di soggiorno tu, abituato a lavorare dall'età di dieci anni, a viaggiare, a essere indipendente, abituato a fare "di testa tua". Io che venivo da una famiglia dove il papà militare aveva dato un'impostazione così rigida all'educazione, da tentare di tarpare ogni volo ai figli, anche se questo, devo riconoscere, mi ha sempre spinta a cercare strade alternative per volare. Mia madre Maria, la dolcissima, mitigava tutte le tempeste con il suo sorriso, di una generosità immensa. Non pensava a sé, ma agli altri, è lei che ha donato all'animo mio la “meraviglia” della poesia. Tu, che scrivi da destra verso sinistra, io che scrivo da sinistra verso destra. Che cosa trovavi in me? Tu così diverso, sempre mi ripetevi: “Carmelina scendi dall'albero!” O forse mi hai scelto perché ero proprio sull'albero? Di notte abbiamo organizzato la spedizione per Roma al consolato d’Egitto per fare i documenti perché tu potessi restare in Italia. Baci in una notte d’amore io “fuggivo” dalla tragedia che colpiva la mia famiglia: mio fratello Cesare caduto nella dipendenza da psicofarmaci, ricoverato a Foligno, mia madre persa dietro di lui, per lui; tocco con mano che cosa vuol dire avere una persona che cade nella dipendenza, in questo caso di psicofarmaci, e che cosa possono fare dei genitori coraggiosi in una dedizione assoluta verso i figli e in un'alleanza costruttiva e di dialogo con le strutture sanitarie e con la parrocchia. l L'allora parroco Don Luigi Stella ( grandi e generosi uomini di Chiesa sono sempre apparsi in questo percorso) riusci' a creare un vero e proprio gruppo dove ognuno aveva il suo ruolo: chi era maestro di musica insegnava a suonare la chitarra a Cesare, passione che da allora ha sempre caratterizzato le giornate di mio fratello, chi lo coinvolgeva nel disegno e nel colorare, Cesare infatti amava le geometrie e il colore: l'ordine della composizione e gli abbinamenti, avendo conseguito un diploma di compositore di giornali ed essendo stato assunto per tre mesi alla tipografia del Comune di Firenze lavoro, come in tutti gli altri: di commesso e di operatore sanitario interno alla farmacia di Careggi in cui Cesare si è sempre distinto per impegno e passione, buona volontà e simpatia, dedizione! I miei fine settimana tra Firenze e Perugia. A Firenze con papà che stava rivelando delle doti di affetto che, fino ad allora, non gli avevo attribuito: se trovava delle mie cose personali sporche me le lavava, io per lui ero “tutto” avevo sempre ubbidito, studiato con ottimi risultati a scuola fin dalle elementari. Avevo vinto il concorso magistrale che mi permetteva di entrare nel mondo del lavoro a gonfie vele. Io, che prima di salire sul treno Firenze -Perugia, ti incontravo. Tu che mi offrivi un bicchiere di latte, scherzavi: eri bello, alto, statuario, con te raggiunsi altre dimensioni. Per rimanere in Italia unica soluzione: sposarti. Io che non potevo dire nulla ai miei genitori, le parole di mamma sono state: "Studia, lavora, costruisci la tua indipendenza! " Maria sposatasi all'età di 16 anni ha voluto realizzare in me i suoi sogni di indipendenza, di libertà. Non conoscevo nulla di te, nel tuo sorriso l’immensità, mi facevi ridere, scherzare, niente domande né lui, né io: due piccole gocce di universo che provavano a stare insieme. Del fatto che volevo sposare Sayed ne parlavo molto a scuola, già perché io allora insegnavo inglese alla primaria e da sei anni ero tutor all’università. Quel mio dialogo è stato narrato con disegni dai miei alunni tanto da divenire un album a fumetti. Ritornando alla scuola. Le mie colleghe si stavano preoccupando ” Chi sarà?”, “Perché la vuole sposare?" ... e per essere certe che fosse lui l’uomo della mia vita hanno organizzato una riunione conviviale, la Pina fu generosa mettendo a disposizione la sua casa per un rinfresco da capogiro. Lui che aveva superato la prova a gonfie vele, bello, simpatico e sempre gentile. Dato che in famiglia non avevo detto nulla, non potevo nemmeno chiedere soldi. Per che cosa? Sarebbero serviti per scarpe e vestito da sposa? Anche questa volta fu la scuola a risolvere tutti i miei problemi. Una mia collega ( moglie del futuro assessore alla Pubblica Istruzione del comune di Scandicci) me lo prestò; lineare, di pizzo con un velo lunghissimo, anche lui quando me lo vide addosso, disse che l’avrebbe desiderato così, in mano le calle, il mio fiore preferito. Per dopo. Le mie colleghe erano preoccupate: “Andrà in giro con il vestito da sposa?!” Comprarono due completini davvero eleganti, a pois e l’altro azzurro, il mio colore preferito, una borsetta blu e un paio di sandali bianchi. Per corredo: bicchieri, piatti dipinti a cuoricini, persino le due tazzine di caffè e la macchinetta dipinta con il cuore e due vestaglie da notte da sogno. In tutto il tempo dei preparativi il direttore della scuola veniva da me in classe dicendomi: “Mi raccomando maestra Carmelina si sposi una volta sola, non gestisco più la scuola: i bambini e i genitori a preparare i regali, a studiare le tradizioni arabe, so che il giorno del matrimonio, venerdì 9 Maggio (per i musulmani è il giorno festivo), li condurranno al suo matrimonio! La mattina prima, l’8 maggio, esco da casa con la mia "caramella" la valigia targata “ Bisonte” dicendo di andare ad un convegno, portavo solo un cambio. I miei genitori mi hanno insegnato l’onestà, invece andavo in una camera ammobiliata con una signora di 91 anni, madre di un maestro (tanto per rimanere in tema scuola), invece andai a scuola a svolgere le mie lezioni. Intanto consegnavo una lettera ad un'amica, una “grande” che godeva la stima anche di mamma e papà. La lettera mio padre, scoprirò l'ha gelosamente conservata tra i documenti importanti che documentavano la vita mia e di Cesare al quale scrive una lettera da grande poeta come io non avrei mai potuto immaginare, ma l'amore per il figlio l'aveva generata! ll contenuto della mia lettera può riassumersi: << Caro papà, cara mamma, ho incontrato l’uomo della mia vita, per lui ho deciso di abbandonarvi. Non sono venuta meno ai vostri insegnamenti e ai vostri principi in cui credo. Porto solo lo stretto necessario e, se deciderete di non riconoscermi più come figlia sappiate che non tornerò indietro.>> Raccomando ad Anna Ricca di telefonarmi per informarmi dell’esito della lettera e mi ritiro nella casa in via Ghibellina quasi di fronte alla casa di Michelangelo aspettando che arrivino le ore 20 accanto al telefono fisso per sapere gli esiti della spedizione. Io e Tina sedute al telefono ad aspettare, passavano le ore, nulla, io che tremo e dico: " Vedrai papà l’ha uccisa così ho rovinato due persone"; invece Tina risponde: “No, no, conoscendo tuo padre e la sua nobiltà d’animo ti dico che l’ha invitata a cena” io che insisto sul no. Arriva la telefonata, è dopo mezzanotte: “Ma Anna che fai, perché mi chiami così tardi?” “Perché tuo padre, dopo che ha letto la lettera, mi ha invitata a cena e non potevo mica dirgli scusi telefono...", a quel tempo non esistevano ancora i cellulari. Ha detto tuo padre che domani verrà. Il giorno dopo vedo papà che mi aspetta a Palazzo Vecchio, lui puntuale. L’uomo della mia vita, in ritardo. Papà mi abbraccia: ”Non ti preoccupare, ti riprendo io!” Sayed arriva all’ultimo tuffo, aveva ritardato per le calle, una scusa, lui arrivava sempre in ritardo. Sala rossa 9 maggio 1986, 9 maggio che sarebbe divenuto il giorno della festa europea, l’Inno alla gioia di Beethoven! A Palazzo Vecchio nel chiostro col putto col delfino di Andrea del Verrocchio la foto con i miei alunni; penso che io possa vantare il primato degli invitati più giovani, dato che erano alunni delle elementari, tantissimi, elegantissimi e con il lancio del riso e di petali perché loro le avevano studiate con i genitori, con le maestre le usanze, volevano rendere onore a lui ed a me. Papà preoccupato mette in tasca a me un milione di lire e uno a lui. " Nobile tuo padre non ha dato due milioni a te, li ha dati uno a El Sayed uno a te. Io che consegno tutto a lui determinando il passaggio di amministrazione anche del mio stipendio da mio padre al marito! Ristorante ”Pepe Verde” Al mercato di San Lorenzo, lasciato libero per noi dal proprietario Giovanni il quale aveva una grande stima di El Sayed come lavoratore onesto e professionalmente all'altezza di ogni situazione! ...matrimonio di "scuola", di amore tra petali e riso; non c’è nessuna uguaglianza lontani nel fisico, negli occhi, nel modo di interpretare la vita, la religione, lui non mangia maiale, io ne vado pazza. Mai insieme nella cultura, insieme invece coinvolti i nostri corpi nell'amore. Ti avevo conosciuto al Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, ma prima di me rivelasti in tribunale ( quando iniziava la tragedia che ha fatto deragliare le nostre vite e ha portato Cesare alla seconda fatale, condotta magistralmente da un sistema di 4 donne unite invulnerabili, caduta nella dipendenza da psicofarmaci ) di aver conosciuto Cesare il quale frequentava gran parte delle mie amiche e veniva in maniera indipendente in alcuni luoghi frequentati anche da me; qui per giocare a ping pong! Potrei fornire l'album dove ho raccolto la storia disegnata a fumetti dai miei alunni, immagini particolari piene di colore d'ingenuità

domenica 18 agosto 2024

MANUELA PINI HA VISTO LE RAGAZZE

Manuela Pini Che bella la storia della mia prima insegnante d'inglese alla scuola elementare, Carmelina Rotundo, dal 1983 al 1985!! La ringrazio tanto e la ricordo con immenso affetto per aver condiviso un periodo bellissimo insi

venerdì 2 febbraio 2024

VILLA LA PIETRA FOTO DI LORD HAROLD HACTON DUTANTE LA VISITA DELLE CLASSI DI Carmela ROTUNDO 1993

IL PROPIETARIO DI VILLA LA PIETRA SER HAROLD ACTON
RETRO COPERTINA TURISMO NOTIZIE
Carmelina Rotundo scatta questa foto nel 1993 durante la visita delle calssi della scuoal Pettini e Marconi

lunedì 22 gennaio 2024

L'OROSCOPO DELL'INSEGNANTE 2024.

Siamo felici di presentarti l'OROSCOPO DELL'INSEGNANTE 2024! Scopri cosa hanno in serbo le stelle 🌟 per te quest'anno... e prova ad affidarti ai loro preziosi consigli!   Ariete ARIETE Il tuo carattere impulsivo potrebbe portarti a fare degli errori di valutazione e le conseguenze potrebbero essere più gravi del previsto. Proposito per il nuovo anno: impara a non giudicare le persone dalla prima impressione. Se uno studente sbaglia, non significa che non ha capito niente (però, dopo la decima volta che gliel'hai spiegato, forse sì…).   TORO Sei un segno romantico e per te i legami sono importanti. Per questo, ti affezioni troppo ai tuoi studenti e vorresti che un corso non finisse mai. Insomma, se dipendesse da te insegneresti solo il modo infinito: parlare, leggere, amare… Ma nella vita tutto ha un termine e i modi e i tempi verbali bisogna imparare a usarli tutti. Consiglio per il nuovo anno: rivedi il programma dei corsi, dando la giusta importanza a tutte le coniugazioni verbali e in particolare ai modi finiti. Toro   Gemelli GEMELLI Ti lamenti che i tuoi studenti non parlino abbastanza e non sai come fare per risolvere questa situazione? E lo credo: parli solo tu! D'accordo: come tutti i Gemelli sei un comunicatore nato, ma ogni tanto lascia la parola anche agli altri. Consiglio per il nuovo anno: impara a star zitto e, se proprio devi dire qualcosa, usa i gesti.   CANCRO A forza di spiegare il “si” impersonale stai cominciando a difettare della personalità giusta per guidare la classe. Con il nuovo anno devi assolutamente invertire la rotta. Come? Fatti un'iniezione di autostima e riprendi in mano la situazione somministrando ai tuoi studenti una bella batteria di esercizi sull’imperativo. Chi comanda sei tu! Cancro   Leone LEONE Le critiche ti mandano in crisi. Il tuo metodo iper-grammaticale non dà i risultati sperati e gli studenti sono insoddisfatti? Tu non accetti obiezioni e vai dritto per la tua strada. E anche se in molti chiedono di passare nella classe del tuo odiato collega che propone solo inutili giochi, il problema è solo loro, non tuo. Consiglio: è giunto il momento di metterti in discussione. Iscriviti a un corso sulle nuove metodologie didattiche: imparerai che ogni tanto giocare fa bene.   VERGINE Non ne puoi più di sentire dai tuoi studenti “io ho andato” dopo un anno di lavoro sul passato prossimo? E l'idea che alla fine del corso molti dicano ancora “io sono da Berlino” ti fa stare male? Consiglio: passare un po' di tempo lontano dalla classe è quello che ci vuole. Proponiti per il coordinamento didattico e dedicati con la tua caratteristica precisione alla stesura dei programmi e degli orari. Starai meglio. Vergine   Bilancia BILANCIA Armonia, omogeneità, equità è tutto quello che vorresti ma negli ultimi mesi questo tuo desiderio si è scontrato con la dura realtà: ritmi di apprendimento disomogenei, stili cognitivi diversi, bisogni specifici per ogni studente. È complicato, è vero, ma che noia sarebbe un mondo uniforme, in cui ognuno fosse uguale all'altro! Consiglio: mettiti alla prova in una classe con livelli differenziati e impara a gestire la complessità.   SAGITTARIO Il dinamismo tipico del tuo segno, e la voglia di essere un(') insegnante sempre all'avanguardia, ti ha portato a esagerare con le attività basate sul movimento. Va bene far muovere gli studenti, ma 4 ore di Total Physical Response tutti i giorni stroncherebbero anche un toro! Non ti accorgi che i tuoi studenti sono esausti, e vorrebbero tanto riprendere fiato? Rilassati e rilassali iniziando l'anno con l'ascolto immersivo®. Sagittario   Capricorno CAPRICORNO La programmazione dei tuoi corsi è impeccabile, ma ultimamente hai cominciato ad avvertire nei tuoi studenti un po' di stanchezza, e anche tu senti la monotonia pesare un po' sulle tue lezioni (e forse anche sulla tua esistenza). Ritrova lo smalto giusto e stupisci i tuoi studenti con un po' di improvvisazione: butta via la scaletta della lezione ed entra nel nuovo anno con rinnovato entusiasmo! Ne beneficerà non solo la tua lezione, ma anche la tua vita.   SCORPIONE Il tuo segno è sinonimo di seduzione e quando entri in classe vuoi far colpo sui tuoi studenti con attività sempre nuove e stimolanti. Ti piacciono i giochi da fare in gruppo e in coppia, in cui si cambia continuamente partner. Consiglio: nel lavoro e in amore, cambiare ogni tanto fa bene. Ma nel nuovo anno attento a non esagerare: a cambiare troppo alla fine si resta da soli! Scorpione   Acquario ACQUARIO L’Acquario è un segno altruista, si sa. E da insegnante capace, sai mettere i tuoi studenti sempre al centro. Ma negli ultimi tempi la tua generosità ti ha portato a dimenticare che esisti anche tu. Ricorda: a volte un po' di sano egoismo non guasta. Consiglio: prepara una bella spiegazione sui riflessivi e diventa protagonista della lezione!   PESCI Ti piace girare intorno alle cose, parlare per sottintesi e perifrasi tortuose e alla fine sei sempre allo stesso punto e non risolvi niente. Sarà per questo che con i tuoi studenti insisti tanto sulle forme implicite e sul discorso indiretto? Dovresti sapere che i modi espliciti e il discorso diretto sono più facili e aiutano a comunicare meglio. Consiglio: rompi gli indugi e parla chiaro. Un piccolo passo a livello sintattico, ma un grande salto in avanti per la tua vita! Pesci   Se ti è piaciuto, scorri la pagina e scopri anche l'OROSCOPO DELLA CLASSE. E non dimenticarti di condividerlo con i tuoi studenti e le tue studentesse!   Ariete ARIETE Viaggerai per gran parte dell'anno sotto la protezione di Saturno che ti darà la spinta decisiva per migliorare nella lingua italiana come non hai mai sperato. Favoriti i nuovi incontri per chi è single, ma attenzione all'uso dei pronomi, un errore nella scelta tra "gli" e "le" potrebbe compromettere tutto sul più bello.   TORO Le regole per indicare a chi appartiene una persona o una cosa le hai studiate bene, ma attenzione a non esagerare: se diventano solo un mezzo per dare sfogo alla tua morbosa gelosia e rivendicare presunti diritti di proprietà sul partner, questa volta rischi grosso. Non è bello essere così "possessivi", cerca di lavorare su questo aspetto! Toro   Gemelli GEMELLI Scendi dalle nuvole e metti da parte i sogni di grandezza. Un po' di sano pragmatismo ti aiuterà a raggiungere obiettivi forse più modesti ma sicuramente più concreti. Nella grammatica, prima di affrontare le vette del congiuntivo e le architetture complesse della concordanza, impara bene le regole dell'indicativo. Eviterai figuracce.   CANCRO È arrivato finalmente anche per te il momento di abbandonare il guscio rassicurante costruito in tutti questi anni. Butta il cuore oltre l'ostacolo e lanciati alla ricerca di nuovi incontri praticando la lingua orale. Comunica, comunica, comunica e infischiatene della correttezza. Non aver paura di sbagliare: gli errori aiutano a crescere. Cancro   Leone LEONE Se avessi avuto più fortuna, se avessi sfruttato meglio quell'occasione, se avessi scelto un altro lavoro… Se se se… Il periodo ipotetico, specialmente quello del terzo tipo (per non parlare della forma mista) è diventato per te una scusa per non agire, recriminando sui treni perduti. Consiglio: nel nuovo anno lasciati per una volta tentare dall'assertiva bellezza dell'imperativo, passa all'azione e prenderai finalmente in mano la tua vita. Andiamo!   VERGINE La tua smania di perfezionismo rischia di farti trascorrere un anno all'insegna dell'ansia e dello stress. Ti piacciono le regole chiare e di fronte alle eccezioni vai in crisi. Ma nell'italiano, come nella vita, sono più le eccezioni che le regole, e oltre ai tempi perfetti, bisogna imparare a usare anche l'imperfetto e le sue indecifrabili stranezze. Consiglio: rilassati con la coniugazione dei verbi irregolari in -ire. Vergine   Bilancia BILANCIA Avere o essere? La tua vita è arrivata a un bivio e ora bisogna scegliere. Consiglio: opta per un verbo con doppio ausiliare e non sbaglierai.   SAGITTARIO Vivere nel presente è il tuo motto, ma a volte è necessario studiare meglio il passato per capire gli errori e imparare a non ripeterli. Se da tempo una relazione difficile ti intrappola, è giunto il momento di voltare pagina e inaugurare un nuovo capitolo della tua vita: il futuro semplice! Sagittario   Capricorno CAPRICORNO La tua proverbiale tenacia ti accompagnerà anche quest'anno, che si preannuncia ricco di novità e di cambiamenti, sia nel lavoro che nella vita sentimentale. Grammatica: ripassa il trapassato prossimo, ti sarà utile per tirarti fuori da una situazione difficile.   SCORPIONE Con il nuovo anno riaffiorerà dal passato remoto della tua esistenza una persona importante che non vedi da tempo. Un ripasso delle forme irregolari più spinose (come cuocere e nuocere) è il modo migliore per prepararti a questo decisivo incontro. Scorpione   Acquario ACQUARIO Preparati a un anno superlativo in cui raggiungerai il massimo in tutti i settori: amore bellissimo, lavoro ottimo, salute buonissima. Consiglio: la felicità non è per sempre, oltre a quello assoluto studia anche il superlativo relativo, così quando il vento sarà cambiato la delusione sarà minore.   PESCI Negli ultimi tempi hai studiato troppo la forma passiva e questo ti ha generato una sensazione di impotenza. Ma non ti preoccupare: il nuovo anno ti porterà l'energia giusta per passare alla forma attiva e operare un radicale cambiamento nella tua esistenza. Consiglio: sul lavoro guardati da un Gemelli e in amore stai alla larga da uno Scorpione, in passato troppi "falsi amici" si sono presi gioco di te sfruttando la tua ingenuità di principiante. Pesci

GIORNATA AZZURRA

domenica 25 giugno 2023

la scelta d'insegnare

La scelta d'insegnare perchè?.



Li ricordo  ancora gli occhi,

i loro occhi lucenti come stelle

a rischiarare le notti più tempestose:

le ricordo ancora le corse, i loro giochi:

acchiappino, nascondino, con la palla;

le ricordo ancora le grida gioiose,

 le loro birichinate, le piccole bugie;

ho tutto impresso nella mente:

 la speranza,  quell'incoscienza del coraggio

 che rende POSSIBILE L'IMPOSSIBILE

 impressa nel cuore  

perché io ho fatto  il mestiere più bello del mondo:  l'insegnante.

 Nessun essere umano mi ha protetto,  non ne ho avuto

 bisogno

 il cielo mi ha protetto ed all'ALTISSIMAO ho rivolto

preghiere  perché mi aiutasse ad essere una brava

 Insegnate .

 Giorno dopo giorno, anno dopo anno

 per trarre il meglio da ogni persona;

 insieme io con gli alunni con gli studenti piccoli ed adolescenti

per i quali mi è stata richiesta umiltà

 nell’ascolto per capire e poter dar tutta me stessa

perché ogni professione  sbocciasse  e desse frutti

copiosi e maturi.

Li  ricordo ancora i disegni colorati,  le frasi gentili

i pesci d'aprile che mi trovavo

 sempre simpaticamente attaccati,

lo ricordo ancora quel profumo di gesso …la polvere

 bianca, la lavagna nera, la cimosa..

E’ dentro me  la curiosità quella forza di andare oltre

per scoprire...  riscoprire insieme.

Un po' Colombo un po' Galileo,

non potente, non protetta, non facente parte di …

Ai potenti, ai protetti a coloro che fanno parte di...

 che vogliono negare il mio amore verso l'altro testimonio

che sono un insegnate…

 Quella voglia di stare in cerchio imparando molto, molto

di più di quello che ho insegnato!

Illusione- immaginazione- ingenuità insieme, incoscienza;

quella voglia di fare girotondo mano nella mano:

anelli di una catena giammai disgiunti

permanentemente transitori eppur diretti verso l'eternità

piccoli, piccolissimi eppur parte di una immensità;

imparando molto, molto più di quello che ho insegnato!

Carmelina Rotundo Auro

 NON ABBIAMO ALTRE STRADE CHE QUELLE DELL'AMORE

 

NOI CAPACI DI ATTRAVERSAR TEMPESTE PER COSTRUIR  

ARCOBALENI. 

 

perché ho scelto  di fare risegnate ??

 

FACCIO il PIU' BEL MESTIERE al MONDO,

 

perchè vivo con l'infanzia e la giovinezza 

 

il tempo della spensieratezza, il tempo del volo;

 

il tempo del sogno, il tempo della speranza e

 

mi ritrovo negli occhi dei bimbi e di bimbe, 

 

sulle ali forti e generose dei giovani, nella spontaneità e nell'incoscienza del coraggio e..

 

volete sapere che mestiere faccio?

 

La Maestra alla Primaria e il tutor Supervisore all'Università.

 

Carmelina Rotundo Auro dedica tra fine ed inizio!?

 

Perchè come scrissi, tantissimi anni fa :

 

 LA VITA?

 

 Una mattonata 

 

 in testa e 

 

 una gondola a Venezia?!


 Professione INSEGNANTE per un percorso personale e storico- geografico che prende “ il volo” da la TRASMISSIONE le Ragazze creata da I Pesci Combattenti e trasmessa su Rai tre il primo luglio 2021.


 40 anni per –in un avventura che dall’ infanzia attraversa l’adolescenza fino alla maturità e che vede l’ attuarsi di grandi-importanti trasformazioni: dall’ insegnatne unico al gruppo docenti; dall’orario solo la mattina all’istituzione del tempo pieno poi… modulare ; dalla valutazione prima del direttore didattico al team docenti all’ introduzione delle lingue straniere fin dai primi anni della scuola elementare dal diploma conseguito agli istituti Magistrali all’ istituzione della laurea nella facoltà di Scienze della Formazione Primaria nel .. oggi Come nasce in te il desiderio di fare l’ Insegnate ? “ A sei anni quando mi chiedevano che cosa volessi fare da grande?” Rispondevo pronta: “insegnare alla scuola Elementare ed all’Università.” e tutti persino mia madre ( prima sostenitrice negli studi come nell’ insegnamento e nello scrivere poesie) mi facevano notare che avrei dovuto fare una scelta tra l’essere Maestra o intraprendere la carriera universitaria… finché il 10 - 9 -2003 giunge una lettera che già nel francobollo “cambia la vita tua e degli altri” manifesta i contenuti della lettera che mi nomina Tutor in semiesonero per le attività di tirocinio nel corso di laurea della formazione Primaria segnando un prima e un dopo nella mia vita e nella carriera professionale l’una e l’altra profondamente legate in un intreccio dove dal banco alla cattedra dalla cattedra al banco per capire che è fondamentale restare nel banco imparando molto di più di quello che ho insegnato! un sogno che si è realizzato .... come dicono in molti i sogni dei bimbi perché forti e innocenti diventano veri e.. sono sempre più convinta che ho fatto il MESTIERE PIU' BELLO DEL MONDO: 

 

ho insegnato a volare, ma chi è stato con me mi ha insegnato a volare più, più sempre più in ALTO. 

 in 40 anni sono entrata in aule per vedere l’ innocenza negli occhi di bimbi e di adolescenti ( Carmelina insegna ai bimbi da 6 a 10 anni e ad adolescenti da 20 anni a 48 il suo più grande allievo) il coraggio, la fiducia nel tendere la mano per capire che insieme si può volare respirando l’incoscienza, quell’incoscienza che ha spinto Colombo a superare lo stretto dei Dardanelli per avventurarsi nell’ incognito che ha spronato Galileo a puntare il cannocchiale al cielo e proprio per la trasmissione Nadia Berni Aphrodia  la “lavagna” una tela 70X100cm dipinta di nero che percorre attraverso foto la storia della Maestra Carmelina dal primo anno d’ insegnamento alla scuola elementare all' Università. 

La tua Formazione ? Le mamme del palazzo dove vivevo a Perugia nella via cortonese di fronte alla antica fabbrica della perugina mi ricordo che già, da quando avevo 12 anni mi affidavano volentieri i loro figli : due, Catia e Carlo, erano quasi fissi. Li portavo direttamente al piazzale del Convento dei frati cappuccini. Si giocava con i sassolini bianchi quanti ce n'erano, con l'erba e poi alle cinque precise tiravo fuori dal sacchetto uno sfilatino gigante che la mamma sempre mi preparava con tante buonissime cosine e mangiavo. Oggi, ripensandoci penso che le mamme mi affidavano quei bambini, poco più piccoli di me, sette e nove anni perché davo, loro un buon esempio di non fare storie per mangiare e non pensassero minimamente alle mie aspirazioni. Ma a quell'età mi piaceva tanto illudermi e pensare che ero " maestra”. Mi diplomo col massimo dei voti 60 su 60 all’ istituto Magistrale Assunta Pieralli di Perugia istituto che non so perché mi ha sempre richiamato Il Giornalino di Gian Burrasca ….dal diario testimonianza del mio vivere nel quartiere 4 dove sono arrivata nell'agosto del 1972, donato alla Biblioteca Canova isolotto di Firenze “Avevo diciassette anni e mezzo quando il 7 Agosto 1971 arrivai a Firenze. Era questa la prima volta che vedevo la città Papà vi era stato trasferito per motivi di lavoro già da Febbraio, ma Cesare ed io eravamo rimasti con mamma a Perugia per non interrompere bruscamente un anno scolastico. Per decisione unanime dei genitori infatti troppi cambiamenti, di ambiente, di compagni, di professori avrebbero potuto crearci delle difficoltà….. Ero triste perché avevo lasciato le mie 30 compagne di scuola (in classe eravamo 31) i professori, l'amica del cuore. Come farò a conoscere altre persone? Maturò in me la decisione di iscrivermi all'Università, se non altro lì avrei conosciuto delle persone, avrei fatto amicizie. Per la scelta della facoltà fu un caso e così mi trovai inscritta a lingue e letterature straniere. In fondo al cuore, però io sapevo perché lo facevo; allora non lo dissi nemmeno a me stessa ad alta voce per paura che qualcuno scoprisse tutto, ma oggi quel segreto voglio svelarlo. La mia famiglia era sempre molto severa per concedermi la libertà di uscire ma se c'erano delle motivazioni allora e solo allora decidevano di dire SI’ Studiare lingue mi avrebbe portato necessariamente a viaggiare ad incontrare gente, ad uscire; insomma era la mia speranza di libertà. Non vedevo perciò l'ora che iniziassero le lezioni…A Novembre, come fu e come non fu, incominciai ad andare all'Università. Sostenni tre esami : intanto usciva il bando per il concorso magistrale. Frequentai allora un corso serale fino alle ore undici, papà mi veniva a prendere per la preparazione; insegnare ai bambini era stato un mio sogno. Ritorniamo però al bando del concorso magistrale. La situazione nel 1972 era abbastanza buona. Sì c'erano tanti concorrenti, ma anche qualche possibilità, cosa oggi quasi scomparsa. Feci tutte le prove lo scritto, gli orali ed accantonai l'idea della maestra per riprendere la preparazione del quarto esame all'Università. Dopo pochi mesi ebbi un colloquio con mio padre io ero seduta alla scrivania, lui aveva aperta la porta di camera mia. " Sei andata al Provveditorato ? " No, papà. lo sai devo studiare " Domani mattina passaci per favore " Ma dai, papà, che cosa devo farci ? perché non ci passi tu? " Domattina vacci è successo qualcosa " Va bene. La mattina passai da via Alamanni. Al piano terreno del Provveditorato agli Studi erano usciti i risultati: io ero tra i vincitori del concorso magistrale. Tornai a casa e d'istinto corsi in camera mia . Dal primo cassetto della mia scrivania tirai fuori il libretto a fisarmonica azzurro e lessi dei tre esami. " Smetto o non smetto l'Università ? Ora avrò tanti più impegni insegnando ? Ma sì , smetto " Parlai con mia madre e lei mi disse di fare ciò che volevo, di decidere io, ma segretamente, lo capivo dalla sua voce, le sarebbe dispiaciuto molto se avessi abbandonato i miei studi. Non dissi nulla ad alta voce ma decisi in cuor mio di continuare strada facendo avrei visto il da farsi. Il primo anno di " maestra" fu una assegnazione provvisoria vicino a casa alla Montagnola. Avevo una prima elementare, di pomeriggio.I genitori costatando però che durante questo orario i loro figli erano stanchi e per tanti altri motivi tanto fecero e tanto dissero che a Novembre il turno fu spostato di mattina. Come? Provvedendo a creare col compensato un'aula nel mezzo del corridoio. Quella classe fu meravigliosa! Per me e per loro era la prima volta. E questo che sto per raccontarvi non è una barzelletta. ma la verità ! Il primo giorno che mi trovai dalla parte della cattedra e di fronte agli alunni dissi : Su da bravi. ognuno si presenti: scriva sul quaderno il proprio nome e venga a farmelo vedere ". Ci fu un attimo di silenzio, pensai, di concentrazione ed il primo ad alzarsi per farmi vedere il quaderno fu Giacomo. Su due pagine campeggiava un segno tutto arricciolato. Io guardai il quaderno e rivolgendomi a lui gli chiesi : Ma che cosa c'è scritto? Giacomo mi guardò solo per un attimo con quei suoi occhioni azzurri ed in tono quasi di compassione come per dire " ma non sa neppure leggere" mi rispose: "Ma, come, qui c'è scritto Giacomo !" Mentre tornava a posto capìi il mio sbaglio. La richiesta che avevo fatto, il silenzio dei bambini, il tono di voce di Giacomo non lasciavano dubbi. Come potevo pretender da loro di saper già scrivere se venivano per imparare a farlo? Per imparare da me? Mi rimboccai le maniche e da allora cominciò la mia storia di maestra. La mattina insegnavo; il pomeriggio a prendere le lezioni tutte quelle che potevo e la sera a studiare. L'unico itinerario che facevo nel centro era da via San Gallo, di corsa a Via del Parione e viceversa perché in queste due sedi si svolgevano le lezioni. Qualche volta davo una sbirciatina al Duomo, al Battistero niente di più. L'esperienza umana vissuta con quei bambini fu però meravigliosa e mi ricompensò di tutto. Mi affezionai tantissimo a loro che l'ultimo giorno di scuola quasi non volevo lasciarli , mi sembrava una grande ingiustizia dovermi separare da loro. Quante cose mi avevano insegnato! Demetrio aveva fatto sì che in me nascesse l'amore per i fiori e non c'era giorno che non mi portasse un fiore. Delle volte arrivava tutto di corsa con dei rami pieni di foglie, di petali, quasi correva;" Sono per te, maestra!" I suoi neri occhi erano pieni d'amore e di sincerità. Gianni mi faceva arrabbiare per il suo comportamento; era vivace, ma quanta timidezza nascondeva tutto ciò. I suoi piccoli profumini, con che gentilezza e delicatezza me li portava! Tutti, tutti erano molto cari; sono passati gli anni ed ognuno di loro sicuramente avrà, spero, realizzato le sue aspirazioni, ma io me li ricorderò sempre come li ho conosciuti la prima volta, quando avevano sei anni. Il secondo anno andai trasferita alla scuola Guglielmo Marconi in via Enrico Mayer a Firenze. Una quinta di ragazzi in gamba L'insegnante che mi aveva preceduta era andata in pensione e toccava a me concludere il ciclo. Erano compostissimi, alla ricreazione tiravano fuori il loro tovagliolino, lo mettevano sul banco e in silenzio mangiavano; erano stati così abituati. Mi piacevano queste buone abitudini, ma desideravo che giocassero, che si divertissero un po'.nI maschi scelsero il pallone, io facevo l'arbitro, ma dalla compostezza alla confusione e così capitava spesso che arrivava qualche calciata all'arbitro. Stabilìi allora delle regole ben precise " Chi toccava l'arbitro era espulso!" Si giunse ad un equilibrio accettabile; tutti stavano attenti a non calciare l'arbitro. Le femmine giocavano di rado al pallone, ma mi aiutavano molto nelle decisioni, nei punteggi. Intanto non avevo perso l'abitudine di mangiare dei gustosi panini. alle 10,30 questa volta. Cosa questa molto curiosa per i bambini e ben presto la scoprìi. In un tema dal titolo Chiacchiere e scenette durante la ricreazione Arianna scrisse ( mi aveva educatamente chiesto se poteva parlare di me) ".. e cosa veramente strana che non ho mai visto fare a nessuna maestra prima d'ora; la nostra insegnante, appena suona la campanella della ricreazione, tira fuori un panino gigante e se lo mangia TUTTO !! " Eh, sì, c'erano molte diversità che scoprivamo rispetto agli anni precedenti, alcune positive, alcune negative. Ricevetti, allora usava, la visita di controllo del direttore Michele Solimando ( purtroppo oggi scomparso ) " Dov'è la vostra maestra ?" chiese entrando . Io che mi stavo mettendo le scarpette da ginnastica per portarmi in palestra mi presento: " Sono io " Non è bugia ciò che scrivo, ma Solimando rispose " ..la avevo confusa tra gli allievi". Ero seduta tra i banchi, infatti, e poi con le scarpette basse! Andammo tutti in palestra, come programmato e dopo in classe. Il direttore volle vedere qualche quaderno. Gli piaceva molto la matematica ed espresse così il desiderio di interrogare qualcuno. Un tuffo al cuore! Eh, sì proprio in matematica l'asino cade! Ma fortuna volle (oggi lo posso rivelare) che chiamò il più bravo quello che in conti ed in frazioni ne sapeva più di me e con quanta velocità rispondeva. " Se sono tutti così ! " Mi guardò Solimando molto soddisfatto, " Se vuole continuare, faccia pure " " No, no, va benissimo così " E, salutando me e tutti gli allievi, uscì. Ritornai alla cattedra e per un attimo mi sembrò d'incontrare contemporaneamente tutti gli sguardi dei miei alunni. Mi davano coraggio, sembravano dire " ce l'abbiamo fatta !" All'Università continuavo a studiare; tempo per costruire amicizie non c'era ed io che invece avevo sognato grandi viaggi, grandi incontri. Al terzo anno di insegnamento mi fu assegnata la sede definitiva a Montemurlo. Per arrivarci mi alzavo molto presto; prendevo l'autobus 9, poi il treno poi la CAP. La cosa a cui subito mi affezionai era la luna che spesso mi faceva compagnia alla fermata dell'autobus. A Prato il piccolo tratto di strada tra la Stazione e il Duomo lo avevo chiamato " il frigorifero" tanto mi sembrava ghiacciato, ma la pasticceria proprio alla fermata della CAP era una dolce, dolcissima tentazione. Arrivavo a scuola e sentivo la necessità di sbocconcellare qualche biscotto. La classe era una prima di 31 scolari più vispi che mai. Delle volte al suono della campanella mi trovavo con qualche biscotto ed allora anche per una frazione di minuto ne approfittavano per far confusione. Una mattina mi decisi a parlare: " La maestra, prima di arrivare da voi, fa un lungo viaggio e voi che fate, appena arrivate ? L'unica cosa di cui vi preoccupate è di chiacchierare "Da allora aspettavano in silenzio che finissi i biscotti, anzi li vedevo che tra loro, dicevano:"Stiamo tutti zitti altrimenti la maestra si può anche ammalare fa tanta strada per venire da noi ..e , se manca lei , chissà chi ci manderanno ?". Avevo la classe più vicina alla porta e così un giorno la custode mi chiese un favore. " Faccio una scappatina a casa, mio marito è malato. Le lascio le chiavi; in caso qualcuno suoni per favore apra, stia attenta però . si accerti sempre chi è". Di lì a cinque minuti suona il campanello (caso fatale, stavo mettendomi le scarpette da ginnastica) vado ad aprire ed il signore alla porta mi dice chiaramente che vorrebbe visitare la scuola. Io lo guardo e sempre tenendo socchiusa la porta, senza dargli nessuna possibilità di entrare gli dico : "Guardi che la custode ora non c'è, potrebbe ritornare più tardi .. sa, io ho la classe" Mi guardò e parlò :Ah! Lei è una insegnante Io sono il Sindaco di Montemurlo". Lo feci entrare arrossendo ed anche con un po' in imbarazzo per la figuraccia fatta. Per cercare di rimediare lo invitai a vedere la mia classe dove lo presentai a tutti gli scolari. Anche lui doveva trovarsi in imbarazzo in quella situazione che assolutamente non aveva prevista. Ma gentilmente mi disse che avrebbe continuato da solo la visita della scuola.Arrivavo a Firenze tardi, alle quindici del pomeriggio e perciò spesso non tornavo a casa; via direttamente all'Università Fu un anno stancante! Firenze per me allora era la Stazione di Santa Maria Novella, il cartellone degli orari., la biglietteria, i binari il treno. Intanto nasceva in me l'amore per le poesie. Il mio professore di lingua spagnola, Oreste Macrì aveva un metodo particolare: il corso monografico su Manrique era organizzato che dopo alcune lezioni introduttive dovevano essere gli allievi stessi a spiegare una poesia. Di pomeriggio mi trovai così per una volta dalla parte della cattedra le mie intuizioni su un poema (che ora non ricordo più ) ebbero successo! Non pensai più a quel fatto. Le cose vanno come vogliono loro ( Pirandello). E così terminai gli esami; di fatti, aneddoti, acrobazie e peripezie ne avrei da raccontare, ma forse lo farò la prossima volta. La scuola era così lontana ed allora feci la domanda per il tempo pieno a Scandicci. Alla riunione di inizio del nuovo anno scolastico, il direttore di Prato mi ringraziò per la mia gentilezza. Rimasi meravigliata "E' venuta a salutarci ?". Non capivo. Ma l'attimo dopo stavo correndo, " Come non lo sa ? Le hanno dato il trasferimento " (Non ero ancora passata dal Provveditorato). Povera, povera me , ora come farò ad arrivare a Scandicci 'alla nuova sede? Penso di aver messo, come si dice, le ali ai piedi l'autobus, la Cap e poi il taxi. L'autista poco pratico mi portò ad una scuola di Scandicci; ebbe però il buon senso di assicurarsi anche lui che quella fosse la scuola giusta ed avuta una risposta negativa, mi accompagnò finalmente a destinazione. La segretaria mi annunciò al Direttore il quale senza perdersi in preamboli mi disse: " A lei è stata assegnata una classe prima". Volevo dire qualcosa, ma mi rendevo conto che a parte le scuse per un ritardo di tre ore non c'erano altre cose da dire. Il silenzio è d'oro e così, dopo aver balbettato qualcosa, uscii dalla segreteria. Seppi , alcuni giorni dopo, che il mio nome e cognome erano stati più e più volte ripetuti dal Direttore ed in tono "Ma !! Se arriva in ritardo il primo giorno figuriamoci gli altri". Questo caso fu l' eccezione al proverbio " Il buon giorno si vede dal mattino". Il direttore Tronci si era dimostrato un uomo intelligente; lo capìi dopo, non mi aveva fatto romanzine inutili, forse aveva intuito la mia buona fede e mi diede la possibilità di riscattarmi. L'esperienza del tempo pieno era uno stimolo; l'idea di lavorare in due mi piaceva e mi terrorizzava. Mi allettava perché per troppo tempo mi ero isolata a studiare e perciò volevo sperimentare le mie capacità riposte nel cassetto, di stare con altre persone. Ero terrorizzata perché ..e se non sarei riuscita ad andare d'accordo con la mia collega? Un anno è lungo da passare ! Sandra si dimostrò bravissima : aveva le doti che io non possedevo; le piaceva la matematica e in più era ordinata e precisa. Andammo tanto d'accordo che decidemmo di frequentare insieme il corso per animatori sportivi Eravamo sempre in coppia , capirai, gli altri erano studenti dell'ISEF tutti agilissimi io non ne parliamo. Intanto cominciavo la tesi di laurea ( E' la prima volta che scrivo di questo periodo e non nascondo che il mio corpo è pervaso da tremore). Quel periodo però doveva dimostrarsi (a distanza di anni, lo sto valutando ora mentre scrivo) costruttivo. Per questo dedicai il volume a A tutti coloro che vivono in una stanza buia. Dopo aver sostenuto con successo i primi tre esami usci il concorso di stato per poter insegnare la mattina e la sera papà mi accompagnava al corso di preparazione che sostenni prova scritta ed orale e risultando vincitrice di concorso mi presentai a mia madre per un consiglio abbandonare l’ università e dedicarmi all’ insegnamento mia madre mi spronò a continuare in parallelo sostenendo anche che i primi tre esami erano andati alla grande 30: la mattina insegnavo il pomeriggio a lezione trovandomi coinvolta in quel gioco tra banco e cattedra +cattedra e banco per decidere che stare nel banco era molto più costruttivo imparando e insegnando in uno scambio reciproco la Montagnola , Oste di Montemurlo la scuola Marconi di Firenze dove ricevetti la vista del direttore solimando allora le verifiche per l’ idoneità venivano svolte dal direttore didattico oggi una gruppo di docenti dov’ è la vostra insegnate era una classe quinta mi stavo allacciando e scarpette da ginnastica per portare gli alunni in palestra erano i tempi della maestra unica lo sa quale è la mia passione? la matematica per aver l’ avvicinamento chiesi il tempo pieno alla scuola Marconi di Sandicci e in seguito alla scuola Aldo Pettini dell’olmo pieve per raggiungere la quale. Sono stata tra i docenti selezionata nel 1981 per il progetto ministeriale I.L.L.S.S.E. insegnamento lingue straniere nella suola elementare1981/82 delle classi seconde e conclusione nelle classi quinte. 1982-83/1983-84 Successivamente ho continuato l’insegnamento della lingua straniera fino all’anno 1988-89, prima con il distacco degli insegnamenti speciali, dopo ai sensi del 6° comma art. 144 della legge 27° del 20/05/1982. 1991 L’insegnamento della lingua straniera anche nelle classi seconde delle scuole Marconi e Olmo Pieve. 1998/99 – Sperimentazione nelle classi prime delle scuole Marconi e Pettini. Occuparsi dell’inserimento della lingua straniera nelle scuole elementari è stato uno stile di vita, di lavoro imperniato sulla metodologia di ricerca con un’attenzione particolare nei confronti di tutto ciò che ci circonda al fine di offrire un insegnamento che integri le competenze linguistiche, capacità di comunicazione e conoscenza delle culture diverse da noi che aiuti gli alunni, ogni alunno a crescere. La ricerca metodologica didattica si è accresciuta positivamente iniziando una sperimentazione didattica per quegli anni rivoluzionaria non esistevano testi e che venivano creati da me maestra con gli alunni inizio il tirocinio con gli studenti della scuola americana tra cui l’univesità gonzaga , progetti tutti favoriti dall’appoggio e dall’autorizzazione del Direttore Didattico Federico Marucelli, dal sostegno dei genitori degli allievi e dalla costruttiva collaborazione del direttore della Università Gonzaga, prof. Anthony Via.Firenze è un microcosmo di attività culturali. Allo scopo di creare un rapporto con l’università, ho posto delle domande: POTREBBE il mondo dell’Università mobilitare attenzione ed energie per considerare maggiormente le specifiche necessità dell’apprendimento della lingua straniera nella scuola elementare? POTREBBE un’università diventare partner stabile per l’inserimento della lingua straniera nelle elementari e mettere a disposizione innovazioni e proposte? Ho proposto questi quesiti al Direttore dell’Università Americana Gonzaga, di Firenze, prof. Anthony Via il quale ha individuato nel tirocinio di futuri insegnanti od operatori della scuola americana la risorsa da attivare per favorire il contatto tra Università e Scuola elementare. Chi sono i tirocinanti? Studentesse che hanno scelto di frequentare in Italia un anno accademico con un curriculum di studi universitari miranti ad inserirle nel mondo della scuola negli U.S.A. Realizzazione del progetto. Osservazione e conoscenza della struttura della scuola elementare in Italia e dei loro curricoli. Individuazione all’interno della programmazione curriculare annuale di unità didattiche da poter svolgere con l’insegnante specialista di lingue da attivare con gli alunni. Realizzazione di materiale linguistico: dalle parole a frasi, dialoghi, canzoni, fumetti, scenette mimate, disegni, foto, video. I bambini ricordano meglio ciò che imparano quando durante il processo di apprendimento vengono attivati tutti i canali sensoriali ( T.P.R.) di Asher. Interscambio tra alunni tirocinanti di lingua madre inglese e alunni che imparano la lingua inglese nelle classi della scuola elementare Stimolo alla ricerca degli interessi. Costituzione di una rete informativa: genitori degli alunni italiani e genitori dei tirocinanti. Coinvolgimento, questo, che ha portato spesso le famiglie dei tirocinanti a voler venire a visitare i figli e contemporaneamente conoscere gli allievi, dove essi svolgono le attività di tirocinio. la corrispondenza sia con classi in America che Inghilterra in una scuola dove istituirò l’italian day una giornata in cui tutta la scuola è coinvolta a realizzare attività che richiamano la cultura,la storia la cucina italiane; scambio epistolare che con la casa reale inglese con musei quali il madame toussaud senza dimentica quei personaggi tanto cari ai bimbi la befana e babbo natale L e interviste perché? a conoscere altri “mondi “ tenendo presente il concetto “lingua e civiltà”. Come ? Preparando domande su sette argomenti : il viaggio, la lingua, la scuola, l'Italia, gli italiani, il mangiare, il tempo libero Le domande sono state rivolte in lingua italiana o in inglese a stranieri. Domande e risposte sono state registrate, poi, dove necessario, tradotte e infine trascritte in classe, cercando di conservare il tono colloquiale originario. Dove ? In giro per Firenze, perché è una città che offre la possibilità di incontrare turisti in ogni periodo dell'anno. Le interviste ci sono servite anche come confronto e stimolo per conoscerci meglio, guardarsi allo specchio qualche volta è utile ! In Nome dell’Europa Unita il progetto Comenius dal titolo “We are Euro kids differerent,but equal” si incontreranno le insegnanti del II° Circolo didattico di Scandicci ( dirigente sig. Federico Marucelli) insegnanti dal Belgio, dalla Finlandia, dalla Spagna. Viaggi studio a Brigthon , Londra Saffron Walden Cambrige dove ho scritto direttamente in inglese diari di viaggio inediti intrecciano lo studio con le conoscenze, gli apprendimenti linguistici con i luoghi 2003 2004 dopo aver superato il concorso prova scritta ed orale vengo assunta come tutor in semiesonero all’ università un avventura stimolante per la presenza di colleghi attivi e propositivi era la prima volta che sbocciava questa professione e ognuno di noi si impegnava al massimo anni di studi e di idee creai un collegamento con attività esterne quali mostre-eventi ho inviato scrittori contemporanei a presentare le loro opere e creai l’ usanza di chiudere l’ anno scolastico in istituzioni che rappresentavano un toccare con mano le tematiche affrontate durante quell’ anno scolastico incontri di studio ai quali si aggiungeva il piacere della convivialità il primo anno al centro internazionale Giorgio la Pira per preparare una cena insieme e dibattere sull’intercultura con studenti provenienti da diversi paesi del mondo in prevalenza dal’ Africa che avevano frequentato cosi d’ italiano al Centro… Uno studente, Fabio Vivarelli, al primo anno di Scienze della Formazione primaria, così si è espresso in risposta ad una delle domande formulate nel questionario di fine corso 2003-2004:" la Tutor nelle prime lezioni poteva apparire una professoressa come tante, ma se l'anno scolastico si è concluso col suo lancio in alto da parte di tutto il gruppo, tale azione deve pure avere un significato?! Non interpretatelo in malo modo, poiché la professoressa è stata a tutti gli effetti attenta alle nostre esigenze scolastiche ed extra scolastiche, Per me il tirocinio non è stato un ulteriore impegno universitario ma bensì un momento nel quale affrontare l'apprendimento in modo diverso". il secondo alla Fondazione Il Fiore dove Alberto Caramella ci intrattenne sulla poesia 


INSEGNANTE. Li ricordo ancora gli occhi, i loro occhi lucenti come stelle a rischiarare le notti più tempestose: le ricordo ancora le corse, i loro giochi acchiappino, nascondino, con la palla; le ricordo ancora le grida gioiose, le loro birichinate, le piccole bugie; ho tutto impresso nella mente, la speranza, quell' incoscienza del coraggio che rende POSSIBILE L' IMPOSSIBILE impressa nel cuore perché io ho fatto il mestiere più bello del mondo: l' insegnante. Nessun essere umano mi ha protetto, non ne ho avuto bisogno il cielo mi ha protetto ed all' ALTISSIMAO ho rivolto preghiere perché mi aiutasse ad essere una brava INSEGNANTE. Giorno dopo giorno, anno dopo anno Per trarre il meglio da ogni persona Insieme io con gli alunni con gli studenti piccoli ed adolescenti Per i quali mi è stata richiesta umiltà nell’ ascolto per capire e poter dar tutta me stessa perché ogni professione sbocciasse e desse frutti copiosi e maturi. Li ricordo ancora i disegni colorati, le frasi gentili i pesci d' aprile che mi trovavo sempre simpaticamente attaccati, lo ricordo ancora quel profumo di gesso …la polvere bianca, la lavagna nera, la cimosa.. E’ dentro me la curiosità quella forza di andare oltre per scoprire.. e riscoprire insieme.. un po' Colombo un po' Galileo, non potente, non protetta, non facente parte di … Ai potenti ai protetti a coloro che fanno parte di che vogliono negare il mio amore verso l' altro testimonio che sono un insegnate… quella voglia di stare in cerchio imparando molto, molto di più di quello che ho insegnato illusione immaginazione ingenuità insieme, incoscienza quella voglia di fare girotondo mano nella mano: anelli di una catena giammai disgiunti permanentemente transitori eppur diretti verso l' eternità piccoli piccolissimi eppur parte di una immensità imparando molto, molto più di quello che ho insegnato . NON ABBIAMO ALTRE STRADE CHE QUELLE DELL' AMORE NOI CAPACI DI ATTRAVERSAR TEMPESTE PER COSTRUIR ARCOBALENI CHE MESTIERE FACCIO? FACCIO il PIU' BEL MESTIERE al MONDO, perchè vivo con l' infanzia e la giovinezza il tempo della spensieratezza, il tempo del volo; il tempo del sogno il tempo della speranza e mi ritrovo negli occhi dei bimbi e di bimbe, sulle ali forti e generose dei giovani , nella spontaneità e nell' incoscienza del coraggio e.. volete sapere che mestiere faccio? La Maestra alla Primaria e il tutor Supervisore all' Università. Carmelina Rotundo Auro dedica tra fine ed inizio!? perchè come scrissi, tantissimi anni fa : LA VITA? 

Una mattonata

 in testa e

 una gondola a Venezia?!