Il ticchettio costante intenso della pioggerellino non riesce a fermare la meraviglia del luogo il giardino Bardini: i suoi vialetti con i sassolini oggi bagnati lindi che brillano nelle loro sfumature; le piante, i cespugli; i fiori; i paesaggi mozzafiato di una Firenze ovattata nel silenzio... il convegno interessantissimo coinvolgente
studio e ricerca su le piante che presentano una resistenza alle diverse condizioni climatiche nel bacino del Mediterraneo si rinnova e si amplia la conoscenza della Società toscana dell'orticoltura da sempre protesa alla tutela del verde urbano;
il catering biologico servito da due signorine in grembiule verde oro con il logo della Società toscana dell orticoltura: humus di ceci e di pomodorini secchi i piacevoli conversare con il Presidente dell' associazione società toscana dell'orticoltura per incontrare
Antonio Antoniucci professore di botanica a Padova che fa parte del comitato direttivo dell'associazione Paliurus che ha sede nella parte nord dell' Abruzzo dove nascono piante capaci di trattenere il sale e di espellerlerlo che potrebbero essere piantate nelle zone invase dal Po dove si è riversato il sale insieme alle piante di riso è Antonio ad aprirmi le porte della conoscenza del
Lattonaio il signor Agostino che \ nel 1998 ebbe incarico di provvedere alla manutenzione della struttura lignea delle otto cupole della basilica dedicato a Sant' Antonio di Padova iniziata nel 1232 un anno dopo la morte del Santo e che vede la sua realizzazzione nel 1310.
la struttura delle otto cupole fu realizzata con le carene delle navi veneziane in disarmo e per la copertura si utilizzarono lastre di piombo fissate sul legno con chiodi di rame chiodi che per 700 anni avevano vibrato al suono di canti gregoriani, che ogni giorno avevano assistito dall'alto alle funzioni religiose e ricevuto miglia di benedizioni, vennero sostituiti con chiodi di acciaio.
Quel chiodo di rame del peso di pochi grammi, realizzato a mano nel 1200 valeva quanto un cappone Agostino che ne raccolse un secchio pieno offri i chiodi ai frati della basilica che li rifiutarono e cosi il nostro Antonio ne divenne proprietario e li dona col patto che vengano conservati in memoria del santo di Padova.
Alla storia del chiodo con profumo di santità Antonio aggiunge una storia della terra di Puglia le MARRUCINE gioielli che hanno una storia che risale all' epoca dei popoli italici stanziatisi in Abruzzo prima dell impero romano. In particolare il popolo dei Marrucini che risiedeva nell' attuale provincia di Chieti Teate sopratutto nella zona di Rapino, prese nome dalle piante della MARRUCA che veniva disposta a scopo difensivo attorno ai villaggi perché spinosa e quindi difficile da penetrare La stessa pianta era anche utilizzata come siepe negli stazzi degli armenti utilizzo che è venuto meno solo pochi decenni fa con l'avvento delle reti metalliche.
la Marruca in dialetto abruzzese vien chiama che deriva dal greco
I frutti della pianta hanno forma di un piccolo fiore e si suppone venissero utilizzati come ornamento per la loro particolare forma e bellezza Gli artigiani dell'epoca li riproducevano per realizzare probabilmente orecchini in argento e rame il frutto della Marruca è commestibile ed ha un sapore simile alla mela . Il nome latino Paliurus spina -cristi deriva dal fatto che i rami spinosi furono usati per realizzare la corona di spine di Gesù Cristo . Carmelina Rotundo Auro
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