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domenica 13 ottobre 2024
canta con me concorso indetto da ECHI LIBERI
Sono aperte le iscrizioni alla serata “CANTA CON ME – Le AUDIZIONI”!
Se canti e hai voglia di esibirti di fronte ad un pubblico per una serata di beneficenza allora …. “CANTA CON ME”!
In occasione della III Edizione 2025 di “CANTA CON ME – Il Festival “ della città di Busto Arsizio, il comitato organizzatore ha indetto il concorso “Canta Con Me - Audizioni”, una serata per selezionare nuovi artisti da affiancare agli artisti che parteciperanno alla III Edizione 2025; i nuovi artisti selezionati nel concorso avranno l’opportunità di esibirsi alla serata finale del Festival 2025.
Leggi i documenti in allegato con tutte le informazioni utili a partecipare.
Ti aspettiamo!
Clicca qui per scaricare i moduli:
Regolamento: https://files.fm/u/7mqej2dwkd
Modulo d'iscrizione : https://files.fm/u/u5cxa5w6g4
venerdì 19 gennaio 2024
sabato 23 dicembre 2023
ECHI LIBERI N
PITTI IMMAGINE E LE SUE QUALIFICATE IMPORTANTISSIME MANIFESTAZIONI ECHI LIBERI N DEDICA UN AMPIO SERVIZIO A PITTI FRAGRANZE
LA PRIMA VOLtA
martedì 10 ottobre 2023
biografia di Graziella GUIDOTTI
"Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista."
Quando il 10 giugno 1940, alle 18.15, Benito Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia, Graziella Guidotti ha poco più di quattro anni. È nel soggiorno insieme al nonno il quale ascolta la radio con grande attenzione. Lei invece sente il suono ma non è in grado di attribuire il giusto significato alle parole. Ad un tratto vede sul volto del nonno disapprovazione e preoccupazione. Lui capisce che le parole del Duce, nonostante siano ripetutamente interrotte dai calorosi applausi della folla, conducono ad un incalcolabile disastro e a voce alta continua a ripetere “Scellerati. Scellerati. Non sapete quanta morte, dolore e distruzione ci aspetta”.
Un altro fatto che Graziella non capisce, ma che colpisce la sua sensibilità di bambina, è la fila per la raccolta dell’oro. In particolare la colpisce l’espressione spavalda e orgogliosa di alcuni militanti a contrasto con quella rassegnata e triste degli appartenenti a famiglie di mezzadri e minatori che sono pazientemente in coda per donare alla Patria l’unico oggetto prezioso per valore economico e affettivo: la fede d’oro, ma spesso solo del più economico argento, ricevuta in pegno d’amore il giorno del matrimonio.
Il ricordo più triste e sconvolgente rimane però quello di una famiglia ebrea che rifugiatasi in montagna per sfuggire alla deportazione, dopo qualche settimana, viene arrestata. Qualcuno consapevole del suo orribile destino è disposto a nasconderla ma le spie in quel tempo sono così numerose e sconosciute e le leggi così severe che nessuno trova il coraggio di farlo. Così la famiglia “sparisce per sempre nel nulla”.
Questi sono tre dei mille episodi che aiutano Graziella a capire il senso della parola guerra: morte, dolore e distruzione senza limiti, tutto come aveva predetto il nonno.
Quando finalmente hanno termine tragedie ed orrori, in paese si torna a vivere secondo i precedenti ritmi. La situazione di diffusa povertà non impedisce di apprezzare la ricchezza dei valori sostanziali, delle tradizioni operative e strumentali proprie della ancora viva e vitale “cultura contadina”.
In paese, ma ancora di più nella fattoria dove per molti anni Graziella trascorre le vacanze scolastiche, la numerosa famiglia patriarcale (in effetti 4 nuclei, più zii e zie single, coordinati con saggezza dal capoccia e dalla massaia), osserva tradizioni e usanze secolari ricche della saggezza accumulata in millenni di attento lavoro e continue verifiche.
È il tempo in cui i piccini sono sempre pronti e disponibili a collaborare con i grandi in tutti i lavori utili alla famiglia: il miglior modo per trasmettere senza fatica le conoscenze della cultura contadina.
Le vacanze permettono di fare esperienze che di lì a poco risulteranno irripetibili. Emozionante tosare dalla groppa di una pecora un ciuffo di lana per poi lavarla, cardarla, filarla e farne, attentamente seguita dalla massaia, un paio di calze con lavorazione a quattro ferri: un impegno non facile ma gratificante per una bambina di 9/10 anni. Altrettanto significativa la possibilità di contribuire, nei limiti dell’età, alla raccolta della canapa e a tutto l’impegnativo e faticoso ciclo di lavorazione, dalla macerazione alla battitura, pettinatura, filatura fino alla tessitura.
Desta tanta curiosità e molte domande anche il grande telaio allestito per tessere, con la canapa coltivata nell’orto, la biancheria più semplice, quella utile in cucina e in camera da letto. È alloggiato nella stanza adiacente la cucina, della quale d’inverno sfrutta il calore del comune camino.
All’interno della fattoria non si hanno le conoscenze per tessere le colorate coperte di lana con disegni augurali: in questo è specializzata una anziana tessitrice che, in una economia basata sul baratto, le lavora nella sua abitazione in cambio di qualche lira e di prodotti alimentari che non può produrre direttamente. La tessitrice utilizza filati forniti dal committente già tinti e pronti per la tessitura, ma non lavora in presenza di estranei. I segreti di quel lavoro prezioso insegnatole dalla madrina non devono essere divulgati: per lei sono la più importante fonte di sostentamento.
Queste ed altre esperienze altrettanto interessanti sono alla base della formazione di Graziella che avendole apprese senza sforzo, un po’ come respirare, le sottovaluta e quasi le dimentica concentrandosi nello studio della storia e delle conoscenze artistiche a Siena, e poi in quelle tessili a Firenze.
Finiti gli studi abbraccia con entusiasmo il fervore di rinnovamento industriale alla base del bum economico del dopoguerra e, parallelamente all’insegnamento della progettazione dei tessuti presso l’Istituto d’Arte di Firenze, incomincia a dare consulenze e a studiare prototipi per le collezioni moda delle industrie tessili. Basta poco perché le esperienze fatte durante le vacanze in fattoria sommate a quelle numerosissime vissute in paese riemergano con prepotenza. Ritornano alla memoria i capi più belli dei corredi, quelli che in occasione delle processioni addobbano terrazzi e finestre, le colorate coperte di lana tessute a mano orgoglio di ogni massaia, le numerose tecniche viste lavorare, e lavorate personalmente, davanti all’uscio di casa da gruppi di donne che nello stesso tempo si tengono compagnia e godono dei raggi del sole, i coinvolgenti racconti di anziane tessitrici che ricordano con nostalgia le soddisfazioni avute dall’uso del telaio. Importante anche la possibilità di vedere, dalla porta aperta sulla strada, il falegname, il fabbro, il calzolaio, il mugnaio, il fornaio intenti al lavoro ma comunque sempre disponibili a far curiosare e a rispondere alle domande dei piccoli più curiosi.
Ogni attività manuale affascina Graziella e in tutte si impegna con passione e determinazione. I saperi collegati alle stoffe e la conoscenza della loro prassi esecutiva, dopo qualche anno si rivelano determinanti per le scelte professionali e culturali che si focalizzano sul mondo tessile.
Un mondo che apre orizzonti amplissimi. Basta pensare che fin dalla più lontana antichità, insieme alla ceramica, i tessuti sono oggetto di intensi scambi Più di altri prodotti diffondono, attraverso il piacere di abbigliarsi e quello di abbellire e rendere confortevole l’ambiente di vita, valori che si riconnettono a concezioni politiche, religiose, magiche e ad ogni conquista culturale e tecnica.
Il tessile si è evoluto con i tempi e attualmente insieme all’abbigliamento, risulta tra le prime voci nella bilancia italiana dei pagamenti. Infatti, nonostante le apparenze facciano ritenere a molte persone le stoffe quasi prodotti di artigianato, il settore è tra i più tecnologicamente evoluti. Grazie alla ricerca costante di nuove tecnologie produttive e all’impiego di materiali sempre più performanti, i tessuti uniscono storia e innovazione, definendo e aggiornando continuamente il nostro gusto.
Tanti altri aspetti affascinano Graziella che si ritiene fortunata di aver focalizzata la sua scelta professionale sul mondo tessile. Di più immediata percezione, ad esempio, la lavorazione che, ad iniziare dall’approvvigionamento delle fibre, ogni tessuto richiede diversa, la ingegnosa e geniale evoluzione degli strumenti, la conoscenza dei percorsi mercantili e il loro modificarsi legato agli avvenimenti della storia, l’utilizzazione della ricchezza generata dai flussi commerciali, la simbologia dei motivi decorativi, e non ultima la grafia utilizzata per rappresentare l’intreccio, una grafia che si avvale di due segni: quadretto pieno e quadretto vuoto, cioè di un linguaggio binario. Usato da secoli nel mondo tessile, questo linguaggio nel XIX secolo ha suggerito l’iniziale idea per un congegno che poi è diventato il computer.
Il mondo tessile è così ampio, variegato e ricco di suggestioni che le sequenze di quadretti pieni e vuoti di alcuni progetti sono state interpretate dai musicisti. Così il disegno tessile e la musica si sono uniti e tramite il linguaggio binario hanno dato vita al particolare suono di ogni stoffa analizzata.
Ma non finisce qui il fascino dell’arte tessile. Secondo nuove ipotesi questa attività è servita come modello per capire e ordinare l’universo, cioè l’uomo avrebbe ricevuto dall’organizzazione del telaio e dalla lavorazione dei tessuti, gli stimoli utili per approfondire le conoscenze e ordinarle sistematicamente: in tal modo ha potuto affinare le capacità intellettive che lo differenziano dalle altre specie animali.
Questi e tanti altri aspetti hanno affascinato Graziella al punto da rendere il mondo tessile centro dei suoi interessi di studio e della sua attività di tessitrice.
Dopo anni di interruzione della pratica artistica a motivo dell’impegno profuso nell’insegnamento, nelle analisi dei tessuti in collaborazione con gli archeologi, nelle collaborazioni con il mondo dell’artigianato e dell’industria, è attratta da nuove esperienze e da studi che le permettano di sviluppare ricerche collegate all’espressività. Ne segue un’intensa attività che, slegata dai vincoli connessi con la produzione di serie e con quelli richiesti dall’uso pratico delle stoffe, le permette di approfondire con grande libertà temi in cui convivono fantasia e realtà.
Nei quaranta pannelli che evocano la medievale “Storia della Castellana di Vergì”, il passato si unisce al presente per generare un linguaggio poetico e metaforico costruito con intrecci broccati di antica tradizione su sfondi leggeri, quasi consumati dall’inclemenza del passare del tempo.
La serie di opere con titolo “L’albero degli zecchini d’oro e il bosco miracoloso”, legata alla storia di Pinocchio e al vasto spettacolo della natura che nelle diverse stagioni si dipinge di mille colori, è risolta invece con un intreccio tridimensionale modellabile. All’interno delle pieghe come sui rilievi, convivono colori connotati da proprietà che accentuano i valori dell’ombra e della luce. Le misteriose tinte scure e gli smaglianti colori delle parti in luce riflettono la varietà della natura che rischiamo di perdere se continuiamo a comportarci in modo non rispettoso per il suo equilibrio.
La serie “Flabelli e ventagli” mostra invece l’interpretazione tessuta di un antico flabello etrusco di bronzo conservato nel Museo archeologico di Firenze e inoltre mostra più di cinquanta opere ad esso in vario modo collegate. Il loro dispiegarsi misterioso invita a riflettere sulla civiltà del popolo che è vissuto nella nostra stessa terra e sulla qualità di valori e conoscenze che ci ha lasciato in eredità. Valori ai quali non diamo più importanza, o che abbiamo perduto per sempre, totalmente immersi come siamo in un presente tecnologico, poco rispettoso delle tradizioni, poco riflessivo e con tempi convulsi al punto da non farci pensare al futuro.
Altri pannelli, non meno importanti, nascono in seguito alla lettura degli scritti di Carmelina Rotundo che, con grande sensibilità, mette a fuoco i temi che assillano e preoccupano i nostri giorni. “Non abbiamo altre strade che quelle dell’amore” è la frase che ispira la serie “Tessuti parlanti”. Al pannello suggerito dalla frase di Carmelina, che indica l’unica strada da percorrere se vogliamo superare le gravi difficoltà che si presentano ogni giorno, se ne sono aggiunti altri. Ognuno è dedicato alla significativa frase di un grande personaggio che ha saputo arricchire la nostra civiltà lasciando memoria del suo pensiero. Tra le altre, sempre legate al sentimento d’amore come generosa donazione, troviamo ama il prossimo tuo come te stesso oppure la ricompensa per una buona azione è la stessa buona azione. Frasi che invitano a donare amore sempre e comunque. Una parola amore il cui contenuto implica anche pace, rispetto, comprensione verso noi, verso gli altri e verso la natura.
Le parole “Oceani d’amore” sono state invece interpretata da Graziella con linee curve che possono essere lette con esposizione dei pannelli in direzione orizzontale oppure verticale. Nel primo caso le linee evocano onde che si rincorrono, del secondo evocano invece ondeggianti diatomee. Il rincorrersi delle onde e il continuo ondeggiare delle diatomee, sta a rappresentare l’instabilità della nostra esistenza e l’ormai precario equilibrio che vive la natura. Ambedue questi aspetti, continuamente sottoposti come le onde degli oceani e l’ondeggiare delle diatomee a cambiamenti non prevedibili e spesso non desiderati, richiedono scelte immediate se si vogliono evitare disastrose catastrofi. Le migliori scelte sono quelle che nascono da un amore sconfinato come la sterminata estensione degli oceano. Inoltre dal sentimento d’amore e dalla conoscenza del passato è più facile che germoglino intuizioni e visioni innovative per un futuro sereno e positivo. Queste considerazioni vogliono narrare opere che nascono dalla lettura degli scritti di Carmelina, dalla conoscenza della storia e da un profondo rispetto per ogni cultura e inoltre per ogni espressione dell’uomo.
Le opere che appartengono alla serie “Innovazioni cólte sui tessuti paesani” sono quelle che meglio di tutte le altre raccontano le esperienze dell’infanzia e le conoscenze acquisite nell’essere cresciuta secondo abitudini e tradizioni della cultura contadina. Come una volta si faceva con gli arazzi anche questi pannelli sono nati per essere appesi al muro. Le coperte di lane colorate, per alcuni vera e unica ricchezza per proteggersi dal freddo durante il sonno ma anche da svegli durante il giorno, dispiegano i loro motivi sulla superficie dei pannelli con grande libertà. Motivi ricchi di arcani significati rintracciati attraverso approfondite ricerche su una tipologia di intreccio molto particolare, quella dei tessuti popolari definiti paesani. Il loro geniale progetto, che ancora conserva il fascino segreto delle testimonianze legate alla storia, come ogni altro progetto dell’arte popolare, è aperto a mille interpretazioni. Graziella ne ha verificato, con creatività, un grande numero. Il suo intervento ha fatto rivivere nel presente le suggestive forme del passato continuandone la lunga storia.
Graziella Guidotti
Maggio 2020
domenica 8 ottobre 2023
LE DONNE MANUELA SELETTI
Carmelina Rotundo Auro intervista Manuela Seletti
Manuela, ci puoi raccontare un ricordo sulla tua infanzia legato a tuo padre Sergio Seletti ?
La mia infanzia e la mia giovinezza, vissute tra tele, tubetti colorati e odore di acquaragia e trementina. “Vado da papà in studio”. Il suo atelier, in cima alla scala del “Capitolo” a Portovenere era il suo studio. Sì, perché in quel luogo quasi sacro e mistico, poche persone potevano entrare e lì papà non soltanto dipingeva, in quel luogo papà studiava. Studiava il modo di dipingere lo scricchiolio di una vecchia porta di un orto sbiadita dal sole,
la solitudine della carcassa di un canotto di legno abbandonata su una spiaggia.
Io varcavo la soglia e un mondo piccolo ma immenso si apriva davanti a me.
Il più delle volte andavo a scuriosare, mi piaceva guardare la sua mano sicura che si muoveva precisa sulla tela creando forme, luci e ombre. Altre volte varcavo quella soglia sapendo che mi sarei annoiata un po’, così ferma per ore a fissare un punto della stanza, mentre i suoi occhi celesti attenti su di me guardavano oltre. In quel tempo dilatato e sempre scandito dalle note dei brani di musica che lui amava, portava sulla tela ciò che lui stesso aveva generato e vi trasferiva tutto l’amore di un padre verso sua figlia.
Ecco, questo è ciò che amo di più del ricordo di mio padre Sergio Seletti. La pittura come mezzo di espressione e di comunicazione, l’arte come studio e ricerca della bellezza e dell’anima che esiste in ogni cosa animata e inanimata che ci circonda.
Di che cosa ti occupi? Parlaci della tua professione e delle tue passioni.
Da ormai venticinque anni sono estetista. Dal 2006 ho un’attività in proprio nella mia città La Spezia. Lavoro insieme a mio marito che è parrucchiere e insieme ad uno staff di otto collaboratori ci occupiamo di bellezza e benessere a 360 gradi.
Nel mio pochissimo tempo libero mi piace cimentarmi nella scrittura creativa.
Per circa cinque anni ho collaborato con la pagina locale del Secolo XIX seguendo una rubrica mensile su bellezza e benessere, nella quale approfondivo argomenti sulle moderne tecnologie estetiche, curiosità sul mondo del make-up e salute di pelle e capelli. Un’esperienza molto gratificante. Ultimamente sto lavorando alla stesura di racconti brevi che hanno come argomento vicende familiari e tematiche sociali. Sono racconti quasi tutti al femminile che nascono dalla mia fantasia ma che traggono spunto da storie di vita reale che ogni giorno ascolto lavorando a stretto contatto con le donne.
Mi piacerebbe portare a compimento questo progetto trovando un editore che pubblichi queste mie storie in una antologia. Sarebbe bellissimo.
In che misura il mondo dell’arte e della pittura ha influenzato la tua vita privata e le tue scelte professionali ?
I miei genitori mi hanno educata alla bellezza fin da piccola. Ciò che mi hanno trasmesso è un messaggio e una convinzione molto precisa. La bellezza risiede nell’armonia e nell’equilibrio delle cose. Saper osservare, saper guardare oltre la semplice apparenza. A volte la bellezza si cela dietro qualcosa di apparentemente poco appariscente. La bellezza non sempre è qualcosa di eclatante o manifesto o sontuoso.
Anche la mia scelta professionale si basa sulla ricerca della bellezza e dell’armonia. La cura della persona, la valorizzazione dei lineamenti tramite il make up sono qualcosa che mi affascina da sempre.
Anche tua madre aveva un animo artistico?
Sì, anche Nina, mia madre, aveva una spiccata sensibilità per le forme artistiche. Amava molto la musica classica, il canto e suonava il pianoforte. Ha sempre sostenuto e promosso l’attività pittorica di mio padre, accompagnandolo ad ogni mostra e posando per lui come modella.
Hai mai dedicato uno scritto a tuo padre?
Sì. Dopo la sua morte, avvenuta nel 2007, ho pubblicato un libro in sua memoria dal titolo “ Sergio Seletti, una vita per l’arte” . In questo progetto ho voluto inserire le sue opere più importanti, i miei pensieri e i miei più cari ricordi come le testimonianze dei suoi più cari amici tra i quali Carmelina Rotundo che con le sue interviste e i suoi meravigliosi scritti e le sue iniziative ha sempre valorizzato l’arte di mio padre.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di Sergio Seletti pittore, puoi segnalarci un sito internet o una pagina social?
Ho creato una pagina Facebook dal titolo “ Sergio Seletti pittore” . In questa pagina potrete trovare informazioni e foto sulla sua produzione artistica.
Grazie per questo spazio che avete voluto dedicarmi.
domenica 20 agosto 2023
giovedì 3 agosto 2023
mercoledì 19 luglio 2023
ECHI LIBERI n 93 luglio2023 due articoli: LUCA SIGNORELLI 500 e DOVE TUTTO può DIVENTARE INDIMENTICABILE ...
COPERTINA
SOMMARIO ECHI LIBERI anno XVIII n 93 i DUE ARTICOLI: pag 40 LUCA SIGNORELLI
500 PITTORE DI LUCE
pag 48:
DOVE TUTTO può DIVENTARE INDIMENTICABILE
PER
BAR
e molto molto di più a a firma Carmelina Rotundo Auro
mercoledì 28 giugno 2023
lunedì 27 febbraio 2023
su ECHI DONNA l' intervista a JAMES D. DAWSON
martedì 26 luglio 2022
intervista a BARBARA COLAPIETRO
Intervista di Carmelina Rotundo Auro a Barbara Colapietro
Nonostante tutto… sempre avanti
Barbara Colapietro ha partecipato quest’anno ad un bellissimo reading poetico,
presso lo stand della Regione Umbria, al Salone del Libro di Torino con l’ultima
raccolta “Tra le sbarre incandescenti”, ed è stata scelta come membro della
commissione del Concorso letterario Poesia Trasimeno 2022 , grazie all'instancabile
editore Jean Luc Bertoni e al suo curatore editoriale e poeta Bruno Mohorovich),
Se non ricordo male, ho incontrato Barbara Colapietro, ora casalinga di 55 anni e
scrittrice di poesie con un discreto curriculum alle spalle, nel 2007 a Fano, durante
un mio soggiorno alla casa ENAM. In quegli anni lei lavorava come segretaria di
redazione al giornale Lo Specchio della città di Pesaro ed io mi ero proposta come
collaboratrice.
A distanza di tanto tempo ritrovo Barbara su Internet, in questo immenso universo
virtuale e, conversando via chat ci viene in mente che le avevo scritto una recensione
al suo libro “Scintille di sole” (Otma Edizioni 2005), e che lei ancora conserva nella
memoria per queste parole: “Come grani di un rosario le poesie di Barbara Colapietro
scorrono: gridando ascoltando, combattendo, accettando, sperando ...”.
Ora anche lei è presente su Internet con i suoi pensieri in libertà, ha scritto altri due
libri di poesia, entrambi pubblicati dalla Bertoni Editore, piccola Casa editrice di
Perugia che lavora con passione, e senza coproduzione, come lei tiene sempre a
sottolineare.Dopo questo scambio intellettuale, al femminile, nasce l’idea per
un’intervista per Echidonna.
Dove sei nata?
Sono nata a Fano (Pu) il 6 marzo 1967, e ho vissuto quasi sempre a Pesaro insieme ai
miei meravigliosi genitori e a tutti i nostri amici a quattro zampe che ci hanno sempre
accompagnato sui sentieri della vita con la loro tenerezza. Ci puoi parlare a grandi
linee della tua infanzia e formazione scolastica?
La mia infanzia, davvero speciale, mi ha portato ad ascoltare e seguire quelli che
posso definire passioni ed ideali sociali, spiritualità e cultura, ricerca e curiosità. La
sensibilità ed intelligenza dei miei genitori mi ha permesso di vivere questo periodo
nel modo migliore: attraverso il gioco, i racconti di fantasia di mio padre Adriano e la
formazione prescolastica di mia madre Silvia, sempre attenta al mio vero sentire.
Lo studio della musica ha occupato la prima parte del mio percorso scolastico
(diploma di flauto nel 1988 al Conservatorio; corso triennale sperimentale di
Didattica della Musica concluso nel 1991). Ma visto che a quell’epoca non esisteva il
Liceo Musicale, per rafforzare la mia istruzione ho frequentato, contemporaneamente
al Conservatorio, l’Istituto Magistrale (diploma nel 1985). Poi la morte di mio padre
nel 1991, ha rivoluzionato completamente i programmi, facendomi saltare il concorso
per entrare nel mondo della scuola.
Quando cominci a scrivere poesie e perché?
Nel 1994 ho iniziato a scrivere in versi liberi e la poesia, come forma d’espressione, è
sgorgata per guarire l’anima (sono anche Reiki master) che entra nelle emozioni
ferite e allo stesso tempo restituisce la gioia delle piccole cose. Gli ultimi anni della
vita di mia madre, scomparsa nel gennaio 2000, sono stati mitigati dalle prime
soddisfazioni da scrittrice: il primo libro edito “… e il mio cuore ha ripreso a cantare”
(Otma edizioni, 1997), i primi viaggi in giro per l’Italia per partecipare alle
premiazioni di concorsi letterari ecc..
Ci puoi raccontare come arrivi a “Lo Specchio della città?
Un corso d’informatica base, l‘esperienza di entusiasta attivista al WWF, la mia
cultura extrascolastica fatta d’infinite letture e conversazioni interessanti su ogni
argomento che respiravo in famiglia, e la mia poesia sono stati il bagaglio
professionale che mi ha permesso di incontrare il 25 aprile 1997 il direttore Alberto
Angelucci e poi lavorare al giornale. Questa esperienza, fondamentale per la mia vita,
è durata fino al luglio 2007, e mi ha fatto crescere umanamente e professionalmente,
rafforzando la mia capacità di ascolto del testo scritto, e facendomi superare la mia
innata timidezza e la paura di mettermi in gioco.
Poi la vita ti ha fatto cambiare strada, perché?
Hai proprio ragione Carmelina, a volte la vita ci porta a sospendere il vero sogno e
così il dolore della memoria si trasforma in un viaggio interiore per comprendere le
ragioni del “fallimento”, dettato solo dalle circostanze avverse che non ci hanno
permesso di afferrare l’occasione nell’attimo fuggente. Una serie di eventi davvero
poco fortunati, ha creato un’ulteriore evoluzione nella mia vita ma allo stesso tempo
ha dato il la ad una straordinaria amicizia fatta di azioni concrete che mi ha restituito
la forza e il coraggio di seguire l’istinto del cuore e andare sempre avanti, nonostante
tutto.
Nel 2009 mi sono trasferita ad Assisi in cerca di risposte e questa è stata l’esperienza
più grande che mi ha portato a vivere la mia spiritualità cristiana, camminando
chilometri ogni giorno, pregando con la felicità e la leggerezza di quando ero una
bambina, e mi ha fatto sentire di nuovo felice di essere una donna che sorride al
mondo senza alcun preconcetto.
Poi ulteriori problemi mi hanno costretto a ritornare nella mia città d’origine e, dopo
un lungo stacco temporale, mi sono rimessa in gioco come scrittrice fino all’incontro
nel 2018 con Bruno Mohorovich, che decide di darmi fiducia e pubblicare i miei
ultimi due libri “Semplicemente, la mia storia”, e “Tra le sbarre incandescenti” che
concludono la mia autobiografia che racconta le emozioni degli ultimi 15 anni.
Posso dire che la gioia di avere raccontato la mia esperienza, attraverso la lettura
delle poesie in numerosi momenti d’incontro tra scrittori organizzati principalmente
dalla Bertoni editore, mi ha permesso di ritrovare tanta energia e recuperare tutto
quello che era rimasto in sospeso. L’amore per la musica classica e il suonare di
nuovo il flauto, la voglia d’imparare e trasmettere la mia idea di didattica della pace e
di costruire insieme ad altre persone un mondo migliore, sono i gioielli che
illuminano le mie nuove giornate e mi danno la forza di dire: “Nonostante tutto…
sempre avanti.
IL MIO PANE
Gabbiani,
messaggeri di libertà,
profumano di schiuma di mare
il colore del vento.
Tratta da "Semplicemente, la mia
sabato 29 gennaio 2022
martedì 21 dicembre 2021
ECHI LIBERI L' AVVENTURA DI UNA DOCENTE
echi donna pubblica la vicenda- avventura di una insegnate prezioso il lavoro svolto con L' ARTISTA NADIA BERNI
martedì 3 agosto 2021
venerdì 10 gennaio 2020
viaggiare ?
Le scarpe il
camminare
La cosa che Ti piace di più dei viaggi ?
Quel "fendere" lo spazio e il tempo
contemporaneamente.
VIAGGIO?
Quella cosa
straordinaria che
Apre gli orizzonti di spazio di tempo
Questa stupenda opportunità di dialogo di incontro
È come avere una
bacchetta magica .. e..
Far apparire cuori e
fiori anche dalle tue scarpe
Sempre ogni volta!
Non abbaimo altre
strade..
Life is a
travel
marveluoSemagicsplendid
orribletragicinsoportabile
life ia a
joyful joke or tragic trick
fertile
lands deserted lands
up and
downdown andup
nevereverneverever
yesnonoyes
repeat
reception revolution evolution... Polarità e popolarità del Piede
Preambolo : Il piede non ha niente a che fare
con la pediatria, con la pedagogia,con la pedofilia,
con la pediculosi con la pedanteria e neppure con
l’ adèlante Pedro dei Manzoni, ed il cognome Pedrina.
La sua polarità consiste nel suo orientamento come un ago
calamitato nel corpo umano.
Al Nord risiede il cervello , al Sud risiedono le piante dei
due piedi.
Pensiero ed azione . Il cervello ,organo dirigente, comanda
; i piedi,organo del movimento.
operano..
Al centro è la sede degli impulsi, il cuore l’orologio della
vita
Contro l’insonnia ,si suggerisce di orientare il proprio
corpo come l’ago della bussola,
Non è corretto definire un cosa fatta male perché “fatta con
i piedi” : non è affare di loro.
Quando un prodotto” sta in piedi” dà appunto prova di
equilibrio
Popolarità del Piede, Qui entrano in scena lo sport, i
proverbi, la letteratura.
Già sul marciapiede
il piede cammina, anzi marcia.
La marcia lunga è una maratona.
Più camminate formano un pellegrinaggio.
“ Camminare “ è il titolo di due racconti ( di Maurizio
Damiano e di David Thoreau)
CAMMINARE è il titolo di un periodici trimestrale (per stare
bene) edito a Saluzzo
In Romagna esiste un famoso castello detto La rocca delle
camminate .
Sono storiche le “ Marcie” e “marciare,non marcire” era il
motto dei podisti
La Marcia di Leonida è una poesia in versi martelliani di
Felice Cavallotti
Una favolosa camminatrice è ricordata dal Carducci a
Bolgheri , la nonna
alla ricerca del perduto amore ( sette paia di scarpe ho
consumate .. ). .
Nei modi di dire abbiamo i proverbi
Il piede piatto ( deforme, ma allusivo a categorie di
persone )
Il piede giallo ( invecchiato ,ma allusivo a vecchi amori)
il piè sospinto ( dei prepotenti)
Il piede zoppo ( gioco da ragazzi saltellanti)
Il contropiede
Il piede nudo
Ed alla sua volta il piede vestito con
le calze,le scarpe,le ciabatte,gli zoccoli,le pantofole,gli
stivali, i mocassini le ghette.
E’ scomodo essere tra i piedi di qualcuno che pretende che
ci leviamo.
“Tirapiedi “inteso oggi come aiutante o segretario era un
tempo al servizio del boia
impiccatore.
Nella liturgia si lavano piedi , e in qualche parte si bacia
il simulacro del sacro piede.
Nella storia c’è la regina Berta dal grande piede
Nelle favole s’incontra la Cenerentola dal piede minuscolo.
Nella metrica dell’antica poesia , i versi erano composto di
piedi come sillabe e l’esametro aveva sei piedi.
Le scarpe con il cappello nella moda dell’ottocento facevano
l’uomo bello.
Le scarpe lustre erano un tempo una distinzione . II
panchetto del lustrascarpe spiccava
sui marciapiedi.
Creme di lucido per le scarpe erano oggetto di pubblicità (
nomi come “Ecla “ Lion Noir )
martedì 7 gennaio 2020
sport
SPORT
la parola nasce per designare divertimento gratuito !
Godere di buona
salute psichico fisica infatti significa
godersi la vita per meglio condividerla
con gli altri e cooperare ad un
benessere sociale per essere felici
!? Per vivere in sintonia sociale consigli dalla storia da Giovenale a Menenio Agrippa alle ricerche scientifiche che scoprono che l’ invecchiamento precoce e
la decadenza fisica sono in gran parte
il risultato del nostro modo di vivere;
fattori dello stile di vita quali
essere in sovrappeso e il non dormire a sufficienza o il non fare esercizio
regolarmente possono far invecchiare
prima del tempo. Salute fisico- mentale, benessere psico-fisico, unita
psicofisica ci permette di goderci la vita
dono meraviglioso e di
condividerla con gli altri “ mens sana in corpore sano” (Satire, X, 356 )scriveva Giovenale
nell' intenzione del poeta latino c'è l'auspicio che l'uomo dovrebbe aspirare a due beni
soltanto: la sanità dell'anima e la salute del corpo; queste dovrebbero essere
le uniche richieste da rivolgere alla divinità. In Grecia ad Olimpia nascono i giochi olimpici che ogni 4
anni si tennero dal
776 A.C. al 393 D.C. Importanza grandissima veniva data alle 292 edizioni, prova ne sia, che le guerre erano sospese e quei giochi furono
usati come riferimenti cronologici
per datare gli eventi. Importanza attività fisica per un benessere psicologico, ma anche sociale godere di buona salute non è lusso o un
optional lo stare bene con se stessi e
con gli altri è un programma
politico in- per cui tutti possiamo cooperare al benessere di uno stato come testimonia l’apologo di Menenio Agrippa. "Una volta
le braccia, le gambe, la bocca e i denti decisero di non lavorare più per lo
stomaco, che si nutriva e restava in ozio. Smisero di lavorare; così lo stomaco
restò vuoto. Dopo alcuni giorni, le gambe e le braccia si accorsero che non
potevano più muoversi, tanto erano diventate fiacche. Allora compresero che
anche lo stomaco lavorava ed era proprio lui a dar loro forza e vita,
restituendo, in forma di sangue, quel cibo che essi gli avevano con fatica
procurato''. Menenio Agrippa dimostrò con un paragone quanto l'insubordinazione
interna del corpo fosse simile alla ribellione della Plebe contro i Patrizi e,
si dice, che egli riuscisse così a convincere quella gente a far ritorno a
Roma. Agrippa spiegò l'ordinamento sociale romano con una metafora,
paragonandola a un corpo umano: infatti,
come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, così anche
nell'organismo dell'uomo, se ciascuna parte collabora con le altre, sopravvive,
se invece le parti discordano tra loro, tutte periscono. Così, se
effettivamente le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco
(il senato) non riceverebbe cibo… quindi tornarono in amicizia con lui come il senato e il popolo, come fossero un unico corpo, con la
discordia periscono, con la concordia rimangono in salute. » La salute fisico
mentale, il benessere psico-fisico, in gran parte ce li costruiamo da noi:
dipende da noi, con il nostro comportamento fisico e alimentare. Sull’
importanza dell’ esercizio fisico è che
noi siamo progettati per il movimento e tesi, supportate da ricerche,
dimostrano che le persone che dedicano almeno 30 minuti al giorno a camminare
a passo leggermente sostenuto corrono meno rischi di subire malattie
cardiache o circolatorie; tra i tanti
vantaggi? Fare sport aiuta a mantenere il peso forma, favorisce il buon
umore, rinforza il cuore, abbassa la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca a riposo, riduce il
colesterolo Ldl (quello cattivo) ed
aumenta quello buono HDL, rinforza le
ossa, contrasta la depressione, allevia ansia e stress, aumenta l’ energia fisica in generale, rinforza i muscoli e riduce i grassi, stimola la circolazione sanguigna migliorando l’ attenzione la qualità del sonno e la guarigione di parti del corpo danneggiate .
Riallacciandosi all’ origine e storia della parola” Sport” è una parola inglese
(apparsa nel 1532) che significa divertimento. Sport è, a sua volta, un’abbreviazione dal francese
antico della voce “desport”, da cui derivano lo spagnolo “deporte” e l’italiano
“diporto” (svago, divertimento, ricreazione). La voce inglese sport e il suo
aggettivo sportivo sono entrati in Italia nel XIX secolo, attraverso il
francese sport (1828) e sportif (1862). In origine la parola sport significava
divertimento gratuito, oggi invece indica quell’insieme di gare ed esercizi
fisici individuali o di gruppo che vengono praticati per svago, ma anche per
competizione e intorno al quale può ruotare un consistente giro d’affari.
L’antico significato sopravvive, però
nell’espressione “fare qualcosa per sport”.
Carmelina Rotundo
Auro
ricchezza
In ogni settore la
parola
ricchezza
richiama all’ abbondanza
cosi si potrebbe definire
ricco di doti una persona amabile,
gentile, capace, d’ ingegno, intelligente;
è ricco un essere umano dotato di sentimenti e sensibilità ; un
narratore potrebbe raccontare un fatto
con grande dovizia di particolari; un
testo può essere redatto con ricchezza di esempi, di citazioni, d’ immagini, le persone possono essere ricche di idee, in amore la vera ricchezza è donarsi
WILLIAM SHAKESPEARE:
“ La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il
mio amore: più te ne do’, più ne ho, perché entrambi sono infiniti”.
“La lealtà comprata col denaro, dal denaro può essere
distrutta” LUCIO ANNEO SENECA
“Affermo che quando una nazione tenta di tassare se stessa
per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un
secchio e cercasse di sollevarsi per il manico.” Sir Winston Churchill.
“La libertà consiste nell'essere padrone della propria vita
e nel fare poco conto delle ricchezze.” Platone
“L'uomo superiore
coltiva la virtù, l'uomo inferiore coltiva il benessere materiale. L'uomo
superiore coltiva la giustizia, l'uomo inferiore coltiva la speranza di
ricevere dei favori.” Confucio
“Se una libera società non può aiutare i molti che sono
poveri, non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi.” John Fitzgerald Kennedy
Pensatori , politici,
scrittori persone di ogni ceto sociale e professione e c’è
anche un papero ricchissimo Paperon de'
Paperoni, creato dal grande Carl Barks, è il papero più ricco del mondo. La sua
ricchezza è leggendaria ed è stimata di 2.544 miliardi di dollari, Vive in un
grande deposito contenente la leggendaria cifra di 3 ettari cubici di denaro.
Ovviamente al suo patrimonio bisogna aggiungere innumerevoli proprietà, aziende
e depositi bancari, che fanno del suo impero il più grande del mondo. Viaggiò
per far fortuna in Montana (dove incontrò Howard Rockerduck che gli insegnò
l'arte del minatore), in Transvaal (dove incontrò Cuordipietra), Australia ed
infine Klondike, nella regione dello Yukono.
Per ricchezza d’ immagini cito una poesia di
LEOPARDI
graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!
La ricchezza è
chiamata a misurare il benessere economico di un soggetto fisico o giuridico ed
è un parametro utilizzato in economia che stima la quantità di beni tangibili e
intangibili nella piena disponibilità del soggetto che abbiano valore di
mercato e siano in grado di produrre reddito .
Ma è proprio questa
la VERA RICCHEZZA?
Chi di noi ha
sperimentato disagi disturbi
e chi più ne ha più ne metta
forse converrà con me che la vera ricchezza è la salute intesa come benessere
fisico: il corpo atto a svolgere in autonomia le sue funzioni e un benessere del cuore nell’ equilibrio
degli affetti e della mente nel dialogo del vivere sociale se non abbiamo serenità- salute che cosa
facciamo ? Ci appassiamo come fiori senza acqua riducendoci ad una vita
vegetativa. Da questo pensiero mi vien naturale inoltrarmi su considerazioni e
domande:
“ per la ricchezza che cosa siamo disposti a fare? Il nostro comportamento potrebbe permetterci di usare gli altri, di calpestarne la dignità per avere denaro ? Una domanda che faccio ai lettori per offrire lo stimolo a un ripensamento di una ricchezza materiale a tutti i cost,i costi quel che costi, siamo di passaggio su questa” palla” che gira, transitori eppur diretti verso l’ eternità ; ricchezza di felicità nei cuori tra di noi per vivere insieme felici.
“ per la ricchezza che cosa siamo disposti a fare? Il nostro comportamento potrebbe permetterci di usare gli altri, di calpestarne la dignità per avere denaro ? Una domanda che faccio ai lettori per offrire lo stimolo a un ripensamento di una ricchezza materiale a tutti i cost,i costi quel che costi, siamo di passaggio su questa” palla” che gira, transitori eppur diretti verso l’ eternità ; ricchezza di felicità nei cuori tra di noi per vivere insieme felici.
“L'uomo si distrugge
con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la
ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza
morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici.”
Mahatma GandhiI
Il santo di Assisi compie una svolta a 360 gradi e “da
appartenente alla classe agiata, che contava nella città per nobiltà e
ricchezza, egli ha scelto di collocarsi all’estremità opposta, condividendo la
vita degli ultimi” Ed a oggi è il santo più amato e riconosciuto anche da altre
religioni !
Carmelina Rotundo Auro
povertà terza versione
Povertà?
…e lo scenario
si apre
su una pagina di un giornale,
sulle pagine di un
componimento che possono essere
giudicati dall’ insegnate o dal lettore ” poveri” perché
c’è una limitazione di notizie e di fonti o semplicemente si scrive con un linguaggio
ristretto nell’ uso di termini e parole,
una pagina”povera” non risponde alle nostre curiosità, alle aspettative
ci delude e se fossero pagine di un
libro peggio ancora, ne abbandoniamo la lettura perché non
stimolati ! Quella stessa parola povertà
apre ancora anche a scenari
disperati: persone che per
calamità naturali: disastri ambientali o
guerre, distruzioni, epidemie
perdono ogni avere materiale ed affettivo; senza
tetto senza denaro non si può più comprare cibo,( nella
devastazione anche i campi divengon “poveri” e i frutti non nascono aridità di terre ) non si può usufruire dell’ acqua per bere, per lavarsi …
e la mancanza di igiene
personale allontana dal contesto
sociale; ognuno di noi ha sperimentato, passando per luoghi deputati alla raccolta
della spazzatura che allunghiamo il
passo quasi corriamo per allontanarci dal fetore o semplicemente per una sudata il nostro
corpo esala sentori non graditi che fanno allontanare gli altri, la caduta del singolo nella povertà ha
risvolti sociali molto preoccupanti ;
cadendo in un malessere
fisico arriviamo alla malattia, arma crudele che non conosce
tregua alcuna e potrebbe farci cadere
nella disperazione nella perdita della
speranza e della voglia di vivere! Che
cosa ci porta a pensare la
presenza per le strade delle città di
persone che chiedono l’
elemosina? Persone che dal sorgere del
sole fino a tarda sera siedono d’
inverno riscaldandosi con coperte sulle ginocchia chiedono per fame
perché non hanno risorse economiche che gli possano permettere una casa
dove vivere ? il numero aumenta in
maniera esponenziale se ai richiedenti
l’ elemosina aggiungiamo persone
malformate o che si propongono con malformazioni inventate e giovani
questi, spesso caduti nelle
dipendenze che tendono la mano in bus o
in tramvia per un euro e incrociando il loro sguardo si capisce
che non chiedono denaro per un panino per fame, ma per comprarsi la droga o il
super alcoolico o per andare a giocare .
Caduti nelle dipendenze non riuscendo
più a svolgere una attività e tanto meno
a cercarla arrivano a tendere la mano ad
essere dipendenti da altri impegnando
ogni momento del giorno a
chiedere aiuto economico atto che
umilia la dignità della vita e non
alimenta e stimola alla ricerca di una realizzazione lavorativa produttiva in un cerchio dove individuo e società si contendono la colpevolezza senza accettare il singolo e la società di
essere frutto e risultato di un certo
processo! Mi spiego meglio se un
terremoto mi distruggesse la casa e non
potessi accedere all’ acqua potabile ed
altri servizi “può il singolo recuperare ogni suo avere”? O ci deve essere una
alleanza sociale un aiuto per rimettere quella persona in condizioni di
abitare una casa l’ io e gli altri insieme…. se una malattia mi impedisce di svolgere la
mia attività lavorativa chi dovrebbe intervenire nel periodo del malessere? I posti di potere sono molto ambiti per la voglia o il desiderio di essere al
servizio di alleviare le sofferenze dell’ altro? O son
divenute cariche per godere in prima persona di privilegi e
talvolta chiusi sprofondati in poltrone
sempre più moderne non si vuole ascoltare non si vuol vedere si diventa poveri
di valori primo fra tutti l’ altruismo
il rispetto per l’ altro! Non volendo
vedere non si comprende. Al non volere
vedere, al non volere ascoltare ci
sarebbero rimedi molti dei quali ci vengono dagli scrittori, si’ avete capito
bene da persone che scrivendo palesano
realtà non dette A VOCE ALTA come Mark twain
che nel 1881 scrive un romanzo dal titolo: ” il principe e il povero “
ambientato in Inghilterra nei ghetti di
Londra ( XVI secolo) quando nello stesso
giorno nascono due bambini dalle condizioni opposte uno è Edoardo VI, figlio del re Enrico VIII, l’
altro è Tom Canty, figlio di un
criminale e destinato ad una vita povera e misera. Cresciuti, i due si
incontrano e, entrambi stanchi della loro vita, trovandosi molto simili
nell'aspetto fisico si scambiano i "ruoli": Il romanzo rimette sul tappeto la connessione
individuo –società, società individuo di come la vita di ognuno sia
condizionata dall'ambiente e dalla famiglia in cui viene alla luce e nello scambio dei ruoli è esplicito il
richiamo alla verifica a verificare di persona quali siano le vere
condizioni in cui vive la povera gente che dovrebbe sempre, per coloro che devono governare, costituire una conoscenza utile per prendere
decisioni che siano giuste e non danneggino i più poveri capire i pro e i
contro di ruoli sociali come quello del principe e del povero è di
primaria importanza e vivere una esperienza riuscendo a carpirne i pro e i contro!
La povertà implica
non solo mancanza di denaro o beni materiali
e ci spinge ad interessarci dei
problemi della giustizia sociale e della dignità umana nella fiaba dei fratelli Grimm gli uomini
umili e generosi sono ricompensati, gli avari e gli avidi non saranno mai
felici e soddisfatti. ……” Dio stesso che “nei tempi antichi (…) quando errava
ancora sulla terra, fra gli uomini, una sera che era stanco gli accadde di
essere sorpreso dalla notte prima di poter giungere a una locanda…“.La fiaba fa
parte delle raccolte scritte dai fratelli tedeschi nel 1812 il
mendicante chiede a un ricco mercante ospitalità per la notte, il mercante non vuole seccature, specialmente
da un povero. Poi bussa alla porta di un povero contadino che addirittura gli
concede di dormire nel suo letto, mentre lui e la moglie vanno a sdraiarsi
nella stalla accanto alla mucca. La mattina dopo il singolare viandante li
ricompensa facendogli apparire una casa nuova, una villa più bella di quella
del vicino, che, invidioso, chiede all’angelo di tornare anche da lui e di
esaudire anche i suoi desideri. Ma poiché è accecato dall’ira, non riesce che a
desiderare cose stupide e perde ogni cosa !
Carmelina
Rotundo Auro
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