martedì 10 ottobre 2023
biografia di Graziella GUIDOTTI
"Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista."
Quando il 10 giugno 1940, alle 18.15, Benito Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia, Graziella Guidotti ha poco più di quattro anni. È nel soggiorno insieme al nonno il quale ascolta la radio con grande attenzione. Lei invece sente il suono ma non è in grado di attribuire il giusto significato alle parole. Ad un tratto vede sul volto del nonno disapprovazione e preoccupazione. Lui capisce che le parole del Duce, nonostante siano ripetutamente interrotte dai calorosi applausi della folla, conducono ad un incalcolabile disastro e a voce alta continua a ripetere “Scellerati. Scellerati. Non sapete quanta morte, dolore e distruzione ci aspetta”.
Un altro fatto che Graziella non capisce, ma che colpisce la sua sensibilità di bambina, è la fila per la raccolta dell’oro. In particolare la colpisce l’espressione spavalda e orgogliosa di alcuni militanti a contrasto con quella rassegnata e triste degli appartenenti a famiglie di mezzadri e minatori che sono pazientemente in coda per donare alla Patria l’unico oggetto prezioso per valore economico e affettivo: la fede d’oro, ma spesso solo del più economico argento, ricevuta in pegno d’amore il giorno del matrimonio.
Il ricordo più triste e sconvolgente rimane però quello di una famiglia ebrea che rifugiatasi in montagna per sfuggire alla deportazione, dopo qualche settimana, viene arrestata. Qualcuno consapevole del suo orribile destino è disposto a nasconderla ma le spie in quel tempo sono così numerose e sconosciute e le leggi così severe che nessuno trova il coraggio di farlo. Così la famiglia “sparisce per sempre nel nulla”.
Questi sono tre dei mille episodi che aiutano Graziella a capire il senso della parola guerra: morte, dolore e distruzione senza limiti, tutto come aveva predetto il nonno.
Quando finalmente hanno termine tragedie ed orrori, in paese si torna a vivere secondo i precedenti ritmi. La situazione di diffusa povertà non impedisce di apprezzare la ricchezza dei valori sostanziali, delle tradizioni operative e strumentali proprie della ancora viva e vitale “cultura contadina”.
In paese, ma ancora di più nella fattoria dove per molti anni Graziella trascorre le vacanze scolastiche, la numerosa famiglia patriarcale (in effetti 4 nuclei, più zii e zie single, coordinati con saggezza dal capoccia e dalla massaia), osserva tradizioni e usanze secolari ricche della saggezza accumulata in millenni di attento lavoro e continue verifiche.
È il tempo in cui i piccini sono sempre pronti e disponibili a collaborare con i grandi in tutti i lavori utili alla famiglia: il miglior modo per trasmettere senza fatica le conoscenze della cultura contadina.
Le vacanze permettono di fare esperienze che di lì a poco risulteranno irripetibili. Emozionante tosare dalla groppa di una pecora un ciuffo di lana per poi lavarla, cardarla, filarla e farne, attentamente seguita dalla massaia, un paio di calze con lavorazione a quattro ferri: un impegno non facile ma gratificante per una bambina di 9/10 anni. Altrettanto significativa la possibilità di contribuire, nei limiti dell’età, alla raccolta della canapa e a tutto l’impegnativo e faticoso ciclo di lavorazione, dalla macerazione alla battitura, pettinatura, filatura fino alla tessitura.
Desta tanta curiosità e molte domande anche il grande telaio allestito per tessere, con la canapa coltivata nell’orto, la biancheria più semplice, quella utile in cucina e in camera da letto. È alloggiato nella stanza adiacente la cucina, della quale d’inverno sfrutta il calore del comune camino.
All’interno della fattoria non si hanno le conoscenze per tessere le colorate coperte di lana con disegni augurali: in questo è specializzata una anziana tessitrice che, in una economia basata sul baratto, le lavora nella sua abitazione in cambio di qualche lira e di prodotti alimentari che non può produrre direttamente. La tessitrice utilizza filati forniti dal committente già tinti e pronti per la tessitura, ma non lavora in presenza di estranei. I segreti di quel lavoro prezioso insegnatole dalla madrina non devono essere divulgati: per lei sono la più importante fonte di sostentamento.
Queste ed altre esperienze altrettanto interessanti sono alla base della formazione di Graziella che avendole apprese senza sforzo, un po’ come respirare, le sottovaluta e quasi le dimentica concentrandosi nello studio della storia e delle conoscenze artistiche a Siena, e poi in quelle tessili a Firenze.
Finiti gli studi abbraccia con entusiasmo il fervore di rinnovamento industriale alla base del bum economico del dopoguerra e, parallelamente all’insegnamento della progettazione dei tessuti presso l’Istituto d’Arte di Firenze, incomincia a dare consulenze e a studiare prototipi per le collezioni moda delle industrie tessili. Basta poco perché le esperienze fatte durante le vacanze in fattoria sommate a quelle numerosissime vissute in paese riemergano con prepotenza. Ritornano alla memoria i capi più belli dei corredi, quelli che in occasione delle processioni addobbano terrazzi e finestre, le colorate coperte di lana tessute a mano orgoglio di ogni massaia, le numerose tecniche viste lavorare, e lavorate personalmente, davanti all’uscio di casa da gruppi di donne che nello stesso tempo si tengono compagnia e godono dei raggi del sole, i coinvolgenti racconti di anziane tessitrici che ricordano con nostalgia le soddisfazioni avute dall’uso del telaio. Importante anche la possibilità di vedere, dalla porta aperta sulla strada, il falegname, il fabbro, il calzolaio, il mugnaio, il fornaio intenti al lavoro ma comunque sempre disponibili a far curiosare e a rispondere alle domande dei piccoli più curiosi.
Ogni attività manuale affascina Graziella e in tutte si impegna con passione e determinazione. I saperi collegati alle stoffe e la conoscenza della loro prassi esecutiva, dopo qualche anno si rivelano determinanti per le scelte professionali e culturali che si focalizzano sul mondo tessile.
Un mondo che apre orizzonti amplissimi. Basta pensare che fin dalla più lontana antichità, insieme alla ceramica, i tessuti sono oggetto di intensi scambi Più di altri prodotti diffondono, attraverso il piacere di abbigliarsi e quello di abbellire e rendere confortevole l’ambiente di vita, valori che si riconnettono a concezioni politiche, religiose, magiche e ad ogni conquista culturale e tecnica.
Il tessile si è evoluto con i tempi e attualmente insieme all’abbigliamento, risulta tra le prime voci nella bilancia italiana dei pagamenti. Infatti, nonostante le apparenze facciano ritenere a molte persone le stoffe quasi prodotti di artigianato, il settore è tra i più tecnologicamente evoluti. Grazie alla ricerca costante di nuove tecnologie produttive e all’impiego di materiali sempre più performanti, i tessuti uniscono storia e innovazione, definendo e aggiornando continuamente il nostro gusto.
Tanti altri aspetti affascinano Graziella che si ritiene fortunata di aver focalizzata la sua scelta professionale sul mondo tessile. Di più immediata percezione, ad esempio, la lavorazione che, ad iniziare dall’approvvigionamento delle fibre, ogni tessuto richiede diversa, la ingegnosa e geniale evoluzione degli strumenti, la conoscenza dei percorsi mercantili e il loro modificarsi legato agli avvenimenti della storia, l’utilizzazione della ricchezza generata dai flussi commerciali, la simbologia dei motivi decorativi, e non ultima la grafia utilizzata per rappresentare l’intreccio, una grafia che si avvale di due segni: quadretto pieno e quadretto vuoto, cioè di un linguaggio binario. Usato da secoli nel mondo tessile, questo linguaggio nel XIX secolo ha suggerito l’iniziale idea per un congegno che poi è diventato il computer.
Il mondo tessile è così ampio, variegato e ricco di suggestioni che le sequenze di quadretti pieni e vuoti di alcuni progetti sono state interpretate dai musicisti. Così il disegno tessile e la musica si sono uniti e tramite il linguaggio binario hanno dato vita al particolare suono di ogni stoffa analizzata.
Ma non finisce qui il fascino dell’arte tessile. Secondo nuove ipotesi questa attività è servita come modello per capire e ordinare l’universo, cioè l’uomo avrebbe ricevuto dall’organizzazione del telaio e dalla lavorazione dei tessuti, gli stimoli utili per approfondire le conoscenze e ordinarle sistematicamente: in tal modo ha potuto affinare le capacità intellettive che lo differenziano dalle altre specie animali.
Questi e tanti altri aspetti hanno affascinato Graziella al punto da rendere il mondo tessile centro dei suoi interessi di studio e della sua attività di tessitrice.
Dopo anni di interruzione della pratica artistica a motivo dell’impegno profuso nell’insegnamento, nelle analisi dei tessuti in collaborazione con gli archeologi, nelle collaborazioni con il mondo dell’artigianato e dell’industria, è attratta da nuove esperienze e da studi che le permettano di sviluppare ricerche collegate all’espressività. Ne segue un’intensa attività che, slegata dai vincoli connessi con la produzione di serie e con quelli richiesti dall’uso pratico delle stoffe, le permette di approfondire con grande libertà temi in cui convivono fantasia e realtà.
Nei quaranta pannelli che evocano la medievale “Storia della Castellana di Vergì”, il passato si unisce al presente per generare un linguaggio poetico e metaforico costruito con intrecci broccati di antica tradizione su sfondi leggeri, quasi consumati dall’inclemenza del passare del tempo.
La serie di opere con titolo “L’albero degli zecchini d’oro e il bosco miracoloso”, legata alla storia di Pinocchio e al vasto spettacolo della natura che nelle diverse stagioni si dipinge di mille colori, è risolta invece con un intreccio tridimensionale modellabile. All’interno delle pieghe come sui rilievi, convivono colori connotati da proprietà che accentuano i valori dell’ombra e della luce. Le misteriose tinte scure e gli smaglianti colori delle parti in luce riflettono la varietà della natura che rischiamo di perdere se continuiamo a comportarci in modo non rispettoso per il suo equilibrio.
La serie “Flabelli e ventagli” mostra invece l’interpretazione tessuta di un antico flabello etrusco di bronzo conservato nel Museo archeologico di Firenze e inoltre mostra più di cinquanta opere ad esso in vario modo collegate. Il loro dispiegarsi misterioso invita a riflettere sulla civiltà del popolo che è vissuto nella nostra stessa terra e sulla qualità di valori e conoscenze che ci ha lasciato in eredità. Valori ai quali non diamo più importanza, o che abbiamo perduto per sempre, totalmente immersi come siamo in un presente tecnologico, poco rispettoso delle tradizioni, poco riflessivo e con tempi convulsi al punto da non farci pensare al futuro.
Altri pannelli, non meno importanti, nascono in seguito alla lettura degli scritti di Carmelina Rotundo che, con grande sensibilità, mette a fuoco i temi che assillano e preoccupano i nostri giorni. “Non abbiamo altre strade che quelle dell’amore” è la frase che ispira la serie “Tessuti parlanti”. Al pannello suggerito dalla frase di Carmelina, che indica l’unica strada da percorrere se vogliamo superare le gravi difficoltà che si presentano ogni giorno, se ne sono aggiunti altri. Ognuno è dedicato alla significativa frase di un grande personaggio che ha saputo arricchire la nostra civiltà lasciando memoria del suo pensiero. Tra le altre, sempre legate al sentimento d’amore come generosa donazione, troviamo ama il prossimo tuo come te stesso oppure la ricompensa per una buona azione è la stessa buona azione. Frasi che invitano a donare amore sempre e comunque. Una parola amore il cui contenuto implica anche pace, rispetto, comprensione verso noi, verso gli altri e verso la natura.
Le parole “Oceani d’amore” sono state invece interpretata da Graziella con linee curve che possono essere lette con esposizione dei pannelli in direzione orizzontale oppure verticale. Nel primo caso le linee evocano onde che si rincorrono, del secondo evocano invece ondeggianti diatomee. Il rincorrersi delle onde e il continuo ondeggiare delle diatomee, sta a rappresentare l’instabilità della nostra esistenza e l’ormai precario equilibrio che vive la natura. Ambedue questi aspetti, continuamente sottoposti come le onde degli oceani e l’ondeggiare delle diatomee a cambiamenti non prevedibili e spesso non desiderati, richiedono scelte immediate se si vogliono evitare disastrose catastrofi. Le migliori scelte sono quelle che nascono da un amore sconfinato come la sterminata estensione degli oceano. Inoltre dal sentimento d’amore e dalla conoscenza del passato è più facile che germoglino intuizioni e visioni innovative per un futuro sereno e positivo. Queste considerazioni vogliono narrare opere che nascono dalla lettura degli scritti di Carmelina, dalla conoscenza della storia e da un profondo rispetto per ogni cultura e inoltre per ogni espressione dell’uomo.
Le opere che appartengono alla serie “Innovazioni cólte sui tessuti paesani” sono quelle che meglio di tutte le altre raccontano le esperienze dell’infanzia e le conoscenze acquisite nell’essere cresciuta secondo abitudini e tradizioni della cultura contadina. Come una volta si faceva con gli arazzi anche questi pannelli sono nati per essere appesi al muro. Le coperte di lane colorate, per alcuni vera e unica ricchezza per proteggersi dal freddo durante il sonno ma anche da svegli durante il giorno, dispiegano i loro motivi sulla superficie dei pannelli con grande libertà. Motivi ricchi di arcani significati rintracciati attraverso approfondite ricerche su una tipologia di intreccio molto particolare, quella dei tessuti popolari definiti paesani. Il loro geniale progetto, che ancora conserva il fascino segreto delle testimonianze legate alla storia, come ogni altro progetto dell’arte popolare, è aperto a mille interpretazioni. Graziella ne ha verificato, con creatività, un grande numero. Il suo intervento ha fatto rivivere nel presente le suggestive forme del passato continuandone la lunga storia.
Graziella Guidotti
Maggio 2020
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