giovedì 10 settembre 2026

saggio

Saggio accademico Il pensiero filosofico di Giuseppe Tocchetti nasce in un territorio che non appartiene alla filosofia accademica, ma alla vita vissuta. È un pensiero che non si sviluppa in astratto, ma nel contatto con la materia, con la luce, con la memoria dei luoghi e delle persone. È un pensiero che non pretende di costruire un sistema, ma di riconoscere un ritmo: il ritmo con cui l’esistenza si mostra, si nasconde, si trasforma. La sua origine non è teorica: è esperienziale. Nasce nel gesto artigianale, nella quiete del Naviglio, nella luce che filtra tra le chiome degli alberi, nei volti delle persone comuni che attraversano il tempo con una dignità silenziosa. È una filosofia che non vuole dominare il reale, ma ascoltarlo. La luce è il primo elemento di questa visione. Non è una metafora, non è un simbolo: è un’esperienza concreta. È la luce che si posa sul legno o sulla tela o sulla creta e che rivela la sua storia; è la luce che attraversa l’acqua e restituisce un’immagine che non è mai la stessa; è la luce che illumina un volto e, illuminandolo, lo riconosce. Per Tocchetti la luce è un principio di rivelazione: ciò che appare alla luce merita attenzione. Ma la luce non è solo ciò che mostra: è ciò che chiama. Chiama alla cura, alla responsabilità, alla presenza. È una categoria etica prima ancora che estetica: ciò che la luce rivela non può essere ignorato. Questa centralità della luce non nasce da un’astrazione filosofica, ma da una sensibilità concreta. La luce è ciò che permette al reale di essere visto, e dunque di essere riconosciuto. Nella visione tocchettiana, vedere non è un atto passivo: è un atto morale. Vedere significa assumersi la responsabilità di ciò che appare. La luce, dunque, non è solo un fenomeno fisico: è un principio etico che orienta l’agire umano. Accanto alla luce, la memoria costituisce la struttura profonda dell’identità. La memoria, nel pensiero di Tocchetti, non è un archivio di eventi, ma un modo di abitare il tempo. Essa permette all’uomo di non essere frammento, ma continuità; non episodio, ma storia. La memoria conserva, ma non immobilizza: trasforma. Il dolore, nella memoria, non resta ferita: diventa significato. La gioia non si disperde: si sedimenta come fondamento. La memoria è una forma di fedeltà: fedeltà alle persone che hanno attraversato la vita, ai luoghi che hanno custodito silenzi e gesti, ai momenti che hanno lasciato una traccia. Ricordare, per Tocchetti, è un atto morale. Non è un processo mentale, ma un gesto di responsabilità. Ricordare significa riconoscere la dignità del vissuto, proprio e altrui. La memoria è ciò che impedisce all’uomo di essere solo presente: lo rende storia vivente. La misura è il terzo elemento fondamentale della visione tocchettiana. La misura non è un limite, ma un equilibrio. È la disciplina del gesto, la cura della parola, il rispetto della materia. Nella pratica artigianale, la misura è ciò che impedisce all’opera di essere eccesso o trascuratezza; nella vita, è ciò che impedisce all’uomo di essere invadente o assente. La misura è la forma concreta della dignità: è il modo in cui l’uomo si colloca nel mondo senza sovrastarlo e senza scomparire. Questi tre elementi — luce, memoria, misura — non sono concetti isolati: sono parti di un’unica trama. La luce rivela, la memoria custodisce, la misura regola. Insieme formano una visione dell’esistenza che non cerca l’eccezionale, ma il quotidiano. È nel quotidiano che la luce si posa, che la memoria si sedimenta, che la misura trova il suo ritmo. L’uomo comune è il vero centro di questa filosofia. Non l’eroe, non il protagonista della storia ufficiale, ma la persona che vive, lavora, ricorda, soffre, ama. L’uomo comune è il luogo in cui la luce rivela, la memoria custodisce e la misura regola. La grandezza non è cercata nei gesti eccezionali, ma nella continuità silenziosa dell’esistenza. È l’uomo che attraversa il Naviglio al mattino, che si ferma a osservare un riflesso, che porta con sé una storia che nessuno ha mai raccontato: è lui il luogo della verità. Da questa attenzione nasce la concezione dell’arte come testimonianza. L’arte, nel pensiero di Tocchetti, non è decorazione né evasione: è un modo di custodire ciò che rischia di scomparire. Nelle sue opere, la materia —la luce che lo attraversa, la forma che emerge — diventa memoria incarnata. Ogni opera è un atto di responsabilità verso il reale: ciò che viene rappresentato è ciò che merita di essere visto, ricordato, rispettato. L’arte è un gesto di cura: un modo di dire “questo non deve andare perduto”. Il fine implicito di questo pensiero è l’armonia. Non un’armonia perfetta, non un ordine imposto dall’alto. Un’armonia umana, fragile, costruita giorno dopo giorno. L’armonia è la possibilità che i frammenti dell’esperienza trovino posto, che la luce e l’ombra si bilancino, che la memoria e l’oblio si parlino. È la possibilità che l’uomo, attraverso la cura del gesto e la fedeltà al vissuto, possa costruire un destino condiviso. Il pensiero filosofico di Giuseppe Tocchetti è, in definitiva, una filosofia che non pretende di spiegare il mondo, ma di custodirlo. Una filosofia che non cerca verità astratte, ma verità che si possono toccare. Una filosofia che nasce dalla luce, vive nella memoria, si regge sulla misura e trova compimento nell’armonia. È una filosofia che non si impone, ma si offre; non domina, ma accompagna; non costruisce sistemi, ma riconosce ritmi.La peculiarità della visione di Giuseppe Tocchetti risiede nella capacità di cogliere il valore del minimo. Non il minimo come riduzione, ma come essenza. Il mondo, nella sua filosofia, non è un insieme di grandi eventi, ma un intreccio di gesti, di luci, di memorie che si depositano lentamente. È una filosofia che non cerca l’eccezionale, ma il quotidiano; non l’eroico, ma il silenzioso; non il clamoroso, ma il necessario. In questo senso, la sua visione si colloca in una tradizione rara: quella che riconosce che la verità non si trova nei monumenti, ma nei dettagli. La luce, nella seconda parte di questo saggio, si rivela ancora più chiaramente come la chiave interpretativa dell’esistenza. Non è solo ciò che illumina: è ciò che dà forma. La luce non si limita a mostrare: modella. Quando la luce attraversa un volto, quel volto non è più solo un volto: è una storia. Quando la luce si posa sul legno, il legno non è più solo materia: è memoria. Quando la luce filtra tra gli alberi, non è solo un fenomeno naturale: è un invito alla contemplazione. La luce, nella visione tocchettiana, è ciò che permette al mondo di essere mondo. Senza luce, il reale esiste ma non appare; con la luce, il reale non solo appare, ma si offre. La luce è un dono: un dono che chiede di essere accolto con misura. Questa relazione tra luce e misura è uno dei tratti più originali della filosofia tocchettiana. La luce chiama, ma la misura risponde. La luce rivela, ma la misura custodisce. La luce mostra, ma la misura protegge. La luce è apertura, la misura è contenimento. Insieme formano un equilibrio che non è mai statico, ma dinamico: un equilibrio che si costruisce nel tempo, nel gesto, nella cura. La memoria, in questa seconda parte, si mostra come la dimensione più umana della visione. La memoria non è solo ciò che resta: è ciò che guida. È la bussola dell’identità. È ciò che permette all’uomo di non essere solo presente, ma di essere continuità. La memoria è ciò che impedisce all’esistenza di essere un susseguirsi di episodi senza legame. È ciò che dà senso al tempo. Nella filosofia di Tocchetti, la memoria non è mai un peso: è un fondamento. Non è mai nostalgia: è riconoscimento. Non è mai chiusura: è apertura. La memoria non trattiene il passato: lo trasforma in presenza. È un atto di cura verso ciò che è stato e verso ciò che sarà. La peculiarità della visione emerge soprattutto nel modo in cui la memoria si intreccia con la materia. Il supporto, nelle opere, non è solo un materiale: è un archivio vivente. È un atto di ascolto. È un dialogo con la memoria della materia. Questa concezione dell’artigianato come filosofia è uno dei tratti più distintivi del pensiero. L’artigianato non è tecnica: è etica. Non è mestiere: è cura. Non è produzione: è testimonianza. L’artigiano non è colui che fa, ma colui che custodisce. Custodisce la materia, la memoria, la luce, la misura. L’artigiano è il mediatore tra ciò che è e ciò che può essere. È colui che permette alla materia di diventare forma, alla forma di diventare significato, al significato di diventare memoria. In questo senso, la filosofia dell’artigianato è una filosofia della responsabilità. Ogni gesto è un atto morale. Ogni incisione è una scelta. Ogni forma è una dichiarazione. L’artigiano non lavora per sé: lavora per il mondo. Lavora per ciò che deve essere preservato. Lavora per ciò che non deve essere dimenticato. L’uomo comune, in questa seconda parte del saggio, emerge come il vero protagonista della visione. Non l’uomo eccezionale, non l’uomo celebrato, non l’uomo che appare nei libri di storia. L’uomo comune è colui che vive. Colui che attraversa il tempo con una dignità silenziosa. Colui che porta con sé una memoria che nessuno ha mai scritto, ma che è più vera di qualsiasi narrazione ufficiale. L’uomo comune è il luogo della verità. È nel suo volto che la luce rivela; è nella sua storia che la memoria custodisce; è nel suo gesto che la misura regola. L’uomo comune è la prova che la grandezza non è un fatto di eccezione, ma di continuità. È la prova che la verità non è un fatto di clamore, ma di presenza. La filosofia dell’uomo comune è una filosofia della dignità. Una dignità che non ha bisogno di essere proclamata, perché è evidente. Una dignità che non ha bisogno di essere difesa, perché è intrinseca. Una dignità che non ha bisogno di essere dimostrata, perché è vissuta. In questa prospettiva, la concezione dell’arte come testimonianza assume un significato ancora più profondo. L’arte non è solo ciò che rappresenta: è ciò che custodisce. L’arte non è solo ciò che mostra: è ciò che protegge. L’arte non è solo ciò che crea: è ciò che ricorda. L’arte è un atto di cura verso il reale. È un modo di dire: “Questo merita di essere visto. Questo merita di essere ricordato. Questo merita di essere rispettato.” La peculiarità della visione emerge soprattutto nel modo in cui l’arte si intreccia con la luce, la memoria e la misura. La luce dà forma all’opera; la memoria dà significato; la misura dà equilibrio. L’opera non è mai solo forma: è sempre testimonianza. Non è mai solo estetica: è sempre etica. Non è mai solo oggetto: è sempre relazione. Il fine implicito di questa visione è l’armonia. Non un’armonia perfetta, non un’armonia imposta, non un’armonia astratta. Un’armonia umana, fragile, costruita giorno dopo giorno. L’armonia è la possibilità che i frammenti dell’esperienza trovino posto. È la possibilità che la luce e l’ombra si bilancino. È la possibilità che la memoria e l’oblio si parlino. È la possibilità che l’uomo, attraverso la cura del gesto e la fedeltà al vissuto, possa costruire un destino condiviso. La filosofia dell’armonia è una filosofia della speranza. Non una speranza ingenua, non una speranza astratta, non una speranza illusoria. Una speranza concreta, che nasce dal gesto, dalla cura, dalla presenza. Una speranza che non promette perfezione, ma possibilità. Una speranza che non promette salvezza, ma continuità. Una speranza che non promette eternità, ma memoria. In definitiva, la peculiarità della visione di Tocchetti risiede nella capacità di unire ciò che spesso viene separato: la luce e la memoria, la misura e la cura, l’artigianato e la filosofia, l’uomo comune e la verità, la fragilità e la dignità. È una filosofia che non pretende di spiegare il mondo, ma di custodirlo. Una filosofia che non cerca verità astratte, ma verità che si possono toccare. Una filosofia che nasce dalla luce, vive nella memoria, si regge sulla misura e trova compimento nell’armonia.
giouzzani@gmail.com giovanna u. A: io, e altri 4 · dom 27 lug 2014 alle ore 15:16 Corpo del messaggio ---------- Messaggio inoltrato ---------- Da: "Chiara Ronconi" Data: 26/lug/2014 16:13 Oggetto: Con barni A: "Lapo" , "matilde sestini" , "chiara ronconi" , "giovanna uzzani" Cc: Inviato da iPad di Chiara Ronconi www.ronconicomunicazione.it 1 allegato Scarica foto.JPG foto .JPG JPG · 388,4 KB

semafoto daniel

martedì 8 settembre 2026

2013 malega

io · mer 30 ott 2013 alle ore 23:27 Corpo del messaggio Cara amica, come cartolina ti mando la copertina del mio libro, appena edito, intanto via mail, domani cartacea...il titolo è quello che deve essere la nostra vita, un insieme di desideri, senza i quali appunto vita non c'è più ti penso spesso, la vita ci ha fatto incontrare,conoscere, affezionarci, nonostante le distanze continua la nostra amicizia, nonostante i dolori che ci sono posti nel cuore intanto ti abbraccio e,... tienimi aggiornata! letizia

lucia mazzetti dom 6 ott 2013 alle ore 21:56

lunedì 7 settembre 2026

carolina

Carolina A: io · lun 7 ott 2013 alle ore 18:53 Corpo del messaggio Querida Carmelina, este fin de semana hemos estado en una ciudad cerca de Sevilla para la inauguración de una exposición de pintura de un amigo pintor Sevillano figurativo, compañero mio de estudios en la Facultad, le estuve contando lo de la exposición del Presseppio, y le gustaría participar enviando una obra, me gustaría que me dijeras si te parece bien que le envie tus datos. Este año la exposición es en otro sitio ? me parece que sí, si me animara a pintar quizás envie algo. Me han retirado el tratamiento y parece que me encuentro mejor, tengo consulta con el médico en Diciembre para ver cómo estoy. Recibí tus fotos, son m uy bonitas, siempre te veo más joven!!! Un beso, Carolina. Carolina carolipinta@hotmail.com Copia indirizzo email Cerca per nome del mittente Modifica contatto carolipinta@hotmail.com
vedi se va bene che lo mando a roberto per favore presentazione del volume QUANDO IL GIORNO ERA UNA FRECCIA AUTORE ROBERTO ALBORGHETTI coinvolgente documento dedicato a PAPA FRANCESCO, ai suoi anni trascorsi nel mondo della scuola ed alla sua testimonianza educativa OFFICINA PROFUMO FARMACEUTICA di S.M.N via della SCALA FIRENZE ore 21 Benedetta Alphandery Padre Giovanni Carmelina Rotundo giornalista, prof. Nikla Balestra coordinatrice del Centro Culturale Maria Cristina Ogier Franco Mariani, giornalista Vaticanista, direttore News Cattoliche Daniel Meyer giornalista Massimo RINALDI Segretario dell'associazione "Millefiori amici della Misericordia di Badia" Lucia Mazzetti Presidente dell'Associazione Centro Storico di Firenze Fernanda Banchi Presidente Accademia Int. Gent. Il Marzocco Marco Lazzeri Presidente Associazione Vivere l' etica Elisa Amerena Vicepresidente Associazione EcoRinascimento Anna Pascarella poeta popolare Serena Bettini fotografa Elisabetta Colzi, Marina Nunzi museo etnografico della bambola Fondazione il Fiore Finanzieri di Italia sezione di Firenze interludio musicale Jakline Nakash de Blanck e Pino Martino Giuseppe Tocchetti presenta un ' opera ispirata alle pagine del volume Anna Pascarella poeta popolare Cesare Rotundo Maria teresa Casio Severino Messaggio 2 di 2. Per JAWS, attiva il cursore PC virtuale se necessario. Pino Martino A: io · mar 31 mar 2015 alle ore 22:58 Corpo del messaggio Il 31/03/2015 21:25, carmelina rotundo ha scritto: Dovresti aggiungereil nominativo di MARIA TERESA SALAMERO, la redattrice del giornale della comunità filippina di Firenze. Un caro saluto da Pino. Mostra contenuto tagliato

OTTE DI LUCE 2° EDIZIONE GIUGNO 2015

NOTTE DI LUCE 2° EDIZIONE GIUGNO 2015 Messaggio 1 di 1. Per JAWS, attiva il cursore PC virtuale se necessario. carmelina rotundo A: io · lun 8 giu 2015 alle ore 11:08 Corpo del messaggio NOTTE di LUCE 2° EDIZIONE DELLA NOTTE DI LUCE con MARIA CRISTINA OGIER Testimonianze d' amore sotto un cielo che sta diventando blue notte nel 60° anniversario della nascita di MARIA CRISTINA . Dal sagrato della BASILICA di San Miniato al monte, seguendo PADRE Bernardo Francesco Gianni OSB e Nikla Balestra in pellegrinaggio verso la tomba di Maria Cristina ognuno con in mano un flambeaux , una luce per attimi eterni di raccoglimento in preghiera dove - quando nel ciclo dell' esistenza vita e rinascita coincidono. Sono presenti molti ospiti delle case famiglie fondate da Maria Cristina per l' accoglienza a persone che hanno difficoltà, insieme a personalità del mondo politico e culturale per vivere davanti alla facciata della splendida basilica attimi con lo sguardo, prima rivolto a Firenze, al mare dei suoi tetti cosi vicini al cielo da dove si innalzano eleganti monumenti mito - meta di milioni di persone.... dalla cupola del Brunelleschi, al campanile di Giotto, alla Biblioteca nazionale ..ed essere totalmente coinvolti in uno straordinariamente bello spettacolo di danza delle ballerine: bambine e giovanette della scuola CENTRO ARTE E DANZA. Movimenti del corpo e giochi geometrici di marmi verdi e bianchi , disegno- segno, colori- luci, architetture e movenze per una armonia che va al di là degli sguardi arriva diretta al cuore! SPERANZA che nella diversità delle culture, dell' età, dei talenti si possa costruire quel forte legame tra l' io- la società- la terra per vivere felici nel per il dono meraviglioso della vita e nella certezza della rinascita nella luce. Alla porta centrale della Basilica giocata su geometrie verdi e bianche " accoglie" il marmo dove brilla la rosa mistica opera di Enrico Savelli artista capace di estrarre luce dal marmo... mentre in alto lo sguardo di Cristo effigiato nel grande mosaico che supera ogni limite per unirci nella grande famiglia umana insieme nella notte di luce per accendere speranza in coloro che l' hanno persa Maria Cristina rosa fiorita nel marmo testimonianza d' amore , un amore che non conosce limiti del tempo e dello spazio il male percorre oscuri sentieri , ma se la luce lo penetra persino fiori possono nascere dall' asfalto tu Maria Cristina sei venuta su questa terra per essere luce e portare sollievo a chi meno fortunato aveva bisogno di una carezza in più, di un sorriso in più...... a noi contemporanei il dovere di testimoniare amore. durante LA NOTTE EVENTO SONO STATI DISPONIBILI LIBRI DVD ED IL NOTIZIARIO QUADRIMESTRALE dell' ISTITUTO MARIA CRISTINA OGIER LA SCIA Un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno preparato un buffet dai mille sapori- profumi in più UN VERO POTERE IL SERVIZIO afferma PAPA FRANCESCO BISOGNA AVER CURA DI OGNI PERSONA CON AMORE, SPECIALMENTE DEI BAMBINI , DEI VECCHI DI COLORO CHE SONO più FRAGILI........