lunedì 26 novembre 2007

E’ GIOIA!

IL PRESEPIO numero 163 – settembre 1995 Rivista dell’Associazione Italiana Amici del Presepio La mia storia col Presepe inizia molto presto nel tempo e quasi sicuramente aiutata da una precisa ragione geografica: la mia famiglia, papà, mamma e mio fratello Cesare, ha vissuto per undici anni vicino ad Assisi, città divenuta meta preferita delle “gite” domenicali. Mio padre, anzi, per motivi di lavoro, doveva trasferirsi proprio ad Assisi, ma scelse Firenze per poter stare accanto a sua figlia che aveva deciso di frequentare all’Università la Facoltà di lingue e letterature straniere. Ancora oggi mi chiedo che cosa sarebbe stato di me se io fossi andata a vivere ad Assisi (forse mi sarei dedicata alla preghiera e non alla famiglia). Lasciando da parte i se, ritorniamo al Natale, festa magica, festa dei colori, delle luci, degli alberi addobbati, dei pacchetti da scartare, di Babbo Natale, della neve… ma al di sopra di tutto, quello che aspettavo era andare ad Assisi a Natale in (mi sia concessa la parola) pellegrinaggio per Presepi, pellegrinaggio che iniziava dalla Basilica di S. Francesco per arrivare alla Chiesa dedicata a S. Chiara, su su fino al castello. Allora godevo dei giochi d’acqua, del vedere il sole che dava il posto alla luna e alle stelle, della stella cometa, dei pastori, della neve che scendeva, guardavo Gesù Bambino, S. Giuseppe, la Madonna, il bue, l’asinello in quella capanna si compiva un miracolo, il miracolo della Natività. Mio padre e mia madre non parlavano, preferivano far vedere a me e a Cesare, ed io vivevo quell’esperienza con gli occhi da bimba senza capire molte cose, però ero felice, molto felice. Dopo vari anni, adulta sono ritornata ad Assisi, poco prima di diventare madre, e rivedendo i Presepi ho sentito ritornare un sentimento, questa volta più consapevole, per quel grande mistero che è la Natività. Gesù Bambino il verbo incarnato, Gesù venuto in terra per condividere in tutto e per tutto, eccetto che nel peccato, la nostra condizione umana. Oggi madre di due piccole, Sara, che è nata pochi giorni prima di Natale, il 20 Dicembre 1989, e Nadia che nasce il 22 Ottobre 1991, mi chiedo che cosa devo fare per riuscire a trasmettere quell’amore, quella gioia che i miei genitori hanno donato a me, al di là della curiosità dei pacchetti da scartare, al di là delle luci dell’abete e dei dolci ed è per questo che forse, ho cercato di ricostruire con le bimbe un itinerario dei Presepi, che tenta di spaziare nell’ universo…da Badia a Settimo, luogo suggestivo dove viviamo, a Firenze, città più che straordinaria “incredibile”, alla Toscana, alle terre dell’ Umbria…nel cielo, dove ancora oggi nonostante l’ inquinamento è percettibile a occhio nudo quella costellazione del Cancro che racchiude un ammasso di stelle, che ricevette il nome di “Presepe” o di “Greppia” e a proposito delle quali Plinio il Vecchio diceva: (Pliny the Elder used to say): "Sunt in signo Cancri duae stellae parvae aselli appellatae, exiguum inter illas spatium obtinente nubecola quam praesepia appellant." ( Naturalis Historia, l. XVIII, 353 ) . Ho scoperto così che chi fa un Presepe è spesso un poeta, un cantore di amore e dolcezza, perché quel grande mistero d’amore, quel miracolo della Natività, porti ancora pace e amore a tutti gli uomini di buona volontà e gloria nell’alto dei cieli. Carmelina Rotundo

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