lunedì 25 giugno 2007

TUTTO SPARSO AL VENTO

“L’abbiamo raccontata questa vita”
11 Giugno 1917 fui chiamato alle armi e con altri del paese, fui destinato a Caltanisetta in Sicilia, ancora tutti da borghese.
Là ci diedero le divise, le munizioni, piccozze, vanghette, zaini e ci mandarono alòla caserma: Molino Salviati.
Per un mese rimanemmo là; poi ci portarono al campo. Dopo cinque mesi, accampati sotto le tende il 4 novembre venne l’ordine di andare al fronte e raggiungemmo Bassano Veneto.
A Bassano Veneto cominciammo a sentire le prime cannonate e i primi aerei che ci mitragliavano.
Ci portarono sul Grappa in prima linea dove ci fu la grande offensiva; io venni incorporato nel 253 fanteria.
Restammo in pochissimi e a noi pochi sopravvissuti ci fermarono vicino al Grappa per sei mesi sotto un telo di tenda. Al sesto mese venne l’ordine per andare a riposare e andammo a Vicenza. Invece gli Austriaci avanzavano a Montello dodici chilometri e passarono il Piave.
Si riformò il reggimento e andammo alle pianure del Veneto, luogo della grande offensiva, dove ci decimarono per la seconda volta.
I pochi che restammo ebbero la licenza estiva, io venni a Magisano per dieci giorni più dieci giorni di viaggio.
Al ritorno ci incorporarono all’11 Fanteria e dato che gli austriaci si ritirarono per fare, da Montello o dal Piave ritornammo indietro; tutte quelle posizioni e trincee vennero occupate di nuovo da noi.
Siamo stati fermi lì a ottobre un periodo, il 29 ci fu l’offensiva generale, noi passammo il Piave. Fu la grande offensiva generale, sbarcarono con le navi e il 4 novembre fecero l’armistizio.
“Paura” la cosa che mi ricordo di più di questo periodo; paura delle cannonate, delle mitragliatrici, “malepatenze” per i viveri, bere, dormire sempre sulla terra per quattro anni non vidi mai Caserme, sempre sotto le tende.
Dopo ci trattennero e feci qualche mese a Trieste di ordine pubblico.
Mi ricordo un grande sciopero: gli austriaci, ce ne erano una parte che non voleva stare sotto la bandiera italiana, loro gettavano via la bandiera dell’Italia e mettevano l’austriaca ai balconi, noi cercavamo di riportare la nostra.
Pensavo: “Non ero morto alla guerra, ora morirò senza guerra!”
Ci trasferimmo a Capo d’Istria, a Lupolano, a Parenza d’ordine pubblico, a Pola, a Zara poi venne l’ordine: ogni reggimento doveva mandare una persona a fare servizio alle carceri di Gradisca; cinquecento e più persone si trovava lì per rifiuto d’obbedienza, tutti reati militari.
Facevo servizio alle chiavi, per nove mesi continuai, poi mi congedai.
Mi congedarono Caporal Maggiore, al richiamo Sergente.
Fui richiamato il 23 aprile 1941, lasciati a Rosario, mio figlio di appena 11 anni tutti i lavori ed erano tanti e “gravosi” e andati a Catanzaro Marina.
Facevamo marce, istruzioni, eravamo già addestrati e nessuno aveva scordato come si usava il fucile. Tutti dell’età di 45 anni e chi aveva lasciato la masseria, chi la famiglia, il negozio; a quell’età tutti eravamo arrivati nella vita e ci disperavamo.
Dopo due mesi ci congedammo!
Ne devi passare tante! Ma tutto di quegli anni prima e dei mesi dopo mi ricordo: non potevamo lavare i panni, sempre vestiti giorno e notte……….

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