martedì 20 dicembre 2022

AL GIARDINO BARDINI storie di chiodi di santità e di Marrucine

 Il ticchettio costante intenso della pioggerellino non riesce a fermare la meraviglia del luogo il giardino Bardini: i suoi vialetti con i sassolini oggi bagnati lindi  che brillano nelle loro sfumature;  le piante, i cespugli; i fiori; i paesaggi mozzafiato di una Firenze ovattata  nel silenzio...  il convegno interessantissimo  coinvolgente 

studio e ricerca su le piante che  presentano una resistenza  alle diverse condizioni climatiche nel bacino del Mediterraneo  si rinnova e si amplia la conoscenza  della Società toscana dell'orticoltura da sempre protesa  alla  tutela  del verde urbano;

 il catering biologico servito  da due signorine in grembiule  verde oro con il logo  della Società toscana dell orticoltura: humus di ceci  e di pomodorini secchi  i piacevoli conversare  con il Presidente dell' associazione  società toscana dell'orticoltura  per incontrare 


 Antonio Antoniucci  professore di botanica a Padova   che fa parte del comitato direttivo dell'associazione Paliurus che ha sede nella parte nord dell' Abruzzo  dove nascono piante capaci di trattenere il sale  e di espellerlerlo che potrebbero essere piantate nelle zone invase dal Po dove si è riversato il sale  insieme alle piante di riso  è Antonio ad aprirmi le porte della conoscenza del 

Lattonaio  il signor Agostino che         \ nel 1998 ebbe incarico di provvedere alla manutenzione  della struttura lignea  delle otto cupole della basilica  dedicato a Sant' Antonio di Padova iniziata nel 1232  un anno dopo la morte del Santo  e che vede la sua realizzazzione nel 1310. 

la struttura delle otto cupole fu realizzata  con le carene delle navi veneziane  in disarmo e per la copertura  si  utilizzarono  lastre di piombo fissate sul legno  con chiodi di rame  chiodi che  per 700 anni avevano vibrato  al suono di canti gregoriani, che ogni giorno avevano assistito  dall'alto alle funzioni religiose  e ricevuto miglia di benedizioni, vennero sostituiti con chiodi di acciaio.

    Quel chiodo di rame  del peso di pochi grammi, realizzato a mano nel 1200 valeva quanto un cappone   Agostino che ne raccolse un secchio pieno offri i chiodi ai frati della basilica che li rifiutarono e cosi il nostro Antonio ne divenne proprietario  e  li dona  col patto che vengano conservati  in memoria del santo  di Padova.

  Alla storia del chiodo con profumo di santità  Antonio  aggiunge una storia della terra di Puglia le MARRUCINE  gioielli che hanno una storia  che risale  all' epoca dei popoli italici stanziatisi in Abruzzo prima dell impero romano. In particolare il popolo dei Marrucini che risiedeva nell' attuale provincia di Chieti Teate sopratutto nella zona di Rapino, prese nome dalle piante  della MARRUCA  che  veniva disposta  a scopo difensivo attorno ai villaggi perché spinosa  e quindi difficile da penetrare La stessa pianta   era anche utilizzata  come siepe negli stazzi degli armenti utilizzo che è venuto meno solo pochi decenni fa  con l'avvento delle reti metalliche.

  la Marruca in dialetto abruzzese vien chiama  che deriva dal greco

  I frutti della pianta  hanno forma di un piccolo fiore e si suppone venissero utilizzati come ornamento per la loro particolare forma e bellezza Gli artigiani dell'epoca  li riproducevano per realizzare probabilmente orecchini in argento e rame  il frutto della Marruca è commestibile ed ha un sapore simile alla mela . Il nome latino Paliurus  spina -cristi  deriva dal fatto  che i rami spinosi  furono usati per realizzare la corona di spine  di Gesù Cristo . Carmelina Rotundo Auro

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