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domenica 12 aprile 2026

INCONTRAR ELESABETTA e GIOVANNA sempre una festa

davvero durante la presentazione di questo libro molto gradito l'incontro con ELISABETTA E GIOVANNA
per loccasione eventi culturali villa VITTORIA indosso lo spolverino donatomi da Maria Letizia Gangemi in occasione della BTM a BARI come si vede molto originale popolato di Draghi

giovedì 24 agosto 2023

A VILLA VITTORIA

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Sta per iniziare la serata  ed intanto godiamo del fresco di questa splendida villa 

Dopo la pausa estiva riprendono gli interessanti piacevolissimi  incontri con #villavittoriacultura!
 Mercoledì 23 agosto: Presentazione libro “Sanremo che passione!”. Coordina il progetto culturale Giovanni Fittante con la partnership di Firenze Fiera e Fondazione Spadolini Nuova Antologia #villavittoriacultura #evvivavillavittoria #vivivillavittoria #villavittoriafirenze Info e prenotazioni: +39347 70 77 014 o info@villavittoriafirenze.com
foto Elisabetta 





 

venerdì 15 luglio 2022

EBOOK Piazza Santo Spirito

 S.Spirito Mon Amour, 

Ebook fotografico di Francesco De Masi, 

con una poesia di Carmelina Rotundo a pag. 14

lunedì 21 marzo 2022

Paesaggio nella fiaba di ALIECE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE - Letteratura per l'infanzia - Progetto “a spasso con il Rinascimento”

Il paesaggio nella fiaba Alice nel paese delle meraviglie si fonde con il racconto che non fa solo da ornamento ad esso, ma è protagonista in un’iterazione continua con Alice; infatti tutto ciò che la circonda: la natura e gli oggetti sono animati. Volendo sintetizzare idealmente il paese delle meraviglie, si possono individuare tre ambienti principali; il passaggio dall’uno all’atro è reso possibile sempre attraverso delle porte. Il primo che incontriamo è un’anticamera, luogo piuttosto bizzarro. Alice sprofonda in un tunnel ornato da soprammobili, mensole e vari oggetti, che le fluttuano attorno; segue un lungo corridoio che fa le giravolte sbucando in un salotto con le pareti colorate. Dietro ad una tenda si nasconde una porticina, che la introdurrà nel secondo ambiente, si tratta del vero e proprio paese delle meraviglie, dove Alice farà la conoscenza di personaggi alquanto stravaganti. Questo è suddiviso a sua volta in tre sotto ambienti: un giardino con al centro un bosco, all’interno del quale Alice troverà una casetta circondata sempre da un giardino. Infine attraverso un passaggio segreto indicatogli da un singolare gatto, Stregatto appunto, giungerà al castello della regina di cuori. Qui la storia di Alice passa sempre attraverso delle sottozone: un roseto la introdurrà alle porte del castello; Alice giocherà a croquet con la regina di cuori e a causa di un qui pro quo con quest’ultima finirà nel Tribunale del regno, dal quale riuscirà a scappare finendo in un labirinto ossia nel luogo in cui la fiaba si conclude. Il paese delle meraviglie è un luogo dove tutto è possibile, dove la fantasia può spaziare all’infinito, in cui tutto è rovesciato, dove la logica è il paradosso e alto è basso, un posto in cui Alice ha la facoltà di modificare la sua statura a seconda della situazione in cui si trova, insomma un mondo fatto a misura del bambino. La dottoressa Simona Ventura, esperto architetto di giardini, ci ha presentato un laboratorio realizzato in una scuola elementare della provincia di Bologna sulla percezione che i bambini hanno dello spazio, con lo scopo finale di realizzare un giardino che fosse un vero e proprio paese delle meraviglie, dove loro si potessero sentire veramente a loro agio e quindi un luogo fatto a loro misura. Tale esperienza ci ha suggerito l’idea di realizzare un plastico di una parte del paesaggio, che emerge dalla fiaba. Di Cristina Focardi

domenica 13 marzo 2022

Circolo culturale Carlo Giornelli

COMUNICATO STAMPA

 

 

Circolo culturale Carlo Giornelli

Via Vittorio Emanuele II 105

San Vincenzo

Tel.: 3474848636

Mail: circologiornelli@gmail.com

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Questo circolo artistico è dedicato ad un cortonese, Carlo Giornelli, amante e cultore dell’arte italiana, rinascimentale e moderna: appassionato  collezionista dei macchiaioli; questa sua passione facilitata dalla lunga frequentazione sia di Venturina Terme sia di San Vincenzo.

Gli ideatori del Circolo vorrebbero che questa “sala espositiva” possa diventare un punto di incontro, di aggregazione e un salotto per artisti, letterati della Maremma e per tutti coloro che vorranno comunicare con qualsiasi forma di arte: un polo artistico ubicato nel pieno centro di San Vincenzo, nella zona pedonale.

Nei quattro giorni dell’inaugurazione , 24,25,26 e 27 marzo, saranno presenti due artisti: Luciano Rossi e Sergio Sarri; che sono anche gli ideatori e attori di questo progetto.

 

 


 


 

mercoledì 7 giugno 2017

premio racconti in rete MARIA PIA PIERI

Premio Racconti nella Rete 2017 “Un castello di carte” di Maria Pia Pieri

Categoria: Premio Racconti in rete
La villa era proprio come se la ricordava, grande, squadrata e solida, con due piani pieni di finestre e di persiane verdi. Sopra, l’altana dove la madre stendeva il bucato quando pioveva, dove si potevano trovare vecchie mele, piccole e aggrinzite, un po’ d’uva fragolina quasi secca e le noci ancora nere del loro mallo. Aveva scritto che la restaurassero però senza togliere e aggiungere niente e il risultato lo appagava almeno in parte.. Costruita in alto rispetto al paese, da lì si potevano vedere colline,  montagne, altri paesi e,  soprattutto, l’altra villa, quella giù in basso.
Erano passati tanti anni, troppi, sempre con il desiderio del ritorno nei luoghi  dove era nato e nella villa che gli stava davanti, dove da bimbetto, quando non c’erano i padroni, poteva andare a curiosare e giocare sotto gli occhi della madre che ne era la custode e la serva. Certe volte giocava a fare  il padrone. Allora chiamava i cani, due alani, più alti di lui, e cominciava a passeggiare tutto dritto. “Impalato”, gli diceva la madre, “cosa fai? Vieni piuttosto ad aiutarmi.”
Era nato nella casa del contadino, con la cantina e la stalla a piano terra, la scala di pietra all’esterno e quella interna piccola, di legno, per salire su dalla cucina alle due camere. Si ricordava ancora il freddo, il tetto a tegole che lasciava passare luce e umido e vento. Una casa che pensava di riparare e rendere comoda quando da giovane immaginava di andarci a vivere con colei che amava, e che invece era andata in rovina ed era stata abbattuta.
Aveva fatto fortuna e ora era tornato, solo. Il padre era morto pochi anni dopo la sua partenza per il nuovo mondo; la madre molto più tardi;  anche la  moglie,  nata da genitori italiani emigrati in America, bellina, brava, americanizzata, era morta da qualche anno. I due figli erano sistemati bene, uno proseguiva la sua attività imprenditoriale – gli faceva sempre venire voglia di ridere quando sentiva questa espressione, ma così era e per il meglio visti i profitti –  l’altro aveva  studiato: college, università, scuola di legge e ora era avvocato. Entrambi  con poco interesse per i luoghi d’origine e i ricordi del padre, tanto meno per il rancore che si portava dentro. Forse se avesse avuto una figlia, come aveva tanto desiderato, avrebbe potuto prendere altre decisioni e rimanere là dove aveva fatto fortuna, ma così non era andata.
Entrò perché lo doveva fare, non poteva restare all’esterno e poi voleva salire su all’altana e vedere bene la  villa in basso, quella degli altri padroni,  quella dapprima tanto amica, poi diventata oggetto d’odio.
Anche qui c’era una casa di contadini dove era nata e cresciuta Isolina,  pure lei figlia unica, un caso insolito per quei tempi ma adatto a far nascere amicizie e amori. E così era stato tra loro due per un tempo beato. Poi lui era dovuto partire soldato di leva. Allora, come si usava, fu deciso di aspettare il suo ritorno per il fidanzamento ufficiale e il matrimonio. Ma qualcosa era accaduto: il figlio dei padroni se ne era innamorato, ne aveva approfittato e l’aveva sposata. Lui non l’aveva più vista. Appena tornato dal servizio militare si era imbarcato per l’America. Solo più tardi, da una lettera della madre, aveva saputo che Isolina aveva partorito una figlia morta e che subito dopo anche lei era morta. Isolina solare e dolce.
La madre  era rimasta ad attendere il suo ritorno, ma lui non era tornato.  Avrebbe voluto che fosse lei a venire nel nuovo mondo, ma non aveva mai insistito di fronte ai suoi rifiuti. Anche la madre era parte di un passato che avrebbe voluto dimenticare e che invece gli faceva ancora tanto male dentro.
Vide la villa, piccola in confronto a quella che ora era sua, comprata con tanti soldi, troppi per i suoi figli non abbastanza per il suo rancore. Niente sembrava mutato, sentì dei rumori, parole, persone. Pensò che il padroncino si fosse risposato e avesse avuto altri figli e nipoti che vivevano lì.
“Vendetta, tremenda vendetta”, le parole del Rigoletto gli risuonavano dentro e talvolta, quasi inconsciamente, gli affioravano sulle labbra. Da allora lo avevano  accompagnato per buona parte della vita, da aiutante e poi panettiere in una bakery  a Chicago, fino alla decisione di lasciare la grande città e sistemarsi in un luogo più piccolo, più simile al suo di partenza, in California, ma non a San Francisco, di cui tutti parlavano, bensì a Sacramento, nell’interno, nelle vallate lontano dal mare. Là, fare il pane all’Italiana si era dimostrata una scelta di successo a cui  in seguito aveva aggiunto la produzione del vino.  Dall’orto, avuto in eredità da un vecchio immigrato, era passato alla maggiore azienda vinicola della zona con distribuzione commerciale negli stati dell’Unione fino in Europa.  Aveva dato lavoro a tanti connazionali e non, operai e dirigenti, gente che andava e veniva dall’America all’Italia per lui e che faceva prosperare i suoi affari.  Ma lui non aveva mai partecipato a questi viaggi, fino a quando, morti i vecchi padroni e con i parenti che non avevano soldi per tenerla in vita, aveva potuto comprare la villa grande.  Allora aveva lasciato nelle mani dei figli tutto ciò che in quaranta anni aveva costruito ed era tornato, spinto non tanto da una voglia di vendetta, anche se le parole del Rigoletto gli risuonavano spesso sulle labbra, quanto dal bisogno di liberarsi del suo dolore.
***
Sapeva che in paese aspettavano il suo ritorno. I lavori alla casa erano stati seguiti con curiosità, ammirazione e probabilmente con pettegolezzi. All’inizio gli era sembrata una iniziativa che potesse restare anonima, quasi nascosta, ma non era stato possibile, e ora il sindaco e anche il pievano volevano incontrarlo e dargli il benvenuto e forse benedirlo. Lui che, partito dal paese, in chiesa non c’era più stato se non per cerimonie ufficiali, battesimi, matrimoni e funerali. L’indomani sarebbe dovuto andare alla messa e incontrare tutti.
Così fece. La chiesa era piena per la celebrazione delle dieci, più del solito perché i paesani si aspettavano la sua partecipazione e volevano vederlo. Nella chiesa affollata le prime persone che scorse, seduti nella prima panca, furono il padroncino, anche lui ormai con la testa imbiancata, e una donna con un ragazzo vicino. Una Isolina giovane, viva, sorridente, bella. La vista gli si annebbiò, pensò di essere sul punto di svenire, si fece forza e riuscì a sedersi sulla  panca più vicina. Poi nascose il volto tra le mani come per pregare, in realtà per potersi riprendere. Ricordò la lettera della madre: Isolina è morta di parto insieme alla sua creatura. Si rese conto che era stata una pietosa bugia che lo aveva accompagnato in tutti quegli anni, in quella specie di isolamento e di distacco dal paese in cui aveva voluto vivere.
Sopraffatto da una moltitudine di ricordi e di emozioni, non si accorse di quello che accadeva all’altare e intorno a lui, finché il prete gli si avvicinò per salutarlo ma anche per fargli notare che era rimasto solo nella chiesa ormai vuota. Ringraziò sorridendo stancamente e uscì sulla piazza del paese dove gruppetti di persone stavano ad aspettarlo, sorridenti e quasi euforici per il suo ritorno. Lui sentiva solo il bisogno di allontanarsi, di rinchiudersi in casa e dare sfogo al pianto. Ma il padroncino si avvicinò, l’abbracciò chiamandolo vecchio amico, gli presentò la figlia… Ho tanto sentito parlare di lei, che piacere conoscerla, venga a trovarci. Più tardi, ripensandoci, si rese conto di non sapere cosa avesse risposto. Appena gli fu possibile si allontanò e arrivato a casa si accovacciò in un angolo scuro dell’ingresso come un animale ferito, incapace perfino di respirare.
Passò così parecchie ore, cominciò a riprendersi quando tutto l’ingresso divenne buio e fu finalmente in grado di ripensare a quello che aveva scoperto. Isolina era morta ma la figlia era sopravvissuta ed era cresciuta diventando simile alla madre nel fisico e forse anche nello spirito. L’ultimo dono per il suo rivale. Per la prima volta sentì che tutto quello per cui aveva vissuto e lavorato, sempre con quel rancore dentro, era stato invano. Altro che vendetta, erano amore e calore quello di cui avrebbe avuto bisogno. Pensò anche che i figli avevano avuto ragione quando gli avevano detto che il ritorno e l’acquisto della villa sarebbero state uno spreco di energie. Che sarebbe andato incontro a delusioni.
“Un castello di carte non regge”, così gli diceva la madre quando da piccolo si divertiva, come tanti suoi coetanei, a costruire un castello con le carte da gioco. Andava tutto bene, sembrava che la costruzione tenesse, lui era bravo con le sue piccole mani leggere, ma sul più bello, quando doveva sistemare l’ultima carta, le carte cadevano sul tavolo in un mucchietto senza costrutto. Era sempre così.
In quel momento sentì di odiare la villa. Non era più il rifugio che aveva voluto e idealizzato ma un peso opprimente che lo schiacciava, qualcosa da cui liberarsi. Salì su fino all’altana, si affacciò alla balaustra e guardò in basso. Nel prato erano sbocciati i primi fiori

giovedì 3 gennaio 2008

DAL DIARIO DI 12 ANNI DELLA MIA VITA AI CAPOLAVORI DI 9 ARTISTI

CHE COSA PUO' SUCCEDERE SE ALCUNI ARTISTI DIALOGANO?

UN DIARIO DI PAROLE CHE COPRE 12 ANNI DELLA MIA VITA LETTO DA 9 ARTISTI CONTEMPORANEI ,OGNUNO DEI QUALI SCEGLIE UNA PAGINA ,POI UNA FRASE CHE TRASFORMA IN IMMAGINE CON TECNICHE DIVERSE,MA CON UGUALI DIMENSIONI due lavori ceati da ogni artista

70x140 cm

che sono stati esposti alla Casa del Popolo ,

alla Chiesa del Buon Pastore di Casellina relizzando sul territorio un binomio davvero singolare e

alla Sala del Paradiso ubicata... no, vi lascio SCOPRIRE dove è...

per un itinerario piu' che avvincente, eccezionalmente stimolante unico e diverso imprevedibile e determinato dove si racconta di una vita dei ruoli di una donna delle sue difficoltà dei suoi sogni per una avventura nel quotidiano che sa tanto di FANTASTICO FANTASTICAMENTE FANTASTICO perchè non ci si abitua mai alla BELLEZZA

domenica 16 dicembre 2007

THE ACCADEMIA DEL CIMENTO IN THE EUROPEAN CONTEXT

Quella mattina avevo proprio scelto di andare alla BIBLIOTECA DEGLI UFFIZI per tanti motivi e piu'
the occasion for this conference is the 350 anniversary of the founding of the ACCADEMIA DEL CIMENTO.
website and digital library
http://galileo.imss.fi.it/news/cimento/
la conferenza è in inglese
per gioire di musicali architetture........

Il movimento delle 4 rampe di scale è giocoso: le due rampe superiori salgono nel senso contrario delle inferiori e la grandiosa finestra che le sovrasta è ritmicamente divisa in grandi e piccoli rettangoli di cui la grandiosa parte centrale sormontata da una mezzaluna ,sempre a vetri, divisa in 5 spicchi che oggi lascia intravedere il cielo turchino con una sfrangiatura di nuvola bianchissima;
ci circondano per il resto una balconata di libri disposti ordinatamente su scaffali, dalla elegante ringhiera di legno ;il soffitto movimentato da cornici di pietra serena grigi è a rettangoli a tetti a spioventi ed un pavimento di cotto a mattonelle rettangolari che giocano ad intersecarsi.
l'armonia che si respira all'interno e all'esterno mi fa percepire quanto gli antichi sentissero il creato tutto proporzioni linee forme si armonizzano come note su uno spartito musicale ed io vivo di pura Bellezza!!
Carmelina