Povertà?
…e lo scenario
si apre
su una pagina di un giornale, sulle
pagine di un componimento che possono essere giudicati dall’ insegnate o
dal lettore ” poveri” perché c’è una limitazione di notizie e di
fonti o semplicemente si scrive con un
linguaggio ristretto nell’ uso di termini e parole, una pagina”povera” non risponde alle nostre
curiosità, alle aspettative ci delude e
se fossero pagine di un
libro peggio ancora, ne abbandoniamo la lettura perché non
stimolati ! Quella stessa parola povertà apre ancora
anche a scenari
disperati: persone che per
calamità naturali: disastri ambientali o
guerre, distruzioni, epidemie perdono ogni avere materiale ed affettivo; senza
tetto senza denaro non si può più comprare cibo,( nella
devastazione anche i campi divengon “poveri” e i frutti non nascono aridità di terre ) non si può usufruire dell’ acqua per bere, per lavarsi …
e la mancanza di igiene
personale allontana dal contesto
sociale; ognuno di noi ha sperimentato, passando per luoghi deputati alla raccolta
della spazzatura che allunghiamo il
passo quasi corriamo per allontanarci dal fetore o semplicemente per una sudata il nostro
corpo esala sentori non graditi che fanno allontanare gli altri, la caduta del singolo nella povertà ha
risvolti sociali molto preoccupanti ;
cadendo in un malessere fisico arriviamo alla malattia, arma crudele che non conosce
tregua alcuna e potrebbe farci cadere
nella disperazione nella perdita della
speranza e della voglia di vivere! Che
cosa ci porta a pensare la presenza per le strade delle città di persone
che chiedono l’ elemosina? Persone
che dal sorgere del sole fino a tarda sera siedono d’ inverno riscaldandosi con coperte sulle
ginocchia chiedono per fame perché non hanno risorse economiche che gli
possano permettere una casa dove vivere ?
il numero aumenta in maniera esponenziale se ai richiedenti l’ elemosina aggiungiamo persone malformate o che si propongono con
malformazioni inventate e giovani questi, spesso caduti nelle dipendenze che tendono la mano in bus o in tramvia per un
euro e
incrociando il loro sguardo si capisce che non chiedono denaro per un panino per fame, ma per comprarsi la droga o il
super alcoolico o per andare a giocare .
Caduti nelle dipendenze non riuscendo
più a svolgere una attività e tanto meno
a cercarla arrivano a tendere la mano ad
essere dipendenti da altri impegnando ogni momento del giorno a chiedere aiuto economico atto che umilia la dignità della vita e non
alimenta e stimola alla ricerca di una realizzazione lavorativa produttiva in un cerchio dove individuo e società si contendono la colpevolezza senza accettare il singolo e la società di
essere frutto e risultato di un certo
processo! Mi spiego meglio se un terremoto
mi distruggesse la casa e non potessi
accedere all’ acqua potabile ed altri
servizi “può il singolo recuperare ogni suo avere”? O ci deve essere una alleanza
sociale un aiuto per rimettere quella persona in condizioni di
abitare una casa l’ io e gli altri insieme…. se una malattia mi impedisce di svolgere la
mia attività lavorativa chi dovrebbe intervenire nel periodo del malessere? I posti di potere sono molto ambiti per la voglia o il desiderio di essere al
servizio di alleviare le sofferenze dell’ altro? O son
divenute cariche per godere in prima persona di privilegi e
talvolta chiusi sprofondati in poltrone
sempre più moderne non si vuole ascoltare non si vuol vedere si diventa poveri
di valori primo fra tutti l’ altruismo
il rispetto per l’ altro! Non volendo
vedere non si comprende. Al non volere
vedere, al non volere ascoltare ci
sarebbero rimedi molti dei quali ci vengono dagli scrittori, si’ avete capito
bene da persone che scrivendo palesano
realtà non dette A VOCE ALTA come Mark twain
che nel 1881 scrive un romanzo dal titolo: ” il principe e il povero “
ambientato in Inghilterra nei ghetti di
Londra ( XVI secolo) quando nello stesso
giorno nascono due bambini dalle condizioni opposte uno è Edoardo VI, figlio del re Enrico VIII, l’
altro è Tom Canty, figlio di un
criminale e destinato ad una vita povera e misera. Cresciuti, i due si
incontrano e, entrambi stanchi della loro vita, trovandosi molto simili
nell'aspetto fisico si scambiano i "ruoli": Il romanzo rimette sul tappeto la connessione
individuo –società, società individuo di come la vita di ognuno sia condizionata dall'ambiente e dalla famiglia in
cui viene alla luce e nello scambio dei
ruoli è esplicito il richiamo alla
verifica a verificare di persona quali
siano le vere condizioni in cui vive la povera gente che dovrebbe sempre, per coloro che devono governare, costituire una conoscenza utile per prendere
decisioni che siano giuste e non danneggino i più poveri capire i pro e i
contro di ruoli sociali come quello del principe e del povero è di
primaria importanza e vivere una esperienza riuscendo a carpirne i pro e i contro!
La povertà implica
non solo mancanza di denaro o beni materiali e ci spinge ad interessarci dei problemi della giustizia sociale e della
dignità umana nella fiaba dei fratelli
Grimm gli uomini umili e generosi sono ricompensati, gli avari e gli avidi non
saranno mai felici e soddisfatti. ……” Dio stesso che “nei tempi antichi (…)
quando errava ancora sulla terra, fra gli uomini, una sera che era stanco gli
accadde di essere sorpreso dalla notte prima di poter giungere a una
locanda…“.La fiaba fa parte delle raccolte scritte dai fratelli tedeschi nel 1812 il mendicante chiede a un ricco mercante
ospitalità per la notte, il mercante non
vuole seccature, specialmente da un povero. Poi bussa alla porta di un povero
contadino che addirittura gli concede di dormire nel suo letto, mentre lui e la
moglie vanno a sdraiarsi nella stalla accanto alla mucca. La mattina dopo il
singolare viandante li ricompensa facendogli apparire una casa nuova, una villa
più bella di quella del vicino, che, invidioso, chiede all’angelo di tornare
anche da lui e di esaudire anche i suoi desideri. Ma poiché è accecato
dall’ira, non riesce che a desiderare cose stupide e perde ogni cosa !
I miserabili (Les Misérables) è un romanzo storico di
Victor Hugo, pubblicato nel 1862 e considerato uno dei più eccelsi romanzi del
XIX secolo europeo, ambientato in un arco temporale che va dal 1815 al 1832,
dalla Francia della Restaurazione postnapoleonica alla rivolta antimonarchica
del giugno 1832, narrando le vicende di numerosi personaggi: in particolare la
vita dell'ex galeotto Jean Valjean e le sue lotte per la redenzione. 20 anni di
storia francese, con digressioni sulle vicende della Rivoluzione francese,
sulle Guerre napoleoniche - in particolare la battaglia di Waterloo - fino alla
Monarchia di luglio. I personaggi
appartengono agli strati più bassi della società francese dell'Ottocento, i
cosiddetti "miserabili" - persone cadute in miseria, ex forzati,
prostitute, monelli di strada, studenti in povertà... - la cui condizione non
era mutata né con la Rivoluzione né con Napoleone, o Luigi XVIII. È una storia
di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Hugo santifica una plebe
perseguitata, ma intimamente innocente e generosa; la legge, che dovrebbe
combattere il male, spesso lo incarna, come l'inesorabile personaggio di
Javert. Il grande eroe è il popolo, rappresentato da Jean Valjean,
fondamentalmente buono e ingiustamente condannato per un reato insignificante. Ed
è appunto l'immagine di "Madonna Povertà", (inventata da Francesco) ,
l'immagine meno amabile e tuttavia la più inquietante e affascinante messa in
circolazione in una società piena di poveri per forza, deserta di poveri per
amore. "Madonna Povertà" che
fu la sposa di Francesco. Egli aveva contemplato nei suoi occhi il mistero
della incarnazione del Verbo. "Madonna Povertà" per Francesco, poter testimoniare a se stesso
e agli altri che solo Dio gli bastava e che non doveva preoccuparsi di nulla,
proprio di nulla, come " i gigli del campo che non filano e non tessono ma
nemmeno Salomone è vestito come loro!
Carmelina Rotundo Auro
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