CARMELINA
Il Blog di Carmelina Rotundo
giovedì 17 settembre 2026
libro di RENZO
Nasce oggi “Oltre la Memoria, Le Vittime Invisibili”: online il nuovo sito
Posta in arrivo
Renzo Samaritani
Allegati
gio 10 set, 12:21 (7 giorni fa)
a renzo.samaritani, Ccn: me
COMUNICAZIONE IMPORTANTE Oggi nasce il sito di “Oltre la Memoria, Le Vittime Invisibili”
Giovedì 10 settembre 2026
Cari amici,
questa non è una nuova puntata del Diario del Basilico e non è neppure un numero di Dietro le Quinte.
È una comunicazione straordinaria che desideravamo condividere con voi proprio oggi, perché da oggi ha una sua casa online il progetto:
Oltre la Memoria, Le Vittime Invisibili
promosso nell’ambito dell’Associazione Culturale Orizzonte Comune.
🌐 https://www.orizzontecomune.org
Il dominio è stato acquistato proprio oggi e il nuovo sito nasce con l’obiettivo di raccogliere in un unico luogo il percorso del progetto: la sua origine, la dimensione educativa e civile, lo spettacolo che intreccia parola, musica e testimonianza, le persone che vi collaborano, le tappe già realizzate e quelle che ci attendono.
È un progetto nato da una storia personale e familiare, ma che nel tempo ha cercato di trasformare quella storia in qualcosa di più grande: memoria storica, responsabilità civile, educazione e dialogo con le nuove generazioni.
Nel sito troverete il cammino già percorso, dalle prime rappresentazioni nelle scuole agli appuntamenti pubblici, fino alle prossime tappe legate al romanzo Echi dell’Olocausto.
Tra queste:
📻 4 novembre 2026 – ore 21:00
Diretta su K Radio Nazionale, condotta dalla giornalista Carmelina Rotundo Auro, con Renzo Samaritani Schneider e il prof. Giuseppe Tocchetti, dedicata alla presentazione del romanzo Echi dell’Olocausto e al reading Il demone suona alle undici.
🎭 28 gennaio 2027 – Teatro Mimesis, Trani
Il demone suona alle undici, reading da Helga Schneider, con la regia di Marco Pilone.
Il nuovo sito racconta tutto questo e molto altro.
⚠️ Una piccola avvertenza tecnica
Il dominio orizzontecomune.org è stato acquistato e configurato oggi.
Per questa ragione, durante le prime ore il servizio HTTPS, insieme al supporto HTTP/2, potrebbe non risultare ancora pienamente operativo su tutti i browser o attraverso tutte le reti, mentre le modifiche tecniche completano la loro propagazione.
Se entrando su:
https://www.orizzontecomune.org
il vostro browser dovesse temporaneamente segnalare un errore, non preoccupatevi.
Potete provare momentaneamente la versione:
http://www.orizzontecomune.org
utilizzando quindi http anziché https, oppure semplicemente attendere qualche ora affinché la configurazione si propaghi completamente.
Nel frattempo, in via provvisoria, il progetto può essere visualizzato anche qui:
https://claude.ai/code/artifact/abd32235-0785-4356-89c1-ea46354ff2fd
Il riferimento definitivo resterà naturalmente:
www.orizzontecomune.org
Alleghiamo a questa comunicazione anche quattro screenshot del nuovo sito, così potrete comunque dare subito un’occhiata alla sua veste e ai suoi contenuti.
📚 E proprio oggi arriva anche un’altra bella notizia
La giornata del 10 settembre ci regala una seconda soddisfazione.
Il quotidiano pugliese Il Giornale di Trani, attraverso la giornalista Cinzia Montedoro, dedica oggi spazio al nuovo libro di Renzo Samaritani Schneider:
A sessant’anni sono andato a vivere in Cina
Quattro stagioni, sedici luoghi e il viaggio più lungo della mia vita
L’articolo è disponibile qui:
https://ilgiornaleditrani.it/notizie/115846/trani/a-sessant-anni-sono-andato-a-vivere-in-cina-il-libro-di-renzo-samaritani-schneider
Un grazie sincero a Cinzia Montedoro e a Il Giornale di Trani per l’attenzione dedicata al libro.
E permetteteci una piccola osservazione: alla vigilia dell’11 settembre, questa è davvero una giornata particolare.
Un nuovo sito che nasce.
Un progetto sulla memoria che trova finalmente una sua casa digitale.
Un nuovo libro del quale si continua a parlare.
Teatro, radio, letteratura e memoria continuano a intrecciarsi.
Ci faceva piacere che voi, che da tempo seguite da vicino molte delle nostre iniziative, foste tra i primi a saperlo.
Un caro saluto,
Renzo Samaritani Schneider
per Associazione Culturale Orizzonte Comune
📌 Il nuovo sito
https://www.orizzontecomune.org
Gli screenshot allegati mostrano alcune sezioni del nuovo sito così come si presenta nel giorno della sua nascita.
mercoledì 16 settembre 2026
LUMI PITTI FRAGRANZE 2026
Per noi CIAO non è mai stato soltanto un profumo.
È quel momento in cui due persone si incontrano e qualcosa, inspiegabilmente, comincia.
A Firenze lo abbiamo visto accadere davvero.
Per tre giorni abbiamo incontrato persone, raccontato storie, ascoltato impressioni, stretto mani.
E abbiamo detto CIAO.
Un numero infinito di volte.
CIAO a chi ci conosceva già.
CIAO a chi ci ha scoperti per la prima volta.
CIAO a chi si è fermato incuriosito.
CIAO a chi ha provato la fragranza sulla pelle, ha sorriso… ed è rimasto con noi qualche minuto in più.
E soprattutto, siete stati voi a dirlo insieme a noi.
La tela che vedete nell’immagine di apertura è nata proprio così.
Giorno dopo giorno l’avete riempita di firme, parole, pensieri, disegni e soprattutto di tutti i vostri CIAO.
Ognuno diverso.
Ognuno personale.
Ognuno con una storia dentro.
Alla fine della fiera l’abbiamo guardata e abbiamo capito una cosa:
quel quadro è diventato la nostra opera d’arte più bella.
Perché non l’abbiamo creata soltanto noi.
L’abbiamo creata insieme a voi.
Centinaia di CIAO che si incontrano, si sovrappongono, si cercano e diventano un’unica grande opera.
Ed è forse questa l’immagine più bella che porteremo con noi da Pitti.
Perché CIAO è una parola semplice.
Ma forse proprio per questo è così potente.
Può essere l’inizio di un incontro.
Può diventare un ricordo.
Può racchiudere una promessa, una coincidenza, una persona che non dimenticheremo.
Non conosce confini.
E non ha bisogno di traduzioni.
Poi c’è stata lei.
CIAO sulla pelle.
Ed è lì che è successo qualcosa di ancora più bello.
C’è chi l’ha definita eterea.
Chi avvolgente.
Chi elegante.
Chi meravigliosa.
C’è chi l’ha provata ed è tornato qualche ora dopo per sentirla ancora.
Chi è tornato per raccontarci cosa gli aveva lasciato.
E chi ha deciso di non aspettare e ha fatto subito il proprio ordine.
Vedere una fragranza nata da un nostro pensiero uscire dal nostro racconto e iniziare a vivere sulla pelle e nelle emozioni degli altri è stato, forse, il regalo più bello di questi giorni.
E ora comincia il viaggio di CIAO.
Siamo tornati da Firenze con una notizia che ci rende davvero felici:
il primo stock di CIAO si sta già esaurendo.
Gli ordini ricevuti durante e subito dopo Pitti sono stati molti e le richieste continuano ad arrivare.
Per noi è una grande emozione vedere come una fragranza appena presentata abbia già trovato il suo spazio nelle profumerie che hanno scelto di credere in lei.
Se state pensando di introdurre CIAO nella vostra selezione, questo è il momento giusto per contattarci.
Stiamo organizzando le prossime disponibilità e gestendo le numerose richieste ricevute dopo Firenze.
Rispondete direttamente a questa e-mail e saremo felici di inviarvi le condizioni commerciali riservate ai nostri partner e la nostra migliore proposta per il vostro punto vendita.
Pitti è finito.
Ma l’energia che abbiamo respirato a Firenze continua ad accompagnarci.
Il quadro con tutti i vostri CIAO è qui con noi.
Le vostre parole anche.
E mentre le i primi flaconi stanno raggiungendo le profumerie che hanno scelto CIAO, una cosa ci emoziona più di tutte:
questa storia è appena cominciata.
CIAO, a presto.
Luana & Michele
LUMI
MondoLumi – L'arte da indossare.
For us, CIAO has never been just a fragrance.
It is that moment when two people meet and, somehow, something begins.
In Florence, we truly saw it happen.
For three days, we met people, shared stories, listened to impressions, shook hands.
And we said CIAO.
Countless times.
CIAO to those who already knew us.
CIAO to those who discovered us for the first time.
CIAO to those who stopped by, intrigued.
CIAO to those who tried the fragrance on their skin, smiled… and stayed with us a little longer.
And above all, you said it together with us.
The canvas you see in the opening image came to life exactly this way.
Day after day, you filled it with signatures, words, thoughts, drawings and, above all, all of your CIAOs.
Each one different.
Each one personal.
Each one carrying a story within it.
At the end of the fair, we looked at it and realized one thing:
that canvas had become our most beautiful work of art.
Because we did not create it on our own.
We created it together with you.
Hundreds of CIAOs meeting, overlapping, seeking one another and becoming one single, extraordinary work of art.
And perhaps this is the most beautiful image we will carry with us from Pitti.
Because CIAO is a simple word.
But perhaps that is exactly what makes it so powerful.
It can be the beginning of an encounter.
It can become a memory.
It can hold a promise, a coincidence, a person we will never forget.
It knows no borders.
And it needs no translation.
Then there was her.
CIAO on the skin.
And that is when something even more beautiful happened.
Some described it as ethereal.
Some as enveloping.
Some as elegant.
Some simply as wonderful.
Some tried it and came back a few hours later just to smell it again.
Some returned to tell us what it had left with them.
And some decided not to wait and placed their order immediately.
Seeing a fragrance born from one of our ideas step beyond our own story and begin to live on other people’s skin and in their emotions was, perhaps, the most beautiful gift of these days.
And now, CIAO’s journey begins.
We came back from Florence with news that makes us truly happy:
the first stock of CIAO is already close to selling out.
We received many orders during and immediately after Pitti, and requests continue to arrive.
For us, it is incredibly rewarding to see how a fragrance that has only just been unveiled has already found its place in the perfumeries that chose to believe in it.
If you are considering adding CIAO to your selection, now is the perfect time to get in touch with us.
We are currently organizing the next availability and managing the many requests received after Florence.
Simply reply to this email and we will be delighted to send you the commercial terms reserved for our partners, together with our best proposal for your store.
Pitti is over.
But the energy we experienced in Florence is still very much with us.
The artwork carrying all of your CIAOs is here with us.
And so are your words.
And as the first bottles begin to make their way to the perfumeries that have chosen CIAO, there is one thing that moves us more than anything else:
this story has only just begun.
CIAO, see you soon.
Luana & Michele
LUMI
MondoLumi – Art to wear.
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Sent with Brevo
psicologia olistica RENZO
Ecco il quindicesimo articolo della rubrica La Psicologia Olistica: Un cammino verso l'equilibrio interiore
Rallentare per guarire: il valore della lentezza in un mondo frenetico
La slow life non è pigrizia: è un'intelligenza esistenziale, l'arte di restituire a ogni cosa il tempo che le appartiene
C'è un momento, di solito verso sera, in cui ci accorgiamo di aver attraversato un'intera giornata senza mai abitarla davvero. Abbiamo risposto, deciso, corso, spuntato voci da un elenco. Eppure, se qualcuno ci chiedesse che cosa abbiamo veramente vissuto in quelle sedici ore, faremmo una fatica strana a rispondere. Non è un difetto di memoria: è un difetto di lentezza. La vita ci è passata accanto alla velocità sbagliata, come un paesaggio visto dal finestrino di un treno troppo veloce, dove gli alberi vicini diventano una striscia indistinta e solo le montagne lontane restano immobili.
Dopo aver parlato, il mese scorso, del camminare come gesto che ci riporta a noi stessi, seguiamo quel passo fino alla sua radice: non la direzione, ma il ritmo. Perché la domanda che la psicologia olistica pone oggi non è quanto riusciamo a fare, ma a quale velocità siamo disposti a vivere. E la risposta, per molti di noi, è diventata una risposta automatica che nessuno ricorda di aver scelto.
La fretta non è un difetto di carattere: è uno stato del sistema nervoso
Il primo malinteso da sciogliere è morale. Chi vive di corsa tende a giudicarsi — sono disorganizzato, non so dire di no — mentre chi rallenta teme di essere giudicato pigro. In realtà la fretta non abita nel carattere: abita nel corpo. È una modalità fisiologica, quella che le neuroscienze descrivono come attivazione prolungata del sistema nervoso simpatico, il ramo che prepara all'azione rapida.
Nato per durare pochi minuti — il tempo di affrontare un pericolo e tornare alla calma — quel dispositivo oggi resta acceso per mesi. Le conseguenze sono note e misurabili:
il respiro si accorcia e sale verso le clavicole, riducendo la stimolazione del nervo vago
l'attenzione si frammenta: il cervello passa da una cosa all'altra senza mai consolidare
la percezione del tempo si contrae, e ogni intervallo vuoto diventa insopportabile
la creatività si spegne, perché le intuizioni nascono nella rete che si attiva solo quando smettiamo di fare
l'empatia si assottiglia: ascoltare davvero richiede un tempo che la fretta non concede
È il punto più importante di tutto l'articolo: non siamo veloci perché abbiamo troppo da fare, abbiamo troppo da fare perché siamo diventati veloci. L'accelerazione, una volta installata, si autoalimenta: riempie ogni spazio che libera.
«Non c'è nulla di così inutile come fare con grande efficienza ciò che non dovrebbe essere fatto affatto.»
Peter Drucker
Il corpo non conosce la parola «dopo»
La mente sa rimandare: promette riposo per il fine settimana, respiro per le vacanze, attenzione per quando le cose si saranno calmate. Il corpo no. Il corpo contabilizza nell'istante. Ogni giornata vissuta in accelerazione lascia un residuo concreto: mandibola contratta, spalle sollevate di un centimetro, digestione rallentata, sonno che comincia tardi e finisce presto.
La psicologia olistica chiama questo residuo debito di lentezza. Come il debito di sonno, non si cancella con la buona volontà: si salda soltanto restituendo al corpo il tempo che gli abbiamo sottratto. E lo si restituisce in piccole rate quotidiane, non in un unico versamento annuale chiamato ferie. Chi ha provato a guarire un anno di corsa con due settimane al mare sa che al terzo giorno il corpo si ammala: è la sua unica forma di protesta rimasta.
Le quattro lentezze
Rallentare non è un gesto unico, ma quattro movimenti distinti che si sostengono a vicenda. Ignorarne uno rende fragile tutto il resto: si può avere un corpo calmo e una mente in tumulto, o un'agenda alleggerita e relazioni ancora consumate in fretta.
LE QUATTRO LENTEZZE
CORPO
1
Respiro lungo,
gesti non urgenti
MENTE
2
Una cosa alla volta,
fino in fondo
RELAZIONI
3
Ascolto senza
fretta di rispondere
TEMPO
4
Agenda con vuoti
voluti, non residui
Le quattro dimensioni del rallentamento: agiscono insieme, e la più trascurata determina la solidità di tutte le altre.
Micro-pratica 1 — I tre respiri della soglia
Da fare ogni volta che si attraversa una porta: casa, ufficio, l'auto, la stanza di chi ci aspetta. Richiede venti secondi.
Fermati sulla soglia, con i piedi paralleli e il peso ben distribuito.
Primo respiro: lascia andare l'espirazione fino in fondo, senza forzare.
Secondo respiro: allunga l'espirazione fino a renderla il doppio dell'inspirazione.
Terzo respiro: chiediti in silenzio che cosa mi serve davvero, adesso?
Poi entra. Sei arrivato dove sei, e non solo con il corpo.
La saggezza antica sapeva già tutto questo
Le tradizioni contemplative hanno custodito per secoli ciò che oggi riscopriamo in laboratorio. Il pensiero greco distingueva chronos, il tempo che si conta, da kairos, il tempo che si compie: il primo si misura, il secondo si riconosce. La tradizione benedettina scandiva la giornata in ore che imponevano sospensioni regolari, non per interrompere il lavoro ma per impedirgli di diventare totalitario.
Lo yoga, a sua volta, colloca il rallentamento alla radice della pratica: prima di ogni postura viene il respiro, e prima del respiro viene la decisione di smettere di avere fretta. Il termine sanscrito shanti, che traduciamo con «pace», indica più precisamente una quiete attiva, la stessa immobilità vigile dell'acqua che, ferma, diventa finalmente capace di riflettere. Nessuna di queste tradizioni predicava l'inerzia: predicavano il ritmo giusto, quello in cui l'azione nasce dalla calma invece che dalla reazione.
«La natura non ha fretta, eppure tutto si compie.»
Lao Tzu, Tao Te Ching
Rallentare non significa fare meno
È la resistenza più comune, e va affrontata di petto: lentezza non è quantità, è qualità della presenza. Un chirurgo lento non opera meno pazienti: opera senza tremare. Un genitore lento non trascorre necessariamente più ore con i figli: trascorre ore in cui i figli sentono di esistere. La ricerca sull'attenzione ha mostrato da tempo che il passaggio continuo da un compito all'altro consuma una quota rilevante di energia cognitiva in puri costi di transizione: crediamo di guadagnare tempo e lo stiamo bruciando nei corridoi tra una cosa e l'altra.
Il confronto, in quattro ambiti concreti, è impietoso.
FRETTA E LENTEZZA A CONFRONTO
LAVORO
Fretta: molti compiti
aperti, nessuno chiuso
Lentezza: un compito
alla volta, concluso
ASCOLTO
Fretta: preparo la
risposta mentre parli
Lentezza: tre secondi
di silenzio prima
PASTI
Fretta: nutrimento
come interruzione
Lentezza: nutrimento
come rito quotidiano
SERA
Fretta: schermo fino
al sonno che non viene
Lentezza: discesa
graduale verso il buio
Lo stesso identico gesto, a due velocità diverse: cambia il risultato, cambia chi lo compie.
La sequenza del rallentamento
Nessuno passa dalla corsa alla quiete con un atto di volontà: il sistema nervoso non obbedisce agli ordini, risponde alle condizioni. Ecco perché il rallentamento va costruito per gradi, in una sequenza che comincia dal corpo e arriva fino alle scelte di vita. Cinque passi, da percorrere nell'ordine.
LA SEQUENZA DEL RALLENTAMENTO
1
RESPIRO
Allunga
l'espirazione
2
GESTO
Dimezza la
velocità di un'azione
3
PAUSA
Tre soste vuote
nella giornata
4
AGENDA
Un impegno
in meno a settimana
5
SCELTA
Dire di no
senza giustificarsi
Si comincia sempre dal corpo: chi parte dall'agenda senza aver cambiato il respiro torna alla velocità di prima entro pochi giorni.
Micro-pratica 2 — L'ora senza velocità
Una volta alla settimana, scegli sessanta minuti e dichiarali lenti. Non liberi: lenti. È diverso, e molto più difficile.
Niente schermi, niente orologio in vista, nessun obiettivo da raggiungere.
Fai una sola cosa ordinaria — cucinare, riordinare, camminare — alla metà della velocità abituale.
Quando arriva l'impulso ad accelerare (arriverà, entro pochi minuti) osservalo senza obbedirgli.
Alla fine annota una riga sola: che cosa hai notato che di solito ti sfugge?
Ripeti per quattro settimane: è il tempo minimo perché il corpo impari un ritmo nuovo.
Perché resistiamo alla lentezza
Se rallentare fa così bene, perché è tanto difficile? Perché la velocità, per molti, è diventata un'anestesia. Finché corriamo non incontriamo ciò che ci aspetta al rallentare: una domanda rimandata, un lutto non attraversato, un'insoddisfazione che non abbiamo il coraggio di guardare. Il primo silenzio, per questo, quasi sempre fa rumore.
Vale la pena saperlo in anticipo, perché quel disagio non è il segno che stiamo sbagliando: è il segno che il dispositivo si sta spegnendo e la vita interiore sta tornando a farsi sentire. Ci sono poi ostacoli più semplici, quasi sempre culturali:
l'idea che la disponibilità immediata sia una virtù e non un'abitudine recente
la confusione tra essere occupati ed essere importanti
la paura di perdere qualcosa, che ci tiene in ascolto permanente
l'abitudine a riempire ogni attesa, che ha eliminato dalla giornata ogni pausa naturale
Il tempo che ci appartiene
Rallentare, alla fine, è un atto di fiducia. È credere che la nostra vita non crolli se per dieci minuti non la sorvegliamo, e che ciò che davvero conta abbia la pazienza di aspettarci. È anche, molto concretamente, un atto di cura: il sistema nervoso guarisce nella lentezza come una ferita guarisce nel riposo, e non esiste guarigione che accada in fretta — nessuna, in nessuna parte del corpo, in nessuna parte dell'anima.
Non serve cambiare vita. Serve cambiare velocità, e scoprire che molte cose che volevamo cambiare erano soltanto cose che stavamo attraversando troppo in fretta per riconoscerle.
Nel prossimo appuntamento entreremo in quello che la lentezza ci lascia tra le mani non appena si installa: lo spazio vuoto. Parleremo del silenzio come nutrimento, del perché ne abbiamo così paura e di come ritrovare, sotto il rumore, quella voce interiore che parla soltanto a chi smette di coprirla.
Non ho bisogno di più tempo: ho bisogno di stare, per intero, nel tempo che ho.
Renzo Samaritani Schneider (Ramananda)
La Psicologia Olistica: Un cammino verso l'equilibrio interiore — articolo n. 15
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martedì 15 settembre 2026
Pitti fragranze 2026 LUCE DI SORRENTO
luce di SORRENTO
ConoscerLA per vivere in per una esplosione di gentilezza
al suo stand un vassio è colmo di Limoni
non posso resistere...
quei bei limoni mi conducono al dialogo scoprendo che questi limoni
provengon dal frutteto di famiglia dove ancora oggi il nonno a 85 anni li cura e,
mentre l' ascolto, tocco con mano la bellezza di Giovanna la dea della luce
aumenta l'intimità del dialogo si ripercorrono le strade di San FRANCESCO il Cantico delle creature Assisi
vivere n a stretto contatto con la natura
quanto amore nelle sue parole
quanta gentilezza nei suoi gesti
essere insiem nell'immensità per vivere nella per la luce di Sorrento
Incontri a PITTI FRAGRANZE dove
Luce di Sorrento ha partecipato alla 24ª edizione di Pitti Fragranze
tenutasi alla Stazione Leopolda di Firenze dall'11 al 13 settembre 2026.
Brand: Luce di Sorrento promuove la sua linea di neurocosmesi
basata sul complesso brevettato LemonLux®,
che unisce l'olio essenziale di limone di Sorrento e l'olio extravergine
Carmelina Rotundo Auro
giovedì 10 settembre 2026
saggio di GIUSEPPE
Saggio accademico
Il pensiero filosofico di Giuseppe Tocchetti nasce in un territorio che non appartiene alla filosofia accademica, ma alla vita vissuta. È un pensiero che non si sviluppa in astratto, ma nel contatto con la materia, con la luce, con la memoria dei luoghi e delle persone. È un pensiero che non pretende di costruire un sistema, ma di riconoscere un ritmo: il ritmo con cui l’esistenza si mostra, si nasconde, si trasforma. La sua origine non è teorica: è esperienziale. Nasce nel gesto artigianale, nella quiete del Naviglio, nella luce che filtra tra le chiome degli alberi, nei volti delle persone comuni che attraversano il tempo con una dignità silenziosa. È una filosofia che non vuole dominare il reale, ma ascoltarlo.
La luce è il primo elemento di questa visione. Non è una metafora, non è un simbolo: è un’esperienza concreta. È la luce che si posa sul legno o sulla tela o sulla creta e che rivela la sua storia; è la luce che attraversa l’acqua e restituisce un’immagine che non è mai la stessa; è la luce che illumina un volto e, illuminandolo, lo riconosce. Per Tocchetti la luce è un principio di rivelazione: ciò che appare alla luce merita attenzione. Ma la luce non è solo ciò che mostra: è ciò che chiama. Chiama alla cura, alla responsabilità, alla presenza. È una categoria etica prima ancora che estetica: ciò che la luce rivela non può essere ignorato.
Questa centralità della luce non nasce da un’astrazione filosofica, ma da una sensibilità concreta. La luce è ciò che permette al reale di essere visto, e dunque di essere riconosciuto. Nella visione tocchettiana, vedere non è un atto passivo: è un atto morale. Vedere significa assumersi la responsabilità di ciò che appare. La luce, dunque, non è solo un fenomeno fisico: è un principio etico che orienta l’agire umano.
Accanto alla luce, la memoria costituisce la struttura profonda dell’identità. La memoria, nel pensiero di Tocchetti, non è un archivio di eventi, ma un modo di abitare il tempo. Essa permette all’uomo di non essere frammento, ma continuità; non episodio, ma storia. La memoria conserva, ma non immobilizza: trasforma. Il dolore, nella memoria, non resta ferita: diventa significato. La gioia non si disperde: si sedimenta come fondamento. La memoria è una forma di fedeltà: fedeltà alle persone che hanno attraversato la vita, ai luoghi che hanno custodito silenzi e gesti, ai momenti che hanno lasciato una traccia.
Ricordare, per Tocchetti, è un atto morale. Non è un processo mentale, ma un gesto di responsabilità. Ricordare significa riconoscere la dignità del vissuto, proprio e altrui. La memoria è ciò che impedisce all’uomo di essere solo presente: lo rende storia vivente.
La misura è il terzo elemento fondamentale della visione tocchettiana. La misura non è un limite, ma un equilibrio. È la disciplina del gesto, la cura della parola, il rispetto della materia. Nella pratica artigianale, la misura è ciò che impedisce all’opera di essere eccesso o trascuratezza; nella vita, è ciò che impedisce all’uomo di essere invadente o assente. La misura è la forma concreta della dignità: è il modo in cui l’uomo si colloca nel mondo senza sovrastarlo e senza scomparire.
Questi tre elementi — luce, memoria, misura — non sono concetti isolati: sono parti di un’unica trama. La luce rivela, la memoria custodisce, la misura regola. Insieme formano una visione dell’esistenza che non cerca l’eccezionale, ma il quotidiano. È nel quotidiano che la luce si posa, che la memoria si sedimenta, che la misura trova il suo ritmo.
L’uomo comune è il vero centro di questa filosofia. Non l’eroe, non il protagonista della storia ufficiale, ma la persona che vive, lavora, ricorda, soffre, ama. L’uomo comune è il luogo in cui la luce rivela, la memoria custodisce e la misura regola. La grandezza non è cercata nei gesti eccezionali, ma nella continuità silenziosa dell’esistenza. È l’uomo che attraversa il Naviglio al mattino, che si ferma a osservare un riflesso, che porta con sé una storia che nessuno ha mai raccontato: è lui il luogo della verità.
Da questa attenzione nasce la concezione dell’arte come testimonianza. L’arte, nel pensiero di Tocchetti, non è decorazione né evasione: è un modo di custodire ciò che rischia di scomparire. Nelle sue opere, la materia —la luce che lo attraversa, la forma che emerge — diventa memoria incarnata. Ogni opera è un atto di responsabilità verso il reale: ciò che viene rappresentato è ciò che merita di essere visto, ricordato, rispettato. L’arte è un gesto di cura: un modo di dire “questo non deve andare perduto”.
Il fine implicito di questo pensiero è l’armonia. Non un’armonia perfetta, non un ordine imposto dall’alto. Un’armonia umana, fragile, costruita giorno dopo giorno. L’armonia è la possibilità che i frammenti dell’esperienza trovino posto, che la luce e l’ombra si bilancino, che la memoria e l’oblio si parlino. È la possibilità che l’uomo, attraverso la cura del gesto e la fedeltà al vissuto, possa costruire un destino condiviso.
Il pensiero filosofico di Giuseppe Tocchetti è, in definitiva, una filosofia che non pretende di spiegare il mondo, ma di custodirlo. Una filosofia che non cerca verità astratte, ma verità che si possono toccare. Una filosofia che nasce dalla luce, vive nella memoria, si regge sulla misura e trova compimento nell’armonia. È una filosofia che non si impone, ma si offre; non domina, ma accompagna; non costruisce sistemi, ma riconosce ritmi.La peculiarità della visione di Giuseppe Tocchetti risiede nella capacità di cogliere il valore del minimo. Non il minimo come riduzione, ma come essenza. Il mondo, nella sua filosofia, non è un insieme di grandi eventi, ma un intreccio di gesti, di luci, di memorie che si depositano lentamente. È una filosofia che non cerca l’eccezionale, ma il quotidiano; non l’eroico, ma il silenzioso; non il clamoroso, ma il necessario. In questo senso, la sua visione si colloca in una tradizione rara: quella che riconosce che la verità non si trova nei monumenti, ma nei dettagli.
La luce, nella seconda parte di questo saggio, si rivela ancora più chiaramente come la chiave interpretativa dell’esistenza. Non è solo ciò che illumina: è ciò che dà forma. La luce non si limita a mostrare: modella. Quando la luce attraversa un volto, quel volto non è più solo un volto: è una storia. Quando la luce si posa sul legno, il legno non è più solo materia: è memoria. Quando la luce filtra tra gli alberi, non è solo un fenomeno naturale: è un invito alla contemplazione.
La luce, nella visione tocchettiana, è ciò che permette al mondo di essere mondo. Senza luce, il reale esiste ma non appare; con la luce, il reale non solo appare, ma si offre. La luce è un dono: un dono che chiede di essere accolto con misura.
Questa relazione tra luce e misura è uno dei tratti più originali della filosofia tocchettiana. La luce chiama, ma la misura risponde. La luce rivela, ma la misura custodisce. La luce mostra, ma la misura protegge. La luce è apertura, la misura è contenimento. Insieme formano un equilibrio che non è mai statico, ma dinamico: un equilibrio che si costruisce nel tempo, nel gesto, nella cura.
La memoria, in questa seconda parte, si mostra come la dimensione più umana della visione. La memoria non è solo ciò che resta: è ciò che guida. È la bussola dell’identità. È ciò che permette all’uomo di non essere solo presente, ma di essere continuità. La memoria è ciò che impedisce all’esistenza di essere un susseguirsi di episodi senza legame. È ciò che dà senso al tempo.
Nella filosofia di Tocchetti, la memoria non è mai un peso: è un fondamento. Non è mai nostalgia: è riconoscimento. Non è mai chiusura: è apertura. La memoria non trattiene il passato: lo trasforma in presenza. È un atto di cura verso ciò che è stato e verso ciò che sarà.
La peculiarità della visione emerge soprattutto nel modo in cui la memoria si intreccia con la materia. Il supporto, nelle opere, non è solo un materiale: è un archivio vivente. È un atto di ascolto. È un dialogo con la memoria della materia.
Questa concezione dell’artigianato come filosofia è uno dei tratti più distintivi del pensiero. L’artigianato non è tecnica: è etica. Non è mestiere: è cura. Non è produzione: è testimonianza. L’artigiano non è colui che fa, ma colui che custodisce. Custodisce la materia, la memoria, la luce, la misura. L’artigiano è il mediatore tra ciò che è e ciò che può essere. È colui che permette alla materia di diventare forma, alla forma di diventare significato, al significato di diventare memoria.
In questo senso, la filosofia dell’artigianato è una filosofia della responsabilità. Ogni gesto è un atto morale. Ogni incisione è una scelta. Ogni forma è una dichiarazione. L’artigiano non lavora per sé: lavora per il mondo. Lavora per ciò che deve essere preservato. Lavora per ciò che non deve essere dimenticato.
L’uomo comune, in questa seconda parte del saggio, emerge come il vero protagonista della visione. Non l’uomo eccezionale, non l’uomo celebrato, non l’uomo che appare nei libri di storia. L’uomo comune è colui che vive. Colui che attraversa il tempo con una dignità silenziosa. Colui che porta con sé una memoria che nessuno ha mai scritto, ma che è più vera di qualsiasi narrazione ufficiale.
L’uomo comune è il luogo della verità. È nel suo volto che la luce rivela; è nella sua storia che la memoria custodisce; è nel suo gesto che la misura regola. L’uomo comune è la prova che la grandezza non è un fatto di eccezione, ma di continuità. È la prova che la verità non è un fatto di clamore, ma di presenza.
La filosofia dell’uomo comune è una filosofia della dignità. Una dignità che non ha bisogno di essere proclamata, perché è evidente. Una dignità che non ha bisogno di essere difesa, perché è intrinseca. Una dignità che non ha bisogno di essere dimostrata, perché è vissuta.
In questa prospettiva, la concezione dell’arte come testimonianza assume un significato ancora più profondo. L’arte non è solo ciò che rappresenta: è ciò che custodisce. L’arte non è solo ciò che mostra: è ciò che protegge. L’arte non è solo ciò che crea: è ciò che ricorda. L’arte è un atto di cura verso il reale. È un modo di dire: “Questo merita di essere visto. Questo merita di essere ricordato. Questo merita di essere rispettato.”
La peculiarità della visione emerge soprattutto nel modo in cui l’arte si intreccia con la luce, la memoria e la misura. La luce dà forma all’opera; la memoria dà significato; la misura dà equilibrio. L’opera non è mai solo forma: è sempre testimonianza. Non è mai solo estetica: è sempre etica. Non è mai solo oggetto: è sempre relazione.
Il fine implicito di questa visione è l’armonia. Non un’armonia perfetta, non un’armonia imposta, non un’armonia astratta. Un’armonia umana, fragile, costruita giorno dopo giorno. L’armonia è la possibilità che i frammenti dell’esperienza trovino posto. È la possibilità che la luce e l’ombra si bilancino. È la possibilità che la memoria e l’oblio si parlino. È la possibilità che l’uomo, attraverso la cura del gesto e la fedeltà al vissuto, possa costruire un destino condiviso.
La filosofia dell’armonia è una filosofia della speranza. Non una speranza ingenua, non una speranza astratta, non una speranza illusoria. Una speranza concreta, che nasce dal gesto, dalla cura, dalla presenza. Una speranza che non promette perfezione, ma possibilità. Una speranza che non promette salvezza, ma continuità. Una speranza che non promette eternità, ma memoria.
In definitiva, la peculiarità della visione di Tocchetti risiede nella capacità di unire ciò che spesso viene separato: la luce e la memoria, la misura e la cura, l’artigianato e la filosofia, l’uomo comune e la verità, la fragilità e la dignità. È una filosofia che non pretende di spiegare il mondo, ma di custodirlo. Una filosofia che non cerca verità astratte, ma verità che si possono toccare. Una filosofia che nasce dalla luce, vive nella memoria, si regge sulla misura e trova compimento nell’armonia.
giouzzani@gmail.com
giovanna u.
A: io, e altri 4
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dom 27 lug 2014 alle ore 15:16
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---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: "Chiara Ronconi"
Data: 26/lug/2014 16:13
Oggetto: Con barni
A: "Lapo" , "matilde sestini" , "chiara ronconi" , "giovanna uzzani"
Cc:
Inviato da iPad di Chiara Ronconi
www.ronconicomunicazione.it
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martedì 8 settembre 2026
2013 malega
io
·
mer 30 ott 2013 alle ore 23:27
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Cara amica,
come cartolina ti mando la copertina del mio libro, appena edito, intanto via mail, domani cartacea...il titolo è quello che deve essere la nostra vita, un insieme di desideri, senza i quali appunto vita non c'è più
ti penso spesso, la vita ci ha fatto incontrare,conoscere, affezionarci, nonostante le distanze continua la nostra amicizia, nonostante i dolori che ci sono posti nel cuore
intanto ti abbraccio e,... tienimi aggiornata! letizia
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