domenica 17 maggio 2026

l Manifesto di Giuseppe

Prefazione Ci sono pensieri che nascono da un’urgenza, altri da un’intuizione, altri ancora da un dolore. Questo invece, nasce da qualcosa di più raro: la necessità di guardare il mondo con onestà, senza paura e senza illusioni. Il Manifesto di Giuseppe non è un trattato filosofico, né un diario, né un racconto allegorico. È tutte queste cose insieme, e nessuna in particolare. È un viaggio interiore che diventa universale, un percorso che attraversa il desiderio personale, la fragilità della società contemporanea, la visione del futuro e, infine, l’eredità che ogni essere umano lascia dietro di sé. Giuseppe entra in una casa simbolica — la Casa ai Confini del Tempo — non per cercare risposte, ma per trovare chiarezza. E in questo gesto c’è già tutto: la maturità di chi ha vissuto, la saggezza di chi ha osservato, la delicatezza di chi non vuole imporre verità, ma solo offrirne una possibile. Nelle quattro stanze della casa, Giuseppe affronta ciò che molti evitano:  il proprio desiderio più intimo,  la società che si sgretola nelle mani dei giovani,  il futuro che avanza come un’onda inevitabile,  l’eredità che ciascuno di noi, volente o nolente, consegna al mondo. Il risultato è ricordare che la serenità non è un lusso, ma un diritto. Che la società non si aggiusta con slogan, ma con coscienza. Che il futuro non è un nemico, ma un compagno da comprendere. Che l’eredità non è ciò che lasciamo nelle mani degli altri, ma ciò che lasciamo nei loro occhi. Il Manifesto di Giuseppe è un ponte: tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare. Tra la fragilità dell’uomo e la potenza della tecnologia. Tra la memoria e la speranza. �� IL MANIFESTO DI GIUSEPPE PROLOGO — La Casa ai Confini del Tempo Sulla cima di una collina silenziosa, lontana dal rumore delle città, sorgeva una casa che nessuno ricordava di aver costruito. Alcuni dicevano che fosse sempre stata lì, come una pietra o un albero. Altri sostenevano che appariva solo a chi aveva qualcosa da capire. Giuseppe salì il sentiero lentamente. Non cercava risposte. Cercava chiarezza. Aveva vissuto abbastanza da sapere che la vita non è un enigma da risolvere, ma un paesaggio da attraversare. Eppure, sentiva che gli mancava qualcosa: un desiderio per sé, un pensiero per la società, una speranza per il mondo. Quando arrivò davanti alla porta, questa si aprì senza rumore. Dentro, quattro stanze lo attendevano. La prima stanza era spoglia. Una sedia. Una finestra. Uno specchio che non rifletteva il volto, ma il cuore. Giuseppe si sedette. Lo specchio si illuminò come un lago al mattino. E ciò che apparve fu un desiderio semplice e immenso: Una vecchiaia senza paura. Una stagione finale senza ansia, senza dolore inutile. Una vita che scivola verso il tramonto con la leggerezza di un sorriso sincero. Lo specchio non giudicò. Accolse. Lo specchio mostrò immagini: una mano che stringe un’altra senza tremare; una stanza illuminata da una luce gentile; un pomeriggio d’estate in cui il tempo sembrava fermarsi; un sorriso ricevuto senza chiedere nulla. Ogni immagine era un frammento di ciò che Giuseppe desiderava davvero: serenità, dignità, affetto sincero. L’ultima immagine era un volto che sorrideva con affetto, senza motivo. Giuseppe capì che il suo desiderio più profondo non era per sé soltanto. Era per gli altri: non essere un peso, ma una presenza lieve. Lo specchio si spense. Ma dentro di lui rimase una luce. La seconda stanza era vasta, con pareti coperte di mappe. Ma le mappe erano crepate, come se il mondo stesso stesse perdendo coesione. Lo specchio mostrò un’epoca:  giovani che correvano verso un futuro che non li aspettava  ricchezze che brillavano solo per pochi  masse che confondevano opportunità con illusioni  nazioni divise da religioni che avrebbero potuto unirle  popoli che portavano rancori più antichi della memoria Lo specchio disse: «Il mondo non manca di risorse. Manca di direzione.» Giuseppe vide una strada piena di ragazzi. Camminavano veloci, ma senza meta. Alcuni correvano verso luci che sembravano promesse. Altri si fermavano, confusi, come se il terreno sotto i piedi fosse diventato sabbia. Non erano perduti. Erano soli. Giuseppe immaginò un nuovo decalogo. Non politico. Non religioso. Umano. Un decalogo fatto di:  empatia  responsabilità  giustizia  ascolto  cura reciproca  memoria  verità  misura  rispetto  speranza Lo specchio mostrò una folla che non distruggeva, ma costruiva. E Giuseppe capì che il cambiamento non nasce dal potere, ma dalla coscienza condivisa. La terza stanza non aveva pareti. Era fatta di luce. Al centro, uno specchio che non rifletteva il presente, ma ciò che potrebbe essere. Giuseppe vide un essere nuovo: un uomo che aveva imparato a usare la tecnologia senza lasciarsi usare da essa. Conservava:  curiosità  etica  sentimenti  reciprocità Aveva abbandonato:  invidia  rancore  razzismo  avidità  dominio Era un essere nuovo, non perché aveva più potere, ma perché aveva meno ombre. Lo specchio mostrò un giardino immenso. Non un paradiso perduto. Un paradiso riconquistato. Un mondo in cui l’uomo e la tecnologia non erano nemici, ma alleati. La porta dell’Eden si aprì. Non per miracolo. Per maturità. Giuseppe vide un corridoio che prima non c’era. Alla fine, una stanza senza specchi. Solo un tavolo. E un quaderno vuoto. Era la stanza dell’eredità. Giuseppe scrisse: «Non abbiate paura del tempo. Il tempo non è un nemico. È un maestro che parla piano.» Poi: «Cercate la serenità, non la perfezione. La perfezione non esiste. La serenità sì.» E ancora: «Non lasciate che il mondo vi dica chi essere. Siate ciò che vi rende vivi.» Ogni frase era una pietra posata con cura. Un ponte verso chi avrebbe letto. Scrisse ai giovani: «Il mondo non è un premio da vincere, ma un luogo da abitare. Non inseguite luci che non vi appartengono. Cercate ciò che vi fa respirare. Quando vi sembrerà di non valere nulla, ricordate che siete nati per portare qualcosa che nessun altro può portare.» La stanza si fece più luminosa. Non perché fosse cambiata. Perché era cambiato lui. Prima di uscire, Giuseppe vide una frase incisa nella pietra: «Chi comprende, custodisce. Chi custodisce, trasmette. Chi trasmette, non muore.» Sorrise. Era un sorriso pieno, lento, vero. ✨ EPILOGO — Il Seme e la Collina Giuseppe scese il sentiero. Il quaderno era sotto il braccio. Non pesava. Sapeva che un giorno qualcuno lo avrebbe trovato. Forse un giovane. Forse un vecchio. Forse un figlio del futuro. E quando lo avrebbe aperto, avrebbe trovato non un manifesto, ma un ponte. Un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che potremmo diventare. La collina rimase alle sue spalle. Ma non era un luogo. Era un passaggio. Un passaggio verso un mondo in cui l’uomo, finalmente, avrebbe imparato a essere intero. Tocchetti Giuseppe

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sabato 16 maggio 2026

Ponte Vecchio 20x30 cm Acrilico su tela Di Elena Landino, Paint&Wine opera donata ad OKAY

Ponte Vecchio 20x30 cm Acrilico su tela Di Elena Landino, Paint&Wine L’attività del Paint&Wine nasce dall’intenzione di aiutare le persone a ritagliare un momento della loro quotidianità per dedicarla alla creatività. Nella vita di tutti i giorni, ormai, è sempre più difficile coniugare gli impegni e la stanchezza che ne deriva con la necessità di creare qualcosa con le proprie mani. Il Paint & Wine di Firenze propone di risolvere questa mancanza in un ambiente conviviale e rilassato, accompagnato da un calice di vino e l’aiuto di un’artista professionista. In questo contesto entra in gioco Elena Landino, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze in Metodologie della Pittura. Al Paint&Wine, lo stile pittorico di Elena racchiude semplicità e sintesi, per permettere a tutti i partecipanti delle sue lezioni, principianti e non, di confrontarsi con soggetti rassicuranti e personalizzabili; mentre nella vita di tutti i giorni, la sua pittura risulta più caotica e coinvolgente. Il dipinto “Ponte Vecchio”, realizzato dalla pittrice, raffigura la visione frontale del ponte, inondato di colori che donano dinamicità ad un elemento altrimenti statico. Il soggetto racchiude particolare importanza, essendo protagonista della visione al di là delle finestre dello studio e rappresentando, inoltre, “un ponte” tra il passato, ricco di storia e significato, e il futuro: incerto, ma sicuramente ricco di colore. UN ponte e la sua storia A partire dal 1442, il governo fiorentino decise di trasferire tutte le macellerie sul ponte per motivi igienici: in questo modo, gli scarti e le interiora venivano gettati direttamente nel fiume Arno. • Come appariva: Per avere più spazio, i beccai costruirono le caratteristiche stanzette che sporgono sopra il fiume, ma l'ambiente era decisamente maleodorante e caotico. • Il cambio di rotta: Nel 1593, per volere del Granduca Ferdinando I de' Medici, i beccai furono sfrattati perché il loro "lavoro" produceva odori e sporcizia considerati indecorosi. Il passaggio era infatti sormontato dal Corridoio Vasariano, usato dai Medici per spostarsi tra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti. L'arrivo degli orafi: Le botteghe furono assegnate esclusivamente a gioiellieri, orafi e argentieri. A cura di Carmelina Rotundo Auro

proposta inviata redazione OKAY da approvare

Proposta per ospitare THE GHOST BUS, UN’AVVENTURA VISUALE PER COLLEGARE FIRENZE E NOTTINGHAM una originale opera di visual art che porta con sé una promessa quella di riuscire a meravigliarci ancora suoni voci colori per una avventura che ci coinvolgerà in un viaggio ricco di emozioni Il progetto quando e perché nasce Marysia Zipser fondatrice di Art Culture Tourism International, nell’ottobre del 2014 invita Roberto Alborghetti (giornalista professionista, scrittore, formatore e artista visuale) a Beeston, nella Contea di Nottingham. Durante la sua visita a Beeston, Roberto ha l’opportunità di visitare il garage della storica società Barton Transport Limited (Bartons) fondata nel 1913. Alborghetti visitando il Garage, si rende conto delle potenzialità visive, cromatiche e materiche delle forme con cui il tempo si è modellato sulle superfici degli storici Bus, soprattutto di un veicolo che, risalente al dopo guerra, era rimasto abbandonato nelle campagne inglesi. Ne rimane attratto, irrimediabilmente travolto tanto da creare il Progetto The Ghost Bus attraverso le sue “lacerazioni” fotografiche, folgorazioni visive come gesto e come intuizione creativa. Roberto scatta migliaia di fotografie, obbedisce alle sollecitazioni espressive più immediate e dirompenti dando vita ad inedite e originali elaborazioni compositive. Ora il progetto “Ghost Bus” è diventato una serie di video - presentati solo in eventi speciali pubblici - che mettono in evidenza l’East Midlands e il Regno Unito, Nottingham e la terra della foresta di Sherwood conosciuta per la leggenda di Robin Hood. E, non meno importante, Nottingham, nel cuore delle East Midlands , è stata nominata dall’UNESCO la “Città della Letteratura”, una delle poche città al mondo accanto a Dublino, Edimburgo, Melbourne e Praga. Un Progetto, The Ghost Bus, che potrebbe rilanciare il dialogo ed un rapporto speciale tra Nottingham e Firenze attraverso momenti ed eventi unici (video show, pubbliche letture). ROBERTO ALBORGHETTI GIORNALISTA non solo si talento professionale, ma dotato di profonda umanità che gli ha sempre permesso di essere giornalista del bello del buono un giornalismo diretto a fare il bene il suo al servizio della gente negli anni si è dotato di una redazione eccellentissima di persone attente Il segreto del successo di GHOST BUS? LUOGHI DOVE spedirei la proposta PARCO ECO RINASCIMENTO FIRENZE PAINT WINE Fondazione ITALO BOLANO GIARDINO CHIESA EVANGELICA FIRENZE VIA DELLA VIGNA VECCHIA N 15 a cura di Carmelina Rotundo Auro allegherei lettera Principe a Carlo

Proposta per ospitare THE GHOST BUS, UN’AVVENTURA VISUALE PER COLLEGARE FIRENZE E NOTTINGHAM

Proposta per ospitare THE GHOST BUS, UN’AVVENTURA VISUALE PER COLLEGARE FIRENZE E NOTTINGHAM Marysia Zipser fondatrice di Art Culture Tourism International, nell’ottobre del 2014 invita Roberto Alborghetti (giornalista professionista, scrittore, formatore e artista visuale) a Beeston, nella Contea di Nottingham. Durante la sua visita a Beeston, Roberto ha l’opportunità di visitare il garage della storica società Barton Transport Limited (Bartons) fondata nel 1913. Alborghetti visitando il Garage, si rende conto delle potenzialità visive, cromatiche e materiche delle forme con cui il tempo si è modellato sulle superfici degli storici Bus, soprattutto di un veicolo che, risalente al dopo guerra, era rimasto abbandonato nelle campagne inglesi. Ne rimane attratto, irrimediabilmente travolto tanto da creare il Progetto The Ghost Bus attraverso le sue “lacerazioni” fotografiche, folgorazioni visive come gesto e come intuizione creativa. Roberto scatta migliaia di fotografie, obbedisce alle sollecitazioni espressive più immediate e dirompenti dando vita ad inedite e originali elaborazioni compositive. Ora il progetto “Ghost Bus” è diventato una serie di video - presentati solo in eventi speciali pubblici - che mettono in evidenza l’East Midlands e il Regno Unito, Nottingham e la terra della foresta di Sherwood conosciuta per la leggenda di Robin Hood. E, non meno importante, Nottingham, nel cuore delle East Midlands , è stata nominata dall’UNESCO la “Città della Letteratura”, una delle poche città al mondo accanto a Dublino, Edimburgo, Melbourne e Praga. Un Progetto, The Ghost Bus, che potrebbe rilanciare il dialogo ed un rapporto speciale tra Nottingham e Firenze attraverso momenti ed eventi unici (video show, pubbliche letture). Carmelina Rotundo Auro GHOST BUS ? una grande avventura di visual art che porta con sé una promessa quella di riuscire a meravigliarci ancora suoni voci colori per una avventura che vi coinvolgerà in un viaggio ricco di emozioni Il progetto ? NASCE NEL 2014 grazie a ROBERTO ALBORGHETTI GIORNALISTA non solo si talento professionale, ma dotato di profonda umanità che gli ha sempre permesso di essere giornalista del bello del buono un giornalismo diretto a fare il bene il suo al servizio della gente negli anni si è dotato di una redazione eccellentissima di persone attente Il segreto del successo di GHOST BUS proposta di rappresentazione Fondazione ITALO BOLANO GIARDINO CHIESA EVANGELICA FIRENZE VIA DELLA VIGNA VECCHIA N 15 PARCO ECO RINASCIMENTO FIRENZE a cura di Carmelina Rotundo Auro allegherei lettera Principe a Carlo vi allego la lettera ricevuta da me per un racconto dedicato a LONDRA una dichiarazione d' amore l'unica scritta per una città

venerdì 15 maggio 2026

2 curriculum GRAZIELLA GUIDOTTI PER OKAY

Graziella Guidotti -1° scritto È una storica della cultura tessile in Italia, ha lavorato al recupero e alla classificazione dei tessuti popolari e dei prodotti tessili in Italia ed è tra i maggiori conoscitori della storia, delle tecniche, e del valore culturale dei tessuti. Graziella Guidotti si dedica essa stessa alla tessitura, replicando e sperimentando le tecniche di intreccio e i filati, sviluppando così quella competenza che le consente di comprendere pienamente i tessuti che studia. La sua formazione è avvenuta all’insegna di questa ricerca. Nel 1953 sì è diplomata in Arti pittoriche, presso l'Istituto Statale d’Arte di Siena e nel 1955 in Arte tessile, presso l'Istituto Statale d’Arte di Firenze. Ha frequentato tutti i corsi di specializzazione organizzati a Vicenza in seguito alla mostra Textilia e quelli organizzati a Tarcento-Udine dall’Associazione Le arti tessili. Ha seguito un corso di specializzazione sulla progettazione e la lavorazione dell’arazzo a basso liccio ad Aubusson, Francia. Inoltre ha frequentato un corso di Kasuri su seta e di tintura con indaco in Giappone e ad Osaka un corso di filatura del lino, di tessitura Saori, di Tintura e stampa Bengala su tessuti di cotone presso Studio Suyo Artistc Services. È stata titolare della cattedra “Arte tessile con la direzione dei laboratori e l’insegnamento del relativo disegno professionale” presso l’Istituto Statale d’Arte di Firenze. Su incarico del Ministero della Pubblica Istruzione, Ispettorato per l’Istruzione Artistica ha ripetutamente collaborato ai corsi di aggiornamento e di riqualificazione per gli insegnanti di materie tessili degli Istituti d’Arte di tutto il territorio nazionale. E’ stata docente di progettazione dei tessuti presso l’Università di Architettura, Polimoda e Accademia Italiana Arte Moda e Design di Firenze. Per la RAI, dipartimento scuola educazione, ha prestato consulenza tecnica tessile nel ciclo di trasmissioni “Le tecniche e il gusto” e nel ciclo “Fibre filati tessuti”. Ventotto puntate di ventisette minuti ciascuna. Su incarico dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione della Sicilia e del Museo regionale di Messina ha compilato le schede tecniche di lavorazione dei tessuti di seta prodotti in loco dalla metà del 1600 alla metà del 1700. «Ha analizzato l’intreccio, ricostruita la carta tecnica e i dati tecnici di messa in opera di quaranta tessuti operati di seta: lampassi con disegno a pizzo, damaschi, broccati d’oro, d’argento e di sete policrome con broccature tradizionali e con la tecnica del point rentré e inoltre taffetà e rasi supporto per ricchi ricami»: recuperato in sostanza l’intero contesto produttivo e inventivo di parte della vastissima cultura tessile siciliana. Su incarico di Associazioni o Istituzioni regionali ha condotto corsi di progettazione e di laboratorio tessile per artigiani. Ha partecipato a mostre d’arte tessile nazionali e internazionali: Firenze, Prato, Grosseto, Milano, Bari, Bruxelles, Lille, Mentone, Tokyo, Pechino. Suoi interventi sono pubblicati sulle riviste Home, Tex home, Sintesi, Notiziario tecnico tessile, Civiltà dell’amore, MCM la storia delle cose , Tessere a mano, L’Orso. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Graziella Guidotti insegna tutt’ora e in questa veste è particolarmente attiva e preziosa per la conoscenza dell’arte tessile italiana. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Graziella Guidotti - 2° scritto Designer, esperta di tessuti antichi e di tessitura popolare vive e lavora a Firenze dove ha insegnato presso l’Istituto Statale d’Arte, la “Facoltà di Architettura laurea in progettazione della moda”, presso AIM, Accademia Italiana Arte Moda e Design, Polimoda e presso il suo studio privato. L’interesse per la storia e per le testimonianze tessili del passato l’hanno portata a raccogliere una ricca campionatura di tessuti antichi aulici e della tradizione popolare, sulla quale conduce approfondite ricerche per riscoprire valori, significati e lavorazioni ormai desuete. Come designer tessile allestisce collezioni per l’industria e prototipi per l’artigianato, inoltre inventa e produce pezzi unici e di piccola serie. Per la RAI, dipartimento scuola educazione, ha prestato consulenza tecnica tessile nel ciclo di trasmissioni “Le tecniche e il gusto” e nel ciclo “Fibre filati tessuti”, regista Alberto Pellegrinetti (28 puntate di 27 minuti ciascuna). Su incarico dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione della Sicilia e del Museo Regionale di Messina ha compilato le schede tecniche di lavorazione dei tessuti prodotti nei setifici dell’Isola dalla metà del 1600 alla metà del 1700. Ha analizzato l’intreccio, ricostruita la carta tecnica e i dati tecnici di messa in opera di quaranta tessuti operati: lampassi con disegno a pizzo, damaschi bizarre broccati d’oro, d’argento e di sete policrome, broccati di gusto naturalistico con lavorazione tradizionale e con la tecnica del point rentré e inoltre taffetà e rasi supporto per ricchi ricami»: recuperato in sostanza l’intero contesto produttivo e inventivo di parte della vastissima cultura tessile siciliana. Ha partecipato a mostre d’arte tessile nazionali e internazionali. Firenze, Prato, Milano, Grosseto, Biella, Bari, Torino, Lamezia Terme. Bruxelles, Lille, Mentone, Tokyo, Pechino. Suoi scritti sono pubblicati sulle riviste Home, Tex home, Sintesi, Notiziario tecnico tessile, Civiltà dell’amore, MCM la storia delle cose, Tessere a mano. Ha pubblicato numerose, originali ricerche ognuna focalizzata su una specifica tecnica d’intreccio. Ha protetto con diritti d'autore intrecci e procedimenti operativi di sua invenzione. Graziella Guidotti insegna tutt’ora e in questa veste è particolarmente attiva e preziosa per la conoscenza dell’arte tessile italiana. Per Carmelina: puoi scegliere lo scritto che ti piace di più e fare i tagli e le correzioni che ritieni opportune. Se risulta troppo lungo io taglierei dal 1° scritto la parte verde DESCRIZIONE PANNELLO DONATO A roberto alborghetti L’incontro con il telaio e i tessuti, avvenuto negli ultimi anni scolastici, è stato folgorante e ha caratterizzato  la vita di Graziella, la quale  è stata  stimolata ad indagare gli aspetti storici e gli scambi culturali e commerciali tra le popolazioni di periodi antichissimi, ma anche quelli di epoca contemporanea legati alla produzione industriale, artigianale e alla creatività tessile slegata, come ogni espressione d’arte, dall’uso pratico. "Della lavorazione tessile, più di ogni altra cosa, mi ha affascinata la pratica operativa che ha sollecitato di continuo la mia curiosità. Sono stata portata ad indagarne e approfondirne di ogni epoca e di ogni popolazione sia il sapiente uso delle materie prime e dei colori sia l’accurata scelta degli intrecci per un efficace esito di carattere pratico ma anche simbolico e rappresentativo."  La GUIDOTTI   è nata nel 1936 in un paesino sul Monte Amiata raggiungibile fino a qualche anno prima soltanto con sentieri pedonali e con mulattiere. La mancanza di collegamenti stradali e il relativo isolamento avevano conservate intatte le tradizioni e gli usi della civiltà contadina. Tutti i tessuti erano prodotti a mano con semplici telai di legno, spesso in famiglia e per uso familiare. La biancheria, candida dopo il bucato con la cenere, si poteva ammirare ad asciugare distesa sui prati ma anche distesa, davanti alle case, per “allargare” i legumi in modo da farli seccare per una corretta conservazione. Anche i più preziosi manufatti del corredo, le “coperte di lana”, con le loro importanti decorazioni e i forti colori si potevano ammirare, in gran numero e facilmente, perché esposte alle finestre e ai balconi in occasione di feste religiose e processioni. Sono state queste e tante altre esperienze simili a formare il gusto di Graziella ed è stato proprio il geniale procedimento operativo messo a punto lungo i secoli per tessete i disegni sulle coperte di lana che ha segnato il suo lavoro di tessitrice. In quel tempo si riteneva che il procedimento operativo per ottenere disegni così complessi con un telaio rudimentale fosse un “segreto” prezioso, quasi un tesoro da lasciare in eredità all’interno della famiglia. Questo segreto l'ha incuriosita al punto che lo ha studiato con grande impegno fino ad appropriarmene e a renderlo un elemento fondamentale nel suo lavoro di designer per collezioni di tessuti-abbigliamento e arredamento. Le conoscenze trasmesse dalle nostre nonne attraverso “il sapere tacito” potevano ora essere trasmesse da GG, insegnante di progettazione tessile presso scuole statali, attraverso il “sapere consapevole” grazie alla conoscenza del disegno tecnico tessile, una convenzione grafica internazionale per la rappresentazione degli intrecci tessili che permette di comunicare il fare operativo in forma teorica. "Non immaginavo che le emozioni rivissute, dopo tanti anni, attraverso il ricordo delle vecchie coperte mi conducessero all’invenzione di un inedito procedimento operativo e di un inedito intreccio che ho voluto proteggere con il diritto d’autore regolarmente registrato a norma di legge con il nome delle iniziali del mio nome e cognome: GRA-GUI." Attraverso questa coinvolgente esperienza professionale Graziella ha avuto ulteriore conferma di quanto numerosi e per certi aspetti imprevedibili, sono i percorsi per intuire, progettare e mettere in opera nuovi intrecci tessili e rendere attuali forme decorative apparentemente desuete. Il pannello donato a  ROBERTO ALBORGHETTI da GRAZIELLA GUIDOTTI può essere definito quindi una innovazione colta basata su conoscenze e motivi ornamentali tanto antichi da essere giudicati, impropriamente, superati dal gusto in continua evoluzione del nostro tempo. Aprile 2026

Italo all’Atelier Enrico Coverì sul lung’Arno! Ciao

Ciao Carmelina, scusa il ritardo, sono in partenza per due giorni al Museo, ti rispondo al mio rientro lunedì, grazie e ciao, un abbraccio Alessandra PS ho trovato quando ci siamo conosciute, 2015, mostra di Italo all’Atelier Enrico Coverì sul lung’Arno! Ciao

DOMENICA 17 C.M. ALLE ORE 17,30

AL CONCERTO-EVENTO CHE SI TERRA' DOMENICA 17 C.M. ALLE ORE 17,30 NEL CHIOSTRO DEGLI ANGELI IN VIA DEGLI ALFANI 49 IN FIRENZE NEL "SEGNO DI PACE" E DEL NOSTRO CONFRATELLO GIORGIO LA PIRA. CORDIALI SALUTI

Gli Erbi Boni e l'arte di mangia selvatico

La settimana degli incontri — vi aspettiamo numerosi! Terzo appuntamento Gli Erbi Boni e l'arte di mangiar selvatico 📅 Giovedì 23 aprile 2026 — ore 17:00 📍 Terrazze di Palazzo Pucci, via dei Pucci 4, Firenze Per il terzo appuntamento con INCONTRA...LEF ci spostiamo sulle esclusive terrazze di Palazzo Pucci che ci aprono, in via straordinaria, le porte per l'incontro dedicato alla scoperta de GLI ERBI BONI E L'ARTE DI MANGIAR SELVATICO. CON DIMOSTRAZIONE E ASSAGGI Un incontro dedicato alla riscoperta delle erbe spontanee commestibili, a cura del Centro di Comunità Allegria Cooperativa e del CCCQ (Centro Cultura Contadina di Querciamencola). Ingresso libero fino a esaurimento posti In caso di maltempo, l'evento si terrà al chiuso. Gli Erbi Boni Gli Erbi Boni ... È sicuramente un bel passo in avanti tornare da una passeggiata con un cestino pieno di erbe da utilizzare in una zuppa o un'insalata. Tenendo conto poi che si parla di cibo, è fondamentale il fatto che le erbe selvatiche hanno sapori, profumi, consistenze ben più pregevoli dei prodotti coltivati, oggi in modo sempre più tecnologico. la conoscenza e l'uso delle erbe selvatiche come alimento fa parte a pieno titolo della cultura contadina nelle diverse espressioni regionali e quindi parte essenziale della nostra storia. ... È oggi nostro compito rivalutare questa cultura, che porta con sè il rispetto degli equilibri naturali, della stagionalità e della semplicità nella elaborazione dei piatti e delle ricette. Non trascurabile poi il vantaggio economico nell'utilizzare, in alternativa a prodotti talvolta anche costosi, altri migliori a costo zero.

ESPHM Florence - May 13-15 2026 17th European Symposium of Porcine Health Management

ESPHM Florence - May 13-15 2026 17th European Symposium of Porcine Health Management