venerdì 25 settembre 2026

Il chiostro del tempo

Il Chiostro del Tempo Il chiostro sembrava sospeso fuori dal mondo. Le colonne di pietra, consumate da secoli di vento, disegnavano un quadrato perfetto attorno a un giardino silenzioso. L’aria era immobile, come se il tempo avesse deciso di fermarsi lì, almeno per un istante. Beta entrò senza sapere perché. Aveva camminato a lungo, con il tablet spento tra le mani, come se quel gesto – spegnere lo schermo – avesse aperto una crepa nella sua giornata. Era figlia della Generazione Beta: viveva di notifiche, di suggerimenti, di algoritmi che anticipavano ogni suo desiderio. Eppure, quel mattino, qualcosa l’aveva spinta a cercare un luogo dove il mondo non potesse raggiungerla. Sedette su un gradino. Fu allora che vide Lui. Sant’Agostino camminava nel chiostro come si cammina dentro un pensiero. Non sembrava un uomo del passato: sembrava un uomo che aveva attraversato ogni epoca e che ora tornava per dire qualcosa che non aveva mai smesso di essere vero. Beta lo guardò senza parlare. Agostino la osservò come si osserva un’anima inquieta, si avvicinò con passo lento. Non aveva fretta: chi conosce l’interiorità non ha mai fretta. “Beta,” disse, “tu cerchi fuori ciò che nasce dentro.” La sua voce non era severa, ma ferma. Beta sentì un brivido: nessuno la chiamava mai per nome senza un algoritmo dietro. Agostino continuò: “Nelle Confessioni ho scritto: Noli foras ire, in te ipsum redi. Non uscire fuori, rientra in te stessa.” Beta abbassò lo sguardo. Il tablet spento rifletteva il cielo. “Io vivo in un mondo dove la verità arriva già pronta,” disse. “Mi appare sullo schermo, filtrata, ordinata, suggerita. Non ho mai imparato a cercarla dentro. Non so nemmeno se dentro c’è qualcosa.” Agostino sorrise con una dolcezza antica. “Io ho cercato Dio dentro la memoria, dentro la mia inquietudine. Tu cerchi l’AI per placare la tua. Ma ciò che ti calma non sempre ti salva.” Beta non rispose. Ma per la prima volta, da molto tempo, sentì che qualcuno aveva visto la sua inquietudine. Camminarono lungo il portico. Il chiostro sembrava un luogo dove il tempo non scorreva, ma si dilatava. Agostino parlò come se stesse leggendo un libro invisibile: “Il tempo non è un dato, Beta. È distensione dell’anima: passato, presente, futuro che vivono dentro di te.” Beta lo ascoltava come si ascolta un linguaggio dimenticato. “Nel mio mondo,” disse, “ciò che non si misura non esiste. La lentezza è un difetto, la profondità è un ostacolo. Io vivo di grafici, di efficienza, di ottimizzazione. Eppure… quando spengo tutto, sento un vuoto che non so nominare.” Agostino annuì. “Quel vuoto è la tua interiorità che chiede di essere ascoltata. Nelle Confessioni ho scritto: Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te. Il cuore è inquieto finché non trova una dimora. Tu non gli dai tempo di cercarla.” Beta si fermò. Il vento muoveva le foglie come pagine di un libro. Davanti alla biblioteca del chiostro, Agostino sfiorò un codice antico. “La libertà è ferita, Beta. Io stesso, prima della conversione, cercavo scorciatoie, maestri che decidessero per me. La libertà ferita si consegna a un maestro esterno.” Beta lo guardò con sincerità. “Io non scelgo quasi più. L’AI mi suggerisce cosa guardare, cosa comprare, cosa pensare. Non mi obbliga… ma mi facilita. E io mi lascio portare.” Agostino rispose: “Nelle Confessioni ho raccontato la mia lotta contro la volontà divisa. Tu vivi la stessa divisione: vuoi essere libera, ma ti piace delegare.” Beta sentì quella frase come una diagnosi. Una diagnosi che non giudicava, ma rivelava. Agostino ricordò i retori, i manichei, i maestri di verità facili. “Ho combattuto contro chi prometteva certezze immediate. Oggi la dipendenza non è più dalla parola seducente, ma dalla comodità.” Beta rispose: “Io non dipendo da un maestro, ma da un sistema. Non mi convince: mi semplifica. Non mi persuade: mi anticipa. E io mi abituo.” Agostino sospirò. “Ci si affida a ciò che risolve, non a ciò che illumina. Ma ciò che non illumina non guida.” Beta si rese conto che non aveva mai pensato alla differenza tra essere guidata e essere trasportata. Nel giardino interno, il vento muoveva le foglie come se volesse parlare. Agostino disse: “La creazione non avviene in un istante. L’uomo cresce nella lentezza, nella maturazione, nell’attesa. L’immediatezza impedisce la formazione dell’interiorità.” Beta rispose con un filo di voce: “Io non conosco l’attesa. Tutto è istantaneo: risposte, immagini, decisioni. Non ho tempo di crescere dentro una domanda.” Agostino la guardò con una tenerezza antica: “L’interiorità non viene negata: viene dimenticata. E ciò che si dimentica si perde.” Beta sentì quella frase come un colpo lieve ma profondo. Sedettero su una panchina di pietra. Il chiostro sembrava ascoltare. Agostino parlò con la voce della Città di Dio: “Il male non è sostanza: è privazione del bene. È ciò che manca, ciò che non si coltiva.” Beta rispose: “Io non ho fatto nulla di male. Ho solo lasciato cadere ciò che non serviva: la lentezza, la profondità, la noia.” Agostino concluse: “Non sei malvagia. Sei incompleta. La tua generazione non perde l’umano per colpa, ma per omissione.” Beta si accorse che la sua vita era piena di ciò che serviva, ma povera di ciò che la formava. Il sole calava. La pietra del chiostro diventava oro. Agostino disse: “La città dell’uomo nasce fuori da sé. La città di Dio nasce dentro.” Beta rispose: “Io vivo in una città algoritmica: tutto è ottimizzato, tutto è funzionale. Ma non so se questa città ha un’anima.” Agostino concluse: “Se non abiti la tua interiorità, abiti una città senza fondamento. La tua generazione costruisce fuori ciò che dovrebbe costruire dentro.” Beta capì che la sua città era grande, ma lei era piccola dentro. Il chiostro era ormai immerso nella luce del tramonto. Beta si alzò lentamente. Non disse nulla. Ma qualcosa dentro di lei si era mosso: una domanda, una attesa, una direzione. Agostino la guardò come si guarda una figlia che ha smarrito la strada ma non la speranza. “Rientra in te stessa, Beta. È lì che l’umano si salva.” Beta fece un passo verso l’uscita. Non verso il mondo. Verso se stessa. La sera scese sul chiostro come una carezza lenta. Beta uscì dall’arco di pietra e si ritrovò nella città reale, quella fatta di luci, rumori, schermi accesi. Ma qualcosa era cambiato: la città sembrava più rumorosa di prima, come se il silenzio del chiostro avesse amplificato ogni suono. Camminò senza meta. Le vetrine riflettevano il suo volto, ma lei non si riconosceva. Ogni riflesso sembrava un’immagine filtrata, un avatar, una versione di sé che non aveva scelto. Si fermò davanti a un grande schermo pubblicitario. Le immagini scorrevano veloci: offerte, suggerimenti, percorsi ottimizzati. Era il linguaggio che conosceva da sempre. Eppure, quella sera, le sembrò estraneo. Le tornò alla mente la frase di Agostino: “La libertà ferita si consegna a un maestro esterno.” Beta si rese conto che quel maestro non aveva un volto. Era ovunque. Era invisibile. Era comodo. Si sedette su una panchina. La città continuava a scorrere attorno a lei, ma Beta non scorreva più. Era ferma, come se il tempo avesse deciso di concederle un istante di verità. Beta chiuse gli occhi. Non era abituata a farlo: la sua generazione non chiude gli occhi, li tiene sempre aperti per catturare stimoli, notifiche, segnali. Ma quella sera, chiudere gli occhi fu come aprire una porta. Le tornò alla mente un ricordo lontano: una sera d’estate, da bambina, quando guardava il cielo senza sapere cosa cercare. Era un ricordo che non aveva mai misurato, catalogato, ottimizzato. Era un ricordo vivo. Agostino, nelle Confessioni, aveva scritto che la memoria è un palazzo immenso, un luogo dove l’uomo incontra se stesso e Dio. Beta non aveva mai pensato alla memoria come a un luogo: per lei era solo un archivio digitale, un cloud, un backup. Quella notte, invece, la memoria si aprì come un giardino. E Beta capì che dentro di lei c’erano stanze che non aveva mai visitato. Il vento della sera le portò un’altra frase di Agostino, come se il chiostro parlasse ancora: “La mia volontà era divisa, e questa divisione mi tormentava.” Beta sentì quella divisione dentro di sé. Una parte voleva tornare al chiostro, alla lentezza, alla profondità. Un’altra parte voleva tornare alla velocità, alla comodità, all’AI che anticipava ogni cosa. Era la stessa lotta che Agostino aveva vissuto secoli prima: la volontà che vuole e non vuole, che desidera e teme, che cerca e fugge. Beta tremò. Non era paura. Era nascita. Si alzò e riprese a camminare. La città era splendida: luci, colori, movimento. Ma quella sera Beta la vedeva come Agostino aveva visto la civitas terrena: una città che promette tutto e non salva nulla. Ogni edificio sembrava un algoritmo. Ogni strada sembrava un percorso ottimizzato. Ogni volto sembrava distratto. Beta si chiese: “Questa città ha un’anima?” La risposta non arrivò. Ma la domanda era già un inizio. Arrivò al ponte sul Naviglio. L’acqua scorreva lenta, come se volesse insegnarle qualcosa. Beta si sedette sul parapetto. Guardò il riflesso delle luci nell’acqua. Non erano luci perfette: tremavano, si spezzavano, si ricomponevano. Per la prima volta, Beta trovò bellezza in qualcosa che non era stabile, non era misurabile, non era ottimizzato. La notte era diventata un maestro. Un maestro che non semplificava, non anticipava, non suggeriva. Un maestro che lasciava spazio. Beta chiuse gli occhi. E nel silenzio della notte, sentì la voce di Agostino come se fosse accanto a lei: “Rientra in te stessa, Beta. È lì che l’umano si salva.” La frase non era più un consiglio. Era una direzione. Beta non sapeva ancora come rientrare in se stessa. Ma quella notte, per la prima volta, desiderò farlo. E il desiderio è sempre l’inizio della salvezza. Il mattino arrivò senza rumore. La luce filtrò tra le persiane come un invito, non come un comando. Beta aprì gli occhi lentamente, come se il sonno avesse lasciato dentro di lei una traccia di verità. La notte sul Naviglio non era stata solo un momento di quiete: era stata un varco. Un passaggio. Una fenditura nel ritmo della sua vita. Si alzò dal letto senza accendere il tablet. Era la prima volta, da anni, che iniziava la giornata senza consultare un algoritmo. Il silenzio della stanza le sembrò un territorio nuovo, quasi sacro. Il tablet era lì, sul tavolo. Un rettangolo nero, innocente e minaccioso allo stesso tempo. Beta uscì di casa senza il tablet. Il mondo le apparve diverso: non più un flusso di stimoli, ma una serie di presenze. Il rumore delle auto, il passo delle persone, il vento tra gli alberi: tutto sembrava più reale, più concreto, più vivo. Camminò verso il chiostro. Non sapeva se Agostino sarebbe stato lì. Non sapeva nemmeno se quel luogo esistesse davvero o se fosse stato un simbolo, una visione, un richiamo. Ma sentiva che doveva tornare. Attraversò la piazza. La città era la stessa, ma lei non lo era più. Vide persone che camminavano con lo sguardo fisso sul telefono. Vide bambini che non guardavano il cielo. Vide adulti che non guardavano i bambini. Vide se stessa, fino al giorno prima. Agostino, nella Città di Dio, aveva scritto che la città terrena è costruita sull’amore di sé fino al disprezzo dell’interiorità. Beta capì che quella frase non era un giudizio: era una diagnosi. La città non era malvagia. Era incompleta. Come lei. Quando arrivò al chiostro, la luce del mattino lo rendeva ancora più silenzioso. Beta entrò con passo incerto, come si entra in un luogo che non si vuole profanare. Agostino era lì. Seduto su una panchina, come se l’avesse attesa.Non parlò subito. Beta si sedette accanto a lui. Il silenzio tra loro non era vuoto: era pieno di ciò che la notte aveva rivelato.Agostino la guardò con la stessa dolcezza del giorno precedente. “Beta, la notte ti ha mostrato chi sei. Il mattino deve mostrarti chi vuoi diventare.” Beta respirò profondamente. “Ho capito che non posso vivere sempre fuori da me. Ho capito che la mia città non mi basta. Ho capito che la mia libertà è ferita… ma non è morta.” Agostino annuì. “La libertà non muore. Si addormenta. E tu l’hai svegliata.” Beta sentì un tremito. Non era paura. Era nascita. “Voglio imparare a rientrare in me stessa,” disse. “Voglio imparare a scegliere. Voglio imparare a vivere senza delegare tutto.” Agostino sorrise. Tocchetti Molto interessante. Hai ri-attualizzato Agostino con maestria e intelligenza! Sarà che lo considero tra i miei saggisti e scrittori, preferiti, ma hai saputo tratteggiarne spirito e sensibilità umana! Grazie! Roberto Alborghetti

Scheda di ELIO MARIUCCI

Elio Mariucci nasce a Città di Castello in provincia di Perugia, in Umbria . Inizia il suo percorso artistico, con una prima mostra nell' aprile 1973 nella sua città. Con i pittori Gino Meoni, Corrado Ottaviani, Piero Pellegrini e Gabrio Rossi, fonda il “GRUPPO 13x3”. Il gruppo, durante il suo percorso (1978- 1999), ha dato vita a esperienze entusiasmanti e ha consolidato indissolubilmente l' amicizia tra loro. Nel 1978 il Gruppo 13x3, organizza a Todi la sua prima mostra “VISUAL(MENTE)” durante la quale conosce Piero Dorazio, uno dei maestri dell'astrattismo italiano, e fu l' inizio della lunga amicizia con il grande pittore.

Articolo Elisa amarena 2017

er Aghi di Pino su "Osservazione, Originalità, Opportunità" Ecoelise A Lib(e)ramente Associazione e altri 4 11/01/2017 11 gen 2017 alle ore 19:02 4 allegati Alla cortese Attenzione dell'Associazione Lib(e)ramente - Pollicino, Carmelina Rotundo, Umberto Manopoli, Maria Antonietta Campigli, Cristina Nencioni. Con la presente e-mail vi invio l'articolo per Aghi di Pino basato sulle tre parole "Osservazione, Originalità, Opportunità" e riguardante ambiente e società. Allego un'immagine (in tre versioni sperando di facilitare l'impaginazione dell'articolo e dell'immagine) con la seguente didascalia: "Progetto EcoShuttle dell'Arch.Massimiliano Silvestri, Presidente dell'Associazione EcoRinascimento" Resto in attesa di conferma di ricezione di questa e-mail. Cordiali saluti Elisa Amerena ------------------------------ -------------------------- O come OSSERVAZIONE, ORIGINALITA', OPPORTUNITA' L’osservazione dei dati statistici è molto importante, perché permette di capire l’entità oggettiva dei problemi della nostra società, e sono il punto da cui partire per trovare le soluzioni. In questo periodo storico leggere i dati Istat è molto allarmante, e crea un senso di paura e smarrimento. In Italia ci sono 4,6 milioni di persone in povertà assoluta, 17 milioni di persone a rischio di povertà, e il 39% di disoccupazione giovanile. Ma questa grave crisi può trasformarsi in una opportunità, perchè ci permette di vedere in faccia i nostri comportamenti sbagliati, lo spreco enorme con il quale stiamo dissipando le risorse, e spendendo inutilmente i nostri soldi. Per esempio uno dei maggiori sprechi e fattori di spesa per le famiglie è dato dal riscaldamento e raffrescamento delle case. Le nostre abitazioni non hanno un buon isolamento termico, quindi stiamo dissipando calore, sprecando energia e spendendo soldi inutilmente. Mettendo l’isolamento termico sui muri ed i doppi vetri alle finestre delle nostre case, risparmieremo sul costo delle bollette del gas, riprenderemo in breve tempo i costi sostenuti per la ristrutturazione ed in seguito potremo spendere i soldi risparmiati per altre necessità. E inoltre faremmo ripartire il lavoro per artigiani ed edili per realizzare l’isolamento termico delle case. Adesso ci sono gli incentivi statali per l’adeguamento al risparmio energetico, e sono una opportunità che conviene utilizzare . Un'altra grossa spesa per le famiglie sono l’automobile ed il suo mantenimento. Se ci fossero trasporti pubblici adeguati ed efficienti, questa voce di spesa potrebbe essere eliminata o notevolmente ridotta. Purtroppo nella maggior parte di Italia il mezzo privato è l’unico mezzo di trasporto. Addirittura ci sono alcune cittadine turistiche della Toscana che la domenica non sono raggiungibili con i mezzi pubblici. Questo crea riduzione del turismo, dell’economia e del lavoro, perché la maggior parte dei turisti si muove con i mezzi pubblici. E’ un’altra opportunità di sviluppo sprecata. Per questo sarebbe importante usare i soldi pubblici per incentivare i trasporti, ed incentivare le linee ferroviarie e tramviarie. Un altro comportamento sbagliato della nostra società è lo spreco alimentare. Finalmente anche l’Italia ha una legge per recuperare i cibi in scadenza nei centri commerciali, e che facilita gli enti benefici nella distribuzione del cibo ai bisognosi. Ma il maggior spreco alimentare avviene fra le pareti domestiche poiché abbiamo la pessima abitudine di comprare troppo cibo, che non riusciamo a consumare, che si deteriora in frigorifero e lo gettiamo nella spazzatura (il 42% del totale del cibo gettato, per un valore di 8 miliardi di euro l’anno). Dobbiamo imparare a fare la spesa, cercando di comprare i cibi che effettivamente cucineremo. Un consiglio è di fare un piccolo programma delle ricette che desideriamo cucinare prima di andare a fare la spesa. E usare un po’ di creatività e originalità per consumare i cibi che si stanno deteriorando in frigorifero. Questa crisi ci stimola a tirare fuori la nostra creatività e originalità per creare nuove opportunità di lavoro. E’ un periodo che ci mette a dura prova, ma l’originalità è una dote importante da utilizzare, che spesso viene sottovalutata. L’Italia è ricca di artisti e artigiani dotati di grande professionalità ed originalità, ma mancano gli spazi ed il sostegno economico che consenta loro di esprimere la propria maestria e capacità. E’ necessario dare una opportunità a queste importanti risorse umane, prima che vadano sprecate, per far tornare il paese alla grandezza e bellezza dei tempi passati. Elisa Amerena, Vicepresidente Ass.ne EcoRinascimento

Colore

segreteria@gruppodelcolore.it A MAILING LIST GDC-AIC 21/01/2017 21 gen 2017 alle ore 17:19 Cari soci e simpatizzanti del Gruppo del Colore stiamo svolgento un semplice test sulla visione dei colori, alla base di una ricerca sul daltonismo sia che voi abbiate una visione dei colori normale sia che siate daltonici vi chiediamo di fare il test che potrete trovare al link https://homes.di.unimi.it/mascetti/research/CPT/it/ diffondete pure il link chiunque e’ invitato a segnalarci come vede le immagini che il test contiene un cordiale saluto Alessandro Rizzi _________________________ Alessandro Rizzi Professor Dipartimento di Informatica Università degli Studi di Milano via Comelico, 39/41 20135 Milano Italy --- Segreteria Gruppo del Colore - Associazione Italiana Colore segreteria@gruppodelcolore.it Telefono: (+39) 366-8724026

25 novembre invito

invito 25 novembre ore 14 sala CHIOSTRINI retro BASILICA DI SAN MARCO PER UNA GIORNATA AZZURRA abbiamo avuto un piacevole dialogo alla mostra alla FORTEZZA io sono rimasta MOLTO COLPITA DALL' IMPEGNO, DALL' INGEGNOSITÀ dei VALORI CHE PORTATE AVANTI NEL VOSTRO LAVORO ricco di fantasia e di colore l' invito all' incontro del 25 ?una opportunità ancora di dialogo ; sarete i benvenuti anche per dare idee e suggerimenti grazie del tempo dedicatomi all' ascolto ALLA PRESENTAZIONE DEI 2 LIBRI SI AFFIANCA UNA MOSTRA DI ARTISTI CONTEMPORANEI da tutta ITALIA che si cimentano sul tema la storia di un fratello e di una sorella Carmelina e Cesare ROTUNDO ( Auro è il cognome di NOSTRA MADRE ) sarà presente una famosa tessitrice docente che per l' occasione ha realizzato tre teli a raccontar di qualcuno che vuol negare l' amore tra fratelli e sorelle . Ogni epoca ha i potenti di turno che si arrogano diritto di caplestare il dono della vita un dono meraviglioso troppo bello per permettere a qualcuno di calpestarne la dignità: ogni volta che mi alzo la mattina e muovo le mani, vedo , cammino ringrazio per questo dono l' Atissimo non ho pagato non ho fatto nulla ma ho avuto in dono la vita !!!! Che meraviglia .. e in QUESTI 5 ANNI NON HO ANCORA CAPITO come qualcuno possa ARROGARSI DIRITTO DI negare ad un suo simile la dignità della vita vi aspetto perchè ho "sentito" che condividete il rispetto

Auguri natale

Ciao auguri di un sereno 2018 Iole ----- Original Message ----- From: carmelina rotundo To: Donata Arnaboldi Sent: Saturday, December 30, 2017 6:48 PM Subject: se seguite il link troverete nel mio blog gli auguri http://carmelinablog.blogspot.it/2017/12/blog-post_21.html quest' anno gli auguri sono lettere d' amore 2 lettere la prima ed unica mia dichiarazione d' amore ad una città SCOPRITE QUALE LA DICHIARAZIONE È STATA LODATA DAL PRINCIPE CARLO E CAMILLA LA SECONDA È UNA LETTERA D' AMORE CHE RIUNISCE I SIMBOLI DELNATALE SE VOLTE POTETE COOMENTARE SOTTO LA MIA FOTO IN ALTO COMMENTI E SUGGERIMENTI SARANNO GRADITI E LA PROMESSA DI INCONTRARCI NEL 2018 PER LE RISPOSTE USATE LA MIA NUOVA EMAIL carmelinauro@gmail.com alla eregione dove vado infatti mi fanno usare solo gmail auro è il cognome di mia madre Mail priva di virus. www.avg.com

Cristina pariset

Cristina Pariset Via A.da Giussano 7 20145 Milano tel. 02 4812584 cel. 3485109589 email cristina.pariset@libero.it

con FRANCO MARIANI

Carmelina Rotundo A carmelinarotundo@yahoo.it 11/09/2019 11 set 2019 alle ore 10:04 3 allegati ---------- Forwarded message --------- Da: Franco Mariani Date: mar 10 set 2019 alle ore 23:18 Subject: Foto Palazzo Vecchio libro Gonfalone To: Carmelina Rotundo Il messaggio è pronto per essere inviato con i seguenti file o collegamenti allegati: IMG_9933 IMG_9935 IMG_9936
Que Uriel, la luz de Dios, nos llene de felicidad y suerte estas Fiestas, y el próximo Año. Con todo nuestro cariño. Carolina Carolina Jofré Pita A alfonso confalone e altri 3 12/12/2018 12 dic 2018 alle ore 12:01 1 allegato

Premiazione

Lib(e)ramente-Pollicino - Per la BiblioteCaNova Isolotto A carmelinarotundo@yahoo.it 25/02/2018 25 feb 2018 alle ore 01:12 1 allegato Martedì 27 febbraio – ore 18.00 BiblioteCaNova Isolotto, Via Chiusi 4/3 - Firenze Premiazione dei Vincitori del "Contest Letterario 2018" L'Associazione "Lib(e)ramente-Pollicino per la BiblioteCaNova Isolotto" è lieta di invitarvi alla Premiazione dei vincitori del concorso "Contest Letterario", promosso dalla redazione di Aghi di Pino, periodico dell'Associazione. Lettura dei testi vincitori a cura di "A Voce Alta" e Premiazione. Saranno premiati i primi tre vincitori di ogni categoria (Poesia, Articolo, Racconto), che si sono distinti per la correttezza di forma e ortografia, ma soprattutto per originalità di contenuti. In rappresentanza del Quartiere4 sarà presente la Vicepresidente Ilaria Tesi. La giuria del contest letterario all’indomani della riunione svoltasi il 20 febbraio 2018 esprime grande soddisfazione per la spontanea e numerosa partecipazione. Persone provenienti da tutta la nostra Penisola hanno ancora una volta dato prova di grande passione per la scrittura. Certi della vostra partecipazione porgiamo cordiali saluti