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martedì 28 giugno 2022

Mondi di ben essere, semplicemente in tazza!

Una buona, utile, piacevolissima e per certi versi sorprendente pausa quotidiana, spesso può essere firmata Bonomelli, quelle leggere, attraenti bustine riescono, tuffate in acqua calda o fredda, a meravigliarci ogni volta perché capaci di creare un caleidoscopio di profumi, sapori, colori che ha del mitico. Profuma come i meli in fiore, pensarono gli antichi Greci, così ne inventarono il nome intrecciando l’aggettivo piccolo con la parola mela, chamái e mélon. Dolce e amatissima pianta, ha il fusto sottile e ramificato e le foglie verde chiaro e appuntite. I suoi caratteristici fiori sono bianchi e gialli, riuniti in capolini dai petali all’ingiù. È luminosa e molte leggende si intrecciano sulla scia dell’inconfondibile profumo.

giovedì 2 giugno 2022

Le meraviglie della natura nelle città

Chi di noi per quanto distratto, per quanto coinvolto-stravolto dai ritmi della vita può affermare di non aver mai visto spuntare da un muro, sui tetti, sui marciapiedi o tra le rotaie della tramvia una piantina? Meraviglia che conferma la forza, la vitalità della vita nonostante tutto! Michele Serra, nell'introduzione del piccolo ma prezioso volume "Botanica Urbana" pubblicato da www.ABOCA.com, scrive che le piante spontanee in città sono un mistero e un presagio. "Botanica Urbana" è una guida organizzata in schede corredate da foto che aiuta ad identificare le più comuni piante medicinali in ambiente urbano. L'autore, Fabrizio Zara, attualmente ricopre il ruolo della ricerca botanica e di curatore del giardino medicinale presso Aboca S.p.A., società agricola di San Sepolcro. Stavolta per Le Antiche Dogane a documentare la meraviglia della natura in Firenze, mi sono avvalsa di Daniel Meyer, giornalista molto attento anche ai più piccoli segni di diversità. La ricerca continua con l'invito, a chi leggerà l'articolo, a fotografare, aggiungendo l'opportunità di pubblicare su instagram, facebook, twitter con l'hashtag #labuonapianta le foto delle piante in città per contribuire alla creazione di un sorprendente erbario urbano.

 

Un Fiore

Puoi disperdere 

tutti i suoi petali nel vento e 

poi calpestarli, 

che tu lo voglia o no 

un fiore avrà sempre 

la forza di rinascere 

Carmelina Rotundo Auro



Via della Chiesa Firenze:

 

Giardino privato, via San Leonardo Firenze (piantina di menta cresciuta spontaneamente in una fessura del muro accanto alla “mamma” in vaso):



 

 Via della Misericordia a Prato:


mercoledì 1 giugno 2022

intervista GIANANDREA GIOVANNARDI originale maggio

Per la rubrica dedicata alle piante Carmelina Rotundo Auro intervista GIANANDREA GIOVANNARDI ho raggiunto una piccola casa bianca immersa nel verde di campi e boschi. Sembrerebbe il prologo di una favola d’altri tempi, invece ascolteremo dalle parole di Gianandrea Giovannardi la descrizione di una dinamica azienda che sta avviando la sua attività sui colli dell’Appennino ai confini dell’Alto Mugello lungo la antica via Bolognese, un tempo arteria centrale di commercianti e viaggiatori ed oggi più conosciuta per le gite in moto, questa giovane realtà fa proprio della ricerca storica uno dei suoi motori. Perché questa idea e quando nasce? Questa piccola azienda agricola a conduzione familiare unisce il recupero di una piccola proprietà tramandata di generazione in generazione con la passione del titolare che, dopo gli studi di agraria, concentra tutti i suoi sforzi nel recupero e nella coltivazione di antiche varietà di alberi da frutto e nella valorizzazione delle piante spontanee i cui usi sono stati spesso ormai dimenticati. Soffermiamoci sulle piante da frutto con particolare attenzione ai processi di industrializzazione che hanno caratterizzato anche il settore agricolo negli ultimi decenni portando alla graduale scomparsa di innumerevoli varietà coltivate di piante da frutto che sono state selezionate e diffuse nel corso a volte di secoli interi. Le esigenze del mercato ed il miraggio dell’aumento della produttività hanno portato all’oblio decine e decine di frutti, spesso unici, molti dei quali sono ormai purtroppo perduti per sempre. Questo lenta selezione, operata da mani più o meno esperte ma sempre attente nel curare e proteggere la vita vegetale, ha permesso di arrivare a varietà perfettamente adattate ad un determinato ambiente, spesso ostile e resistenti a condizioni a volte estreme. Terreni poveri o molto fertili, secchi o spesso soggetti a inondazioni, zone ventose o fredde montagne: in ognuna la pazienza dell’uomo a potuto far adattare una pianta diversa. Questa diversità di forme e caratteri corrisponde anche ad una infinita varietà di sapori, profumi e colori che possono allietare la nostra tavola. Parliamo di alcune varietà in particolare e sull’importanza di non perdere tale patrimonio In primo luogo il recupero è fondamentale per poter preservare la biodiversità di un determinato ambiente, soprattutto quando abbandonato o degradato ed ancora per poter gustare sapori ormai dimenticati che spesso neppure possiamo immaginare. Questo paziente lavoro, che fortunatamente in molti stanno facendo, compresi istituti agrari ed università sparsi per tutta la penisola, è lungo e complesso, considerando anche il tempo necessario ad una pianta per svilupparsi e crescere. La ricerca di alberi ancora coltivati o più spesso sopravvissuti all’incuria e nascosti da rovi e piante selvatiche, lo studio attento per tentare di identificare la varietà o quanto meno individuare le affinità con quelle conosciute, sono le fasi iniziali del lavoro. Nella giusta stagione verrà poi prelevato qualche rametto che sarà innestato per andare a ricreare così una nuova pianta per non interrompere in tal modo la continuità della specie. Solo dopo qualche anno di attesa l’albero produrrà i suoi frutti e potrà finalmente dirsi realizzata l’opera di salvaguardia e tutela. Curiosità destano le piante officinali e spontanee ci potrebbe accennare a qualcuna ? Se numerose sono le cosiddette piante officinali, chiamate a volte anche medicinali, a seconda del loro uso, ancora di più sono le piante, spesso ormai quasi sconosciute, che nei secoli hanno costituito una importante fonte di sostentamento agli abitanti delle campagna. Già dal settecento si parla di “Fitoalimurgia”, una parola che, secondo la sua derivazione latina indica gli “alimenti per i tempi di emergenza”. Nei periodi di carestia o in stagioni poco favorevoli, l’esperienza ha permesso il sostentamento attraverso il consumo di piante spontanee commestibili e l’uso di alcuni loro derivati. Oggi queste piante possono e devono essere riscoperte come valore culturale ma anche per integrare e variare la nostra dieta. Un capitolo a parte riguarda poi l’uso di fiori a scopi alimentari, sia per la decorazione dei piatti che per la preparazione di conserve ed altre ricette. Ci ha reso curiosi, potrebbe darci qualche ricetta con i fiori? In azienda utilizziamo i fiori per realizzare prodotti particolari come la gelatina di violette o quella che abbiamo chiamato “Aleja di Tarassaco”: un concentrato dalla consistenza e dal sapore simile al miele, particolarmente apprezzato da chi segue una dieta vegana. Altri fiori sono utilizzati per infusi e tisane come la rosa, la lavanda e la calendula. Un uso particolare è poi la fermentazione dei fiori di sambuco per produrre una bibita rinfrescante molto diffusa nel Nord Europa. Ognuno di noi può coltivare e raccogliere fiori edibili nel proprio giardino e perfino su di un piccolo balcone. I fiori insaporiranno le nostre pietanze rallegrando la tavola con i loro sgargianti colori. Carmelina

Le case e il cipresso originale giugno

Le case? Quando avviene qualcosa che “ti mette in pausa” la casa diventa teatro-ambiente di ogni atto alla quotidianità: Dell’espletamento delle funzioni vitali si va aggiungendo la scoperta di specie di libri o di foto che rimasti zitti-zitti destano curiosità tanto da condurti per i sentieri della lettura dove puoi viaggiare anche se hai il tutore che ti immobilizza il braccio e ti impedisce l’agilità di sempre. “Cipressi nel mondo. Scienza Bellezza e Curiosità” stampato dal consiglio nazionale delle ricerche “Istituto per la protezione delle piante” mi conduce alla scoperta di questa conifera a me molto familiare, infatti in tutte le abitazioni fiorentine degli ultimi trent’anni ho avuto vicinissimo al portone d’entrata un cipresso che ha costituito il punto di riferimento per dare indicazioni sul come trovare l’indirizzo. Insomma com’è come non è la mia vita s’intreccia con la vita di questa pianta che per la sua forma dagli architetti è stata definita un obelisco. Ultimamente sul cipresso devono aver fatto il nido gli uccellini tanto che ho ascoltato ammirata più volte il loro concerto. Cipresso?! Con il cipresso cari lettori de Le Antiche Dogane andremo insieme per un itinerario mitologico, geografico, scientifico, poetico e culturale. Riguardo l’origine del nome secondo la mitologia greca, Ciparisso, bellissimo giovinetto caro ad Apollo, uccise involontariamente un cervo sacro, allevato dal dio stesso e suo compagno di giochi. Sconsolato Ciparisso pregò gli dei che le sue lacrime e il suo dolore fossero eterni. Gli dei accolsero la richiesta e lo trasformarono in una pianta sempreverde dalla chioma che abbraccia il tronco fino a terminare a punta che dal nome del giovinetto si chiamò cipresso dal latino cupressus. Le piante del genere cupressus sono monoiche cioè con fiori maschili e femminili portati della stessa pianta ma separati tra loro. In giro per il mondo moltissime le varietà di cipresso, come il cipresso di Santa Cruz, alto fino a 12 metri, molto ramoso e con una chioma piramidale simmetrica che riveste il tronco fin dal basso. Tale varietà di cipresso si trova lungo le colline costiere di Santa Cruz in California tra i 100-200 m slm. Il Cipresso dell’Atlante raggiunge in altezza i 30-35 m, la forma della chioma è allargata ed è natio delle regioni marocchine del Grande Atlante. Il cipresso del Sahara, alto fino a 20 metri, molto resistente all’aridità e alle escursioni termiche, resiste a più di 40°c e alle gelate notturne in ambiente secco. Esso è una specie originaria dell’Algeria sud orientale dove sopravvivono gli ultimi 160 esemplari considerati veri e propri fossili viventi, la loro età è di 4000 anni, testimoni di una flora un tempo rigogliosa e poi estintasi causa le mutate condizioni climatiche … E ora entriamo nella poesia, è il 1874 quando Giosuè Carducci compone “Davanti San Guido”; quei cipressi sul viale che da San Guido portano a Bolgheri avevano una età compresa tra i 20 e i 50 anni. Piantati a più riprese nella seconda metà dell’ottocento essi formavano un duplice filare di esili e rade piante, oggi dopo quasi duecento anni dal loro impianto, quei cipressi altissimi ed imponenti non sono più soli a formare il duplice filare, ai loro piedi è nato un fitto sottobosco che annovera sia piante erbacee e varie specie di arbusti, alberelli, sia sempreverdi che a foglia caduca, per un universo tutto da scoprire. Il suo legno è usato dal tempo dei faraoni in poi, per le sue proprietà che repellono gli insetti e che lo preservano dagli agenti atmosferici, nella conservazione delle salme di personaggi importanti come papi e nobili e per gli oggetti casalinghi come cassapanche e persiane e altro. Il cipresso nell’arte, in dal primo secolo avanti Cristo si son ritrovati a Pompei sulle pareti, così in miniature persiane del XIV secolo, per arrivare a Vincent van Gogh che dipinge Notte Stellata o a Paul Klee che pone la pianta nel “Giardino Botanico”. Dal trecento al quattrocento il cipresso è ritratto da molti artisti toscani ed umbri, le annunciazioni sono spesso ambientate in chiostri monastici con cipressi che si vedono sullo sfondo. Il cipresso in medicina e cosmetica, tra le piante più antiche relative all’arte del guarire, il cipresso, era già citato in un testo assiro di 35 secoli fa per il trattamento delle affezioni delle vie respiratorie. I medici orientali mandavano i pazienti con problemi respiratori nell’isola di Creta, dove al pari della Turchia c’erano molti cipressi al fine di migliorare il loro stato respirandone gli effluvi balsamici. Fin dai tempi di Erodoto si producevano ungenti da questa pianta, oggi attraverso la distillazione in corrente di vapore si producono oli essenziali con effetti benefici anche sulla psiche dissipando le angosce. Nella cultura iberica, Spagna e Portogallo, immagini di cipresso sono presenti negli azulejos. Maestri bizantini e delle botteghe costantinopolitane spesso raffigurano cipressi. Nella basilica di Sant’Apollinare in Classe Di Ravenna si può ammirare uno splendido esempio di arte bizantina dove in un mosaico c’è una fascia di rocce e cipressi stilizzati che raffigurano l’ambiente naturale del cipresso in Asia Minore. Riguardo alla sua età il cipresso può arrivare a migliaia di anni; tra i più anziani in Italia il cipresso di San Romolo a Vicchio del Mugello 600 anni circa, o a Villa la Pietraia 800 anni circa e la storia continua. Carmelina Rotundo

lunedì 11 aprile 2022

Articolo Antiche Dogane Aprile 2022

 

Articolo pubblicato su antiche dogane per il mese di aprile 2022

 di 

Carmelina Rotundo Auro


 

domenica 6 marzo 2022

frutti antichi

ho raggiunto una piccola casa bianca immersa nel verde di campi e boschi. Sembrerebbe il prologo di una favola d’altri tempi, invece ascolteremo dalle parole di Gianandrea Giovannardi la descrizione di una dinamica azienda che sta avviando la sua attività sui colli dell’Appennino ai confini dell’Alto Mugello lungo la antica via Bolognese, un tempo arteria centrale di commercianti e viaggiatori ed oggi più conosciuta per le gite in moto, questa giovane realtà fa proprio della ricerca storica uno dei suoi motori. Perché questa idea e quando nasce? Questa piccola azienda agricola a conduzione familiare unisce il recupero di una piccola proprietà tramandata di generazione in generazione con la passione del titolare che, dopo gli studi di agraria, concentra tutti i suoi sforzi nel recupero e nella coltivazione di antiche varietà di alberi da frutto e nella valorizzazione delle piante spontanee i cui usi sono stati spesso ormai dimenticati. Soffermiamoci sulle piante da frutto con particolare attenzione ai processi di industrializzazione che hanno caratterizzato anche il settore agricolo negli ultimi decenni portando alla graduale scomparsa di innumerevoli varietà coltivate di piante da frutto che sono state selezionate e diffuse nel corso a volte di secoli interi. Le esigenze del mercato ed il miraggio dell’aumento della produttività hanno portato all’oblio decine e decine di frutti, spesso unici, molti dei quali sono ormai purtroppo perduti per sempre. Questo lenta selezione, operata da mani più o meno esperte ma sempre attente nel curare e proteggere la vita vegetale, ha permesso di arrivare a varietà perfettamente adattate ad un determinato ambiente, spesso ostile e resistenti a condizioni a volte estreme. Terreni poveri o molto fertili, secchi o spesso soggetti a inondazioni, zone ventose o fredde montagne: in ognuna la pazienza dell’uomo a potuto far adattare una pianta diversa. Questa diversità di forme e caratteri corrisponde anche ad una infinita varietà di sapori, profumi e colori che possono allietare la nostra tavola. Parliamo di alcune varietà in particolare e sull’importanza di non perdere tale patrimonio In primo luogo il recupero è fondamentale per poter preservare la biodiversità di un determinato ambiente, soprattutto quando abbandonato o degradato ed ancora per poter gustare sapori ormai dimenticati che spesso neppure possiamo immaginare. Questo paziente lavoro, che fortunatamente in molti stanno facendo, compresi istituti agrari ed università sparsi per tutta la penisola, è lungo e complesso, considerando anche il tempo necessario ad una pianta per svilupparsi e crescere. La ricerca di alberi ancora coltivati o più spesso sopravvissuti all’incuria e nascosti da rovi e piante selvatiche, lo studio attento per tentare di identificare la varietà o quanto meno individuare le affinità con quelle conosciute, sono le fasi iniziali del lavoro. Nella giusta stagione verrà poi prelevato qualche rametto che sarà innestato per andare a ricreare così una nuova pianta per non interrompere in tal modo la continuità della specie. Solo dopo qualche anno di attesa l’albero produrrà i suoi frutti e potrà finalmente dirsi realizzata l’opera di salvaguardia e tutela. Curiosità destano le piante officinali e spontanee ci potrebbe accennare a qualcuna ? Se numerose sono le cosiddette piante officinali, chiamate a volte anche medicinali, a seconda del loro uso, ancora di più sono le piante, spesso ormai quasi sconosciute, che nei secoli hanno costituito una importante fonte di sostentamento agli abitanti delle campagna. Già dal settecento si parla di “Fitoalimurgia”, una parola che, secondo la sua derivazione latina indica gli “alimenti per i tempi di emergenza”. Nei periodi di carestia o in stagioni poco favorevoli, l’esperienza ha permesso il sostentamento attraverso il consumo di piante spontanee commestibili e l’uso di alcuni loro derivati. Oggi queste piante possono e devono essere riscoperte come valore culturale ma anche per integrare e variare la nostra dieta. Un capitolo a parte riguarda poi l’uso di fiori a scopi alimentari, sia per la decorazione dei piatti che per la preparazione di conserve ed altre ricette.

martedì 8 febbraio 2022

dedicato alle piante

Una rubrichetta dedicata alla piante proposta a LE ANTICHE DOGANE che prende l’avvio per amore. L’amore? Un amore, cento, mille, stramiliardi di amore… un diamante purissimo l’amore dalle mille e più sfaccettature splendori che fan brillare i nostri giorni terreni che ci fan sentire fratelli che abbatte le barriere della diffidenza e spezza il filo spinato del nostro egoismo. Amore per gli altri, per i cari a noi vicini e per chi, pur essendo lontano geograficamente, avvertiamo vicino nell’animo. Amore per le creature ed il creato tutto ed ecco che prorompenti sono uscite dalla mia penna prose e poesie scaturite dall’amore per le piante e i fiori tanto fin da piccola di desiderare di conoscere ogni nome di alberi e di fiori, di piante aromatiche, di fare l’ erbario che ancor oggi cerco di portare avanti. Il mio primo amore fu per un albero: un salice piangente, ma “ perché proprio lui il Salice Piangente ?”…ed ecco aprirsi nella memoria una immagine: dalla casa di via Cortonese a Perugia, allora vicino all’ antica fabbrica della Perugina ogni giorno al di là dei vetri della finestra della cucina potevo vedere un bellissimo salice piangente ed oltre il salice piangente la scuoletta elementare con il mio maestro Armando Zuccherini. Oggi 2022 è rimasto lo stesso palazzo con il terrazzone, ma da quella, che è stata la mia finestra si scorgono solo altre costruzioni e quella collinetta col salice piangente e la scuola non esistono più la modernità l’ ha portati via. Ho amato poi i salici piangenti del lago Trasimeno. Mi sono innamorata dei girasoli della Maremma, terra dove sono nata. Chi mi ha veramente insegnato l’amore per i fiori è stato un alunno della prima classe elementare del mio primo anno di insegnamento alla Montagnola, ( anno scolastico 1973): Demetrio, che non lasciava passare giorno senza donarmi un fiore. Che bellezza di emozioni quell’anno ricco dei fiori regalatimi da Demetrio e dei profumi donatimi da Gianni Nobile. Ho poi amato le rose, le ortensie quelle del lago di Montorfano e quella del terrazzo di casa dei nostri genitori che splendida viveva per il saluto mattiniero di mio fratello Cesare. Ho amato gli Agapanthos in Portogallo, i profumatissimo Kielo ( Mughetti) in Finlandia che diventano protagonisti in un racconto diario anzi si trasformano in parola magica che, se ripetuta potranno ogni volta che lo desidererò, riportarmi riportarv in quella meraviglia di terra del Nord Europa !!! K I E L O So nice to meet you Finland again …it's seems like yesterday Eravamo partite quasi senza conoscerci, siamo tornate con il cuore colmo di riconoscenza per aver condiviso esperienze così straordinarie con negli occhi: l'arco perfetto dell'arcobaleno di Vihti e con il segreto delle tre Singolarità più famose in Finlandia. Carmelina with European Teachers…wondering in a rural school Mi viene spontaneo chiedergli a dargli un kiss sulla guancia al bimbo che, assieme agli altri della Harkalan Koulu è in fila ad accoglierci ognuno con in mano un mazzetto di fiori bianchi: nel riceverli in mano vengo, letteralmente " trasportata" nel loro intenso profumo. Nella stanza dei teachers, nella sala computer, nelle ampie calde classi…i bambini hanno negli occhi stelle di felicità. What's Your name ? How old are You ? Kielo mi ritorna in mente il profumo Kielo, questa parola finlandese che mi richiama il suono di parole giapponesi, che mi fa pensare al "cielo" che mi riporta alla musica di Sibelius, al monumento alla piazza a lui dedicata ad Helsinki Il volo dei desideri chi potrà fermarli ? Ora io lo so; ogni volta che desidererò tornare da te, Finlandia, chiuderò gli occhi e dentro al mio cuore pronuncerò per tre volte: KIELO,KIELO,KIELO e che è arrivato anche il tempo per svelare le tre cose più famose della Finlandia : SISU (finnish word to power and courage) SAUNA SIBELIUS. Aggiungerei altre 3 S. SantaClaus. Sillanpaa ( premio Nobel1939) Snow. A te ..perché avrei voluto amarti di più Sull'autobus verso l'azzurro Finnair Airplane un grido:" Sono maestri ! " E' un altro gruppo di insegnanti di Lucca che ci racconta con occhi scintillanti di gioia.. "Siamo andati fino al Polo Nord a Rovajemini su un trenino, mentre scendeva la neve:: niente di particolare, però siamo stati così felicì .. Ci guardiamo intensamente negli occhi, io, Claudia, Paola, Nadia, Elena, Luca; anche noi siamo immensamente felici, anche noi non abbiamo fatto niente di particolare : l' UNIONE EUROPEA che passa attraverso la mente e il cuore. CARMELINA che vi dedica con cuore. Kielo, Kielo, Kielo ! e in tute queste storie d’amore resto fedele al mio grande amore : le calle raccontarsi attraverso i fiori prima puntata nella secondad come mi sono avvicinata alla Musica delle piante

giovedì 3 febbraio 2022

proposta GIUSEPPE TOCCHETTI per flora

Punto di vista Ci si trova in un ambiente formato da Flora e da; Fauna. L'idea è quella di porre in evidenza il parere; da parte della Flora sul Modus Vivendi della Fauna. La Flora pensa di essere perfetta perché non ha motivo di muoversi per potere utilizzare le necessarie risorse per vivere e d'altra parte è in grado di comunicare con le altre piante, ha la possibilità di difendersi da piante ostili, gode della bellezza dell’ambiente; in cui vive, ascolta il vociare del vento, si gode il sole, si protegge dal freddo, genera la sua specie senza problemi ; si sente; quindi in una  posizione di netta  superiorità. ;La Fauna per poter sopravvivere deve sprecare tantissimo del loro tempo  nella ricerca del cibo, per coprirsi , difendersi. Hanno necessità di costruirsi particolari fortificazioni, mezzi di trasporto , si agitano ,si litigano ,si autodistruggono con dispute assurde. Per lA; Flora il mondo della Fauna  non è comprensibile, è un mondo folle. ;Ormai sono passati millenni e  la etnia umana, parte fondamentale della Fauna, attraverso lo sviluppo delle proprie tecnologie sta creando un sistema che lo rende sempre  meno attore attivo realizzando  sistemi tali da renderli sempre più simili a noi. Hanno impiegato milioni di anni per giungere alla conclusione che il mondo della Flora è quanto di meglio si potesse realizzare.  Tra i paragrafi occorre inserire una tua poesia che si ispira a ciascuno

giovedì 30 dicembre 2021