domenica 8 giugno 2025
Lev Tolstoj
L’uomo in questa fotografia non è un povero, né un mendicante, né un vagabondo. Quest’uomo è Lev Tolstoj: uno dei giganti della letteratura russa. Tutti conoscono il suo nome, pochi conoscono l’incredibile storia che si nasconde dietro questa immagine.
A cinquant’anni, Tolstoj cadde in depressione. La sua tristezza cresceva ogni giorno, senza una ragione apparente. Era conte, uno degli uomini più ricchi del suo paese, famoso in tutto il mondo. Eppure, era infelice.
«Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molte persone che avevano l’uno e l’altro, ed erano infelici.
Persino la salute non contava poi molto; c’era gente malata piena di voglia di vivere, e gente sana che si spegneva, angosciata dalla paura della sofferenza».
Un giorno, in viale Afanasevskij, vide un orfano e, commosso dalla compassione, lo portò a casa con sé. E per la prima volta da molto tempo, si sentì bene. Si dimenticò di sé stesso, dei suoi problemi, della sua tristezza.
Da quel momento, Tolstoj rinunciò ai suoi abiti da gentiluomo, ai suoi lussi e privilegi, e cominciò a condurre una vita semplice, donando ciò che possedeva a chi era nel bisogno.
«Non parlarmi di religione, di carità, d’amore», diceva spesso, «ma mostrami la religione attraverso le tue azioni».
Tolstoj fu anche il primo teorico della non violenza, predicò la fratellanza tra i popoli, e le sue idee ispirarono un’altra grande figura del XX secolo: Mahatma Gandhi.
Fino al giorno della sua morte continuò ad aiutare il prossimo, e per questo molti dicevano che era impazzito.
In un mondo in cui conta solo l’avere, il possedere cose e perfino persone, in cui tutti vogliono prendere ma nessuno sa dare, Tolstoj sembrava davvero un pazzo.
Un giorno, un vecchio amico – che, a differenza di Tolstoj, viveva nel lusso e nella comodità – gli disse: «Che senso ha fare tutto questo? Cosa ti importa degli altri? Dovresti pensare a te stesso».
E Tolstoj rispose: «Se senti dolore, sei vivo. Ma se senti il dolore degli altri, allora sei umano».
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