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mercoledì 29 luglio 2026
frattura di coesione sadhguru
Carissimi
La frase ha un’intenzione chiara, ma è costruita in modo che i concetti si urtano tra loro
Non cercare di asservire le persone intorno a te. Sono come sono. Prendi il controllo di
quest'unica vita: te stesso
I concetti
1. Direzione esterna
“Non cercare di asservire le persone intorno a te. Sono come sono.” Qui il focus è fuori da te, sulle
altre persone. È un invito a lasciarle libere, a non intervenire sulla loro identità.
2. Direzione interna
“Prendi il controllo di questa unica vita, te stesso.” Qui il focus è dentro di te, sulla tua
responsabilità personale. È un invito a governare la tua vita, non quella degli altri.
3. Il problema di coerenza
Nella frase originale i due movimenti sono attaccati senza ponte logico. Risultato: sembra che tu
stia dicendo “non controllare gli altri… però controlla te stesso” ma senza spiegare il legame tra le
due parti.
È come se due treni viaggiassero su binari diversi e tu li avessi messi uno dopo l’altro senza
raccordo.
Senza ponte, la frase appare come:
due comandi scollegati
due direzioni opposte
due piani logici diversi messi uno accanto all’altro
Retoricamente, questo si chiama frattura di coesione.
martedì 28 luglio 2026
art fashion LA CAMICIA del Professor TOCCHETTI per Carmelina
Artfashion
Opera realizzata su camicia di cotone mediante applicazione manuale di strass e microperline. La
composizione, ispirata al minimalismo figurativo, utilizza linee essenziali e punti luce per costruire
una scena vinicola stilizzata. Il bianco del tessuto diventa parte integrante dell’opera, creando un
equilibrio tra vuoto e materia brillante. Il risultato è una decorazione contemporanea, elegante e
narrativa, che trasforma il capo in un oggetto artistico indossabile.
��️ Stima per galleria d’arte (artfashion contemporaneo)
Valore espositivo consigliato: 480–750 €
Perché questo valore è più alto dell’asta
Valore autoriale — In galleria l’opera non è “venduta al miglior offerente”, ma proposta
come parte di un percorso artistico.
Tecnica complessa — Migliaia di strass applicati manualmente equivalgono a una tecnica
di micromosaico contemporaneo.
Wearable art — Le gallerie trattano i capi artistici come sculture morbide: pezzi unici, non
moda.
Firma dell’autore — La firma certifica che il capo è un’opera, non un oggetto decorato.
Tema figurativo forte — Il soggetto “vinopaesaggio” è narrativo, riconoscibile, vendibile.
�� Prezzo di listino consigliato in galleria
le rose fotografate da GIUSEPPE TOCCHETTI
Il bocciolo che ancora tace promette che ogni giorno può aprirsi meglio del precedente
La rosa già sbocciata ricorda che la bellezza arriva quando si decide di essere presenti al proprio giorno.
La rosa che si schiude insegna che basta un gesto di fiducia per far entrare il sole.
Il bocciolo che ancora tace promette che ogni giorno può aprirsi meglio del precedente
La rosa già sbocciata ricorda che la bellezza arriva quando si decide di essere presenti al proprio giorno.
La rosa che si schiude insegna che basta un gesto di fiducia per far entrare il sole.
venerdì 3 luglio 2026
Giuseppe Tocchetti per la trasmissione 22 luglio
ISAIA il GIOVANE da TRANI
Alcuni anni or sono ad una cena, con alcuni partecipanti alla Fiera del Levante di Bari, un collega, poiché si parlava delle proprie città di provenienza, ebbe modo di esprimere il suo rammarico poiché Trani venisse citata per le sue caratteristiche artistiche popolari, la luce della cattedrale, il porto, la pietra bianca e il mare obliterando che il pensiero planetario, oggi di moda, ebbe origine nel 1300 per merito di Isaia il giovane da Trani.
L’invito di Renzo di partecipare, il prossimo 22 giugno, ad un incontro in cui si parlerà di Trani mi ha come un fulmine venuta alla mente quella cena.
Incuriosito mi sono aggiornato sulla figura di Isaia il giovane e ho riscontrato che ci sono molti punti di contatto tra il suo pensiero e quello che oggi è di moda.
Egli basava la sua filosofia su tre filoni: una razionalità interpretativa, un’etica della responsabilità, la coerenza come punti estremi di convivenza.
Non costruiva sistemi filosofici astratti o aleatori ma piuttosto un modo di pensare e di vedere la realtà più concretamente, oggi le sue caratteristiche principali afferente il metodo esegetico è molto attuale, come per esempio il privilegio di interpretare un testo scevro da condizionamenti, il confrontare fonti diverse per trovarne la connessione, l’intersezione.
IL non accettare come imposizione senza verifica un’autorità.
Ciò che mi ha colpito e che l’accaduto deve essere inserito nel momento stesso in cui sorge, nella realtà della vita, in cui la comunità fa delle scelte.
Gustate che grande pensiero: abbandona il concetto del mistero, egli cerca invece una chiarezza, un punto di vista più ampio, una certezza e tra l'altro dà anche degli insegnamenti attuali.
Ora in cui l'intelligenza artificiale sta prendendo piede spinge l'umano ad essere il responsabile, ad essere compartecipe, ad essere principalmente lui a fare le scelte.
Quanta saggezza nell'affrontare l’innovativo.
il suo pensiero fonda insieme una morale che si basa su tre pilastri: rigore, umanità e la libertà di pensare; il suo modo di agire, il suo modo di proporsi non vuole altro che indicare una strada che educhi l’umano ad accettare ciò che accade, ciò che potrebbe accadere, ma lasciando inalterato la sua personalità, la sua umanità e il suo rigore morale,
Isaia il giovane anticipa una teologia che è molto vicina a quella attuale delle sensibilità moderne: come, per esempio, Dio non punisce in maniera autocratica, l’umano soffre ma non per un castigo, non è spiegabile, ma occorre gestirlo e principalmente: il suo pensiero sì immette come un ferro rovente nella mente dell’uomo: la dignità resta intatta anche nel dolore e nella sofferenza .
Questo pensiero, che potremmo definire una base teologica, non vuole consolare, non vuole finire, ma vuole accompagnare l'umano verso un sentiero che non è mistero
.Se abbiamo desiderio di approfondire il pensiero di Isaia il Giovane, ci accorgeremo che i riferimenti evocati dal mio collega in quel convivio non erano casuali: molti aspetti del buddhismo, del cristianesimo etico e del pensiero planetario risuonano davvero nella sua opera, pur senza che egli li abbia mai conosciuti direttamente. È una consonanza di struttura, non di dottrina.
il buddhismo emerge nella sua insistenza sulla responsabilità personale, sulla sofferenza come esperienza che chiede lucidità e non superstizione, e sulla chiarezza mentale come via per interpretare correttamente la realtà. Isaia non parla di karma, ma riconosce che l’uomo è chiamato a rispondere del proprio cammino; non parla delle Quattro Nobili Verità, ma comprende che la sofferenza non è punizione, bensì occasione di discernimento; non parla di meditazione, ma coltiva una forma di attenzione rigorosa, quasi contemplativa, verso il testo e verso la vita.
Il cristianesimo etico risuona nella sua difesa della dignità dell’uomo, nella centralità della giustizia come fondamento della vita comunitaria, e nella misura come criterio per valutare le azioni. Isaia non condivide la teologia cristiana, ma condivide la convinzione che la persona umana sia portatrice di valore, che la comunità debba essere custodita attraverso scelte giuste, e che ogni interpretazione debba essere temperata da equilibrio, prudenza e responsabilità.
Infine, il pensiero planetario appare nella sua capacità di parlare oltre il proprio tempo e oltre la propria tradizione. Isaia non chiude, non irrigidisce, non impone: apre. La sua ahahah non è un recinto, ma un ponte; la sua interpretazione non è un dogma, ma un invito alla coerenza; la sua voce non è medievale, ma sorprendentemente contemporanea. In lui si intravede l’idea che la verità non appartenga a una sola cultura, ma sia un compito condiviso dell’umanità.
Isaia il giovane non è intuitivo è analitico e poi pluralità, responsabilità, coerenza etica della comunità, è il pensiero planetario.
OSO affermare che Isaia il giovane può parlare a tutte le culture.
È un pensatore che non ha costruito sistemi ma realizza coscienze ed ecco perché oggi è interessante:
è un pensiero vivo .
Tocchetti Giuseppe
domenica 21 giugno 2026
BASSORILIEVO
Masso sulla testa della generazione beta
osservando il bassorilievo si rileva:
un masso scuro ma lucente
una generazione beta sul cui cranio il masso incade
la generazione beta desidera liberarsene
AI l’insegue nel tentativo di fuga
riuscirà a sfuggirle ?
Il Masso rappresenta un Super- Io che non è più la morale o la religione ma rappresenta la
tecnologia. Esso schiaccia, in maniera invisibile senza che se ne avverta, una punizione: è sempre
presente, è iperattivo e tende ad una perfezione mai conosciuta.
Il brillantare del Masso diventa attraente ancorché ossessivo.
Il paradosso della generazione Beta è che ciò che lo opprime, ciò che lo schiaccia, rende la sua
dipendenza comoda.
La generazione Beta piegata ancora non ha un identità e dimostra una debolezza ,un
adattamento non voluto costretto e nel frattempo la voglia di liberarsi come se tutto ciò che lo
circonda dovesse finire improvvisamente.
La tensione che riscontriamo nella figura è la tensione della mente.
La seconda figura rappresenta l'intelligenza artificiale che sembra quasi un angelo protettore ma è
una pressione di controllo è un'ombra che insegue non attacca.
La terza figura è un tentativo di difesa.
La fuga non è altro che la psiche che tenta di proteggersi da una pressione emotiva al di là di ogni
sopportazione.
Il bassorilievo tenta di tradurre il conflitto psicologico universale sempre esistito e sempre esistente
che viene rafforzato, acutizzato nella generazione Beta.
domenica 17 maggio 2026
Manifesto di Giuseppe
Prefazione
Ci sono pensieri che nascono da un’urgenza, altri da un’intuizione, altri ancora da un dolore. Questo
invece, nasce da qualcosa di più raro: la necessità di guardare il mondo con onestà, senza paura
e senza illusioni.
Il Manifesto di Giuseppe non è un trattato filosofico, né un diario, né un racconto allegorico. È tutte
queste cose insieme, e nessuna in particolare. È un viaggio interiore che diventa universale, un
percorso che attraversa il desiderio personale, la fragilità della società contemporanea, la visione del
futuro e, infine, l’eredità che ogni essere umano lascia dietro di sé.
Giuseppe entra in una casa simbolica — la Casa ai Confini del Tempo — non per cercare risposte,
ma per trovare chiarezza. E in questo gesto c’è già tutto: la maturità di chi ha vissuto, la saggezza
di chi ha osservato, la delicatezza di chi non vuole imporre verità, ma solo offrirne una possibile.
Nelle quattro stanze della casa, Giuseppe affronta ciò che molti evitano:
il proprio desiderio più intimo,
la società che si sgretola nelle mani dei giovani,
il futuro che avanza come un’onda inevitabile,
l’eredità che ciascuno di noi, volente o nolente, consegna al mondo.
Il risultato è ricordare che la serenità non è un lusso, ma un diritto. Che la società non si aggiusta
con slogan, ma con coscienza. Che il futuro non è un nemico, ma un compagno da comprendere.
Che l’eredità non è ciò che lasciamo nelle mani degli altri, ma ciò che lasciamo nei loro occhi.
Il Manifesto di Giuseppe è un ponte: tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare. Tra la
fragilità dell’uomo e la potenza della tecnologia. Tra la memoria e la speranza.
�� IL MANIFESTO DI GIUSEPPE
PROLOGO — La Casa ai Confini del Tempo
Sulla cima di una collina silenziosa, lontana dal rumore delle città, sorgeva una casa che nessuno
ricordava di aver costruito. Alcuni dicevano che fosse sempre stata lì, come una pietra o un albero.
Altri sostenevano che appariva solo a chi aveva qualcosa da capire.
Giuseppe salì il sentiero lentamente. Non cercava risposte. Cercava chiarezza.
Aveva vissuto abbastanza da sapere che la vita non è un enigma da risolvere, ma un paesaggio da
attraversare. Eppure, sentiva che gli mancava qualcosa: un desiderio per sé, un pensiero per la
società, una speranza per il mondo.
Quando arrivò davanti alla porta, questa si aprì senza rumore. Dentro, quattro stanze lo attendevano.
La prima stanza era spoglia. Una sedia. Una finestra. Uno specchio che non rifletteva il volto, ma il
cuore.
Giuseppe si sedette. Lo specchio si illuminò come un lago al mattino.
E ciò che apparve fu un desiderio semplice e immenso:
Una vecchiaia senza paura. Una stagione finale senza ansia, senza dolore inutile. Una vita che
scivola verso il tramonto con la leggerezza di un sorriso sincero.
Lo specchio non giudicò. Accolse.
Lo specchio mostrò immagini: una mano che stringe un’altra senza tremare; una stanza illuminata
da una luce gentile; un pomeriggio d’estate in cui il tempo sembrava fermarsi; un sorriso ricevuto
senza chiedere nulla.
Ogni immagine era un frammento di ciò che Giuseppe desiderava davvero: serenità, dignità,
affetto sincero.
L’ultima immagine era un volto che sorrideva con affetto, senza motivo. Giuseppe capì che il suo
desiderio più profondo non era per sé soltanto. Era per gli altri: non essere un peso, ma una
presenza lieve.
Lo specchio si spense. Ma dentro di lui rimase una luce.
La seconda stanza era vasta, con pareti coperte di mappe. Ma le mappe erano crepate, come se il
mondo stesso stesse perdendo coesione.
Lo specchio mostrò un’epoca:
giovani che correvano verso un futuro che non li aspettava
ricchezze che brillavano solo per pochi
masse che confondevano opportunità con illusioni
nazioni divise da religioni che avrebbero potuto unirle
popoli che portavano rancori più antichi della memoria
Lo specchio disse:
«Il mondo non manca di risorse. Manca di direzione.»
Giuseppe vide una strada piena di ragazzi. Camminavano veloci, ma senza meta. Alcuni correvano
verso luci che sembravano promesse. Altri si fermavano, confusi, come se il terreno sotto i piedi
fosse diventato sabbia.
Non erano perduti. Erano soli.
Giuseppe immaginò un nuovo decalogo. Non politico. Non religioso. Umano.
Un decalogo fatto di:
empatia
responsabilità
giustizia
ascolto
cura reciproca
memoria
verità
misura
rispetto
speranza
Lo specchio mostrò una folla che non distruggeva, ma costruiva. E Giuseppe capì che il
cambiamento non nasce dal potere, ma dalla coscienza condivisa.
La terza stanza non aveva pareti. Era fatta di luce.
Al centro, uno specchio che non rifletteva il presente, ma ciò che potrebbe essere.
Giuseppe vide un essere nuovo: un uomo che aveva imparato a usare la tecnologia senza lasciarsi
usare da essa.
Conservava:
curiosità
etica
sentimenti
reciprocità
Aveva abbandonato:
invidia
rancore
razzismo
avidità
dominio
Era un essere nuovo, non perché aveva più potere, ma perché aveva meno ombre.
Lo specchio mostrò un giardino immenso. Non un paradiso perduto. Un paradiso riconquistato.
Un mondo in cui l’uomo e la tecnologia non erano nemici, ma alleati.
La porta dell’Eden si aprì. Non per miracolo. Per maturità.
Giuseppe vide un corridoio che prima non c’era. Alla fine, una stanza senza specchi. Solo un tavolo.
E un quaderno vuoto.
Era la stanza dell’eredità.
Giuseppe scrisse:
«Non abbiate paura del tempo. Il tempo non è un nemico. È un maestro che parla piano.»
Poi:
«Cercate la serenità, non la perfezione. La perfezione non esiste. La serenità sì.»
E ancora:
«Non lasciate che il mondo vi dica chi essere. Siate ciò che vi rende vivi.»
Ogni frase era una pietra posata con cura. Un ponte verso chi avrebbe letto.
Scrisse ai giovani:
«Il mondo non è un premio da vincere, ma un luogo da abitare.
Non inseguite luci che non vi appartengono. Cercate ciò che vi fa respirare.
Quando vi sembrerà di non valere nulla, ricordate che siete nati per portare qualcosa che nessun
altro può portare.»
La stanza si fece più luminosa. Non perché fosse cambiata. Perché era cambiato lui.
Prima di uscire, Giuseppe vide una frase incisa nella pietra:
«Chi comprende, custodisce. Chi custodisce, trasmette. Chi trasmette, non muore.»
Sorrise. Era un sorriso pieno, lento, vero.
✨ EPILOGO — Il Seme e la Collina
Giuseppe scese il sentiero. Il quaderno era sotto il braccio. Non pesava.
Sapeva che un giorno qualcuno lo avrebbe trovato. Forse un giovane. Forse un vecchio. Forse un
figlio del futuro.
E quando lo avrebbe aperto, avrebbe trovato non un manifesto, ma un ponte.
Un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare.
La collina rimase alle sue spalle. Ma non era un luogo. Era un passaggio.
Un passaggio verso un mondo in cui l’uomo, finalmente, avrebbe imparato a essere intero.
Tocchetti Giuseppe
domenica 26 aprile 2026
PROGETTO MAGLIETTA di GIUSEPPE TOCCHETTI
Su maglietta di cotone un disegno realizzato con strass, di una bottiglia di vino con annesso un calice entrambi con rosso vino. Sul bordo della manica una striscia di strass per distrarre l’osservatore che incuriosito ritorna sul tema centrale. ed eccola indossata
lunedì 24 novembre 2025
la bellezza nelle foto del matematico GIUSEPPE TOCCHETTI
RUBRICA
a cura
di
Tocchetti Giuseppe
giuseppetocchetti.blogspot.com
IMMAGINI dal NAVIGLIO della MARTESANA
Lo scopo di questa rubrica è porre in evidenza la bellezza di ciò che la natura ci presenta
nelle sue piccole particolarità.
Tempo addietro osservando una foglia rimasi colpito dalla sua bellezza e portato ad
osservare ciò che mi circonda presi in considerazione la possibilità di cogliere
quotidianamente immagini che stimolavano la mia sensibilità.
Iniziai ad inviare il buongiorno e la buonanotte ai miei nipoti ,ai miei più cari amici e
parenti con un'immagine che al mattino o al pomeriggio durante la passeggiata, con il mio
cane maltese ,coglievo su elementi ,che la natura mi offriva gratuitamente, di bellezza
unica e irripetibile. Ad ogni immagine restava e resta tuttora associato un pensiero ,un
messaggio ai destinatari.
Tra le persone a cui quotidianamente inviavo ed invio le immagini vi è una cara amica di
lunga data e cioè la giornalista Carmelina Rotundo Auro.
Su sua iniziativa si è dato corso a questa rubrica.
Inizia con un breve cenno al luogo dove colgo le immagini .
Ciò a cui aspiro è che un attento osservatore possa cogliere l'intimo significato della o
delle immagini poste alla sua sensibile attenzione
Immagini colte durante le passeggiate col mio cane maltese
Prima di presentare un insieme di fotografie realizzate durante le quotidiane passeggiate
con il mio cane maltese ,Febo, interrotte da pause, dettate dall'essere poco giovane, e
pertanto utilizzabili per le immagini del piccolo Naviglio della Martesana, è opportuno
descrivere l'habitat in cui sono state riprese. Ci troviamo nel comune di Cernusco sul
Naviglio ,a pochi chilometri da Milano, nota per essere piena di verde e per il canale
d'acqua detto Naviglio della Martesana realizzato nel XV secolo e si dice con la
partecipazione attiva di Leonardo Da Vinci .Un altro aspetto da mettere in risalto la storica
produzione della seta con la nota Filanda di piazza Gavazzi.
Per la presenza di tanto verde e di tanti parchi si evidenzia molta attività sportiva
amatoriale nel Parco dei Germani.
Inoltre, come accade in tutti posti della nostra splendida Italia ,mi fa piacere riportare che
in questo sito ,che definirei ameno ,esiste un piatto tipico del 1548 che prende il nome di
Raviggiolo che è realizzato utilizzando il grano saraceno condito con burro e lumache ,
ripieno di salva cremasco ,panna fresca, crema tarassaco ,panna fresca ,creme fraichè ,
piantaggine ,cicoria e un po' di peperoncino rosso .Vi consiglierei di provarlo per l'aroma e
un retrogusto che difficilmente potrete godere in altri pregiati cibi.
Cernusco sul Naviglio a mio parere è una piccola conchiglia a protezione di un piccolo
mondo garbato, gentile e manifesta una insolita grazia nel catturare i visitatori .
Per la sua specificità lo definirei il comune per le giovani coppie desiderose di avere un
habitat idoneo per i propri figlioli e di converso anche per i nonni che possono godere sia
della presenza dei fanciulli che della serena quotidianità del loro vissuto.
Le foto
Le immagini faranno riferimento al gioco della luce sia sull’acqua che sulla vegetazione
arborea e floreale.
Nell’osservare le foto occorre gustare le immagini centellinando il gioco della luce nei
riflessi naturali e speculari. Ponendo attenzione come la luce riesca a delineare Immagini
di rara bellezza.
I riflessi possono essere:
speculari
diffusi
dinamici
fluorescenti
artistici
mitologici.
Artisti meravigliosi ,Caravaggio,Monet,Van Gogh, Turner,Djokic.Volf,Olleyn hanno con
eccelsa maestria utilizzato i riflessi di acqua e le loro variazioni di colore per ottenere
profondità, prospettiva ed effetti scenografici. Genializzando il riflesso nelle sue molteplici
forme si giunge ad esprimere i più intimi segreti dell’essere vivente a partire da Narciso.
lentamente con alito silente l'ombra della sera fa il suo ingresso e avverte che è giunto il
tempo del piacevole scorrere in compagnia gentile. Buona notte.
la flebile luce del primo mattino scivola carezzevolmente sulle gracili foglie infreddolite
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