03 ottobre, 2017

BIFORCAZIONI DI VINCENZO VILLANI


Recensione ‘Biforcazioni’

di Carmelina Rotundo

 

Come su un pentagramma musicale  i racconti e i saggi scorrono per-su le pagine  di questo libro di Vincenzo Villani che porta il titolo Biforcazioni, alludendo appunto alla sintesi dei Saperi.

Biforcazioni, un libro da leggere e rileggere sempre con immutato piacere perché lui l’ autore mette  a buon profitto le sue diverse doti, dall’ essere  Chimico ( laurea in Chimica alla prestigiosa Università Federico II di Napoli e professore di Scienze dei Materiali Polimerici al Dipartimento di Scienze dell’ Università della Basilicata)  ad essere un viaggiatore attento,  un pioniere con vocazione interdisciplinare, vocazione che mette sempre in atto anche come  relatore  in importanti convegni: proprio in uno di questi, organizzato dall’ Università di Firenze, l’ho conosciuto anni fa, nella presentazione di una ricerca sul legno.

La  sensibilità e  l’ attenzione del professor Villani va oltre le sue competenze professionali, il suo cuore-poeta gli permette di vedere la Storia e l’Arte con  una attenzione agli accadimenti ed agli incontri degni di un  filosofo.

In Biforcazioni si susseguono luoghi reali che si ammantano di sogno  e viceversa, in un gioco dove  tutto può succedere  ed ogni giorno è una sorpresa!

Nella mia lettura d’estate, immersa nella dimensione del racconto, mi piace tracciare un percorso dove alcune città conosciute, o altre ancora mai viste  assumono una fisionomia nuova .  

Nel saggio Quando a Napoli ci fu il boom della Chimica, città  che da sempre vorrei conoscere e che nell’ immaginario comune è legata alla pizza, al mandolino, ai babà, a Pulcinella  è descritta come il  teatro di un portentoso sviluppo della chimica, quando  vi arriva nel 1960  Alfonso Maria Liquori  napoletano  con un curriculum unico: laurea in chimica a La Sapienza, esperienze al Polytechinc Institute di New York e al Cavendish Laboratory di Cambrige. Vincenzo, spettatore nelle sale dell’ Istituto Filosofico di Napoli quando Lelio Mazzarella e Guido Barone presentano una biografia del maestro, ripercorre l’esperienza intellettuale  di Liquori nel  contesto socio politico in cui operò.

In La pittura inglese verso la modernità al chiostro del Bramante ci porta  a Londra quando,  capitale dell’ impero britannico  nella seconda metà del settecento, era la più grande e ricca città d’ Europa. Siamo nel pieno della  prima rivoluzione industriale, quello che manca nella mostra, scrive Vincenzo è il prezzo sociale che i più deboli pagarono nel Nuovo e  Vecchio mondo… Cause complesse e  profondamente immorali furono all’origine di grandi sofferenze. L’ho studiata anch’io la rivoluzione industriale oltreoceano in America  in uno dei mie esami di Letteratura Nord Americana e molto avevo sofferto per quel duro prezzo pagato, e mai risarcito, dai lavoratori.

In Matematica e Cultura a Venezia, troviamo la storia dei fratelli Zen, dove scoperte geografiche, cartografia e grande storia  appaiono mirabilmente intercalate. Da questa lettura  apprendo la   meravigliosa storia interdisciplinare di come Venezia scoprì l’America, che Vincenzo mi rinarrerà….

In Arte e Scienza tra i capolavori del Musee d’Orsay, la Mostra romana di Monet, Degas, Sisley, Pissarro, …  ci spinge a chiederci come si arrivi alla rivoluzione dell’ Impressionismo?
Innanzitutto, la fotografia e i
nuovi pigmenti di sintesi, scrive Vincenzo!

Ogni racconto rivela quella grande dote del docente:   porre domande,  proporre risposte in un percorso dove  ci saranno ancora domande e ancora risposte…  Per tutto il libro, per tutta la vita!

 

 

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