martedì 16 maggio 2023

Io e l'insegnamento dell' italiano agli studenti dell' Africa al CENTRO INTERNAZIONALE GIORGIO LA PIRA

 Vivo da dieci anni, in un dolore profondo invisibile agli occhi del corpo, assistendo impotente all'imbalsamazione da vivo di Cesare.

La mia vita non  è stata sempre cosi  ho avuto dei genitori stupendi, i migliori che potessi avere, un fratello meraviglioso innocente e puro,   per due volte il dono della maternità  " Che Favola ! " narra di chi è venuto ad omaggiare la nascita di Sara  e un diario, ancora inedito,  dei 12 anni che partono dal 1989 la nascita della primogenita,  continuano con  le pagine dedicate alla nascita, nel 1991 di Nadia,  e si concludono con il Comenius allora cosi si chiamava l'attuale Erasmus per  portare avanti con i Maestri del Belgio, della Spagna,  della Finlandia  e naturalmente dell'Italia : "we are eurokids different but equal" con   due viaggio ad Helsinki.

Ho realizzato i mie sogni nel lavoro (a chi a sei anni mi chiedeva che cosa volessi fare da grande   rispondevo: "insegnare alla Scuola Elementare ed all'Università")  il  fato mi condurrà incredibilmente  ad insegnare come maestra unica negli anni'70 alla scuola elementare ( a 19 anni lo stato mi affidava 35 bimbi e bimbe per educare);  nel 1981, inserita nel progetto pilota  ministeriale I.L.S.S.E, sono tra i docenti  sperimentatori  che attuerà una didattica  per insegnare  la lingua straniera nella scuola elementare (la legge verrà nel 1991); nel 2001 entro,  dopo aver superato la prova scritta ed orale di un concorso ministeriale, come tutor all' Università degli Studi di  Firenze,  per formare i futuri docenti ( in quanto non era più sufficiente il diploma per insegnare )  e come volontaria negli anni '80 insegno italiano al Centro Internazionale Giorgio La Pira  in via de' Pescioni a Firenze. Proprio in questa sede le esperienze di dialogo e di conoscenza  in prevalenza  delle civiltà- culture africane e, da questo continente, l'incontro con l'uomo della mia vita. 

TU 

Venivi dal mistero 

del tempo e dei luoghi 

venivi dall'Egitto, terra di faraoni e schiavi, di piramidi e povertà, di deserti e della fertilità del Nilo, di Chador e di danze del ventre, di tombe e di tesori, di misteri.... 

Da una storia che è mito 

 

Occhi neri, capelli neri: tu, atletico  

occhi azzurri, capelli chiari: io . 

Le partite di pin pong al Centro La  Pira nella sala Teatina ancora da rimodernare  dove durante la ricreazione ci incontravamo studenti  e docenti; quelle partite di pin- pong  che   vincevo sempre io!  Mi rivelasti, in seguito che  mi facevi vincere, per conquistarmi ...

I nostri baci tra cespugli e sotto alberi maestosi, tra fili d'erba e fiori di meravigliosi giardini popolati di statue, o sotto alberi di olivo bellissimi; ci amavamo immergendoci nei cieli, nei verdi, nei colori dei fiori, nei profumi. 


Senza permesso di soggiorno tu, abituato a lavorare dall'età di dieci anni, a viaggiare, a essere indipendente, abituato a fare "di testa tua", senza che i genitori potessero intervenire data la distanza geografica, già da bambino, avevi la maturità di un uomo, ma il sorriso era quello di un fanciullo perché dentro ti erano mancati i giochi, le corse... avevi voglia di sognare? 

 

Io che venivo da una famiglia dove il papà militare aveva dato un'impostazione così rigida all'educazione, da tentare di tarpare ogni volo ai figli, anche se questo, devo riconoscere, mi ha resa "forte". Mi ha sempre spinta a cercare strade alternative per volare. 

Mia madre Maria , la dolcissima, mitigava tutte le tempeste con il suo sorriso, di una generosità immensa. Non pensava a sé, ma agli altri, è lei che ha donato all'animo mio la “meraviglia” della vita: la poesia. 

 

Tu, che scrivi da destra verso sinistra, io che scrivo da sinistra verso destra. 

 

Che cosa trovavi in me? Tu così diverso, sempre mi ripetevi: “Carmelina scendi dall'albero!” 

O forse mi hai scelto perché ero proprio sull'albero? 


Senza permesso di soggiorno

Di notte abbiamo organizzato la spedizione per Roma al consolato d’Egitto per fare i documenti perché tu potessi restare in Italia. Baci in una notte d’amore io “fuggivo” dalla tragedia che colpiva la mia famiglia: mio fratello  Cesare caduto nella dipendenza da psicofarmaci, ricoverato a Foligno, mia madre persa dietro di lui, per lui; tocco con mano che cosa vuol dire  avere una persona  che cade  nella dipendenza, in questo caso di psicofarmaci,  e che cosa possono fare dei genitori coraggiosi  in una dedizione assoluta verso i figli e in una alleanza costruttiva e di dialogo con  le strutture sanitarie e con la parrocchia. 

 L'allora parroco Don Luigi Stella  ( grandi e generosi uomini di chiesa  sono sempre apparsi in questo percorso)  riusci' a creare  un vero e propio gruppo dove  ognuno aveva il suo ruolo: chi era maestro di musica insegnava  a suonare la chitarra a Cesare, passione che da allora  ha sempre caratterizzato le giornate di  mio fratello, chi lo coinvolgeva nel disegno e nel colorare, Cesare infatti amava le geometrie e il colore: l'ordine della composizione e gli abbinamenti, avendo  conseguito un diploma di compositore di giornali  ed essendo stato assunto per tre mesi alla tipografi del Comune di Firenze  lavoro come in tutti gli altri: di commesso e di operatore sanitario interno alla farmacia di Careggi  in cui Cesare si è sempre distinto per l' impegno e la passione, la buona volontà e la simpatia, la dedizion ! 

I miei fine settimana tra Firenze e Perugia. A Firenze con papà che stava rivelando delle doti di affetto che, fino ad allora, non gli avevo attribuito: se trovava delle mie cose personali sporche me le lavava, io per lui ero “tutto” avevo sempre ubbidito, studiato con ottimi risultati a scuola fin dalle elementari. Avevo vinto il concorso magistrale  che mi permetteva di  entrare nel mondo del lavoro a gonfie vele. 

Niente preoccupazioni per ragazzi, viaggi di studio, papà Rosario era orgoglioso di me…. Mia madre pensava solo a Cesare, dormiva su un materasso buttato a terra in quell’ ospedale dove lo andava a trovare e poi restava li' come a difesa 

Io, che prima di salire sul treno Firenze -Perugia,  ti incontravo. 

 Tu che mi offrivi un bicchiere di latte, scherzavi: eri bello, alto, statuario, con te raggiunsi altre dimensioni. 

 

Per rimanere in Italia. 

Unica soluzione: sposarti. 

Io che non potevo dire nulla ai miei genitori, tanto lo sapevo bene mi avrebbero tarpato le ali, le parole di mamma  sono  state: "Studia, lavora, costruisci la tua indipendenza! " Maria sposatasi all' età di 16 anni ha voluto realizzare in me i  suoi sogni di indipendenza, di libertà. 


Non conoscevo nulla di te, né genitori, né parenti, né gli amici, nel tuo sorriso l’immensità, mi facevi ridere, scherzare, niente domande né lui, né io: due piccole gocce di universo che provavano a stare insieme. 

Del fatto che volevo sposare Sayed ne parlavo molto a scuola, già perché io allora  insegnavo inglese alla primaria e da sei anni ero tutor all’università, realtà che mi riempivano di gioia infinita.  Quel mio dialogo è stato raccontato con disegni dai miei alunni tanto da divenire un album a fumetti. 

 

 Ritornando alla scuola. 

Le mie colleghe si stavano preoccupando ” Chi sarà?”, “Perché la vuole sposare?"

... e per essere certe che fosse lui l’uomo della mia vita hanno organizzato una riunione conviviale, la Pina fu generosa mettendo a disposizione la sua casa per un rinfresco da capogiro. 

Lui che aveva superato la prova a gonfie vele, bello, simpatico e sempre gentile. 

Dato che in famiglia non avevo detto nulla, non potevo nemmeno chiedere soldi. 

Per che cosa? Sarebbero serviti per scarpe e vestito da sposa? 

Anche questa volta fu la scuola a risolvere tutti i miei problemi. Una mia collega ( moglie del futuro assessore alla Pubblica Istruzione del comune di Scandicci) me lo prestò; lineare, di pizzo con un velo lunghissimo, anche lui quando me lo vide addosso, disse che l’avrebbe desiderato così, in mano le calle, il mio fiore preferito. 

 

Per dopo. 

Le mie colleghe erano preoccupate: “Andrà in giro con il vestito da sposa?!” 

Comprarono due completini davvero eleganti, a pois e l’altro azzurro, il mio colore preferito, una borsetta blu e un paio di sandali bianchi. 

 

Per corredo. 

Bicchieri, piatti dipinti a cuoricini, persino le due tazzine di caffè e la macchinetta dipinta con il cuore e due vestaglie da notte da sogno. 

In tutto il tempo dei preparativi il direttore della scuola veniva da me in classe dicendomi: 

“Mi raccomando maestra Carmelina si sposi una volta sola, non gestisco più la scuola: i bambini e i genitori a preparare i regali, a studiare le tradizioni arabe, so che il giorno del matrimonio, venerdì 9 Maggio (per i musulmani è il giorno festivo), li condurranno al suo matrimonio!” 

La mattina prima, l’8 maggio, esco da casa con la mia "caramella"  la valigia targata “ Bisonte” dicendo di andare ad un convegno, portavo solo un cambio. 

I miei genitori mi hanno insegnato l’onestà, invece andavo in una camera ammobiliata con una signora di 91 anni, madre di un maestro (tanto per rimanere in tema scuola), invece andai a scuola a svolgere le mie lezioni. Intanto consegnavo una lettera ad una amica, una “grande” che godeva la stima anche di mamma Maria  e papà Rosario.  La lettera mio padre,  scoprirò

 l' ha gelosamente conservata  trai documenti importanti,  che documentavano la vita mia e di Cesare al quale scrive una lettera  da grande poeta  come io non avrei mai potuto immaginare, ma l'amore per il figlio l'aveva generata!

ll contenuto della mia lettera può riassumersi:   

 << Caro papà, cara mamma, 

ho incontrato l’uomo della mia vita, per lui ho deciso di abbandonarvi. Non sono venuta meno ai vostri insegnamenti e ai vostri principi in cui credo.

Porto solo lo stretto necessario e, se deciderete  di  non riconoscermi più come figlia sappiate che non tornerò indietro.>> 

 

Raccomando ad Anna Ricca di telefonarmi per informarmi dell’esito della lettera e mi ritiro nella casa in via Ghibellina  quasi di fronte alla casa di Michelangelo aspettando che arrivino le ore  20 accanto al telefono fisso  per sapere gli esiti della spedizione. 

Io e Tina sedute al telefono ad aspettare, passavano le ore, nulla, io che tremo e dico: " Vedrai papà l’ha uccisa così ho rovinato due persone"; invece Tina risponde: “No, no, conoscendo tuo padre e la sua nobiltà d’animo ti dico che l’ ha invitata a cena” io che insisto sul no. 

Arriva la telefonata, è dopo mezzanotte: “Ma Anna che fai, perché mi chiami così tardi?” “Perché tuo padre, dopo che ha letto la lettera, mi ha invitata a cena e non potevo mica dirgli scusi telefono…”, quel tempo non esistevano ancora i cellulari. 

Ha detto tuo padre che domani verrà. 

Il giorno dopo vedo papà che mi aspetta a Palazzo Vecchio, lui puntuale. 

L’uomo della mia vita, in ritardo,. 

Papà mi abbraccia: ”Non ti preoccupare, ti riprendo io!” 

Sayed arriva all’ultimo tuffo, aveva ritardato per le calle, una scusa, lui arrivava sempre in ritardo. 

 

Sala rossa 

9 maggio 1986,  9 maggio che sarebbe divenuto il giorno della festa europea, l’inno alla gioia di Bethoveen. 

 

Foto con i miei alunni. 

A Palazzo Vecchio nel chiostro col puttino del Verrocchio. Penso che ho io il primato degli invitati più giovani, dato che erano alunni delle elementari, tantissimi, elegantissimi e con il lancio del riso e di petali perché loro le avevano studiate con i genitori, con le maestre le usanze, volevano rendere onore a lui ed a me. 

Papà preoccupato mette in tasca a me un milione di lire  e uno a lui.

" Nobile tuo padre non ha dato due milioni a te, li ha dati uno a  El Sayed  uno a te. Io che consegno tutto a lui determinando il passaggio di amministrazione anche del mio stipendio da mio padre al marito: io per la pratica sono stata sempre un disastro! 

 

Ristorante ”Pepe Verde” 

Al mercato di San Lorenzo, lasciato libero per noi  dal proprietario Giovanni il quale aveva una grande stima di El Sayed come lavoratore onesto e professionalmente,  all'altezza di ogni  situazione in quanto  Sayed sapeva fare le pizze, ( aveva fatto il militare sul Sinai e  preparava l' impasto  e faceva le pizze)  i primi e persino i dolci   …

...matrimonio di "scuola", di amore tra petali e riso; non c’è nessuna uguaglianza lontani nel fisico, negli occhi, nel modo di interpretare la vita, la religione, lui non mangia maiale, io ne vado pazza.

Riusciva a farmi ridere sempre, mi attraeva il suo portamento, il suo fisico statuario. 

Mai insieme nella cultura, insieme invece coinvolti i nostri corpi nell' amore. 

Ti avevo conosciuto al Centro Internazionale  Studenti Giorgio La Pira, ma prima di me rivelasti in tribunale ( quando iniziava  la tragedia che ha  fatto deragliare le nostre vite  e ha portato Cesare alla seconda fatale, condotta magistralmente da un sistema di 4 donne  unite  invulnerabili, caduta nella dipendenza da psicofarmaci ) di  aver conosciuto Cesare il quale frequentava   gran parte delle mie amiche e veniva  in maniera indipendente in  alcuni luoghi frequentati anche da me; qui per giocare a pin pong!  

 Carmelina Rotundo Auro 

 Potrei fornire  l'album dove ho raccolto la storia  disegnata a  fumetti dai miei alunni, immagini particolari piene di colore d'ingenuità !
 

Nessun commento:

Posta un commento