domenica 4 gennaio 2026
GIUSEPPE TOCCHETTI E ROBERTO ALBORGHETTI
ANTEFATTO
Quando mi è stato detto che avrei avuto l';opportunità di dialogare con Roberto mi
sono reso conto che applicare la metodica suggerita dagli esperti intervistatori
avrebbe suscitato l'analogo effetto che mi colpiva ogni qualvolta venivo intervistato .
Da cosa derivava questo ambascia?
Preciso:
sono del 1938 quindi tutto quello che racconto fa parte di un'epoca di gran lunga
diversa da quella attuale.
Ebbene ogni volta che mi intervistavano la prima cosa che mi chiedevano:
chi sei
da dove vieni
che corsi studi
come hai raggiunto questi mete
quali viaggi hai fatto
In quale università sei stato
che mostre d'arte
e così via.
Ero di fronte a l'asino di Buridano
se dicevo troppo sembrava un auto in censimento
se dicevo poco apparivo come un poveraccio intervistato da qualche mente poco
eletta .
Trovare l'equilibrio ,vi assicuro,era un perverso incubo.
Detto questo ho pensato Roberto ,persona di alto lignaggio,avrebbe avuto la stessa
sensazione se avessi cominciato a chiedergli ciò che ho scritto in precedenza.
Iniziata l'intervista ero già pronto per avversare qualsiasi legame a quello che poteva
essere il curriculum vitae del nostro Roberto.
Ai miei tempi forse era necessaria la domanda per l'uditorio ,ma oggi essa è
un'offesa.
Perchè?
se io ero interessato a sapere di Roberto andavo sui database in rete densi di
informazioni sul curriculum di Roberto e tra l'altro supervisionati dallo stesso che ha
potuto accertarne la veridicità.
Fare questa domanda a Roberto sarebbe stato offensivo avrebbe pensato ”come tu
non sai chi sono ma che ci stai a fare qua che sei venuto a fare ?
per farmi queste domande.
FASE 1
Arriviamo al dunque:
a me interessava principalmente capire lo spirito ,l'essenza di Roberto:
che voleva rappresentare
cosa voleva dirmi
quale messaggio voleva dare
Per poter ricavare, in maniera sempre approssimativa, avrei dovuto spendere una
parte della mia vita a leggere i suoi 70 e più libri e tutti gli articoli .
Sono andato a prendermi uno degli ultimi libri.
Da lì sono partito,a valle ovviamente di precedenti aggiornamenti ,poichè sono un
pignolo ,quindi uso essere molto preparato; non mi piace improvvisare .
Di Roberto mi mancava l'anima, lo spirito.
Il libro che ho preso in esame è stato ottimo allo scopo, e premetto non parlerò della
trama poichè toglierei il gusto al lettore .
Vado invece a domandare a Roberto ciò che ho notato e chiedere conferma.
Orbene la prima cosa che ho notato è il concetto di coraggio.
Per Roberto il coraggio non è un una meta, non è la punta di diamante che avvolge il
libro , i personaggi sono “ Sì” dotati di coraggio ma è un coraggio che possiamo
riscontrare in altri ,certamente tutti noi per affrontare il quotidiano dobbiamo avere del
coraggio.
Dov'è il succo,il bello di questo testo .
Nella volontà di rinascere e risollevarsi dall'accadimento negativo e dal prendere
resilienza da ciò che è accaduto.
Questo ho chiesto .
Egli con cimento ha descritto questo aspetto .
Badate bene non è frutto di un occasionale ma di una lunga esperienza vissuta per i
giovani
La domanda ha avuto una risposta molto bella, esaustiva.
Non solo mi ha risposto sul concetto di coraggio e di resilienza ma è entrato nel
dettaglio dell'introspezione dei giovani, del loro macerare interno ,delle problematiche
nell'impatto con la realtà che li circonda e che non sempre li rende felice e sereni ma
anzi li ostacola , rende sempre più complesso il loro esprimersi.
Data la velocità con cui tutto accade non c'è più il pensiero dominante, la digestione
delle sensazioni.
Forse esagero nel voler intendere quando dice che lo strumento più importante è lo
sport e vorrei aggiungere, essendo stato il capitano del CUS Napoli di rugby ,che il
gruppo è importante partecipare ad un'attività che coinvolge altre persone e che fai
parte di un gruppo che deve raggiungere un obiettivo comune è molto educativo.
Lo sport “È” una zattera , dà la possibilità al giovane di uscire dai vincoli e di fare
affidamento sulle sue capacità, sulle sue doti e principalmente lavorare molto dal
punto di vista psicologico per raggiungere con tutto il suo essere un obiettivo.
Che poi non venga raggiunto non ha importanza .
Ecco termino questa prima parte riferendomi a ciò che cercavo :
Roberto mi ha dato conferma che uno dei cardini dell'umano è l'empatia che bisogna
trasferire uno all'altro .
Mi fermo qui .
Se siete interessati andate a leggere il libro
FASE2
a valle di altre domande , le cui risposte ,potete andare a leggere su YouTube et
similia.
Non rientra nelle mie corde parlare di ciò che altri esperti e più validi intervistatori
hanno fatto .
Su Roberto però mi era rimasta una domanda .
È stata la seguente :
che differenza c'è tra te e Rotella .
Ebbene Roberto si è fatto una risata ,però mi ha risposto .
Eh la domanda l'ho fatta furbescamente perché sapevo bene quale fosse la
differenza.
La mia astuzia è stata quella di mettere in condizione Roberto di esprimere il suo
punto di vista .Sappiate che quando passeggio con il mio piccolo cane, un maltese,
mi attraggono le cose semplici la foglia , il riflesso sull'acqua della luce ,il fiore tra le
piante , la corteccia di un albero e li espongo in foto. Roberto mi ha rivelato che
camminando vede dei manifesti, vede delle scritture ,vede delle crepe e rimane
colpito dalla semplicità e attraverso quest’ insieme di elementi costituisce la
caratteristica pittorica .
Dai manifesti, dalle crepe del muro vede un mondo fantastico, un proprio mondo, una
propria ideologia .
Rotella lo costruisce, bello senza meno, con creatività e cultura .
Non c'è l'improvvisazione.
Roberto gradì perché avevo colto il suo intimo, avevo colto il suo hobby avevo colto
ciò che lo distrae avevo colto ciò che gli dà serenità indipendentemente dal
successo.
E’ la sua zattera .
Ritorniamo al suo libro”Sogni, brividi e rotelle” lì dovete andare a trovare la vostra
zattera .
E qui finisco.
Tocchetti
giuseppetocchetti.blogspot.com
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