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martedì 23 luglio 2019

quartiere4 insegante e diretore AGHI DI PINO

home/racconti/ Ricordi di Carmelina...


Carmelina va a Firenze

Il testo consta di due parti:
  1. racconto-articolo dell'inaugurazione della biblioteca "L. Gori" il 1° aprile del 2001;

  2. diario-testimonianza del mio vivere nel quartiere 4 dove sono arrivata nell'agosto del 1972, per rimanervi fino al 1986.
    1. Primo anno di insegnamento alla scuola della Montagnola, quando incontro il maestro Luciano Gori (è disponibile la foto del 1° anno di insegnamento alla Montagnola con le firme in originale degli alunni).
    2. Pubblicazione nel 1978 e 1981 di due volumi di poesia, dei quali il secondo (Permette una poesia?) si apre con una poesia allo scultore Quinto Martini, la cui famiglia donerà varie opere alla sede del quartiere 4.




1. Inaugurazione di nuovi locali della storica biblioteca dell'Isolotto "L. Gori" il 1° aprile del 2001

Non era passato un giorno, neppure un mese, neppure un anno neppure dieci anni ne erano passati TRENTA dalla prima volta che ero approdata a Firenze e più precisamente in via dell'Argin Grosso vicino all'Isolotto, quartiere di cui però a Perugia si seguivano le vicende legate a don Mazzi, un quartiere in fermento …e ne erano passati VENTOTTO dal 1973, primo anno che mi introducevo " ufficialmente" nel mondo del lavoro, come maestra alla Montagnola.

Mi piaceva arrampicarmi sul Bussole verde, a due piani, per arrivare a scuola e rifare il percorso inverso verso casa per il Viale dei Bambini e quello dei Pini.
Quelle passeggiate tra il verde sono ritornate a piacermi quando, da Badia a Settimo andavo alla Pieve dove si trova la scuola oggi denominata Aldo Pettini (che raggiungo da questo 2001 comodamente con l'efficientissimo e puntualissimo servizio del Personalbus).

Oggi 1° Aprile 2001 ritornavo alla "Montagnola" e, scendendo dal Bus numero 26, avevo voluto rifare il percorso fermandomi all'edicola dei giornali in Piazza dei Tigli vicino alla "Montagnola"; qui il primo incontro con il passato; al chiosco c'è il papà e la figlia, mia ex alunna della scuola elementare; sono loro a gestire l'edicola; un abbraccio ed un tuffo al cuore!
Quanti anni sono trascorsi? E' proprio vero. il tempo è galantuomo e passa senza far rumore.

Dall'edificio entro nei giardini e per il Viale dei Bambini, superata la chiesa, nel viale dei Pini dove c'è la Biblioteca.
L'animazione è grande: intere famiglie, nonni, genitori, bambini sono presenti; mi unisco a loro, cercando con lo sguardo persone conosciute.
Incontro il direttore della Biblioteca Martini, il gentilissimo signor Sandro Bonechi, Fuad Aziz, artista dei "volti " (uno dei quali scolpito si trova di fronte al nuovo Comune di Scandicci) illustratore ed autore di libri per bambini e Raffaella, pittrice dei "sogni".

Insieme ci fermiamo ad ascoltare le parole di Eros Cruccolini, presidente del quartiere 4, e del primo cittadino di Firenze, Leonardo Domenici.
La parte inaugurata si apre all'utenza degli universitari; circa un centinaio quelli presenti nel quartiere, come luogo di dialogo e di incontro fra culture: due obiettivi da sempre perseguiti in questa biblioteca che vuol essere stimolo per una partecipazione attiva degli utenti per fare " cultura" insie-me convinti che è nell'unità la forza per affrontare le sfide della società sempre più tecnologia …
" Questa biblioteca porta il nome di Luciano Gori "sta parlando Eros Cruccolini
"un nome, un solo nome ".

Mi si affaccia alla memoria il "cubo "di cartongesso, costruito dopo quasi un mese di scuola nel 1973, in cui c'eravamo noi: la maestra Carmelina e gli alunni di una classe 1a, altrimenti destinata a turni pomeridiani, non considerati idonei dai genitori che tanto fecero finché non videro realizzato il sogno di mandare a scuola i propri figli la mattina.

Io ero in mezzo a delle classi "vere" tra quelle del maestro Maestrini e quella del maestro Luciano Gori (Il direttore, mi ricordo, mi raccomandò di stare in equilibrio, di non pendere da una parte o dall'altra perché i due, a quanto pare, erano su fronti opposti).

Ero troppo timida, chiusa troppo "preoccupata" di questa nuova esperienza per riuscire ad uscire dall'aula; i contatti con i colleghi non erano come si auspica in questa nuova scuola dell'autonomia; erano più di buona educazione; l'insegnante era il "solo" in classe ed il lavoro in "team" era lontano a venire; fatto sta che non approfondìi nessuna delle conoscenze con i colleghi. anche se al contrario i miei rapporti con gli alunni furono tanto curati che con alcuni di loro ancora ho avuto modo di incontrarmi (Gianni Nobile, Demetrio che mi hanno insegnato il primo l'amore per i profumi e l'altro l'amore per i fiori).

Ci accodiamo dietro il primo cittadino di Firenze per visitare le varie sale. Il caso vuole che mi si affianchi una signora con la quale continuo a voce alta, quasi seguendo il filo dei ricordi.
" Allora questa biblioteca è intitolata a Luciano Gori, lui è stato mio collega " (e lei senza lasciarmi finire) " Io sono la sorella "! e con amorevole gentilezza mi fa veder il libro intitolato al fratello a dieci anni dalla morte che porta la data del 1995, la foto di lui in classe; i poster colorati realizzati con gli alunni e con un lavoro lungo e paziente restaurati amorevolmente da lei, " Venga a vedere il film dove sono raccontate le opere realizzate da Luciano per i bambini".

Stava diventando un giorno davvero speciale questo primo di Aprile, venuto di Domenica e di cui mi ero un po' rammaricata per non aver potuto ritrovarmi con qualche pesce attaccato alle spalle dai bambini a scuola.
Il giardino dove di solito si riuniscono i lettori, il Bibliobus, geniale trovata che porta i libri a tutti il sole di primavera mi riporta alla realtà Sara e Nadia mi stanno aspettando per andare, insieme a Maria Bufalo e Maria Teresa, alla Villa Caruso di Lastra a Signa per assistere al Concerto dove partecipa il piccolo Alessio Attanasio di sei anni, figlio della mia amica Yvonne DiPalma, felice incontro con la mia carissima amica Renata Mari.

Una corsa per riprendere l'autobus, sempre il numero 9, ma non più a due piani non più quello verde, ma l'arancione lungo a serpentone.

CARMELINA ROTUNDO



Questa "storica" giornata è stata pubblicata su AGHI-DI-PINO, quadrimestrale dell'Associazione Lib (e) ramente- amici della Biblioteca Luciano Gori (Anno I° num.1)






2. Diario-testimonianza del mio vivere nel quartiere 4 dove sono arrivata nell'agosto del 1972, per rimanervi fino al 1986.

Avevo diciassette anni e mezzo quando il 7 Agosto 1971 arrivai a Firenze.
Era questa la prima volta che vedevo la città.
Papà vi era stato trasferito per motivi di lavoro già da Febbraio, ma Cesare ed io eravamo rimasti con mamma a Perugia per non interrompere bruscamente un anno scolastico.

Per decisione unanime dei genitori infatti troppi cambiamenti, di ambiente, di compagni, di professori avrebbero potuto crearci delle difficoltà.
Il babbo intanto aveva trovato casa, un appartamento confortevole, ma la mamma era stanca e contrariata, le tende non andavano più bene, le misure non tornavano, non aveva potuto portare le grandi piante che aveva in salotto e questo contribuiva a renderla più triste.

Mia madre ha sempre amato moltissimo i fiori, le piante in genere "Rosario (furono quelle le parole di mamma) lascia stare quelle scatole! Non le aprire per adesso!
La capivo; era la terza volta che cambiavamo città e casa e forse lei stava pensando che non sarebbe stata l'ultima.
La mia stanza tutta ribaltata non mi piaceva più ; il lettino, la poltroncina rossa e il comodino, sempre di colore rosso erano ora sommersi tra l'armadio marrone scuro la libreria e la scrivania di cui si era rotto il piano di vetro (ancora oggi non rimesso!).

Mi divertivo allora a guardare fuori dalla finestra, da dove si vede il grande argine ed al di là il fiume strane macchine lavoravano sempre per mettere e rimettere la terra.
Ero triste perché avevo lasciato le mie 30 compagne di scuola (in classe eravamo 31) i professori
l'amica del cuore.

Come farò a conoscere altre persone?

Quell'argine non mi dava risposta; sembrava un deserto.
Comprai subito un pacco di carta da lettere ed una scatola di buste colorate, anzi le buste me le regalò papà ,dando inizio ad una tradizione che ha sempre continuato.
Scrivevo, scrivevo lunghissime "cose" che forse nessuno avrà avuto il coraggio di leggere ed andavo a imbucarle in via Torcicoda.
Il primo tratto di strada a Firenze fu da casa mia alla buca della posta; penso che riguardo ai francobolli il Ministero delle poste mi dovrebbe una medaglia di cartone!


Avevo lasciato gli amici proprio durante le festa dei diciotto anni di Francesco; questi festeggiamenti erano molto in voga.
Io gli avevo regalato una piccola tartaruga d'acqua in una deliziosa vaschetta e così spesso gli chiedevo notizie di quella.
Realizzai allora i miei primi ed ultimi tentativi, non so se definirli di disegno: due angioletti per la mia cameretta che oggi ho io in camera; un fiume con i sassi (in quel periodo le forme bizzarre dei sassi mi attraevano molto); un palo con i panni stesi; la mia vita l'intitolai allora, un paesaggio, delle casette tra due alberi privi di foglie che ho regalato ad una famiglia amica: a Romano Balatri che insieme alla moglie Carla e al figlio Andrea gestiscono le oreficerie in Via de' Cerretani.
Dopo, eccezion fatta per una volta soltanto in cui espressi "la felicità" sotto forma di piccoli coloratissimi fiori, non ho più rifatto questi tentativi.
Cominciai con le lettere e continuai a scrivere.

La prima cosa la intitolai Compianto funebre adeguato al clima, si intende.

COMPIANTO FUNEBRE
Poverino, grandi pianti, lacrime
e frasi disperate. Così giovane,
così bello ed è finito così
poverino, poverino.

E intanto il morto pensava
tra sé, solo tra sé finalmente
ce l'ho fatta un po' tranquillo
io sarò, accidenti a loro.

Genitori e parenti lo compiangevano
tristemente, gente di ogni
parte venuta a vedere uno che
in fondo fatto naturale è
morto!

Ma che frastuono, ma che
confusione pensava intanto
il morto, si vede che dovevo
morire per attrarre l'attenzione.

Compianti, fasi tristi, ma
se tutti avessero pensato a
rendere la mia vita e la loro vita
più serena, ora non sarei
così contento di morire.

Lasciamolo da solofinalmente una cosa sensata
diceva il morto fra sé, sento dire.

Passiamo all'altra stanza
continuava la gente a
domani il funerale, alle
quindici di domani, e pensare che
era tanto buono tanto bravo
come lui non ce n'erano
continuavano.

E il morto diceva: accidenti
a loro durante la mia vita
nessuno mi ha fatto tanti
elogi, nessuno si è preoccupato
di me ora pensano a
me, solo perché son morto.

La notte passò tranquilla
meno il suono di qualcuno
che piangeva e che forse era
sincero. All'indomanI
grandi suoni di campane
che fracasso, che frastuono,
nemmeno adesso che son
morto vogliono lasciarmi in
pace, un po' tranquillo.

Mah! si vede che dovevo essere
morto per attrarre l'attenzione
e alle quindici comincia l'ultima
parata della mia esistenza.

Gente con ombrelli borsette
e vestiti tutti nuovi per farsi
notare, cappelli e volto
triste. Ma che teatro, che
fantocci ci sono al mondo,
l'unico vero è quel
morto che dall'alto della sua
bara chiusa non vede più nulla
e forse è meglio così.
Era caldo la città deserta, molte case chiuse, campagna dopo poche abitazioni costruite, oggi a breve distanza di tempo la zona non si riconosce più.


Intanto mi arrivava una lettera da Perugia,
"Cà stava bene"
( Cà
era il nome che Francesco aveva dato alla tartaruga che gli avevo regalata).
Pensai di prendere allora quello strano bus verde a due piani per scoprire FIRENZE
Fare la turista mi allettava, ma non da sola e mio fratello Cesare fu quasi costretto, ancora oggi non so se per forza o per amore, ad accompagnarmi.

I sedili in alto, i primi erano i nostri preferiti: da lassù si vedeva benissimo ogni cosa: la strada, la gente.
Io, come sorella maggiore. naturalmente avevo in mano la situazione o almeno credevo con la cartina. feci il primo tentativo di guida turistica,
" Vedi. Cesare. questo è palazzo Pitti, le sue pietre " continuavo nella lettura con tanta convinzione e ad alta voce che un signore si fermò e subito mi interruppe:" Guardi che questo è Palazzo Strozzi!"

Fu questa una buona occasione che Cesare forse aspettava e non se la lasciò sfuggire.
Mi prese un po' in giro e mi ricordò che per senso di orientamento avevo riconfermato la mia vocazione: zero Per alcuni giorni di gite non se ne parlò più; tornai alle mie scritture. più sicure da incidenti del genere.
La curiosità era però aumentata e ben presto ricominciarono le scorribande per Firenze.
Cesare questa volta era lui a tenere la cartina ed a guidarmi :lui per orientarsi è sempre stato un asso, gli basta una volta per ricordarsi le strade per sempre.

Io leggevo dalle guide : non so quante ne comprai perché nessuna mi sembrava abbastanza completa . Insomma ne facevo, la collezione.
Ora sì decisamente con questo tipo di organizzazione andava molto meglio: le cose giuste davanti ai palazzi giusti
.
Di persone però nemmeno l'ombra.
Voglio dire di fiorentini tutti o quasi erano turisti come noi. Presi allora l' abitudine di rivolgermi ai vigili urbani e, sì , penso che da allora essi incominciarono a pretendere una maggiorazione dello stipendio!

Scherzi a parte, era l'unico contatto con gli italiani.

Piazza Duomo Ponte vecchio Palazzo Pitti Boboli.

Qui a Boboli, appena uscita dal cortile interno, fui letteralmente abbagliata dalla bellezza e dalla eleganza di questo spazio Mi fermai e mi misi seduta sul muretto quello di fianco alla Fontana del Carciofo;. rimasi tanto tempo lì immobile.
Cesare che è stato la prima persona, oggi lo so per certo,che capiva queste mie emozioni, questi miei strani desideri di comunicare con le cose, non aveva detto nulla., mi aveva lasciata per girare tutto il giardino ed era tornato.

Io intanto avevo fatto il proposito di rivedere Boboli subito il giorno dopo per paura quasi di perderlo (queste paure e queste ansie qualche volta mi ritornano per le cose della vita).

Intanto maturava la mia decisione di inscrivermi all'Università, se non altro lì avrei conosciuto delle persone, avrei fatto amicizie.
Per la scelta della facoltà fu un caso e così mi trovai inscritta a lingue e letterature straniere.
In fondo al cuore, però io sapevo perché lo facevo allora non lo dissi nemmeno a me stessa ad alta voce per paura che qualcuno scoprisse tutto, ma oggi quel segreto voglio svelarlo.
La mia famiglia era sempre molto severa per concedermi la libertà di uscire ma se c'erano delle motivazioni allora e solo allora decidevano di dire SI'

Studiare lingue
mi avrebbe portato necessariamente a viaggiare ad incontrare gente, ad uscire; insomma era la mia speranza di libertà.
Non vedevo perciò l'ora che iniziassero le lezioni . Invece il primo anno bisognava aspettare Novembre
Ccrto che dopo, questo desiderio non l'ho più avuto.
Da Perugia ad Ottobre venne la mia madrina Chiara Battistoni con tutta la famiglia; io ero attaccata a lei e le volevo molto bene, come ancora oggi, poi arrivò anche l'amica del cuore tutta la famiglia Genovese, Francesco Genovese (oggi purtroppo scomparso) che ha tanto aiutato mio fratello nel suo periodo difficile.

Che soddisfazione presentare loro questa meravigliosa città : Firenze è sempre un incanto!
A Novembre, come fu e come non fu, incominciai ad andare all'Università.
Sostenni tre esami : intanto usciva il bando per il concorso magistrale.

Frequentai allora un corso serale fino alle ore undici , papà mi veniva a prendere per la preparazione; insegnare ai bambini era stato un mio sogno.
Le mamme del palazzo dove vivevo a Perugia mi ricordo che già, da quando avevo 12 anni mi affidavano volentieri i loro figli : due, Catia e Carlo, erano quasi fissi.
Li portavo direttamente al piazzale del Convento dei frati cappuccini.

Si giocava con i sassolini bianchi quanti ce n'erano con l'erba e poi alle cinque precise tiravo fuori dal sacchetto uno sfilatino gigante che la mamma sempre mi preparava con tante buonissime cosine e mangiavo.
Oggi, ripensandoci penso che le mamme mi affidavano quei bambini, poco più piccoli di me, sette e nove anni perché davo, loro un buon esempio di non fare storie per mangiare e non pensassero minimamente alle mie aspirazioni.

Ma a quell'età mi piaceva tanto illudermi e pensare che ero " maestra ".
Ritorniamo però al bando del concorso magistrale.
La situazione nel 1972 era abbastanza buona. Sì c'erano tanti concorrenti, ma anche qualche possibilità, cosa oggi quasi scomparsa.
Feci tutte le prove lo scritto, gli orali ed accantonai l'idea della maestra per riprendere la preparazione del quarto esame all'Università .

Dopo pochi mesi ebbi un colloquio con mio padre io ero seduta alla scrivania, lui aveva aperta la porta di camera mia.
" Sei andata al Provveditorato ? " No, papà. lo sai devo studiare
" Domani mattina passaci per favore "
Ma dai, papà, che cosa devo farci ? perché non ci passi tu?
" Domattina vacci è successo qualcosa " Va bene.

La mattina passai da via Alamanni.
Al piano terreno del Provveditorato agli Studi erano usciti i risultati: io ero tra i vincitori del concorso magistrale.
Tornai a casa e d'istinto corsi in camera mia . Dal primo cassetto della mia scrivania tirai fuori il libretto a fisarmonica azzurro e lessi dei tre esami.
" Smetto o non smetto l'Università ?Ora avrò tanti più impegni insegnando ?
Ma sì , smetto "
Parlai con mia madre e lei mi disse di fare ciò che volevo, di decidere io, ma segretamente, lo
capivo dalla sua voce, le sarebbe dispiaciuto molto se avessi abbandonato i miei studi.
Non dissi nulla ad alta voce ma decisi in cuor mio di continuare strada facendo avrei visto
il da farsi.

Il primo anno di " maestra" fu una assegnazione provvisoria vicino a casa alla Montagnola.
Avevo una prima elementare, di pomeriggio.
I genitori costatando però che durante questo orario i loro figli erano stanchi e per tanti altri motivi tanto fecero e tanto dissero che a Novembre il turno fu spostato di mattina.

Come?
Provvedendo a creare col compensato un'aula nel mezzo del corridoio.
Quella classe fu meravigliosa!
Per me e per loro era la prima volta.
E questo che sto per raccontarvi non è una barzelletta. ma la verità !

Il primo giorno che mi trovai dalla parte della cattedra e di fronte agli alunni dissi :
Su da bravi. ognuno si presenti: scriva sul quaderno il proprio nome e venga a farmelo
vedere ".
Ci fu un attimo di silenzio, pensai, di concentrazione ed il primo ad alzarsi per farmi vedere il quaderno fu Giacomo.
Su due pagine campeggiava un segno tutto arricciolato. Io guardai il quaderno e rivolgendomi a lui gli chiesi : Ma che cosa c'è scritto?Giacomo mi guardò solo per un attimo con quei suoi occhioni azzurri ed in tono quasi di compassione come per dire " ma non sa neppure leggere" mi rispose:
"Ma, come, qui c'è scritto Giacomo !"
Mentre tornava a posto capìi il mio sbaglio.
La richiesta che avevo fatto, il silenzio dei bambini, il tono di voce di Giacomo non lasciavano dubbi.
Come potevo pretender da loro di saper già scrivere se venivano per imparare a farlo?
Per imparare da me? Mi rimboccai le maniche e da allora cominciò la mia storia di maestra.

Il tempo per dedicarmi a Firenze diminuì anzi non c'era.
La mattina insegnavo; il pomeriggio a prendere le lezioni tutte quelle che potevo e la sera a studiare.
L'unico itinerario che facevo nel centro era da via San Gallo, di corsa a Via del Parione e viceversa perché in queste due sedi si svolgevano le lezioni.
Qualche volta davo una sbirciatina al Duomo, al Battistero niente di più.

L'esperienza umana vissuta con quei bambini fu però meravigliosa e mi ricompensò di tutto.
Mi affezionai tantissimo a loro che l'ultimo giorno di scuola quasi non volevo lasciarli , mi sembrava una grande ingiustizia dovermi separare da loro.
Quante cose mi avevano insegnato!
Demetrio aveva fatto sì che in me nascesse l'amore per i fiori e non c'era giorno che non mi portasse un fiore.
Delle volte arrivava tutto di corsa con dei rami pieni di foglie, di petali, quasi correva;
" Sono per te, maestra!" I suoi neri occhi erano pieni d'amore e di sincerità.

Gianni mi faceva arrabbiare per il suo comportamento ; era vivace, ma quanta timidezza nascondeva tutto ciò. I suoi piccoli profumini, con che gentilezza e delicatezza me li portava!
Tutti, tutti erano molto cari; sono passati sedici anni ed ognuno di loro sicuramente avrà, spero, realizzato le sue aspirazioni, ma io me li ricorderò sempre come li ho conosciuti la prima volta, quando avevano sei anni.

Il secondo anno andai trasferita alla scuola Guglielmo Marconi in via Enrico Mayer a Firenze.
Una quinta di ragazzi in gamba L'insegnante che mi aveva preceduta era andata in pensione e
toccava a me concludere il ciclo.

Erano compostissimi, alla ricreazione tiravano fuori il loro tovagliolino, lo mettevano sul bancoe in silenzio mangiavano; erano stati così abituati.
Mi piacevano queste buone abitudini, ma desideravo che giocassero, che si divertissero un po'.
I maschi scelsero il pallone, io facevo l'arbitro, ma dalla compostezza alla confusione e così capitava spesso che arrivava qualche calciata all'arbitro.
Stabilìi allora delle regole ben precise
" Chi toccava l'arbitro era espulso!"

Si giunse ad un equilibrio accettabile; tutti stavano attenti a non calciare l'arbitro.
Le femmine giocavano di rado al pallone, ma mi aiutavano molto nelle decisioni, nei punteggi.
Intanto non avevo perso l'abitudine di mangiare dei gustosi panini.alle 10,30 questa volta.

Cosa questa molto curiosa per i bambini e ben presto la scoprìi.
In un tema dal titolo Chiacchiere e scenette durante la ricreazione Arianna scrisse ( mi aveva educatamente chiesto se poteva parlare di me)
".. e cosa veramente strana che non ho mai visto fare a nessuna maestra. prima d'ora; la nostra insegnante, appena suona la campanella della ricreazione, tira fuori un panino gigante e se lo mangia TUTTO !! "

Eh, sì, c'erano molte diversità che scoprivamo rispetto agli anni precedenti, alcune positive, alcune
negative. Ricevetti, allora usava, la visita di controllo del direttore Michele Solimando ( purtroppo oggi scomparso )
" Dov'è la vostra maestra ?" chiese entrando .

Io che mi stavo mettendo le scarpette da ginnastica per portarmi in palestra mi presento:
" Sono io "
Non è bugia ciò che scrivo, ma Solimando rispose " ..la avevo confusa tra gli allievi".

Ero seduta tra i banchi, infatti, e poi con le scarpette basse!
Andammo tutti in palestra, come programmato e dopo in classe.
Il direttore volle vedere qualche quaderno. Gli piaceva molto la matematica ed espresse così il desiderio di interrogare qualcuno.
Un tuffo al cuore! Eh,sì proprio in matematica l'asino cade!

Ma fortuna volle (oggi lo posso rivelare) che chiamò il più bravo quello che in conti ed in frazioni ne sapeva più di me e con quanta velocità rispondeva.

" Se sono tutti così ! " Mi guardò Solimando molto soddisfatto,
" Se vuole continuare, faccia pure "
" No, no, va benissimo così "

E, salutando me e tutti gli allievi, uscì.
Ritornai alla cattedra e per un attimo mi sembrò d'incontrare contemporaneamente tutti gli sguardi dei miei alunni.
Mi davano coraggio, sembravano dire " ce l'abbiamo fatta !"
All'Università continuavo a studiare ; tempo per costruire amicizie non c'era ed io che invece avevo sognato grandi viaggi, grandi incontri.

Al terzo anno di insegnamento mi fu assegnata la sede definitiva a Montemurlo.
Per arrivarci mi alzavo molto presto; prendevo l'autobus 9, poi il treno poi la CAP.

La cosa a cui subito mi affezionai era la luna che spesso mi faceva compagnia alla fermata dell'autobus.
A Prato il piccolo tratto di strada tra la Stazione e il Duomo lo avevo chiamato " il frigorifero" tanto mi sembrava ghiacciato, ma la pasticceria proprio alla fermata della CAP era una dolce, dolcissima tentazione.
Arrivavo a scuola e sentivo la necessità di sbocconcellare qualche biscotto.

La classe era una prima di 31 scolari più vispi che mai.
Delle volte al suono della campanella mi trovavo con qualche biscotto ed allora anche per una frazione di minuto ne approfittavano per far confusione.
Una mattina mi decisi a parlare:

" La maestra,prima di arrivare da voi, fa un lungo viaggio e voi che fate, appena arrivate ?
L'unica cosa di cui vi preoccupate è di chiacchierare "
Da allora aspettavano in silenzio che finissi i biscotti, anzi li vedevo che tra loro, dicevano:
"Stiamo tutti zitti altrimenti la maestra si può anche ammalare.fa tanta strada per venire da noi ..e , se manca lei , chissà chi ci manderanno ?".
Avevo la classe più vicina alla porta e così un giorno la custode mi chiese un favore.
" Faccio una scappatina a casa, mio marito è malato. Le lascio le chiavi; in caso qualcuno suoni per favore apra, stia attenta però . si accerti sempre chi è".

Di lì a cinque minuti suona il campanello (caso fatale, stavo mettendomi le scarpette da ginnastica) vado ad aprire ed il signore alla porta mi dice chiaramente che vorrebbe visitare la scuola.
Io lo guardo e sempre tenendo socchiusa la porta, senza dargli nessuna possibilità di entrare gli dico : "Guardi che la custode ora non c'è, potrebbe ritornare più tardi .. sa, io ho la classe" Mi guardò e parlò :Ah! Lei è una insegnante Io sono il Sindaco di Montemurlo".

Lo feci entrare arrossendo ed anche con un po' in imbarazzo per la figuraccia fatta.
Per cercare di rimediare lo invitai a vedere la mia classe dove lo presentai a tutti gli scolari.
Anche lui doveva trovarsi in imbarazzo in quella situazione che assolutamente non aveva prevista.
Ma gentilmente mi disse che avrebbe continuato da solo la visita della scuola.

Arrivavo a Firenze tardi, alle quindici del pomeriggio e perciò spesso non tornavo a casa; via direttamente all'Università Fu un anno stancante!
Firenze per me allora era la Stazione di Santa Maria Novella, il cartellone degli orari., la biglietteria, i binari il treno.
Intanto nasceva in me l'amore per le poesie.

Il mio professore di lingua spagnola , Oreste Macrì aveva un metodo particolare: il corso monografico su Manrique era organizzato che dopo alcune lezioni introduttive dovevano essere gli allievi stessi a spiegare una poesia.
Di pomeriggio mi trovai così per una volta dalla parte della cattedra le mie intuizioni su un poema (che ora non ricordo più ) ebbero successo!

Non pensai più a quel fatto. Le cose vanno come vogliono loro ( Pirandello).
E così terminai gli esami; di fatti, aneddoti, acrobazie e peripezie ne avrei da raccontare, ma forse lo farò la prossima volta.
La scuola era così lontana ed allora feci la domanda per il tempo pieno a Scandicci.

Alla riunione di inizio del nuovo anno scolastico, il direttore di Prato mi ringraziò per la mia gentilezza.
Rimasi meravigliata "E' venuta a salutarci ?". Non capivo. Ma l'attimo dopo stavo correndo,
" Come non lo sa ? Le hanno dato il trasferimento " (Non ero ancora passata dal Provveditorato).

Povera, povera me , ora come farò ad arrivare a Scandicci 'alla nuova sede?
Penso di aver messo, come si dice, le ali ai piedi l'autobus, la Cap e poi il taxi.
L'autista poco pratico mi portò ad una scuola di Scandicci; ebbe però il buon senso di assicurarsi anche lui che quella fosse la scuola giusta ed avuta una risposta negativa, mi accompagnò finalmente a destinazione.

La segretaria mi annunciò al Direttore il quale senza perdersi in preamboli mi disse: " A lei è stata assegnata una classe prima".
Volevo dire qualcosa, ma mi rendevo conto che a parte le scuse per un ritardo di tre ore non c'erano altre cose da dire.
Il silenzio è d'oro e così, dopo aver balbettato qualcosa, uscii dalla segreteria.

Seppi , alcuni giorni dopo, che il mio nome e cognome erano stati più e più volte ripetuti dal Direttore ed in tono
"Ma !! Se arriva in ritardo il primo giorno figuriamoci gli altri".
Questo caso fu l' eccezione al proverbio " Il buon giorno si vede dal mattino".

Il direttore Tronci si era dimostrato un uomo intelligente; lo capìi dopo, non mi aveva fatto romanzine inutili, forse aveva intuito la mia buona fede e mi diede la possibilità di riscattarmi.
L'esperienza del tempo pieno era uno stimolo; l'idea di lavorare in due mi piaceva e mi terrorizzava.
Mi allettava perché per troppo tempo mi ero isolata a studiare e perciò volevo sperimentare le mie capacità riposte nel cassetto, di stare con altre persone.
Ero terrorizzata perché ..e se non sarei riuscita ad andare d'accordo con la mia collega?

Un anno è lungo da passare !
Sandra si dimostrò bravissima : aveva le doti che io non possedevo; le piaceva la matematica e in più era ordinata e precisa.
Andammo tanto d'accordo che decidemmo di frequentare insieme il corso per animatori sportivi

Eravamo sempre in coppia , capirai, gli altri erano studenti dell'ISEF tutti agilissimi io non ne parliamo.
Intanto cominciavo la tesi di laurea
Al quinto anno d'insegnamento, a metà tesi
CADDIUn buco nero la mia vita.
Non volevo , non volevo, non . . . . . . . . .

Non dormivo, non volevo che i miei genitori dormissero, non desideravo uscire, piangevo Quarantacinque giorni indimenticabili, ma che ho voluto riporre nel, posto più segreto del mio cuore, non tanto per il male che stavo facendo a me stessa, ma soprattutto per quello che procuravo agli altri , specie a papà e mamma.

Ero costantemente stanca, svogliata, priva di interessi.
In chiesa non volevo andarci, però non so per quale forza interiore, mi sforzavo.
Una volta, che mi trovavo dentro la chiesa di Santa Maria Novella, le mie gambe ricordo volevano fuggire, ma riuscìi a rimanere.
A scuola quante volte scoppiavo a piangere!

( E' la prima volta che scrivo di questo periodo e non nascondo che il mio corpo è pervaso da tremore).
Quel periodo però doveva dimostrarsi (a distanza di anni, lo sto valutando ora mentre scrivo) costruttivo.

Tante cose: un viaggio, incontri, aiuti, le preghiere; arrivai quasi ad uscirne, ma ancora non completamente.
Un pomeriggio andai alla libreria Marzocco in via Cavour; volevo cercare tutte le Case editrici che avevano pubblicato poesie.

Ne feci un lungo elenco e stavo per uscire insoddisfatta; si trovavano tutte a Milano o a Roma.
Prima però di varcare l'ultima soglia vedo un libro di poesie di Sara Melauri: la casa editrice Cultura di Firenze.
La sera seguente ero già , con in mano le "cose" che avevo scritto, a suonare alla porta di Cultura.

La segretaria mi fece accomodare e, prima di prendere ciò che le portavo, mi disse :
Se lei ha fretta non me lo lasci neppure.
L'editore Le assicuro che leggerà tutto, ma occorrerà del tempo.
" Non ho fretta , si figuri, le ho tenute nel cassetto per anni, posso aspettare.
Me ne andai. senza pensare.
Gianni Giovannoni, il direttore di Cultura mi telefonò .. uscì il primo libro proprio quando stavo venendo fuori dal buco nero.
Per questo dedicai il volume a
A tutti coloro che vivono
in una stanza buia
perché trovino la forza di
aprire , loro , una finestra
su un cielo azzurro
io dedico
La copertina l'ideò Andrea che allora era la persona più paziente con me nel bar a Santa Maria Novella , sui tavolini all'aperto."Voglio pubblicare un libro"
Andrea sorrideva

Sarei felice se la copertina me la disegnassi tu.
Parlammo di tante cose e Andrea realizzò l'idea del sole che entra in una stanza buia e l'illumina
Scelse il colore verde come simbolo della speranza.



L'anno 1978 a Novembre il giorno 10 precisamente alle 18,30 discussi la mia tesi di laurea.
Un successo !
I miei pensieri erano di nuovo rosei e poi avevo il libro.
E' vero, avevo dovuto scrivere un libro per comunicare con gli altri . Ma funzionava!
Molti amici per curiosità mi chiedevano , volevano parlare , trovavano espresse cose che anche loro sentivano … " anche tu" " anche io ".
Furono storie di concorsi, vita di associazioni, presentazioni, sarebbe difficile per me farne un elenco preciso anche se ho dei ricordi piacevoli , dolcissimi . Correvo sempre con l'entusiasmo, andavo a ritirare i premi superando distanze, orari.
Ma dovevo essere proprio buffa con quei fogli di poesia a girare!

Conobbi così il Cenobio fiorentino creato dal prof. Armando Alessandra dove incontrai tra gli altri l'artista Vieri Masini .
Queste corse non mi hanno più abbandonato neppure oggi.
Continuo ad esser buffa!
Permette una poesia ?Fu il mio secondo libro, Trentatre erano state quelle pubblicate, per caso, la prima volta ed altrettante decisi di metterne nel secondo volume
( 33 gli anni di Cristo ).
Il volume nasceva da una osservazione che mi era stata fatta.
" Hai espresso solo la tristezza, ma tu non sei solo così "

Era vero, dopo quei giorni terribili avevo più voglia di vivere di prima, mi piacevano di più tutte le cose.
" Permette?" con la copertina, veramente originale, creata dal maestro Franco Benvenuti, voleva offrire agli altri la parte gioiosa di me.

Il titolo lo ideai mentre ero a studiare a Palazzo Strozzi, che intanto era diventato uno dei miei luoghi preferiti .
C'erano i giornali, i libri, potevo leggere di tutto ed ero felice lì.
Quella sera, un giorno di pioggia entrai e, caso singolare, trovai una esposizione di opere dello scultore Quinto Martini sul tema La pioggia
Decisi il titolo e dedicai a Quinto la poesia che apre il volume

D'AUTUNNO LA PIOGGIA
cade la pioggia
le foglie per terra
i colori dell'autunno si confondono
con quelli del cielo marrone, giallo, rosso, verde ,celeste.
Una pennellata turchese, una di fango
e i caldi colori rimangono bagnati

Visitando Firenze Palazzo Strozzi- La pioggia . sculture e disegni di Quinto Martini
PIU' SI CONOSCONO LE COSE E PIU' SI AMANO ( San Francesco)
E ciò fu vero anche per Firenze.
Uscivo, respiravo, vivevo e cominciai ad attaccarmi alla città tanto che bastava che papà mi dicesse, anche in tono scherzoso, che saremmo andati via per piangere ( non con le lacrime, ma col cuore).
Tante cose vorrei raccontare, ma volutamente ora lascio che siano le mie poesie, quelle scritte a Firenze e per Firenze a parlare.
Le ho composte direttamente nei luoghi di cui parlo nel tentativo di descrivere con parole ciò che di solito si fa con le immagini.I disegni sono stati creati dagli amici , i pittori, artisti che intanto avevo conosciuto: Andrea Bardazzi, l'autore della mia prima copertina , Daniele Tempesti con il quale ho scritto pure una commedia perché lui è un grande appassionato di teatro, Cristina studentessa dell'Istituto d'Arte.

Su di lei c'è una storia.
Alla fermata del 26 per andare a scuola ci trovavamo sempre in due: io ed un signore ( non ricordo il nome).
Lui era docente della scuola d'arte, io gli parlai dei miei interessi poetici. Gli venne allora in mente di chiedermi di portare quelle cose perché avrebbe dato un compito in classe "Illustra una poesia che ti piace"..

Delle immagini realizzate quella di Cristina mi colpì molto: aveva centrato in pieno; io stessa, se fossi stata capace, le avrei fatte così.
Dopo l'ho conosciuta ed è stato un bell'incontro, un dialogo che dalla carta si trasferiva alle parole alcune mie poesie vengono musicate da Walter Giulianetti.

Facevo parte di tante associazioni, facevo del volontariato e poi ho conosciuto Toscana Oggi.Lì ho imparato tante cose ed ho avuto la splendida possibilità di portare avanti con gioia questo mio amore per lo scrivere.

Anche la storia del giornale è un capitolo nuovo. Chissà …per un'altra volta.
Un attimo ancora mi sia concesso per ringraziare coloro che mi hanno aiutato, tutti proprio tutti.
Grazie particolare va al Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, io ne ho veramente tanti motivi : qui ho conosciuto anche mio marito, Sayed.

E poi il Centro è - voglio proprio dirlo – una testimonianza concreta-pratica (non solo a parole) di aprire un dialogo tra i popoli .
Grazie infine a mio fratello Cesare ; è lui l'"oscuro", ma attivo collaboratore che riesce di battere a macchina dalla mia indecifrabile scrittura.

Lui ha studiato per compositore e tipografo e così si è offerto per sistemare in questo lavoro le immagini, parte delle quali sono state realizzate dai miei alunni ed anche a loro naturalmente grazie .
Grazie ancora per aver avuto la pazienza di leggere e se qualcuno si è sentito dimenticato, mi perdoni.

Possono essere forniti, se utili:
le poesie, i disegni, gli spartiti musicali
delle poesie dedicate a Firenze e la foto con le firme originali degli alunni della prima classe
alla Montagnola.


CARMELINA ROTUNDO

sabato 20 luglio 2019

SANTINI


home/racconti/ santini
SANTINI
Con fede per fede
Ovvero
SANTINI, CHE PASSIONE!
di Carmelina Rotundo

Quante storie di fede, quante storie di vita, quanta parte della storia del cattolicesimo, del folklore è passata e continua a passare sull'immaginetta sacra che nasce nel quindicesimo secolo con l'invenzione della stampa, quando le xilografie che impreziosivano i primi incunaboli religiosi erano vendute anche separatamente!

Breve storia
. Dal 1500 alcuni tipografi iniziano a cimentarsi nella produzione specifica di santini incisi su pergamena o su carta per opera di valenti intagliatori come Gallé, i Wierix, i Saideleder e proseguì poi nel 1600.

Nel settecento continuerà l'interesse per questi oggetti prodotti in Italia in modo speciale da rinomati tipografi, quali i Remondini di Bassano del Grappa e Soliani di Modena: Sarà in questo periodo che nei monasteri si producono i cosiddetti canivets, dalla parola francese canif (coltellino) con il quale specie le carmelitane pazientemente intagliavano le cornici che completavano e arricchivano i santini fino ad arrivare all'ottocento, periodo in cui il santino trova la più vasta diffusione e in Francia si sviluppa la tipologia dei canivets mécaniques, santini detti “trinati” per la ricchezza e complicata varietà delle cornici realizzate con la pressa e il punzone e disposte intorno all'immagine siderografica centrale.

Se potessero parlare, i santini racconterebbero storie infinite di quando, tenuti fra le mani, invochiamo una grazia; dei giorni in cui abbiamo affidato la nostra anima orante perché trovasse sollievo tra le spine e le tempeste della vita o di noi esseri umani che avendo ricevuto una grazia leviamo alto il nostro ringraziamento tra profumi di fiori ed arcobaleni più luminosi.

Piccoli pezzetti di carta, di stoffa di sottili lamine metalliche in India esistono dei santini dipinti su grandi foglie di piante acquatiche; pezzi unici (ve ne sono anche in carta di Fabriano) traforati, ricamati, pluridimensionali, una parte di storia che sembrava destinata ad essere sempre più raro vedere, poter ammirare e che l'A.I.C.I.S. (Associazione Italiana Collezionisti Immagini Sacre) sta portando alla luce.

“ I santini sono stati la prima forma di pubblicità al mondo, ma oggi, stranamente, sono in regresso”
Chi fa questa osservazione è proprio lui il fondatore dell'A.I.C.I.S., il signor Gennaro Angiolino.

“Nel 1983 realizzai una mostra per il Circolo San Pietro a Roma; doveva durare otto giorni ma si protrasse per due mesi e mezzo, perché ogni volta che veniva il momento di chiuderla, giungevano persone che volevano vedere e partecipare.“

L'interesse suscitato il successo tributato dai visitatori convincono Gennaro che è arrivato il tempo di fondare questa Associazione Italiana Collezionisti Immagini Sacre con sede centrale a Roma in Piazza Campitelli 9 (00186 Roma, telefono 06/ 8086497).

Sono otto gli ardimentosi, i primi ad iscriversi ed oggi sono più di 400 soci ed in ogni parte del mondo.

“Si può creare un identikit del collezionista di santini ?”

“ No,
risponde il sig. Gennaro abbiamo, infatti, soci di ogni estrazione sociale”.Mentre parla dei santini, Gennaro Angiolino si illumina nel volto e con ogni sua parola e gesto comunica entusiasmo e tutta la gioia che ha reso possibile fondare e portare avanti coraggiosamente questa associazione.
La vita di Angiolino, si avverte è dedicata al santino con fede; per lui come per i soci, il valore dell'immaginetta sacra è nella vita intima.nel messaggio che il santino porta con sè di mano in mano, di preghiera in preghiera.
“ Noi consideriamo che le immaginette sono pervenute sino a noi perché chi le ha possedute le conservava per fede e, tenendo conto di ciò, in occasione di ogni mostra, facciamo dire una santa messa per tutte quelle persone che hanno posseduto il santino”.

Con fede, per fede, si sono conservate queste immagini sacre che erano usate anche come segnalibri nei messalini o libri di devozione.
Anche la vita di tutta l'Associazione è improntata su questi nobili principi di rispetto per questo periodicamente nella sede di Roma sono organizzate mostre presentate dal socio collezionista ed cui segue la comunicazione del Presidente; notizie, tecniche, avvisi, ed un libero scambio, durante il quale ogni socio mette sul tavolo i suoi “doppi” che sono raccolti da chi ne ha bisogno.
E' inoltre inviata una circolare ai soci ogni mese, in cui sono pubblicate comunicazione di mostre, inventari, le rubriche di ricerca, con qualche santino offerto in dono



“ Signor Gennaro, come è nata in Lei questa che mi convince sempre di più essere una devozione ?”
  1. “Da bambino raccoglievo e mettevo da parte i santini che ricevevo in dono dalle Suore dove andavo a
  2. scuola: le suore dell'Ordine di Francesca Saveria Cabrini ( oggi proclamata santa) li tenevo ammucchiati,
  3. ma ogni volta che qualche problema di salute mi costringeva a casa, coglievo l'occasione per riordinarli.

“I primi santini ?” - “ I primi santini degli anni '30 e '40 erano in bianco e nero alcuni con l'orlo tutto in oro.”-
_” Tra i santini più rari ?- -“ In occasione della prima comunione, il Cardinale Pacelli, futuro Papa Pio XII mi regalò
un santino di marmo rosa con una miniatura della Madonna, in azzurro da tenere sul comodino “
Due di essi sono di pergamena del '600 dipinti da pittori della scuola fiamminga.
E dei santini di plastica? Sono nati nel 1998 e sono in sostanza indistruttibili, sono pratici da portare nel portafoglio e distribuibili mediante macchine distributrici introducendo monete, un sistema assai comodo per luoghi privi di sacrestano.
Li produce un socio dell' “AICIS”, direttore della SATEC: Ne ha già prodotti circa 8oo diversi,
Le usiamo anche come tessera sociale.

Anche noi abbiamo, in sede una macchinetta già predisposta in Euro da cui si possono acquistare santini.
-Abbiamo piacevolmente parlato del passato, per il presente e per il futuro?
L'Associazione ha partecipato fra l'altro per la prima volta con una mostra straordinaria di Alessandro Martini.
“ IMAGO SANCTITATIS!”- cinquecento santini datati XVI - XIX secolo alla “ Mostra Mercato libro antico “
a Palazzo Corsini a Firenze, sotto l'egida della Mostra Mercato Internazionale dell'Antiquariato

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Variazioni sul tema

Il Santino nella popolarità.

Nell'elenco degli italiani abbonati al telefono si trovano
Abbonati di cognome Santi num. 8871
Abbonati di cognome Santini num. 9040.
Il popolo di ogni secolo idealizza dei santi che non esistono, mutandone il nome.

A Venezia: i santi Zanipolo, Trovaso, Marcuola, al posto di coppie di santi, come
Giovanni e Paolo – Gervasio e Protasio – ecc.
In Liguria: San Remo, riferito ad un “Sant'eremo “
In Toscana. Santa Trìnita, San Gersolè, San Gusmè.
In Austria: Santa Klaus ( variazione di Nicolaus)


Il Santino nelle caricature
Durante la guerra 1914-1918 – la stampa umoristica attribuiva al bigottismo degli austriaci il culto di SanGuinario e quello di Sanguisuga,
Quest'ultimo da altri è riferito a qualche esoso ministro delle finanze.
In botanica abbiamo il Sambuco, il Sandalo e la Sanguinella.
In farmacia si trova la Santonina.
In geografia si incontra l'isola vulcanica ( nell'arcipelago delle Cicladi) Santorino.

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Mostre natalizie curate personalmente dal Presidente sono fatte anche al Circolo filatelico di Spotorno (Savona), a Roma nella chiesa della ” confraternita Orazione e morte “in Roma via Giulia, tra i concorsi quello Nazionale per dipingere santini di santi come Ada, Flavio, Flaminia, Laura, Priscilla ed altri di cui si sono perse le immagini bandite con l'Unione Cattolica Artisti Italiani, UCAI, (1988) a cui hanno aderito sedici artisti e i cui bozzetti sono stati tutti stampati.

Ogni anno, tra Luglio e Agosto, si tiene a cura dell' AICIS da dodici anni una mostra di immaginette su argomento diverso nella villa comunale di Roseto degli Abruzzi: Anni addietro fu dall'ARCIS riprodotta una serie di 262 di tutti
i papi.

A tutti l'invito a riscoprire la delicatezza di sentimento del cuore

lunedì 15 luglio 2019

alla badia di settimo poesie giorno della candelora 1989 la prova del fuoco testamento la carmelinte viaggio interviste



home/racconti/ Carmelina insegnante artista...



CARMELINA ROTUNDO Insegnante , artista e mamma mia
raccontata da Sara Di Badia.
Facesti come quei che va di notte
e reca seco il lume e sé non giova “

( Dante, Purg, XXII)
Accadde la notte del 24 Novembre 1953 ad Orbetello.
Questa città è passata alla storia per un volo nel cielo,
ma anche quella notte, secondo la favola che si raccon-
ta ai bambini, dopo un volo nuziale, scendeva dal cielo
un angelo e chiedeva:
Dove è nata Carmelina?
Come l'araba fenice

che vi sia ognun lo dice
dove sia nessun lo sa!

Ripeteva così i versi di un poeta, per alludere a quelli di cui si
sarebbe piaciuta un giorno la bimba Carmelina piovuta dal cielo.
dove? appunto ad Orbetello.
Così comincia il mio racconto.



        Carmelina Rotundo
insegnante
          
                                              Dalla mia finestra
il cielo oggi celeste chiaro
bianche le nuvole
e lontano il canto dei grilli e
di uccelli.



Giorno della Candelora
Badia a Settimo
2 Febbraio 1989.

Un arco costruito con pietre rosse.
Un vaso semidistrutto di terra cotta tutto ornato.
La luce.
Il buio . Le colonne seminterrate.
La voce di don Fu r n o.
Questo sole,il giorno della Candelora!


ALLA BADIA di giorno.
Toccarla di giorno con lo sguardo,
rimirarla, rimirarla ancora.
Penetrare le sue navate alte per giungere
in ginocchio all'altare intarsiato
ed alzare lo sguardo per godere
di un volo di angeli, nei bianchi e negli azzurri robbiani.

Toccarla di giorno con lo sguardo
rimirarla, rimirarla ancora.

  1. Penetrare le sue navate altissime
    per giungere nella sua sacrestia
    ed ammirare in ginocchio la nascita e la deposizione
    di Gesù sulle stupende tavole di scuola del Ghirlandaio.
    Toccarla di giorno con lo sguardo
    rimirarla, rimirarla ancora:
    ascoltare le sue campane altissime
    e pregare in ginocchio, pregare
    innalzando a Dio un inno di lode.




    ALLA BADIA di notte:
    Quando per la prima volta vidi l'Abbadia di Settimo
    di notte ne rimasi innamorata,
    nel buio le luci elettriche dal basso
    accondiscendevano ai voleri di te, unica prima
    stella del palcoscenico.


    Non ti conoscevo ancora Abbazia e la luna
    baciando gli alti merli, impresse nel mio animo
    una sensazione di grande rispetto
    ed attrazione che mai più avrei scordato.

    Ne fui innamorata.
    Ne fui innamorata e le prime ore le dedicai
    all'Abbazia di Settimo,
    seduta sulla panchine di ferro in ammirazione
    dei suoi bastioni incantata ascoltando
    il rintocco delle campane.

    Carmelina



    Testamento per Sara e Nadia


    Lascio alle mie figlie Sara e Nadia questo volume;

    Puccini e le Rime

    perché sappiano sempre seguire l'amore
    comunque e dovunque senza mai lasciarsi
    fermare da nessuna cosa e nessuno.
Il volume è stato regalato alla mamma
da don Giorgio Bruni nell'Agosto 1991



DIARIO SECONDO
Sabato, 20 Novembre 1999
Protagoniste : Quattro SARE
NADIA, FRANCESCA , ALESSIO , SIMONE , VINCENZO…..
Il teatro giocando a Badia a Settimo.
A riscaldare questo freddo, freddo Sabato di Novembre.
è arrivato alla Casa del popolo “ Vittorio Mariani di Badia a Settimo
il Teatrogiocando.

Che bello! A me Nadia è toccata addirittura la fortuna di salire sul palcoscenico a fare una scenetta molto curiosa : quella della fotografia E' stato molto divertente quando gli attori di “Un sogno per te”sono venuti tra noi piccoli spettatori con due grandi ombrelli rovesciati da cui facevano cadere tante leggere veline colorate:: azzurre, gialle, verdi, rosse.
Così noi tutti siamo rimasti coperti da una allegra pioggia colorata e alla mia mamma che insegna inglese alla scuola AldoPettini, soffiando sulle loro manine colme di quei bei coriandoloni colorati, l'abbiamo rivestita d'allegria ..e lei è stata ancora più felice.
Sara e Nadia Gabl .


LA PROVA DEL FUOCO MILLE ANNI DOPOdi Carmelina Rotundo

Due giornate piene dì esultanza per Badia a Settimo, l'antica abbazia alle porte di Scandicci, l'inaugurazione delle sette campane alla presenza delle massime autorità civili e religiose è stata celebrata dal parroco don Carlo Maurizi nell'au-
gurio che il campanile, simbolo di civiltà, possa risplendere nelle tenebre circostanti illuminando tutto l'orizzonte.


Il campanile è un canto, una preghiera che si innalza al cielo che ci ricorda chi siamo e per questo don Carlo si è fatto portavoce, durante l'inaugurazione, della provocatoria proposta: che sia vietato a chi proviene dagli stati che con
servano l'uso barbaro della pena di morte, di entrare nei musei, di fruire cioè della nostra cultura che è civiltà a tutto campo.


Le sette campane del peso totale di due tonnellate e seicento kg. sono sorrette da una struttura autoportante realizzata con maestria dalla ditta Scarselli di Signa.
La giornata è stata allietata dai bravi giullari dell'Allegra Brigata e dalla rievocazione storica del passaggio nel fuoco di Pietro Igneo, monaco di Vallombrosa nell'anno Domini 1068 quando la Chiesa fiorentina era governata da un vescovo
Pietro da Pavia ( detto Mezzabarba) il quale era accusato di avere acquistato la carica vescovile macchiandosi del peccato di simonia.


I monaci vallombrosani, con a capo Giovanni Gualberto, denunciarono il Vesco-
vo e la Chiesa si spaccò in due fazioni : una,facente capo ai monaci di Vallom-
brosa e l'altra che riconosceva come guida Pietro di Pavia.Il Papa non riuscendo
a sanare la profonda divisione, acconsentì alla prova del fuoco proposta dai mo-
naci vallombrosani perché il giudizio di Dio venisse manifestato davanti a tutta la
comunità fiorentina.


Il 13 febbraio1068 nonostante il tempo inclemente ed il lungo viaggio più di
tremila persone da Firenze ( all'epoca erano cinquemila gli abitanti )si recarono
a Badia a Settimo dove il monaco Pietro Igneo passò illeso in un'immensa
catasta di fuoco e di carboni accesi.


A distanza di mille anni, in una scenografia più che perfetta,delimitata allora
come oggi dalla possente e splendida Basilica, davanti al popolo ( 5000 persone)
la rievocazione di questo importante evento della storia fiorentina assume – ha
dichiarato l'assessore alla pubblica istruzione Claudio Raspollini - un profondo
significato anche civile perché “ il potere si raggiunga con onestà e rettitudine
per amministrare il bene comune “.


L'organizzazione della rievocazione storica è stata sollecitata dai giovani del-
la parrocchia guidati da Benedetta e Sara e ha richiesto sette mesi di prepara-
zione.
L'attiva partecipazione di molte donne nella realizzazione dei costumi d'epoca
per gli 87 figuranti tra monaci, prelati, nobili, soldati.
E' la prima volta che questa rievocazione è realizzata ed ,oltre ad unire popolo
ed autorità è stato spunto per rinsaldare i rapporti con la “casa madre “ di
Vallombrosa, rappresentata dall'abate Lorenzo Russo.



LA
CARMELITE
Che cos'è ?
E' una condizione particolare indotta da un agente di nome Carmelina.
Può essere una malattia o uno stato di grazia.
Qualcuno sostiene che è una malattia quando la Carmelina è assente ed uno
stato di grazia quando è presente.
Potrebbe essere contagiosa se altri ne soffrono , oppure epidemica
Sono allo studio metodi di cura.
Vaccinazione?
Omeopatia? Si sta provando con un FIORE
DA BADIA A SETTIMO

Località Grioli.
Gli amici del Presepio danno testimonianza d'amore e lanciano un massaggio di pace perché la buona novella parli ancora agli uomini di buona volontà..In Toscana, terra di grandi, vicino a Firenze, culla del Rinascimento,
a tredici chilometri di distanza,prima di giungere a Lastra a Signa, tra San Colombano e borgo ai Fossi, sorge Badia a Settimo, popoloso attivo paese che vanta la splendida Badia di San Lorenzo gioiello di preziosità, scrigno di bellezze artistiche ..e sul prolungamento della via che costeggia
questo capolavoro architettonico,sulla via degli Stagnacci, per andare a San Colombano, nella loca-
lità di Grioli, per Natale,ogni Natale dal 1990 avviene qualche cosa che fa parlare di sé.
Artigiani.,valenti ed operosi, da Ottobre mettono a disposizione tempo e talenti per realizzare un
presepe. accolto in una serra allestita all'uopo.


Tutto cominciò nel 1990. quando ad Eraldo e Daniele venne in mente di realizzare un piccolo pre-
sepe su una “bancarella” coperta.
Un presepe, tangibile segno di amore, un messaggio di pace che calamita sin da allora attorno a sé
ben presto l'attenzione dei cittadini ; anche il Sindaco di Scandicci viene ogni anno ad inaugurarla
dal 1993 e la tradizione si conserva ancora oggi.; con lui c'è il maresciallo dei Carabinieri in rappre-
sentenza delle forze dell'ordine e il parroco di Badia,don Carlo, con don Rossano, parroco di Ugna-
no e Mantignano.


Per migliorare sempre di più Eraldo e Daniele vanno a Roma per conoscere e vedere personalmen-
te l' Associazione italiana del presepe , ove traggono suggerimenti, idee e tanto, tanto entusiasmo.
Entusiasmo ed interesse verso il presepe di Grioli crescono in maniera direttamente proporzionale
anche alle sue dimensioni ; da piccolo, grazie al contributo volontario della gente del luogo, il
presepe diventa grande ( attualmente si estende su una superficie totale di trentacinque mq.)


Per contenerlo viene allestita dal 1992 una serra, donata da Fabrizio, nel giardino messo a disposi-
zione da Giovanni e sotto quella serra piccoli e grandi accorrono con serenità e gioia..
Ad Eraldo e Daniele bnen presto si aggiungono altri volonterosi :Luciano, Roberto, Francesco,
Giovanni Guido e Fabrizio,tutti mettendo a disposizione talenti e tempo: c'è chi costruisce le
casine, curate nei minimi dettagli, chi crea i personaggi in movimento; così c'è la donna che
rimesta la polenta nel paiolo piccolo, piccolo di rame sopra un camino acceso e la polenta bella
e calda è venduta a fette sul desco accanto al vasaio alacremente all'opera¸ la donna al fiume la-
va i panni sull'asse .

Il pastorello di notte alza in alto il lume per rischiarare la strada e nella
capannuccia il Bambinello si muove, mentre l'asinello gira lentamente la testa. Anche con il computer ci sanno fare e da vedere vi sono gli effetti.
Al cielo stellato,dove passa la cometa, segue l'effetto sconvolgente del temporale che poi si rasserena in uno splendido arcobaleno e il sole luminoso che al tramonto cala lentamente.cer-
chio rosso fiammeggiante dietro la grande grotta dove i pastori si sono riuniti attorno al fuoco
scoppiettante.


I Re Magi , sontuosamente dipinti ,portano oro ,incenso e mirra al Redentore.
L'effetto della carta da pacchi lavorata a mano è proprio quello della roccia che tutto circon-
da in una prospettiva particolare, coinvolgente.
Il segreto del risultati positivi ottenuti in pochi anni ?
Nell'amore per il presepe,nel piacere di fare le cose insieme per donarle agli altri, nell'avere tanta,
tantissima pazienza nell'ideare invenzioni, nel realizzare nuove ingegnosità con grande passione per le cose semplici,nel rispetto della Natura, specchio meraviglioso del Creatore.


G r i o l i è facilmente raggiungibile in macchina
dall'uscita dell'Autosole per Scandicci o Lastra a Signa:
Il presepe a Badia a Settimo in via degli Stagnacci è visibile
dalla notte santa a tutto Gennaio.
Carmelina RotundoFirenze Aprile 2003

Al rev, Padre Tarcisio
Locri.

Rev, Padre.
Per tramite del dott. Romolo Mazzucco di Firenze
ho potuto leggere i due messaggi e la lettera pastorale di S.E. il vescovo
di Locri-Gerace.
Ne sono entusiasta.
Questi racconti,oltre ad esser fatti godere dai miei
alunni faranno parte della nostra Biblioteca Scolastica. Vorrei aggiungere
e comunicare a Mons. Bregantini che essi meritano di trovare un editore
che li diffonda nelle nostri scuole.
In questo sarei felice di poter collaborare.
Mentre ringrazio Dio, Le porgo i miei ossequi,

V I A G G I A R E

Nella scuola elementare l'introduzione della lingua straniera è un dato di fatto reale, e una
situazione di confronto tra culture non può che offrire stimoli positivi anche se le proble-
matiche esistono ancora.
L'aspetto ludico,lo stimolo a maturare sul piano della conoscenza linguistica. culturale della civiltà del popolo che parla quella lingua è un centro di interesse a cui ci si può avvicinare in tanti modi. Tra le esperienze realizzate con i ragazzi della scuola elementare “G.Marconi”, secondo circolo didattico Scandicci, particolarmente significativa è risultata quella dedicata alle interviste.


Perché e come le nostre intervistePerché ? Per conoscere altri “mondi “ tenendo presente il concetto “lingua e civiltà”.
Come ? Preparando domande su sette argomenti :il viaggio,la lingua,la scuola,l'Ita-
lia,gli italiani. il mangiare , il tempo libero .
Le domande sono state rivolte in lingua italiana o in inglese a stranieri. Domande e
risposte sono state registrate,poi,dove necessario,tradotte e infine trascritte in clas-
se, cercando di conservare il tono colloquiale originario.


Dove ? In giro per Firenze, perché è una città che offre la possibilità di incontrare
turisti in ogni periodo dell'anno.
Le interviste ci sono servite anche come confronto e stimolo per conoscerci meglio,
guardarsi allo specchio qualche volta è utile !
Ho ritenuto opportuno presentare qui le interviste relative al viaggio,, perché più
rappresentative di quest'ansia di confrontarsi e conoscere altri popoli ,usi e costu-
mi.


Tutte le interviste sono state raccolte in un volume pubblicato internamente alla
scuola di cui ogni allievo ha avuto una copia..
Le domande
Sulla scheda di lavoro le domande sono state così formulate.
A . Quando viaggi a che cosa dai la preferenza ? ( Preferisci vedere luoghi nuovi
o conoscere gente ?)
B .Che cosa significa per te viaggiare ?
C. Qual è il tuo rapporto con la gente ? Tu cambi ? Nel modo di pensare ? Di volere?
D. Rifaresti qualcuno dei tuoi viaggi ? Perché ?
Le persone intervistate.1 Una ragazza americana, Gia Borelli che ha studiato italiano per due anni in America
e ha continuato a farlo in Italia alla Gonzaga University in piazza Antinori.


  1. Una coppia americana.marito e moglie,che nono conoscono la lingua italiana
  2. Due anziani signori americani che non sanno l'italiano.
  3. Una ragazza olandese che conosce abbastanza bene l'italiano.
  4. Un ragazzo israeliano che non conosce l'italiano,ma parla bene l'inglese.
  5. Una ragazza americana che studia in Italia e conosce la nostra lingua.
  6. Una ragazza francese che vive in Africa.
  7. Tre ragazze americane che studiano in Svizzera ; non conoscono l'italiano e
risponde, in genere, una sola di loro.
  1. Una ragazza spagnola che sa l'italiano.
  2. Un ragazzo americano che ha ricevuto una borsa di studio per venire in Italia,
non conosce la lingua italiana e si chiama Ralph L. Saunder Ambrose.
è uno scrittore.
  1. Due ragazzi americani che conoscono entrambi la lingua italiana :le risposte
quindi a volte sono doppie
  1. Due ragazze giapponesi che si scambiano le loro idee ; una è scrittrice e si
chiama Eriko Osaki e non parla ne' l'inglese ne' l'italiano , l'altra conosce l 'ita-
liano e l'aiuta.
  1. Due ragazze americane :Lisa-Ann La rango e Linda ; hanno studiato alla Gon-
zaga University . una delle due conosce la lingua italiana abbastanza bene : le
risposte a volta sono doppie.

Le risposte.A : Quando viaggi a che cosa dai la preferenza ? ( Preferisce vedere luoghi nuovi
o conoscere gente ?)
1 . A conoscere altri luoghi,soprattutto ad incontrare la gente.
  1. Io e mio marito andiamo per vedere nuovi posti,ma il rapporto con la gente è
  2. importante
  3. Penso che prima per me venga la conoscenza dei luoghi
  4. Preferisco conoscere gente interessante e dopo questo anche vedere posti in-
  5. teressanti.
  6. Mi piace conoscere la gente e veder i posti.
  7. Io viaggio per incontrare la gente e vedere i posti
  8. Per vedere le cose,i monumenti
  9. Per conoscere un'altra cultura
  10. Mi interessa di più conoscere i paesi ,i posti.
  11. Penso che non è possibile apprezzare completamente un viaggio solo vedendo
  12. luoghi,senza conoscere la gente. Un tipo di esperienza richiama l'altra.sono
  13. strettamente collegate: Per me non può esistere l'una senza l'altra
  14. Io preferisco conoscere la gente,ma a questa aggiungerei l'architettura ,l'arte,
  15. storia.
  16. Quando viaggio mi piace veder posti e incontrare gente.
  17. Quando viaggio,mi piace andare a vedere città piccole e ora che sto qui a Firenze
  18. aspetto il fine settimana per andare a vedere i paesini. Mi piace stare con molta gente,ragazzi ,ragazze della mia età.vivere in mezzo alla natura: Mi piace Firenze però ci sono troppe persone, è una città grande per me.; molti turisti e tutto il
  19. resto….forse perché io negli Stati Uniti vivo in una città piccola.
  20. .Che cosa significa viaggiare per te ?
    1. Incontrare molta gente ,fare buone amicizie con altre persone straniere.
    2. Poter vedere come vivono altri popoli.
    3. Conoscere nuove località .
    4. Penso che quando si viaggia sia molto importante distanziarsi Cioè lascia-
  21. i problemi le abitudini normali, avere la capacità di proiettarsi in una
  22. dimensione: Il viaggio lo vedo come mezzo per non cadere nella
  23. banalità ,nella routine.
    1. Lasciare la casa,andare,incontrare gente come me.
  24. sei diverso ?
  25. ,diverso dalle persone che non stanno in casa.Per casa,intendo il paese
il posto dove uno normalmente vive .
    1. Per me significa veder nuove cose.incontrare altra gente ,scoprire che cosa
  1. al di là dei confini del proprio paese.
7 Vedere le case e incontrare la gente .
8 Vedere come vivono gli altri popoli,conoscere la loro cultura,
9 conoscere un po' altri paesi, le abitudini.
10 Viaggiare significa tante cose ; una è che ti offre la possibilità di aprire noi
stessi ( la nostra mente) verso nuove esperienze: Un'altra è che si può con-
siderare un test di quello che si può aver imparato. Una terza, viaggiare ti
da l'opportunità di provare (feel) un sentimento per la storia di quel paese
per la sua arte,per le relazioni della società moderna per la gente che vi vive.
Viaggiare è dal mio punto di vista un grande complessa esperienza di vita.
    1. Andare via,vedere posti diversi,gente diversa,modo di vivere diversi. La gen-
  1. è fondamentalmente la stessa n ogni parte del mondo,ma cambiano le
  2. abitudini,le tradizioni e per me viaggiare è poter fare confronti
    1. Viaggiare significa la mia vita.
    2. Avere l'opportunità di vedere un altro mondo,diverso da quello in cui viviamo
  3. Stati Uniti.La cultura qui è molto differente, messa a paragone con quella
  4. Stati Uniti e mi piace poter fare un confronto direttamente.
  5. C . Quale è il tuo rapporto con la gente ? Tu cambi ? Nel modo di pensare ?
    1. volere ?
1 .Io ora sono molto contenta in Italia ;la gente è buona e aiuta gli stranieri.
io cambio, mi sento più aperta verso gli altri.
2 .Le nostre abitudini cambiano ; ad esempio negli Stati Uniti quando an –
diamo in qualche posto viaggiamo quasi sempre in automobile. Qui in
Italia normalmente andiamo a piedi,solo se abbiamo fretta prendiamo il
taxi. Riguardo alla gente,se si dimostra socievole, noi,come stranieri, ab-
biamo la possibilità di vedere. di apprezzare di più, di capire e divertirci
nello stesso tempo; se c'è disponibilità é tutto molto meglio.
      1. Oh, Sì molto,noi siamo ospiti nel vostro paese .
      2. Mah , non cambio.
      3. Io cambio dal momento che ho più tempo libero.Sono più disponibile per incontrare la gente
      4. Io penso di dover essere molto più gentile, devo essere differente !
    1. Cambio nel modo di stare con gli altri e capisco che devo cambiare
      1. Sono più libera e forse mi dimostro più educata ,più disponibile.
      2. Penso di sì ! Siamo più libere .
      3. Penso di sì . perché io sono vissuta in un certo modo, a esempio io so- no spagnola ; altra gente,di altri paesi ha abitudini diverse ed io cerco
    2. capire,di essere più aperta. ,di cambiare.
      1. Penso di cambiare molto. Persino quando si vive in uno stesso posto
    3. abbiamo delle possibilità di cambiare.Il mondo offre molti cambiamenti;
    4. società stessa offre molti punti di vista differenti , Io penso che una persona non si può realizzare fino a che non viaggia cioè non si espon- ga a vedere, a sperimentare modo di vita differenti. E' importante viag-
    5. per completare la propria personalità.
      1. Sì ! La prima cosa è che cambiano le mie abitudini ;ad esempio voi non andate a cena fino.alle 8 di sera ed io invece ero abituato ad andarci al-
    6. 6. Anch'io ho cambiato le mie abitudini,
12 No non cambio molto. In Giappone poi abbiamo molti italiani.
13 Sì , Sì ! Dobbiamo cambiare. Già per gli orari ad esempio del
mangiare ci sono delle differenze..

D. Rifaresti qualcuno dei tuoi viaggi ? Perché ?
    1. Per ora sono stata solo in Italia, non posso fare ancora un paragone
    2. gli altri paesi.
    3. Noi siamo stati in Italia e in Inghilterra , andare in Inghilterra è come
    4. andare a casa perché parliamo la stessa lingua ed è molto più facile
    5. andare dovunque senza problemi di farci comprendere. Nonostante il
    6. problema della lingua io e mio marito,però, torneremmo molto volen-
    7. in Italia (Tra i mezzi di trasporto per spostarci preferiamo il treno)
    8. Mi piacerebbe molto ritornare nuovamente qui
    9. Dipende ! Vorrei,però , tornare in Italia,perché mi piacciono gli italia-
    10. come popolo e cultura e poi mi trovo bene per il clima
    11. E' la prima settimana che viaggio ed è il mio primo giorno a Firenze,
    12. ancora non so che viaggio rifarei.
    13. Ritornerei volentieri in Italia perché ormai qui a Firenze ho molti amici
    14. Sceglierei l'Italia.
    15. In Italia.
    16. Sì, ritornerei volentieri in Italia ed anche negli Stati Uniti.
    17. sei stata negli Stati Uniti : come vedresti l'Italia e l'America ?
    18. Direi che c'è più di una differenza tra Europa e America anche se è difficile definirle ; per me la cosa che mi ha più colpita è che in Ame-
    19. ci sono meno convenzioni ,sono molto più liberi
    20. Mi piacerebbe tornare qui .
    21. A me piacerebbe tornare in Germania .
    22. Sono andata in Francia, ma preferisco l'Italia
    23. Io ho speranza di ritornare in Italia. Mio padre è italiano,di Cosenza
    24. un anno spero di tornare in Italia.
    25. C O M M E N T O


Attraverso le interviste si sono realizzati due obiettivi
fondamentali :
linguistico-comunicativo e culturale .
Dal punto di vista linguistico.comunicativo l'uso diretto di domande in lingua e l'ascolto delle risposte,quasi sem-
pre in inglese, ha permesso di familiarizzare ancor di più
con la lingua oggetto di studio.Si sono anche potuti ap-
profondire aspetti già conosciuti,venendo a contatto con
elementi nuovi.

Molte volte gli allievi pur non essendo capaci
di comprendere tutte le parole,si sono dimostrati capaci di
interpretare e spiegare in italiano il senso corretto della ri-
sposta,realizzando così passi significativi nei loro processi di
apprendimento.


Dal punto di vista culturale inoltre,attraverso il coinvolgimen-
to diretto gli alunni sono venuti a contatto, in molti casi per
prima volta, con persone appartenenti a culture diverse,con
diverse opinioni e modi di pensare.

Una prima apertura quindi per vedere gli stranieri non più come qualcosa di lontano
dalle nostre realtà,ma come parte di una diversità che nel
confronto può portare ad un arricchimento reciproco. La va-
lutazione e la verifica finale si sono potute attuare grazie alla
realizzazione di disegni,qui sotto riprodotti.
Questo lavoro didattico è stato pubblicato sulla rivista LEND ed arricchito da molti disegni degli alunni,visibili nel volume This Superstar Book che raccoglie le esperienze didattiche di 4 anni.

sabato 13 luglio 2019

ARTE CONCIARIA

home/racconti/ settore arte conciaria


TIERRA NO TIERRA
Per continuare a produrre, il settore dell'arte conciaria ha bisogno
di essere supportato dalla ricerca.
Una gocciola d'acqua piccola ma perfetta nei suoi contorni in cui si va rispecchiando tutto l'azzurro del cielo e del mare mi è donata tra giornate monotone e grigie allo straordinario XXVIII IULTCS Congresso a Firenze, dove ricercatori d'ogni parte del mondo si riuniscono per portare il loro contributo alla evoluzione dell'arte conciaria nel rispetto dell'ambiente.

Conciaria non è l'industria che puzza ed inquina. Al contrario essa aiuta a mantenere gli equilibri ambientali perché lavora la pelle di animali uccisi che altrimenti andrebbe in decomposizione.
I processi di lavorazione delle pelli da chimici si sono via via trasformati in biologici riducendo così il materiale inquinante.

La gita all'impianto centralizzato di depurazione Aquarno , nato per la depurazione dei reflui industriali (per arte conciaria) e civili, (per i comuni di Castelfranco di Sotto, Fucecchio e Santa Croce) a Santa Croce sull'Arno mi ha aperto nuovi orizzonti permettendomi di toccare con mano una testimonianza di civiltà e di progresso, grazie anche alla collaborazione della chimico espagnol Vicente Segarra Orero che, tracciando il profilo geografico di Europa, evidenzia che l'Italia è veramente all'avanguardia in questo settore con la presenza del più grande depuratore d'Europa, proprio in Toscana a Santa Croce sull'Arno dove vi è la più alta concentrazione di concerie, circa 400, l' altra ad Arginiano (Verona) dove si concentrano 200 concerie, al secondo
posto la Spagna con Lorca ( Alicante) 8 concerie e Igualada ( Barcellona) con 34 concerie.
Oltre questa grande concentrazione le concerie sono diffuse sui vari territori nazionali, ma isolate.

Mille in Italia, 250 nella Spagna,70 in Portogallo, 30 in Francia, 28 in Germania. 24 in Gran Bretagna, 20 in Grecia, 30 in Turchia.
Alcuni dati tecnici. Una pelle bovina pesa 40 Kg. salata ( dopo che l'animale è stato ucciso nella maggior parte dei casi per la carne usata nell'alimentazione la pelle viene conservata naturalmente)
Per 1000 Kg. di pelle salata occorrono 50.000 litri di acqua, 50 m:3
L'utilizzo dell'animale è così suddiviso :

90 % carne 10 % altro di cui 6% pelle.
Facendo un esempio:
per crescere un animale bovino ci vogliono tre anni;
60 giorni per lavorare la pelle;
altro tempo ancora per realizzare le scarpe per un costo che si aggira intorno ai 40 € all'origine.

Nel mondo
60% pelle da bovini
20% pelle da montoni
20% pelle dalle capre
10% rettili, maiale, pesci, serpenti, coccodrilli
Produzione:
50% scarpe
20% abbigliamento
20% accessori ( cinture, borse, arredamento dell'automobile )
10% altro.

Uno sguardo sul mondo delle concerie si andava concretizzando nella visita in pullman verso Santa Croce sull'Arno, effettuata allo scopo di, vedere l'impianto Aquarno
Distribuiti su due pullman gran turismo, tutto il mondo è qui rappresentato con un colore di idiomi davvero variopinto

le mas hablate el Engles
la lingua ufficiale del Convegno
y el Espanol la my calorosa e caliente lengua de todo el mundo para mi.
Campagna toscana contrassegnata da scuri cipressi, olivi dalle foglie verde- argento, vigneti bene ordinati in una giornata che si era presentata con un cielo coperto, ma che ora fa scintillare al sole ogni sua bellezza naturale.

Accanto a me Chi Huynh dell'Australia e nell'altra fila Vicente el mi maestro
Alla Palazzina Uffici del Consorzio Aquarno un pranzo eccellentissimo, dalle fragole all'ananas ai ravioli a formaggi stagionati e ricotte, miele e petto di pollo, delicatissimi .

La presentazione ci trasporta tutti già nella realtà operativa di questo depuratore che esiste già da 35 anni e si estende su un'area ampia circa 10 ettari per far funzionare il quale sono attive 25 persone.
Due i gruppi magistralmente guidati.

Noi esaminiamo, saliamo, scendiamo tra alte, ampie macchine e vasche dove arriva l'acqua sporca per essere poi depurata, un lungo cammino che sfocia nel grande canale e nel fiume Arno che dista 20 Km dalla sua foce.
Un bicchiere d'acqua, una gocciola d'acqua come è preziosa e
vitale!
Questo depuratore, frutto di grande ingegno e professionalità è la prova tangibile di un rispetto ambientale che può ben essere posto come fiore all'occhiello dell'industria conciaria.

Il paesaggio di quest'area occupato dal depuratore Aquarno è fantascientifico in quanto l' Uomo ha progettato , e costruito macchine che sono divenute padrone assolute e quella specie di loro pulsazione cardiaca riempie lo spazio e il tempo.

Dai finestrini del pullman al ritorno le forme prima ben distinte del paesaggio si vanno consegnando all'imbrunire.
Una gocciola di purissima acqua che racchiude tutto l'azzurro del mare,del cielo mi è donata.
Una gocciola nell'immensità della vita, dell'universo.

NOTIZIE STORICHE a sottolineare la completezza e la funzionalità di un esempio di depurazione industriale unico al mondo Il processo di concia delle pelli che fino al 1960 era quasi completamente al vegetale, passò alla concia al cromo cambiando e peggiorando anche le caratteristiche delle acque di scarico conciano.

Tra il 1948 ed il 1959 le aziende conciarie a Santa Croce sull'Arno passano da 90 con 800 addetti a 180 con 1400 addetti per arrivare nel 1964 a 270 aziende ed a 400 attualmente.

L'urgenza e la necessità di ridurre l'inquinamento in un comune di circa diecimila abitanti con un impianto centralizzato, se da urgente e vitale dall'altra parte presentava difficoltà attuativa in quanto non esistevano nel suolo esperienze di disinquinamento della acque di scarico conciarie.

Il lungo cammino inizia con la delibera del 7 Ottobre 1966 con cui l'amministrazione comunale approva un progetto per costruire l'impianto di depurazione e della fognatura del capoluogo.
Il 17 Dicembre 1971 sono assegnati i lavori alla ditta Passivanti che li porta a termine il 27 Febbraio 1974.

L'impianto progettato per una capacità di trattamento delle acque di scarico conciario di 13.000 metri cubi giornalieri entrerà in funzione ad Agosto 1974 per continuare ad operare fino al Gennaio 1975. data in cui ci furono ulteriori ampliamenti e modifiche, tanto che nel 1977 si attua la trasformazione di parte del vecchio set-fisico tore chimico fisico in settore biologico fino alla realizzazione del progetto “tutto biologico” che si pone come obiettivo di mantenere gli ottimi risultati in crescita utilizzando un quantitativo inferiore di prodotti chimici e riducendo la produzione di fanghi.

“ Nessuno nel mondo ha realizzato un'opera ecologica pari all'impianto di depurazione Aquarno.
Di questo tutti gli uomini che abitano qui devono essere orgogliosi ed i primi attori sono stati i conciatori ed i lavoratori dei comuni serviti da Aquarno ,autentici protagonisti di una vicenda che il tempo scolpirà a caratteri luminosi nella storia del comprensorio del cuoio”,

Notizie tratte dal volume
AQUARNO ,UNA PROTAGONISTA DELLA DEPURAZIONE INDUSTRIALE
edito nel 2002 del Consorzio “Aquarno” Via del Bosco 283 . Località Cerri
56029 Santa Croce sull' Arno (PI)
Pensieri di Carmelina Rotundo
Firenze, Marzo 2005

Tra le coincidenze casuali che si sono presentate nell'arco di tempo che va dalla progettazione dell'argomento del 9° numero di AGHI DI PINO
dall'aereo alla zattera.mezzi per andare e la scrittura di un mio contributo si è inserito il XXVIII JULTUS Congress svoltosi a Firenze nel 2005- che mi ha imposto di focalizzare l'attenzione sul fatto che è il piede il nostro primo mezzo per andare e giocoforza è stato risalire a storie mitologiche, il piede alato alle calzature, dai legacci ai sandali romani e greci ciabatte, scarpe, stivali, stivaletti e quant'altro.
Come il piede nei proverbi dei modi di dire
( Vedi CICALATA ACCADEMICA)

L'arte del ciabattino o anche di grandiosi calzaturifici a Firenze, Ermenegildo Zegna, Salvatore Ferragamo Emilio Pucci … e chi più ne ha più ne metta hanno un uguale base si parte dalla pelle per arrivare alle scarpe e ho ritrovato quello che può ben considerare UNA STORICA E SIGNIFICATIVA RISTAMPA

La ristampa sotto forma di, libro, della voce cuojajo del tomo quinto del Dizionario delle arti e mestieri composto da Francesco Griselini ( Venezia , Agosto 1717 Milano1783) fino al quinto tomo e per restanti da Marco Fassadoni contribuisce a riaccendere i riflettori della ribalta sulla storia del vino e l'arte conciaria.

Un'opera enciclopedica il Dizionario che nelle intenzioni del Griselini mira a mettere a disposizione quanto di meglio.la cultura agronomica.tecnica e scientifica d'Europa, fino ad allora, aveva prodotto.
e che composto nel giro di dieci anni (1768 . 1778) è stampato da Modesto Fenzo.di Venezia editore.

Nei contenuti la voce Cuojajo tratta la concia con tannini vegetali tralasciando le altre operazioni del processo tecnologico conciario quali la tintura, l' ingrasso, la rifinizione.

Dal tomo quinto CER-DRA ( di cui l'originale si trova all'Accademia delle Scienze a Torino) il Cuojajo ( dal latino coriarius, ,usato nell'800 anche cojajo, cojaro, quojajo) è l'Operaio che prepara i cuoi col mezzo della Vallonia ( sorta di quercia ,alta 15 m. ) e di alcune droghe la pelle degli animali.

Questa è stata più universalmente impiegata nei primi tempi per il vestito dell'uomo; ma occorsero diversi secoli prima che s'abbia appresa l'arte di preparare i cuoi o di renderli più durevoli col mezzo di conveniente preparazione

Il Griselini passa poi ad offrire un panorama geografico dei vari trattamenti della pelle, dai selvaggi dell'America Settentrionale,( che cominciano dal farla macerare nell'acqua ) agli abitanti dell'Islanda ( che la raschiano con dei fegati dei pesci assai oleosi ) i groenlandesi che finalmente la rendono pieghevole battendola fortemente con le pietre, per apprendere il giudizio che “ il meglio inteso fra tutti i siffatti preparamenti è quello di cui fanno uso i selvaggi dell'America Settentrionale ; mentre i cuoj preparati col loro metodo non solamente si impiegano a fare scarpe,ma anche stivaletti ed anche braghe.

Le pelli per essere preservate dalla putrefazione vengono salate.
Griselini, facendo riferimento a Monsieur de La Lande (1732 –1807 ) astronomo e matematico francese autore di sei libri sull'arte conciaria nota:

“ Si è osservato essere una differenza prodigiosa tra la durezza e la bontà delle suole di un medesimo cuojo battuto e quello del calzolaio non avrà avuto la pazienza di battere.

La maggior parte dei cuoi ,uscendo dalle mani del cuoiaio passa in quelle del pellaio il quale, dopo averlo mellificato, follato e raschiato l'imbeve di sego per renderlo più morbido e più liscio .
I cuoi in tal guisa preparati vengono messi in opera dai Calzolai, dai Valigiai, dai Sellai e parecchi altri Artefici di mestieri diversi.

Da notare che Francesco Griselini usa le maiuscole per i nomi dei mestieri ( da le dispense storiche di tecnologie conciarie)


Carmelina Rotundo