mercoledì 25 marzo 2026
trascrizione dal video Progetto “Memorie d’infanzia” Università degli Studi di Firenze
Progetto “Memorie d’infanzia”
Università degli Studi di Firenze
Trascrizione intervista a Carmelina Rotundo
Studentessa: Isabel Vallelonga (7056968)
17 marzo 2026, Firenze.
(Prima dell’inizio dell’intervista: breve estratto poetico di Carmelina Rotundo, letto da lei stessa, con
immagini della sua infanzia)
“Che mestiere faccio?
Faccio il più bel mestiere al mondo,
perché vivo con la giovinezza
il tempo della speranza,
il tempo del volo,
il tempo del sogno,
il tempo della speranza
e mi ritrovo negli occhi dei bimbi e delle bimbe
sulle ali forti e generose dei giovani,
nella spontaneità e nell’incoscienza del coraggio.”
Carmelina Rotundo Auro. Maestra
(segue la trascrizione dell’intervista)
Isabel Vallelonga: Buongiorno! Sono Isabel Vallelonga, studentessa di Scienze della Formazione Primaria
all'Università di Firenze e oggi sono qui con Carmelina Rotundo, che ringrazio tantissimo per la
disponibilità, per un'intervista per un progetto memorie di infanzia che mira a raccogliere i ricordi legati
all'infanzia e alla scuola. Per iniziare le chiederei di presentarsi, una piccola presentazione: come si chiama,
dove quando e nata.
Carmelina Rotundo: io la ringrazio tantissimo perché è un'occasione stupenda, per me meravigliosa anche la
giornata è stupenda. Io mi chiamo Carmelina Rotundo e sono nata in Maremma precisamente a Orbetello,
nella provincia di Grosseto quindi mi piacciono i girasoli e le vigne e mi piace molto ecco vivere all'interno
della natura avere questo contatto continuo.
Isabel Vallelonga: ehm...quando è nata?
Carmelina Rotundo: sono nata il 24 di novembre del 1953.
Isabel Vallelonga: Perfetto! Può raccontarmi qualcosa della sua famiglia di origine?
Carmelina Rotundo: La mia famiglia di origine è una famiglia molto modesta papà e mamma nascono nel
piccolo paese di Magisano, provincia di Catanzaro, siamo nella Calabria, nel sud e… uno abitava suso, si
dice così nel dialetto, l'altra abitava giuso e si sono incontrati e si sono sposati. Si sono sposati a febbraio
purtroppo per la neve in questo piccolo paese mia mamma non ha avuto mai le foto del matrimonio e io in
tutti questi anni che ho vissuto con lei con la mia famiglia non le ho mai chiesto com'era il suo abito da sposa
e quindi mi è rimasto questo desiderio. Mio papà era arruolato in finanza e quindi subito hanno lasciato il
paese di Magisano per andare a vivere a Orbetello, dove io sono nata e dove mia mamma puliva sempre il
pesce, perché ieri c'era tanto pesce in quegli anni e diceva “questa bambina che nascerà non le piacerà il
pesce”, invece io vado pazza del pesce.
Isabel Vallelonga: Che lavoro ha svolto nella sua vita?
Carmelina Rotundo : l'insegnante, il lavoro per me è più bello del mondo
Isabel Vallelonga: Quando ha iniziato e quando ha concluso il suo percorso scolastico?
Carmelina Rotundo: il mio percorso scolastico ha attraversato tutta la mia vita, dall'età di sei anni perché la
mamma era casalinga e quindi fino a sei anni e…mi ha tenuto diciamo in famiglia ed è terminato
statisticamente terminato a 58 anni, quando io sono andata in pensione. Perché io sono entrata nella scuola
come alunna a 6 anni, come insegnante a 18 e sono uscita dalla scuola a 58 anni, però continuo ancora a
interessarmi della scuola, dell'aggiornamento, della formazione, perché i giovani sono per me una grande,
una grande risorsa rappresentano il futuro. Ho due nipotini e quindi non posso non interessarmi delle nuove
didattiche, tant'è vero che sono andata anche a Didacta da Fortezza da Basso 2026 edizione 2026 molto
partecipata e rico… e sono stata riconosciuta da una mia alunna, che ha frequentato la scuola elementare e
con la mamma insegnante mi hanno fatto una grande festa una grande accoglienza. Quindi come vedete la
scuola ha attraversato la mia vita, l'ha coinvolta e l’ha stravolta dall'età di sei anni fino ancora ad oggi.
Isabel Vallelonga: Dove si trovava la scuola che frequentava?
Carmelina Rotundo: allora per motivi di lavoro mio papà che era nella Guardia di finanza veniva trasferito;
quindi, da Orbetello ci siamo trasferiti a Prato e successivamente a Castelfiorentino, dove io ho iniziato a fare
la scuola elementare, si chiamava allora, con una maestra che abitava nel centro di Castelfiorentino. So
ancora che quella scuola è rimasta come era stata costruita è molto schematica, doveva essere una
costruzione mussoliniana, molto schematica, molto molto precisa e poi papà venne trasferito a Perugia dove
io ho fatto la terza, la quarta, e la quinta elementare, con il maestro Armando Zuccherini che ancora ricordo.
Isabel Vallelonga: quindi ha cambiato diverse città
Carmelina Rotundo: si, abbiamo cambiato diverse città, quindi diverse zone di abitazione e naturalmente
anche i compagni…io ho molto sofferto nel trasferimento a 17 anni che ci siamo…che papà si trasferì da
Perugia a Firenze e lì ho avuto un po’ di problemi, ma da piccola diciamo la verità questo cambiamento mi
era anche era anche consono mi era...era bello tant'è vero che io diciamo non mi sono attaccata poi
profondamente diciamo a nulla perché cambiavamo città, cambiavamo casa, cambiavamo tutto
Isabel Vallelonga: come ricorda la sua scuola? la sua aula? Ha qualche ricordo particolare?
Carmelina Rotundo: la scuola, ricordo soprattutto gli anni passati nella scuola di Perugia…la scuola
elementare di Perugia si trovava di fronte a casa nella via cortonese, via cortonese a Perugia dove aveva sede
la vecchia fabbrica della Perugina che non esiste più…quindi avevo l'aroma di cioccolato che quando uscivo
dalla da casa mi avvolgeva, tant'è vero che quando sono arrivata qui mi chiamavano lo cioccolatino perché a
Perugia la “Perugina” è nata in quegli anni erano lo splendore…e mi ricordo che io dovevo solo fare una
piccola discesa e andare su una montagnola, dove era questa scuola bellissima e lì ho incontrato il maestro
Armando Zuccherini, che mi ha fatto completare il ciclo. Tanti ricordi, soprattutto piacevoli di quest'uomo
molto mite, molto pacato che diciamo trovava sempre buone soluzioni, per esempio io mi lamentavo qualche
volta che Ugolini, uno dei compagni della classe mi voleva dare un bacino e allora lui diceva ma perché ti
vuole bene, quindi, trovava sempre qualcosa di bello che potesse rasserenare i suoi alunni…
Isabel Vallelonga: quindi ha un bel ricordo dei suoi insegnanti
Carmelina Rotundo: un bellissimo ricordo e questo ricordo l’ho trasmesso al museo della scuola, museo
della scuola elementare che è stato fondato da Umberto Cattabrini, che ho conosciuto nel periodo in cui ero
tutor a Scienze della Formazione Primaria. A Firenzuola c’è la sede di questo museo, dove ho depositato la
foto del maestro di quegli anni, insieme ai miei compagni e anche un breve ricordo.
Isabel Vallelonga: dei suoi compagni di classe ha qualche ricordo?
Carmelina Rotundo: sì allora, ricordo che il maestro Armando Zuccherini mi aveva messo nella fila dei
maschi, perché erano piuttosto turbolenti… insomma a paragone di oggi, nulla e allora per farmi qualche
dispetto ehm prendevano l'elastico, i miei due compagni di dietro e cercavano di tirarlo sui miei capelli, però
era sempre una cosa piacevole… e poi c'era questo Ugolini che mi voleva dare sempre un bacino, si vede che
gli ero molto simpatica e che io mi difendevo, ma che il maestro appunto trovava sempre buone parole per
rasserenarci… piccolini ma energetici
Isabel Vallelonga: aveva la possibilità di partecipare ad attività o iniziative oltre le lezioni durante la scuola,
durante il suo percorso scolastico
Carmelina Rotundo: allora la scuola era organizzata soltanto di mattina, ma generalmente il resto del tempo
si trascorreva o ai giardini dove ci portavano i genitori o io appunto vicino a questa fabbrica della Perugina
per sentire quest’aroma stupendo del cioccolato…e di questa fabbrica antica è rimasta solo la ciminiera e
hanno costruito una piazza che si chiama piazza del bacio la ricordo a intitolazione appunto del famoso
cioccolatino.
Isabel Vallelonga: i suoi insegnanti utilizzavano metodi didattici particolari, se le ricorda? O sperimentali?
Carmelina Rotundo: ecco la scuola che io ho frequentato specialmente la scuola elementare era basata sul
maestro unico, il quale aveva in questo caso anche una grossa personalità, una grossa professionalità e lui
faceva tutto: dalla preghierina, dal segno della Croce con cui si iniziava le giornate allora c'era il crocifisso in
classe, i banchi erano di legno, la cattedra di legno particolare e lui svolgeva tutte le attività didattiche e tutte
le materie da solo con il compendio dei testi e anche con diciamo la sua voce, la sua mimica, perché
l'insegnante è un po’ attore, un po’ mimo e le sa fare di tutte le inventa di tutto. Pensate che però era il
maestro unico non c'erano collaboratori esterni e il pomeriggio si stava in famiglia specialmente nella mia
famiglia dove mamma era casalinga, una donna meravigliosa si chiamava Maria, dolcissima che mi ha dato
anche il dono della poesia.
Isabel Vallelonga: le volevo chiedere appunto in che modo la sua famiglia ha partecipato al suo percorso
scolastico
Carmelina Rotundo: la famiglia allora era molto rispettosa del maestro, non dico soggezione perché sarebbe
una parola sbagliata perché anche papà era un professionista aveva il suo diploma, quindi diciamo a
confronto dei maestri che allora erano diplomati e lo stato sociale era diciamo buono e anche se non c'erano
ancora i laureati appunto in Scienze della Formazioni Primaria e i rapporti erano di rispetto, il maestro
chiamava diciamo solo in casi difficili, non mi ricordo che il maestro Armando Zuccherini abbia mai
chiamato i miei genitori anzi ricevevo tante lodi perché io ero un’alunna modello, non secchiona perché poi
mi hanno detto, ho rincontrato delle compagne dell'istituto magistrale e mi hanno detto che io davo i compiti,
elargivo con grande magnanimità e compiti diciamo non ero la secchiona chiusa ed egoista… mi è sempre
piaciuto il dialogo e condividere la cultura.
Isabel Vallelonga: mentre frequentava la scuola ci sono stati eventi politici o sociali che ricorda in modo
particolare? Che l’hanno segnata?
Carmelina Rotundo: io ho avuto la grande fortuna di arrivare a Perugia negli anni 60’ negli anni 60’ Perugia
viveva e stava vivendo una grande un grande sviluppo industriale economico e sociale perché possiamo fare
nomi di Buitoni, Luisa Spagnoli e appunto la nascita della Perugina, che hanno fatto di questa città una delle
prime città diciamo economicamente anche socialmente molto sviluppate era un piacere lo è ancora oggi
anche se molto cambiato passeggiare per il corso e visitare i negozi appunto già allora Buitoni e Luisa
Spagnoli e Perugina che erano dei veri salotti. Quindi la città risentiva di questo clima sociale fervido molto
molto attivo e c'erano pasticcerie di tutti i tipi, la pasticceria piselli e tutti si viveva in questa dolcezza e
bellezza della città di Perugia.
Isabel Vallelonga: e quali sono i suoi ricordi più piacevoli della scuola e quelli meno piacevoli?
Carmelina Rotundo: prima di tutto il ricordo piacevolissimo del maestro Armando Zuccherini, della maestra
appunto di Castelfiorentino non mi ricordo bene perché era la prima e la seconda e quindi e purtroppo mi
ricordo poco, ma della classe di Perugia mi ricordo i compagni a parte qualche piccolo dispetto, ma
simpatico erano eravamo molto molto amici si giocava ai giochi della bandierina ecco il gioco più frequente
era quello della bandierina che univa diciamo movimento fisico perché c'era un giardino bellissimo intorno
alla scuola era tutta una montagnola verde quindi noi potevamo stare nella natura e si giocava spesso alla
bandierina non so se ancora oggi è in voga questo gioco è maschi e femmine separate si correva si agiva si
prendeva la bandierina si tornava indietro ed era per noi un grande divertimento e poi c'erano le matite Giotto
erano bellissime profumate addirittura su questo manco di legno questa scatola di matite appunto era per noi
diciamo qualcosa qualcosa di magico e ricordiamo che le condizioni che sociali della famiglia non erano
come oggi, non c'era Internet e quindi già una matita poteva creare un fascino nell'usarla nel disegnarla ed
era per noi una grande ricchezza l'astuccio con queste matite.
Isabel Vallelonga: mi ha colpito molto del ricordo del profumo che lei ha
Carmelina Rotundo: sì, il profumo della natura perché questa scuola era diciamo su una montagnola tutta
verde c'era un salice piangente, un albero di cui io mi sono innamorata e anche dei girasoli sono innamorata
perché sono nata in Maremma e questo profumo era delle matite Giotto che era simbolico per noi, l'astuccio
delle matite Giotto era simbolico dove c'è il maestro che guarda il suo allievo, ma Giotto supererà il maestro
e questa è anche l'augurio che posso fare anche a tutti gli studenti…e le matite venivano usate e messe su
questo banco di legno come vedete il banco era molto diverso e se vogliamo aveva una linea molto pesante,
molto statica…in fondo non c'era quella mobilità che oggi abbiamo. Ed erano prodotti da questa ditta
straordinaria la FILA che è nata nel 1920 e che produceva appunto lapis e matite colorate poi si è evoluta
tantissimo a Didatca ha presentato tantissime cose fila è un acronimo significa fabbrica italiana lapis e affini
e qui appunto è rappresentato in questa simpatica bustina gli allievi che hanno questa questa cosa
meravigliosa… Sul discorso di Internet ritorniamo anche grazie a questo libro scritto da Roberto Alborghetti
dove si parla della nostra nuova dimensione, qual è la nostra nuova dimensione? È questa (indica la mano) è
questa, il potere ci ha in mano perché questo fatto di guardare il nostro cellulare, il nostro tablet ci impedisce
di guardare il cielo quindi accorgersi che c'è una stella e oppure ci impedisce di guardare in terra e di vedere
una margherita spuntare tra il cemento. Quindi diciamo che questa nostra posizione ci impedisce queste due
grandezze terra e cielo e ci tiene in mano, il potere non deve fare nulla ci ha in mano, siamo noi in questa
dimensione. Quindi dobbiamo studiare e dobbiamo applicarci e fornire ai giovani; eppure, questi strumenti
sono essenziali difatti lo dimostra questa intervista dobbiamo adoperarci perché questo uso possa essere più
equilibrato e ci permetta di guardare il cielo e di scoprire dei fiori che spuntano tra il cemento. Un grande
saluto a tutti veramente un grande grazie a Isabel per questa opportunità.
Isabel Vallelonga: C'è qualcosa che pensa l'abbia segnata particolarmente?
Carmelina Rotundo: io penso la dolcezza, l’abnegazione, la bellezza e la compostezza e la saggezza anche
dei miei genitori che ci hanno trasmesso amore a me e a mio fratello Cesare e mio fratello Cesare poi ha
avuto come maestro lo stesso Armando Zuccherini, lui era nato nel 59’ quindi io finito il ciclo di scuola e
appunto si finiva il ciclo da sei a undici anni in quinta entrò con il maestro Zuccherini anche mio fratello…io
penso che la mia infanzia sia stata un'infanzia molto bella, segnata da questo sviluppo industriale della città
di Perugia, ma segnata anche dall'amore dei miei genitori e dal fatto che andavamo d'estate, tutte l’ estate non
erano in voga i viaggi interplanetari, i viaggi con le grandi agenzie, noi si andava dai nonni, Cesare e
Carmela, nel piccolo paese di Magisano e lì devo riconoscere che era…creavano un'energia straordinaria: le
passeggiate nella natura, nel bosco, nel Castagneto con il nonno, il fatto che preparavamo un minestrone
insieme dall'orto che lui custodiva. Mio nonno era contadino quindi aveva quest'arte mestieri di rapporto con
la natura bellissimo da cui ricavava ogni sostentamento, le galline che facevano l’uovo, tutto una bellezza
bucolica che mi ha formato e mi ha dato anche tanto amore per gli altri e anche per scrivere poesia.
Isabel Vallelonga: quindi nel complesso come descriverebbe la sua esperienza scolastica?
Carmelina Rotundo: bella, serena, simpatica, arricchente, molto stimolante e sempre…questa esperienza mi
ha sempre creato curiosità per andare avanti, per sperimentare, per provare e riprovare e la bellezza, mi
hanno trasmesso la bellezza, l'amore e le mie figlie mi dicono che ho amato più i miei alunni, miei studenti di
loro. Un amore diverso, però li ho amati perché per trasmettere conoscenza bisogna amare, sì.
Isabel Vallelonga: se vogliamo mostrare la foto…
Carmelina Rotundo: sì, questa è la foto che appunto è anche nel museo della scuola elementare fondato dal
professore Umberto Cattabrini, che è stato anche maestro e dove ci rappresenta come vedete con il grembiule
e il fiocco ecco quella del fiocco io forse l'avevo molte volte anche diciamo sciolto, ma eravamo molto
composti con un'uniforme molto bella maschio e femmine
Isabel Vallelonga: si vede anche la differenza, cioè i maschi tutti giù, le femmine su…la divisione
Carmelina Rotundo: si, c'era una divisione però poi come ripeto la fila dei maschi io ero presente al primo
banco perché dovevo tenere calma la situazione
Isabel Vallelonga: Pensa che la sua esperienza scolastica abbia influenzato le sue scelte di vita o di lavoro
che ha fatto poi in seguito?
Carmelina Rotundo: certo perché a sei anni quando mi chiedevano che cosa avrei voluto fare da adulta
dicevo sempre: la maestra alla scuola primaria e all'università, insegnare all'università. Nel 2001 arriva una
lettera che già nel francobollo esprime questo cambiamento di vita pensate un po’ “cambia la tua vita e
cambia quella degli altri” era scritto su questo francobollo e io raggiungo il mio sogno insegnando per
quarant'anni alla scuola primaria e per dieci come tutor all’Università di Scienze della Formazione Primaria
Isabel Vallelonga: se ha qualcos'altro da aggiungere, qualche suo pensiero…
Carmelina Rotundo: diciamo che penso di aver fatto il mestiere più bello del mondo perché entrando per
quarant'anni in un'aula ha avuto la visione degli occhi sia dei bambini sia degli adolescenti in quegli occhi c'è
la speranza del futuro, c’è l'impegno, c'è anche un po’ di incoscienza quell'incoscienza che ha permesso a
Galileo di scoprire i movimenti della terra, che ha permesso a Cristoforo Colombo di andare oltre lo stretto
dei Dardanelli e mi piace dire che il maestro appunto è un eroe, una persona che diciamo proiettata verso
verso il futuro con la formazione degli studenti.
Isabel Vallelonga: vuole dare un consiglio ai futuri insegnanti?
Carmelina Rotundo: sì, di impegnarsi, di amare il proprio lavoro, di andare con il sorriso perché si trascorre
nel mondo del lavoro molto tempo e quindi andarci con una predisposizione alla bellezza, al sorriso può
aiutare anche il maestro stesso, la maestra ad andare avanti e affrontare le difficoltà che ci sono diciamo per
l'insegnamento, ma con l'amore si può tutto perché l'amore è l’arma più potente che abbiamo…tra consigli
che mi ha chiesto è anche cambiato il mondo, è cambiato il mondo della scuola, sono cambiati coloro che
insegnano e coloro che frequentano la scuola e ci sarebbero molti consigli da dare anche di leggere questo
libro “Social o dis-social” scritto da Roberto Alborghetti, che ho conosciuto addirittura nei tempi anti-
internet, ma che si sta interessando molto all'educazione dei giovani, dei piccoli, di tutti diciamo e si chiede
in questo libro se si può essere social al tempo giusto e al giusto momento: «ci faremo tante domande su noi
e su questo affascinante mondo della tecnologia che non vogliamo anti-umano, ma il servizio dei nostri sogni
della nostra libertà del nostro futuro, il nostro bene comune e del nostro benessere». E questo penso sia molto
importante…è un libro diretto ai docenti ma anche ai genitori perché sappiamo che il problema è di prendere
il cellulare in mano, dell'uso del computer, qui lo stiamo usando ed è un problema che va affrontato e va
risolto nella maniera giusta con un giusto equilibrio dandogli il giusto peso.
Isabel Vallelonga: perfetto, grazie. Poi Carmelina ha scritto anche una poesia proprio sugli insegnanti
Carmelina Rotundo: sì, quando sono andata in pensione ho sentito la necessità di scrivere poesie perché
questo dono della poesia trasferito da mia madre e ha attraversato tutta la mia vita dall'età della fanciullezza
fino ad oggi che scrivo ancora poesie e questa l'ho scritta appunto quando sono andata in pensione e avevo
58 anni:
Insegnante
“Li ricordo ancora gli occhi,
i loro occhi lucenti come stelle
a rischiarare le notti più tempestose:
mi ricordo ancora le corse, i loro giochi:
acchiappino, nascondino, con la palla;
le ricordo ancora le grida gioiose,
le loro birichinate, le piccole bugie;
ho tutto impresso nella mente:
la speranza, quell'incoscienza del coraggio
che rende possibile l’impossibile
è impressa nel cuore
perché io ho fatto il mestiere più bello del mondo: l'insegnante
nessun essere umano mi ha protetto, non ne ho avuto bisogno
il cielo mi ha protetto e all'altissimo
ho rivolto preghiere perché mi aiutasse ad essere una brava insegnante.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno
per trarre il meglio da ogni persona;
insieme io con gli alunni e con gli studenti piccoli e adolescenti
per i quali mi è stata richiesta umiltà
nell'ascolto per capire e poter dare tutta me stessa
perché ogni professione sbocciasse e desse frutti
copiosi e maturi.
Li ricordo ancora i disegni colorati, le frasi gentili
I pesci d'aprile che mi trovavo sempre simpaticamente attaccati,
lo ricordo ancora quel profumo di gesso,
la polvere bianca, la lavagna nera, la cimosa
il profumo delle matite Giotto e dentro me la curiosità
quella forza di andare oltre per scoprire..riscoprire insieme
un po’ Colombo un po’ Galileo,
non potente, non protetta, non facente parte di…
ai potenti, ai protetti a coloro che fanno parte di…
che vogliono negare il mio amore verso l'altro testimonio
che io sono un'insegnante…
quella voglia di stare nel cerchio imparando molto, molto
di più di quello che ho insegnato!
Illusione, immaginazione, ingenuità insieme, incoscienza;
quella voglia di fare girotondo mano nella mano:
anelli di una catena giammai disgiunti
permanentemente transitori eppur diretti verso l'eternità
piccoli, piccolissimi eppur parte di un'immensità;
imparando molto molto molto di più di quello che ho insegnato”
Non abbiamo altre strade che quelle dell'amore, noi capaci di attraversare tempeste per costruire arcobaleni.
E questo, con queste immagini voglio veramente anche con queste parole dare un messaggio di speranza, di
fiducia e anche di valorizzazione verso l'insegnante. Si viene al mondo da uomo e da donna e si viene alla
professione grazie all'insegnante, viva l'insegnante!
Isabel Vallelonga: io la ringrazio tantissimo per il tempo che mi ha dedicato e per aver condiviso con noi la
sua esperienza. Farò sicuramente tesoro dei suoi consigli e di tutto ciò che mi ha raccontato, grazie!
la maglietta è stata stampata a DIDACTA la studentessa infatti ha realizzato un'intervista dove io indosso per una parte del video la maglia e mi faceva piacere menzionare nell altra parte del video indosso la maglia prodotta da PAZZI DA FILARE FILIPPA e DANIELE dipinta con una frase di carmelina GIOIA DI STARE INSIEME da GIUSEPPE TOCCHETTI
Ringraziamenti a ROBERTO ALBORGHETTI
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