martedì 6 gennaio 2026
Augurio natalizio, Marco Trabucchi Associazione Italiana di Psicogeriatria
Perché gli ospiti celesti dovevano apparire a quei pastori? Cosa c'era in loro in grado di attirare l'attenzione degli angeli e del Signore degli angeli? Quegli angeli erano istruiti, distinti o potenti? Erano particolarmente noti per pietà e doni?
Non si dice niente in grado di farci pensare una cosa del genere. Potremmo parlare sicuramente della fede che avevano, almeno alcuni di loro, perché a chi ha sarà dato, ma non c'è nulla che mostri che erano più santi e illuminati di altri bravi uomini dell'epoca, che attendevano la consolazione di Israele.
No, non c'è alcun motivo per supporre che fossero migliori degli uomini comuni nella loro situazione, semplici e timorosi di Dio, ma senza alcun grande tratto di pietà o radicate abitudini religiose.
Perché allora sono stati scelti? Per la loro povertà e oscurità. Dio onnipotente guarda con una sorta di amore speciale, o (come potremmo definirlo) affetto, gli umili... L'angelo è apparso a uomini di quel tipo per aprire la loro mente e insegnare loro a non essere abbattuti e in soggezione perché occupavano i gradini inferiori. È apparso per mostrare loro che Dio ha scelto i poveri in questo mondo perché siano eredi del Suo regno, e per rendere onore alla loro categoria.
‘Non temete’, ha detto, ‘perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore’”.
John Henry Newman
Questa newsletter esce in anticipo per ragioni organizzative, per rispettare i tempi di riposo della segreteria GRG, che ringrazio a nome di tutti per il lavoro svolto con competenza e dedizione.
BUON NATALE!
“Se ci diamo una mano i miracoli si faranno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno”. (Gianni Rodari)
A tutte le amiche e agli amici che ci leggono, a coloro che ci hanno aiutato nella preparazione della newsletter, a quelli che hanno contribuito concretamente ai costi, a quelli che non consociamo personalmente, ma che sentiamo vicini: l’augurio più caloroso di buon Natale!
ANNOTAZIONI DI CARATTERE GENERALE
Di seguito un piccolo dono a chi ci segue: la poesia di Diego Costaggiu, carissimo collega sardo, che ringrazio per averci concesso di pubblicarla.
“Fiori d’argento
Sul ciglio incanutito
dell'esistere,
che ci resta,
Amore mio?
I ricordi incollati
alle pareti del cuore,
I giochi degli sguardi,
quando le parole
si confondono
nel rumore del mondo,
Gli oggetti condivisi,
I giorni appesi ai muri,
Le nostre gioventù
conservate in soffitta,
Le scritte autografate
sui quaderni della vita,
I fardelli ed i sogni
abbandonati
ai lati delle strade.
Ora
che siamo fiori recisi,
Invecchiamo
uno a fianco all'altro
nel nostro vaso
di cristallo.
I colori
un po' sbiaditi,
le foglie accartocciate,
le spine inoffensive,
restano a testimoniare
il racconto.
Noi soli
siamo in grado
di tradurlo in gesti.
Per tutti gli altri
siamo solo rose,
a centrotavola,
cui cercare
di concedere
una proroga”.
Tratta dalla raccolta di poesie "L’ultima pera è guasta" di Diego Costaggiu.
(Lulu edizioni, 2019)
-Riporto i consigli pubblicati da La Rosa di Cassino APS per vivere le festività con maggiore serenità. Sono indicazioni semplici, ma di grande utilità pratica in questi giorni:
1. Gli addobbi natalizi modificano l’aspetto degli ambienti. Per evitare un cambiamento troppo improvviso, è utile iniziarli poco alla volta, così da mantenere un senso di comunità e famigliarità
2. Piccoli gesti, come appendere una decorazione in casa, possono favorire il senso di partecipazione e aiutano la persona ammalata a sentirsi inclusa nelle attività famigliari
3. Creare uno spazio tranquillo durante le feste, dove la persona possa riposarsi, evitando il rischio di confusione
4. Mantenere il più possibile le abitudini, quelle che favoriscono sicurezza e tranquillità. Consumare i pasti agli orari abituali e mantenere i ritmi consueti della giornata. Se la persona desidera seguire le celebrazioni religiose, ma non è possibile farla uscire, le funzioni in TV possono rappresentare una buona alternativa
5. Nei pasti offrire porzioni moderate
6. Adattare le tradizioni alle esigenze del momento. È importante modificare l’organizzazione per favorire la serenità della persona con demenza e della famiglia
7. Informare famigliari e parenti in anticipo, per evitare incomprensioni nelle fasi inziali delle demenze, quando i cambiamenti non sono ancora evidenti
8. Prestare attenzione alle ore serali, quando la persona tende a confondersi più facilmente
9. Scegliere regali che richiamano ricordi positivi e piacevoli, che favoriscono la continuità con la storia personale
10. Facilitare il riconoscimento degli ospiti, per evitare il disorientamento degli ammalati
-Gianluigi Perati, medico di rilevante cultura ed esperienza, ha scritto le note che seguono rispetto alla dialettica sempre molto viva sul significato delle residenze per le persone anziane fragili e ammalate. Condivido in pieno quanto sostenuto dal collega e amico cremonese.
“Caro Professore
Le scrivo dalla nostra Fondazione che alla fine del secolo 19° è nata dalla lungimiranza del parroco del paese di San Bassano in provincia di Cremona ed è oggi ormai radicata nel territorio cremonese: accoglie persone fragili sia del mondo della disabilità psichica che geriatrica.
Sono note le molteplici esternazioni compiute da anni da Mons. Paglia in tema di RSA e, francamente, sarebbe ora che egli decidesse di approfondire meglio il mondo della geriatria residenziale e territoriale per evitare di esprimere pareri spesso inappropriati perché basati sulla non conoscenza delle nostre realtà.
Per esempio, se approfondisse il tema buttando lo sguardo al di fuori dell’Italia, potrebbe giungere a conoscere come viene gestita la cura degli anziani in Danimarca che, alcuni anni fa , aveva deciso di abolire gradualmente le residenze per anziani e che ora sta facendo marcia indietro avendo capito una cosa semplicissima ed incontrovertibile ovvero che le persone anziane gravemente disabili sia sotto il profilo cognitivo-comportamentale che motorio e funzionale non vivono meglio a casa propria perché: 1°) è necessario avere competenze specifiche per sapere come gestire questi malati e non esistono i farmaci miracolosi che risolvono i problemi comportamentali, 2°) le reti famigliari di oggi non sono nelle maggioranza dei casi in grado di offrire assistenza continuativa nelle 24 ore, 3°) la rete territoriale di servizi a domicilio è assolutamente inadeguata per dare risposte concrete a questo tipo di malati ed alle loro famiglie 4°) i costi di una cura domiciliare sono decisamente maggiori ed inoltre si avvalgono di una rete sconosciuta e spesso “sfuggente” di badanti la cui formazione è tutta da valutare.
Gli esempi come la Danimarca, e gli studi epidemiologici nel mondo occidentale e in particolare in Italia, ci mostrano che nel prossimo futuro saranno da ampliare enormemente sia i servizi domiciliari ma anche quelli residenziali che, comunque, dovranno essere regolamentati da leggi nazionali per garantire requisiti di qualità precisi ovunque. E quindi basta con il considerare le RSA un servizio denso di considerazioni negative. In realtà in RSA si vive spesso molto bene e con tante considerazioni e idee delle persone anziane stesse che sono soddisfatte, assieme ai loro famigliari, di vivere la loro esistenza nel migliore modo possibile e ancora con passione e serenità nonostante i tanti limiti e fragilità”.
-In sintonia con le considerazioni di Perati, ho avuto notizia che la figlia di una signora ospite di una RSA, e scomparsa da poco, ha organizzato una “festa” natalizia con gli operatori della struttura per ricordare assieme la mamma.
-Certamente il mondo delle RSA racchiude tanto dolore, però l'associazione “Un sorriso in più” è convinta che anche piccoli gesti possono contribuire a rasserenare l'atmosfera. Grazie al supporto di tanti "nipoti", sparsi in tutta Italia, è infatti in grado di realizzare alcuni piccoli sogni degli anziani nelle RSA. Quest'anno sarà presente in 500 strutture in tutto il paese, mentre nel 2024 sono stati 9.033 i desideri realizzati: piccole richieste, talvolta anche un po’ strane, che sono soprattutto domande di supporto per sconfiggere la solitudine. Le richieste sono diverse: libri, riviste, vestiti, ma anche, ad esempio, quella di incontrare un carabiniere per ricordare il padre che era nell'Arma. L'impresa dei "nipoti" ha anche il significato di combattere l'isolamento delle RSA e di convincere la popolazione in generale che non sono contenitori di dolore senza speranza, ma luoghi dove vivono nostri concittadini anziani, che provano le stesse nostre emozioni e hanno gli stessi nostri desideri.
QUALCHE SPUNTO DALLA LETTERATURA SCIENTIFICA
Grazie, carissimo Mauro Colombo, perché rispetti questo impegno in modo esemplare.
Un augurio particolare di Buon Natale!
“Un angolo che spero i lettori della newsletter possano gradire, nel periodo natalizio, parlando di un lavoro – pubblicato nel 2025 sul Journal of Alzheimer’s Disease £ - che tratta di un progetto mirato alla riduzione delle cadute da parte di pazienti anziani con deterioramento cognitivo, ricoverati in ospedale [1]. Il progetto è stato condotto in un nosocomio rurale nella provincia canadese dell’Ontario, sotto la guida della prima Autrice (la professoressa Munira Sultana, che richiama le linee-guida mondiali sulla prevenzione delle cadute [2] £) e di una dirigente infermieristica con competenza geriatrica.
Le premesse alla ricerca-azione sono rilevanti e di varia natura, nella consapevolezza della gravità del problema:
I tassi di cadute ospedaliere variano da 3 a 16 cadute ogni 1000 giorni di degenza, con quote più elevate osservate nei reparti geriatrici e di riabilitazione
Circa il 30-50% di queste cadute provoca lesioni fisiche che vanno da contusioni e lacerazioni a fratture e persino alla morte
Cadere durante il ricovero ospedaliero può anche aggiungere stress emotivo al paziente, a chi si prende cura di lui e al personale sanitario
Gli infortuni correlati alle cadute gravano notevolmente sulle risorse ospedaliere e aumentano i costi del sistema sanitario, poiché i pazienti che cadono hanno una degenza ospedaliera più lunga rispetto a quelli che non cadono (mediamente di 10 giorni)
Gli ospedali mettono in atto misure preventive basate su allarmi e sistemi di monitoraggio (per esempio allarmi a letti e sedie, sensori, braccialetti), modificazioni ambientali (quali pavimenti liberi da ingombri, corrimani), valutazioni del rischio di caduta, revisioni delle terapie. Ma l’impatto di queste iniziative risulta essere modesto, anche secondo le linee-guida [2], ed una rassegna Cochrane {citata in bibliografia [voce 13 (peraltro datata al 2018)]}
Viceversa viene posto l’accento sul potenziale preventivo insito nella educazione di pazienti, personale e assistenti informali: i riferimenti bibliografici spaziano da Lancet ad un articolo [3] £ che vede tra gli Autori la stessa Munira Sultana, e Joe Verghese, il neurologo che ha coniato, nel 2013, il concetto di “sindrome da rischio cognitivo motorio (MCR)”: una condizione pre-clinica caratterizzata dalla co-occorrenza di disturbi cognitivi soggettivi e andatura lenta. Nelle conclusioni di tale articolo è stato dimostrato che il coinvolgimento degli assistenti informali nella pianificazione e nell'erogazione di interventi per ridurre le cadute aumenta l'aderenza dei soggetti con deficit cognitivo ai programmi di prevenzione delle cadute (la cui efficacia veniva dichiarata ancora da verificare).
La letteratura identifica diversi fattori abilitanti per un'efficace formazione sulla prevenzione delle cadute, tra cui la condivisione delle responsabilità per l'attuazione del programma, la definizione di obiettivi chiari per il personale, la dimostrazione dell'impatto del programma, il coinvolgimento dei familiari per rafforzare i messaggi, la designazione di "campioni delle cadute" per formare il personale e la messa a disposizione di risorse (come video e opuscoli) facilmente accessibili ai pazienti in ogni momento. Ciononostante, l’educazione non fa parte di tutte le linee-guida preventive sulle cadute; un altro ostacolo consiste nelle preoccupazioni sulla sostenibilità dei programmi preventivi ospedalieri, in termini di risorse umane, e di costi economici e sociali.
Il programma proposto in [1], destinato ad un sistema sanitario già sovraccarico e sotto-finanziato [sic! anche in Canada … (ndr)] parte dall’inserimento nella formazione regolarmente dedicata agli infermieri di argomenti quali la Morse Fall Scale (soglia > 25 per indicare rischio di caduta), Confusion Assessment Method (CAM), Montreal Cognitive Assessment (MoCA) e Time “Up & Go” test (TUG). Il “pacchetto” preventivo assemblava: 1) messa in guardia di assistenti formali ed informali e l’allertamento di allarmi al letto; 2) adeguamento della altezza del letto, dotato eventualmente di spondine, su indicazione medica; 3) individuazione di pazienti a rischio mediante contrassegni alle porte e braccialetti; 4) eliminazione di ingombri dagli ambienti; 5) educazione di pazienti ed assistenti; 6) segnalazione dei servii disponibili.
Riunioni mensili dello staff estese ai pazienti permettevano non solo di seguire i progressi in atto del programma, ma anche di creare un clima collaborativo e di condivisione di responsabilità, premessa vantaggiosa per individuare barriere e facilitatori del progetto, modificandolo se del caso.
Al progetto – sviluppato dal gennaio al dicembre 2024 - hanno partecipato 113 figure del personale, che – mediante simulazioni di scenari - hanno identificato 1437 degenti a rischio di caduta (non ho trovato specificato su quanti ammessi), dei quali sono effettivamente caduti 136: 73 erano maschi, la loro età media era di 77 anni, 71 presentavano deterioramento cognitivo (MoCA = 22 ± 2) e 5 demenza (circa 57% in totale), 47 confusione (CAM = 72 ± 3) e 23 difficoltà alla mobilità (TUG = 15 ± 2).
Il tasso di cadute era sceso da 16,25 ± 4,33 cadute per 1000 giorni-letto nel 2023 a 11,33 ± 4,79 nel 2024: una riduzione, come indicato in grafico, del 30% [- 4,92 ± 6,33 cadute per 1000 giorni-letto (p = 0,01), con ampio intervallo di confidenza al 95% = 0,89 – 8,93]. Ne è risultato anche un risparmio di 89.000 $; al vantaggio economico va aggiunto quello “immateriale” di un miglioramento nel clima lavorativo.
Dalle riunioni mensili risultata che la maggior parte delle cadute avveniva in bagno o fuori dalla camera, ed in orari pomeridiani, ed era facilitata da confusione, incertezze di equilibrio e vagabondaggio [il ruolo delle spondine (mi) era meno chiaro]. Fortunatamente, solo 7 dei 136 episodi di caduta ha comportato danni che hanno costretto a prolungare la degenza. Dalle medesime riunioni sono emersi – oltre alla conferma della opportunità di impiegare braccialetti colorati con cui contrassegnare i pazienti a rischio – altri punti critici: scarsezza di personale in servizio in orario pomeridiano; mancata consapevolezza o coinvolgimento dei familiari nel programma preventivo; necessità di una revisione ampia della farmacoterapia potenzialmente responsabile di cadute. A distanza di 6 mesi dall’avvio del programma, erano state applicate 2 misure: adozione dei braccialetti colorati, e supporto da personale di sorveglianza pomeridiana per i degenti con vagabondaggio.
In discussione, gli Autori di [1] raccomandano prudenza nell’interpretazione di dati così ottimistici come il calo del 30% nelle cadute, stante la ampiezza dell’intervallo di confidenza. Peraltro, le lesioni correlate alle cadute sono ancora riportate in letteratura come la principale diagnosi di riammissioni in ospedale, cui contribuiscono anche disabilità, malattie croniche, limitazioni funzionali, e deterioramento cognitivo. Viene anche ricordata la “sindrome post-caduta”, col suo gravame in ansia, depressione, calo in attività.
Quanto alla opportunità di riconsiderare le prescrizioni farmacologiche, valgono due considerazioni, sostenute dalla letteratura (riportata in bibliografia):
-il rischio di cadute e di infortuni correlati alle cadute che portano al ricovero ospedaliero è praticamente doppio nei pazienti anziani che assumono sedativi-ipnotici
-per converso, simmetricamente, la consulenza farmacologica condotta dal farmacista potrebbe ridurre le riammissioni ospedaliere del 48,3%.
PS) trafficando per questo “angolo” mi sono imbattuto in un articolo £ che prometteva bene, a partire dal titolo e dalla sottolineatura in introduzione del ruolo critico giocato dagli infermieri nella prevenzione delle cadute verso i residenti di strutture per anziani; per giunta, l’articolo – pubblicato anch’esso nel 2025 – si riferiva alla medesima area geografica (l’Ontario) [4]. Ma procedendo nella lettura sono stati presentati risultati esplicitamente contro-intuitivi, per nulla motivati né quantomeno discussi: una delusione, nel tentativo di arricchire il contributo
£ tutti i 4 articoli citati sono liberamente accessibili in rete (ho recuperato [3] gratuitamente – sono ligure … - in ResearchGate)”.
[1] Sultana, M., Taylor, C., McPhee, D., Chandler, A., Hyde, H., Yekinni, I., Sayeed, N., & Bessey, M. (2025). Reducing falls in inpatient older adults: Quality improvement initiative. Journal of Alzheimer's disease: JAD, 107(1), 86–91. https://doi.org/10.1177/13872877251360031
[2] Montero-Odasso, M., van der Velde, N., Martin, F. C., Petrovic, M., Tan, M. P., Ryg, J., Aguilar-Navarro, S., Alexander, N. B., Becker, C., Blain, H., Bourke, R., Cameron, I. D., Camicioli, R., Clemson, L., Close, J., Delbaere, K., Duan, L., Duque, G., Dyer, S. M., Freiberger, E., … Task Force on Global Guidelines for Falls in Older Adults (2022). World guidelines for falls prevention and management for older adults: a global initiative. Age and ageing, 51(9), afac205. https://doi.org/10.1093/ageing/afac205
[3] Sultana, M., Alexander, N., Pierucini-Faria, F., Hunter, S. W., Kamkar, N., Speechley, M. R., Son, S., Verghese, J., Montero-Odasso, M., & Task Force on Global Guidelines for Falls in Older Adults (2023). Involvement of Informal Caregivers in Preventing Falls in Older Adults with Cognitive Impairment: A Rapid Review. Journal of Alzheimer's disease: JAD, 92(3), 741–750. https://doi.org/10.3233/JAD-221142
[4] Rietze, L., Heale, R., Gorham, R., & Akomah, A. (2025). Factors Associated With Falls Among Residents Living in Long-Term Care Homes in Ontario. International journal of older people nursing, 20(4), e70035. https://doi.org/10.1111/opn.70035
-In questi giorni si è tenuto nella bellissima Napoli il 70° Congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. Un evento di grande successo, con moltissimi partecipanti. Il titolo del congresso è stato: “Liberi e longevi”, sintesi perfetta della strategia della geriatria, impegnata nel garantire una longevità in salute, allo stesso tempo valorizzando al massimo la libertà dei cittadini, indipendentemente dalla loro condizione di salute. La SIGG ha compiuto una scelta coraggiosa collocando il congresso in una sede universitaria situata nel rione di Scampia. Sono certo che il presidente Dario Leosco ha preso questa decisione per testimoniare che gli impegni di cura sono più forti di qualsiasi limitazione ambientale. Peraltro, il congresso si è svolto serenamente, senza alcun ostacolo. Grazie, davvero, a tutti i colleghi della SIGG.
Un rinnovato augurio natalizio,
Marco Trabucchi
Associazione Italiana di Psicogeriatria
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