lunedì 26 novembre 2007

Per un progetto di pace nel rispetto del Creatore e del Creato

Testimonianze di due vite attraverso il presepio In cammino alla scoperta dei presepi; quante emozioni, soddisfazioni, amicizie una più bella dell'altra, una più coinvolgente dell'altra per scoprire che l’amore per il presepio non ha età è intenso, alberga nei cuori dei piccoli e dei grandi é un’avventura meravigliosa che può durare tutta la vita. Belli e “freschi” come fonti pure di acqua montana a cui e' piacevole avvicinarsi per dissetarsi nella calura estiva, "caldi " e colorati come spiagge assolate nei giorni dell'estate, sulle quali e' bello distendersi, e farsi cullare dalla voce dell'onde, movimentati, ricchi come sono nella rappresentazione delle umili attività di ogni giorno i Presepi sono oasi di pace, godibili al di la' del frastuono della vita moderna, un momento da vivere con gioia, un invito perché quel miracolo della venuta al mondo del Salvatore venga ancora a corroborare la nostra vita i nostri cuori. Carmelina Rotundo Amore è vita, Amore è creare, Amore è espressione ed i presepi sono segni tangibili dell’amore di chi li crea, fascino soave di una storia vecchia ma sempre nuova… Angela Tripi A te papà, che non sei più accanto a me, dedico questo libro, a te che mi insegnasti ad amare il presepe come tu l’amavi ! INCONTRO DI DUE DONNE. Sono al mio solito appuntamento a Firenze, stupenda città d’arte che amo tantissimo, ospite del Florence Gift Mart, dove espongo ogni anno i miei presepi ed è qui che incontro Carmelina Rotundo. Nasce tra noi un’istantanea simpatia e ci ritroviamo a scoprirci un amore comune, l’amore per il presepio. Quest’amore ci porta all’idea di raccontare come e perché è nato dentro di noi. Angela Tripi “La mia vita dedicata al presepio”. Mi rivedo bambina saltellare in mezzo agli alberi intorpiditi dal freddo invernale e cercare affannosamente il muschio e le pietre adatte a costruire il presepe. Era un rito per me e mio padre ogni anno rappresentare l’evento più grande del mondo, la nascita di Gesù… Aspettavo il mese di Dicembre con un’ansia sempre più nuova ed era una festa vedere le abili mani di mio padre costruire il “nostro presepe”. C’era tra noi un’affinità ed un’intesa perfetta. Vedevo nei suoi occhi cerulei una gioia immensa, quando io e mio fratello Gino battevamo le mani entusiasti per il risultato finale. Restavo ore ed ore a godermelo. Conoscevo a memoria tutti i personaggi vecchi che adoperavamo ogni anno e facevo amicizia con i nuovi che aggiungevamo. Erano i miei amici, li chiamavo con i loro nomi che la mia fantasia di bambina aveva loro appropriato. Crescendo, la scuola e gli studi mi rubarono molto tempo e nei momenti liberi altri interessi mi coinvolsero. Amavo dipingere ed il mio tempo libero lo dedicavo alle mie adorate tele od all’altra passione: scrivevo poesie. Tuttavia il mio sogno nel cassetto era la scultura e non avrei mai osato pensare che potessi realizzarlo. Ero già sposata e Lory e Giuseppe, i miei primi figli dei quattro, mi trotterellavano intorno con l’irrequietezza dei loro cinque e tre anni. Erano dei buoni bambini e non mi davano grossi problemi, tanto che potevo lavorare e dipingere nello stesso tempo. Fu in questo periodo che un giorno, trovandomi a casa di un mio lontano zio, notai una campana di vetro che custodiva una Sacra Famiglia di Giovanni Matera. Fui come folgorata e quasi mi sentii in colpa per avere un po’ dimenticato quell’amore per il presepe che tanto aveva riempito e caratterizzato la mia infanzia. Sentii dentro come una reazione, una forza arcana che mi spingeva a realizzare quelle statue. Guardavo affascinata quelle semplici figure in legno e tela nella mia mente si andava facendo spazio un progetto. Perché non realizzarle in terracotta e stoffa? Perché non fare rivivere le figure del presepe, gli antichi mestieri con quella tecnica della stoffa che nessuno aveva pensato di riesumare? Il progetto mi interessava e mi spaventava allo stesso tempo. Quella stessa sera guardai mio marito e gli dissi con una determinazione che sorprese me per prima: Voglio costruire le statuine del presepe. Mi dai a disposizione lo stanzone che usi per deposito? Lui mi guardò stupito, poi gli lessi negli occhi azzurri un’espressione tra l’ironico e il serio e mi disse: Davvero? Magari le cuocerai nel forno di casa, scommetto! Risposi: No compreremo un piccolo forno, magari usato e… Ho capito –mi rispose- e chi ti può fermare? Scoppiammo in una comune risata. Sapevo che mi avrebbe assecondata perché credeva ed ha sempre creduto nelle mie capacità e di questo gliene sarò sempre grata. Il mese successivo comprai il mio primo forno usato e il deposito di mio marito divenne la mia piccola oasi, il mio luogo di lavoro dove cominciai a plasmare le mie prime statuine. Furono personaggi tipici della mia Sicilia, le mie prime rudimentali figure. Le facce erano buffe e incerte ma le loro espressioni trasmettevano qualcosa ed io quasi parlavo con loro, piccole creature venute lì per caso a popolare il mio piccolo mondo. Ma erano i pastori il mio obiettivo e così cominciai a plasmare le figure che avevo amato e che amavo. Per mia scelta ho voluto che queste figure rispecchiassero il mondo ed i costumi palestinesi, del luogo dove Gesù visse e morì. Così attraverso studi e ricerche ho cercato di renderle quanto più veritiere possibili. Tante sono state le difficoltà per poter fare recepire alla gente il messaggio d’amore che attraverso queste figure ho voluto trasmettere. Oggi posso dire di esserci riuscita e questo grazie a tanti sacrifici e a mio marito che ha collaborato e collabora attivamente, ad una valida equipe di collaboratori e ai miei figli. Amo moltissimo il mio lavoro e ringrazio Dio che prego sempre intensamente di non avermi mai fatto scemare l’entusiasmo con cui l’ho affrontato e l’affronto malgrado le difficoltà quotidiane. Lo amo perché è un lavoro creativo che mi dà possibilità di comunicare e trasmettere tutto quello che la mia anima vuole esprimere. Questa creatività fa sì che nella mia piccola azienda si respiri un’aria familiare e di complicità fra me, i miei figli e i miei collaboratori facendo sì che il lavoro diventi un’esperienza di gioia e una fonte di idee sempre nuove. L’amo perché mi ha dato e mi dà tantissime soddisfazioni. Mi ha permesso delle bellissime mostre in America e in Giappone. Già, il Giappone! Tutte le volte che ripenso a quell’esperienza in una terra a me sconosciuta riprovo la stessa stupenda emozione provata la prima volta. Era l’anno 1986 e mi avevano invitato a presentare l’arte presepistica siciliana nel loro Paese. Descrivere la cortesia e la gentilezza d’animo di quel popolo non è facile, bisogna esserne a contatto per sentirne tutto il fascino. Dovevo dimostrare il mio lavoro e lo feci con amore e mettendoci tutta me stessa. Dovetti trasmettere quest’amore poiché notavo nei volti delle tantissime persone che venivano a vedermi un’emozione che traspariva dai loro volti, addolcendo lo sguardo dei loro occhi a mandorla. Il tempo per loro si fermava e insaziabili seguivano il nascere delle mie statuine con religioso silenzio. Alla fine battevano le mani come bambini e si inchinavano con graziosi gesti della testa. Spesso venivano timidi ad offrirmi piccoli doni. Tutte quelle attenzioni mi scaldavano il cuore facendomi amare sempre di più il mio lavoro che mi permetteva di vivere quella stupenda esperienza. Incontro col Papa Gennaio 1991, un evento triste in quell’anno opprimeva il cuore di tutti, la guerra del Golfo. Tutto il mondo pregava perché si risolvesse nel modo migliore e soprattutto senza procurare inutili stragi. Mi colpì una sera, guardando la televisione il volto addolorato del Papa che elevava al cielo la sua preghiera di pace. Il dolore traspariva da quel volto segnato dalla sofferenza e avrei voluto in quel momento essergli vicino, consolarlo, donargli un sorriso. Non avrei mai pensato che questo sarebbe avvenuto molto presto. Avevo conosciuto un Monsignore di Roma, Mons. Mazzola, a cui avevo fornito un mio presepe e così non ci pensai due volte a pregarlo di fornirmi il modo per poter accedere al Vaticano, poiché avevo deciso di regalare al Santo Padre un presepe. Volevo donargli in quel momento qualcosa che potesse scaldare il suo cuore martoriato da eventi tanto tristi. Fu una gioia per il Monsignore adoprarsi affinché potessi realizzare il mio progetto . Così mi misi all’opera ed insieme alla mia equipe costruimmo una capanna con una bella rappresentazione della natività. Non potrò mai dimenticare l’espressione dolce del Papa, la sua gioia il suo stupore nel guardare il dono che gli avevo portato. Lo guardavo commossa e dovetti trasmettergli in quel momento tutta l’ emozione del mio cuore poiché anch’Egli aveva gli occhi lucidi e girandosi mi sorrise e mi fece una carezza stringendo poi tra le sue le mie mani quasi a benedirle. Poi dedicò tutta la sua attenzione ai particolari della capanna ,ai volti dei personaggi alle loro rifiniture chiedendomi come erano stati realizzati. Io pur con la voce tremante per l’emozione gli diedi tutte le spiegazioni che voleva e fui tanto felice di vederlo finalmente sorridere con l’innocenza di un bambino. Tornai a casa felice, avevo arricchito il mio spirito di un’esperienza dolcissima il cui ricordo resterà in un cantuccio del mio cuore. “Nessuno è profeta in patria”. Una frase questa che molto spesso calza a meraviglia. La prima volta che io e la mia equipe realizzammo un presepe fu in onore della mia città. Si trattò di una bella costruzione con inseriti alcuni nostri monumenti storici. Quell’anno lo esponemmo nell’atrio della Biblioteca Comunale e fu un successo. La gente veniva a vederlo e ne rimaneva entusiasta e commossa. Alla fine del periodo natalizio avevo proposto di donarlo al nostro Museo Pitré. Mi risposero che non c’era posto e tante altre sciocchezze che non voglio citare per discrezione. Amareggiata lo portai in un mio deposito e lì fu adagiato per terra come una povera cosa. L’anno successivo, ad Alcamo, una cittadina trapanese, fervevano grandi preparativi per il Natale. Fu per questa ragione che due miei carissimi amici, il Professore Aurelio Rigoli e la Professoressa Anna Maria Savarese, persone colte e di stupenda intelligenza, mi chiesero se volessi partecipare a quella manifestazione con qualche opera. Feci vedere loro il Presepe rifiutato e fu così che con grande entusiasmo me lo fecero esporre in una chiesa della città. Ricordo ancora con quanta gioia fu accolto il mio presepe! Ma la soddisfazione l’ebbi a fine Natale, quando Roma s’interesso all’acquisto di quell’opera per inserirla come bene culturale in esposizione permanente. Adesso è in bella mostra al Museo Nazionale Tipologico dei Presepi, via Tor de’ Conti (Roma), meta di turisti e di gente che spesso mi scrive complimentandosi per l’emozione di un presepe tanto particolare! Mi dispiace per la mia città… Nel 1995 ho avuto la grandissima gioia di costruire per Parigi un grandissimo presepe ambientato nella Sicilia dell’Ottocento. Un’opera completa la cui storia è intrisa di fantasia e tradizione e narra e descrive la gioia di un giorno speciale. Come nacque il presepe a Parigi. Era un mattino d’autunno, una di quelle mattine tiepide che non ti lasciano ancora immaginare che l’estate sia finita e come tutti i giorni iniziai il mio lavoro. Quel mattino, ricordo, avevo cominciato a vestire una dolce Maria ed ero così concentrata che non vidi entrare una coppia di turisti. Quando alzai gli occhi dal lavoro vidi un signore alto, dal volto simpatico e cordiale che mi guardava sorridendo, accanto a lui una dolcissima signora bionda dai bellissimi occhi azzurri. Pensai ai soliti turisti che, essendo il mio laboratorio ubicato in uno splendido cortile di uno dei più belli ed antichi palazzi della città, meta di visite continue, è una conseguenza che la gente per curiosare entri nel mio piccolo eremo. Mi resi conto però, dopo alcuni minuti che non si trattava dei soliti turisti. Con molta cortesia si presentarono ed ebbi così la fortuna di conoscere “ Paul “ questo il suo nome , uno dei più grandi collezionisti di presepi in Francia. Quasi timidamente e con grande rispetto mi disse che conosceva i miei lavori per averli osservati in casa di amici e ne era rimasto affascinato. Aveva un progetto ed era quello di realizzare un grande presepe spettacolo ambientato in Sicilia e mi chiese se ero disposta a realizzarlo per lui. Il presepe sarebbe stato poi esposto a Parigi sotto una grande tenda. Lo guardai sgomenta e allo stesso tempo affascinata dalla grandiosa idea. Cominciammo a parlare dell’ambientazione, della struttura e naturalmente dei personaggi. Tutto si svolse in un clima di cordialità e di entusiasmo. Io, mio marito la mia “ banda “ di “ artisti “ con a capo “ baffo “ il più anziano dei miei collaboratori ci mettemmo all’opera per la realizzazione del progetto. Il presepe doveva avere una storia che doveva essere recitata via via che lo spettacolo andava avanti. Quale non fu la mia gioia quando seppi che la storia del presepe che avevamo progettato sarebbe stata scritta da un grande scrittore siciliano, Vincenzo Consolo. L’incontro con Vincenzo fu molto emozionante. La sua verve e il suo modo di scrivere mi avevano sempre affascinata e pensare che avrebbe scritto per una mia opera mi esaltava ed allo stesso tempo mi riempiva l’animo di titubanza poiché mi sembrava impossibile che una persona come lui potesse accettare di scrivere per questo mio lavoro. Mi ricredetti quando lo conobbi. Un uomo dall’indicibile modestia, dai modi pacati e gentili che si interessò all’opera con l’entusiasmo che caratterizza un vero “siculo” felice di scrivere una storia ambientata nella “sua” e nella “nostra Sicilia”! Amò raccontarla con al sua solita frizzante fantasia e fu un successo. A narrarla a Parigi fu Claudia Cardinale, sensibilissima artista, anch’ella entusiasta di prestare la sua bellissima voce. Anch’io ho voluto narrare questo “giorno speciale” a modo mio. “E’ l’alba, una luce rosata avvolge uno specchio di mare, un vecchio pescatore seduto sulla riva cuce la sua rete. Due barche sono sulla riva, nel loro ventre ceste cariche di tanto pesce. Un ragazzo ritto su una delle barche porge la cesta ad un uomo mentre un altro tira le reti. I loro volti sono felici, tra poco porteranno il buon pesce al vicino mercato. Dietro le magnifiche colonne di uno splendido chiostro, si notano tante bancarelle con tutte le dovizie che offre la splendida terra di Sicilia. I venditori si affannano a gridare la bontà della loro merce per invogliare la gente a comprarla. C’è un’aria diversa al mercato in questa mattina speciale. La gente sussurra, si dice che un Angelo sotto l’aspetto di un giovane pescatore abbia annunciato la nascita di Gesù. La notizia è stupenda e tutto attorno vibra un’atmosfera irreale. Dallo splendido Arco di Porta Nuova, una caratteristica carrozza scende verso la piazza del mercato. Anche l’uomo che la guida conosce la notizia ma vuole sapere di più e cerca d’informarsi. Altre colorate bancarelle ravvivano quella piazza rendendola gioiosa. Il puparo muove le sue marionette e quel mattino vuol finire di raccontare veloce le sue storie perché anch’egli ha saputo la notizia e vuole andare in giro ad appurare. Vicino al Chiostro di S. Giovanni degli Eremiti c’è una povera bottega dove dei pescatori riparano le loro barche mentre in un’altra lavora un solerte fabbro. Cantano quel giorno i pescatori e il fabbro batte il suo ferro senza fatica. Ed ecco una strada di campagna e lentamente un carretto pieno di ceste di frutta si avvia tirato da un cavallo. Ma che succede? Un ragazzo di nascosto ruba una cesta di frutta da dietro il carro. L’uomo che guida il carretto lo rincorre ma nel frattempo altri due ragazzi sbucano e approfittando della distrazione dell’uomo cercano di rubare anche loro. L’uomo si ferma e si dispera. Finirà la sua disperazione quando saprà perché i ragazzi hanno rubato la sua frutta. Una distesa di campi abbellisce il paesaggio, un contadino ara con gioia la sua terra, un pastore accompagna il suo gregge cantando felice! Nelle vicine case le massaie preparano il fragrante pane, lo porteranno in dono al Salvatore perché hanno saputo di quell’evento straordinario. Bellissimo nel sole pomeridiano ecco ergersi lo splendido tempio di Castore e Polluce e sotto le colonne giovani bellissimi, nei loro tipici costumi si apprestano a danzare il loro ballo caratteristico, la tarantella. Quella di oggi per loro è una danza speciale, un tripudio di amore e di gioia verso l’evento più bello del mondo, la nascita di Gesù, così si sussurra e a Lui dedicheranno quella danza d’amore. La notte scende ed avvolge col suo manto la scena più dolce ed attesa. Una splendida luce irradia i resti di una vecchia chiesa e sotto quei resti una dolce Maria stringe teneramente il suo bambino, Giuseppe li guarda con infinita dolcezza, gli Angeli scendono dal cielo per inneggiare al Salvatore. Un ragazzo si avvicina e porge una cesta di frutta a Gesù, è il piccolo ladruncolo che non aveva rubato per sé ma per portare il suo dono d’amore al Divin Bambino. I tre re magi offrono anch’essi i loro doni, un pastore s’avvicina per adorare Gesù e lo zampognaro suona con la sua zampogna una nenia dolcissima. E’ festa grande in terra di Sicilia, è festa grande in tutto il mondo in questa notte d’amore e di speranza. “Notte Santa” In una notte fredda Mentre la neve volteggiava attorno Nascesti Tu, dolce bambin Gesù! Nascesti per amore, nascesti Per parlare al nostro cuore Tramite stupendo tra Dio E noi e Dio tu stesso, venisti Al mondo e ti sacrificasti Fino in fondo per noi che Ancora ti mettiamo in croce. Santa Croce e quel vulcano di idee di Padre Nicola Scarlatino (padre guardiano della Basilica di Santa Croce) e dal Natale 2001 Padre Superiore della Chiesa di San Francesco in P.zza San Francesco a Siena. Conoscere Padre Nicola e farsi coinvolgere nelle sue idee fantasiose è molto facile poiché non puoi sottrartene. Ha una forza trascinante e se incontra una persona come me facile agli entusiasmi, specie se si tratta del proprio lavoro, non può che uscirne qualcosa di buono. Così abbiamo progettato insieme, in occasione del Giubileo, la realizzazione di una delle Porte Sante. Apre quella porta una figura rappresentante il Papa e dietro quella porta appare, come una visione, l’evento magico della natività. L’opera, con mia grande gioia, è stata esposta in quella cornice meravigliosa che è la Chiesa di Santa Croce ed è stato un onore per me, piccolissimo granellino di sabbia avere un posto così importante in una chiesa straordinaria. A conclusione di queste pagine voglio dedicare poche righe a Daniele, il più piccolo dei miei figlioli. “Mi commuove vedere le tue giovani ma pur abili mani plasmare l’argilla e creare splendide figure. Ti guardo e mi si scalda il cuore. So che continuerai il mio lavoro per quanto ti sarà possibile, poiché la tua creatività e il tuo estro esploderanno in tanti altri lavori altrettanto belli e altrettanto importanti. Che tu sia benedetto “bambino mio”. Tu sei quanto di più bello può capitare ad una mamma e per questo ringrazio Dio per avermi dato tanta fortuna. Infine voglio ringraziare e ricordare i miei collaboratori con i nomignoli che ho loro benevolmente appropriati: Biagio il sapiente Franco il saggio Lino lo spaccone Giuseppe l’ironico Claudio il chiacchierone Stefano lo svanitello Pippo il permaloso Paolo il linguacciuto M. Rosa l’eterna bambina Daniela la sensibile Le mie nuore: Rosita la sognatrice Lorena la vispa ricciolina Angela Tripi “I pastori” Dormono tranquilli i pastori sognando il loro gregge, ma un angelo del cielo sveglia con la sua luce i loro cuori ! “Susitivi pasturi, la nt’a na grutta è natu u Salvaturi”* *”Alzatevi pastori, in una grotta è nato il Salvatore” Angela Tripi Carmelina Rotundo con tanto amore dedica : agli “Amici del Presepio” ; alla mia prima famiglia : a papà, a mamma, a Cesare; alla mia seconda famiglia : a mio marito, a Sara e Nadia; al Miracolo della vita : a tutti i bimbi del mondo perché sappiano sempre seguire l’amore con coraggio.

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