domenica 9 agosto 2026
bozza testo cosparso
PRITHVI
REBECCA
from Germany sta scrivendo cartoline. cartoline artistiche alla mamma, al papà ai nonni, agli amici mi narra che nella sua camera ha dei pannelli dove attacca le cartoline che riceve
FORTEZZA DA BASSO NAVICELLA SPAZIALE
per COSPAR N 46 anno 2026.
Nulla è cambiato da quando esiste l'umanità per- del nostro desiderio di guardare il cielo
The space
the time
background is black.
Noi terrestri siamo molto fortunati trovandoci in posizione ideale
rispetto al sole perché la vita accada
SPACECLICK Leonardo, Francesco , Elia 2020 a MILANO
software per architetture web per la raccolta dati sul campo per la loro aggregazione verso le sale di controllo .
Il loro logo una stella
www.spacespaceclick.com
NI nuclear instruments
2012 a Lambrugo Como
Edoardo. Stefano, Andrea Luigi
strumentazione per il mondo fisico nucleare
lo scienziato si rivolge a loro per chiedere come poter fare un esperimento e
a Nuclear Instruments inventano e realizzano gli strumenti per poter
svolgere tale esperimento
Pecchioli Molin del Piano nel 1996
nel distretto toscano che ha la vocazione per l'ottica
dal papà di Ernesto negli anni '70
Ernesto Niccolò
Alessandro bottega del sarto segreti del mestiere
SPACE UP! Torino Marianna Nicoleta, Mirko
Il primo satellite lanciato nello spazio si chiama San Marco.
il loro logo una luna rovesciata dove è inserita l Italia e l'a fa da antenna e intorno un pianeta e una stella
EEX 20 INDIA 2022
Due satelliti
Nila lanciato il 13 marzo 2025
Koyo lanciato il 7 luglio 2026
Amal , Anuragi , Malavika , Athira
Teledyne 1960 in america attualmente son in Canada francia uk
korean institute
MOHAMMED RASHID SPACE IN Dubai
INAF
energia
ISTITUTO CENTRALE DI ASTROFISICA
Cambridge Massachusetts nel Nordest degli stati uniti nella new england
Alberto di Novare va ad Erice a presentare con altri compagni d'università la tesi ed a erice riceve la proposta di andare alla Nasa dove ancor oggi si trova
sitemi per favorire analisi dimmagini astronomice SciXplorwew.org
noi viviamo all'interno di una delle tante galassie in questo caso la via lattea sole d 8 pianeti miliardi di stelle miliardi di galassie andromeda littel magellano galassia del granchio
Lei indossa una maglia dove i cani disegnati in azzurroindossano il casco degli astronauti
Drake' Dice il gioco inventato da Alissa Pott and Daniel Larasc free university of Berlin giocare a fini educativi sia per gli ingegneri che che per i bambini quindi per gli astronomi le scuole i musei
www.drakesdice.com
Come l'osservazione dello spazio sta ridefinendo il modo con cui ci prendiamo cura dello spazio
astrofisico astrologo astronomo cosmologo biologo filosofo
PRITHVI in hindi significa terra
energia
notte stellata il piccolo principe il ruolo della luna nella poesia di Leopardi , nella novella del Verga ancor prima i filosofi Kant , Socrates Platone Aristotele .. in queste roventi giornate d'estate fiorentine noi siamo a Cospar n 46
satelliti per l'osservazione della terra rivestono oggi un un ruolo sempre più rilevante per la tutela e il controllo dei mari e degli oceani evidenziando come spazio e mare siano dimensioni sempre più connesse di un unico sistema strategico
piccolo piccolissimi eppur parte di una immensità permanentemente transitori eppur diretti verso l'eternità
Kaiser SPACE 1986 a Livorno da Alfredo ingegnere
David Stefano sitemi per favorire gli esperimenti degli scienziati
nonna nonna l'uomo ha
messo piede sulla luna
sulla luna c'è caino che fa le frittelle
PRITHVI in hindi significa terra
orenzo e i Tabernacoli Parlanti
Lorenzo e i Tabernacoli Parlanti
Era una mattina chiara, di quelle che fanno brillare i tetti di Firenze come se fossero d’oro. Lorenzo camminava piano, con la sua mappa vecchia del 1800 tutta piegata, e quel modo gentile di guardare le cose che pareva una carezza.
Ogni tabernacolo, per lui, era un amico antico.
Davanti al tabernacolo della Crocifissione, in via dell’Agnolo, Lorenzo si fermò. Il silenzio era così fitto che pareva un velo.
All’improvviso, una voce uscì dall’affresco, una voce che solo chi ama davvero può sentire:
«O bischero bono… tu tu’ torni sempre qui. T’ho visto cresce’, studia’, e tu m’hai rimesso in luce quand’ero quasi perso.»
Lorenzo sorrise, con quella dolcezza che gli conoscono bene i volontari.
«Un t’ho rimesso io… t’ha rimesso Firenze, che un voleva perde’ la sua memoria.»
Dietro di lui, un vecchio scalpellino del Cinquecento — o forse solo un’ombra del tempo — ascoltava stupito. Gli tremavano gli occhi, come se avesse ritrovato un figlio.
Lorenzo prosegui e in via delle Conce, la Madonna del tabernacolo, appena restaurata, gli parlò con voce lieve:
«Tu t’eri accorto di me quando nessuno mi guardava più… Da quell’ombra sulla cornice m’hai ritrovata.»
Lorenzo chinò il capo, quasi commosso.
«Le ombre un son mai vuote… portan sempre qualcosa da raccontare.»
Una lavandaia del Seicento, con il grembiule bagnato, apparve come un soffio di vento. Guardò Lorenzo e disse:
«Ma tu chi sei, che parli co’ le Madonne come fossero persone.»
Lorenzo rispose piano:
«Son uno che ascolta. E loro, se tu le rispetti, parlano.»
La donna sorrise, e sparì come una riga d’acqua sull’Arno.
Cammin facendo giunse davanti al tabernacolo dell’Oltrarno, un pittore del Cinquecento — mani sporche di pigmenti, occhi pieni di cielo — uscì dalla cornice come se fosse sempre stato lì.
«O giovinotto, tu guardi il mio lavoro come se l’avessi fatto ieri… Ma tu lo sai che l’ho dipinto per la gente, mica per la gloria.»
Lorenzo annuì.
«E io lo racconto alla gente, mica ai libri.»
Il pittore rise, una risata larga e buona.
«Allora tu fai il mestiere più bello del mondo.»
Non stanco per il lungo cammino fatto si infilò in via dei Malcontenti in quella strada antica, dove un tempo passavano i condannati, il tabernacolo di Sant’Onofrio parlò con voce profonda:
«Qui la gente piangeva… E io gli tenevo compagnia. Ora tu tu’ vieni a trovarmi, e mi fai sentire ancora utile.»
Lorenzo posò una mano sulla pietra serena.
«Un tabernacolo un smette mai d’esse’ utile. Basta che qualcuno lo guardi.»
Un frate del Quattrocento, con la tonaca consumata, apparve accanto a lui. Guardò Lorenzo come si guarda un miracolo.
«Tu tu’ fai quello che facevo io: consoli la gente, ma senza predica’.»
Il segreto dei tabernacoli
Alla fine del suo cammino, Lorenzo si voltò verso tutti i tabernacoli che aveva incontrato. E tutti, come un coro antico, gli dissero:
«Tu ci fai campa’. Tu ci fai parla’. Tu ci fai ricordare chi siamo.»
Lorenzo rispose con voce lieve:
«E voi fate campa’ me.»
E Firenze, quella Firenze che sa ascoltare chi la ama, si illuminò come una lanterna.
💛 Morale della fiaba
I tabernacoli un parlano a chi passa. Parlano a chi si ferma, a chi rispetta, a chi ascolta. E Lorenzo è uno di quelli che ascolta davvero.
Tocchetti
LETTERA OO doppio omaggio a CESARE
O O O O O O O O o
Ovvero doppio omaggio a CESARE
La letterina o mi sta proprio simpatica fin dal modo di atteggiarsi delle labbra a pronunciarla
PER NON DIRE che
a seconda del tono in cui è pronunciata può esprimere meraviglia, sorpresa, o preferenza….. scelgo questo, o quello ed in questo caso, che vezzosa, si accompagna sempre con lei la virgola ,
per richiamare la forma dell’ “ovo” ( affascinate simbolo di vita) tanto è vero che se non sai fare nemmeno un O con il bicchiere son guai……
per richiamare per forma e perché anche inizia per o
l’ orologio, invenzione dell’ uomo che pretenderebbe di” regolamentare” il tempo ( ma come si sperimenta nulla ci è concesso controllare come dimostrerò nel racconto 30 ottobre ) ed anche il tempo (messer una volta l’ ho chiamato) procede senza far rumore lasciando però segni…… e quanti ne ha inventati l’ uomo di orologi per quella esigenza appunto di sapere non solo dove si trova nello spazio, ma anche nel tempo … da quelli solari, a quelli musicali, a veri e propri automi e sempre mostre si fan per documentare questa esilerante invenzion, come quella fantasiosa”
TEMPO REALE e TEMPO DELLA RELTA’ “ gli orologi di palazzo PItti dal XVII al XIX sec..
Con l orologio noi famiglia abbiamo, da generazioni, un rapporto da sempre molto singolare :
mio nonno Cesare non lo portava mai, ma alla domanda che ore fossero?.. alzando il braccio senza orologio al polso e, guardando il cielo, mi indicava l’ ora esatta e si perché nonno Cesare, come tutte le persone di quella generazione, aveva un rapporto con il Creato tutto e, seguendo il moto di stelle e luna del sole, sapevano perfettamente dove ci collocavamo nel tempo, per questa dote lo chiamavo il mago;
i nostri genitori lo portavano: mio padre fino all’ ultimo giorno della sua vita, mentre mia madre lo aveva lasciato da anni, perché potendosi muovere poco, preferiva riferirsi ai numerosi orologi sistemati in giro per la casa;
anche a mio fratello Cesare, grande amatore e collezionista di OROLOGI, piaceva molto portarli per collocarsi nel tempo usandolo quasi come una bussola, e a lui dedico un omaggio ripercorrendo il tempo in cui faceva splendidi musicali disegni.
ILMAGO
Non sarebbero bastate parole a descrivere quel mago tanto singolare: capelli bianchi, lisci, appena fino alla nuca, leggermente le ciocche sollevate sulla parte alta della testa e il bello è che l’avevo già incontrato tante volte, ma mai l’avevo osservato, mai mi ero soffermata!
I colori preferiti da lui: l’azzurro chiaro e il blu scuro e azzurra era quasi sempre la sua camicia fresca a mezze maniche fermate da un bottoncino dello stesso colore, ma leggermente più chiaro; blu scuro erano i pantaloni che preferiva indossare.
Le braccia abbronzate, la grande vena come fiume che solcava la mano…non era facile farlo arrabbiare a me sembrava impossibile; certo a meno che…
Da tempo aveva deciso di vivere nell’ampia stanza dove non c’erano finestre, solo la grande porta dipinta di marrone, di legno, con un fiore scolpito nel centro preciso. Ogni mattina girava la grande chiave di ferro pesante nella serratura, spingeva prima la mezza porta poi, la grande porta ed entrava nella stanza dal pavimento squadrato di pietre grigie.
Si muoveva, appena un attimo e poi, con la paletta di ferro apriva la parte alta della porta divisa da due sportelli di legno e dalle inferriate.
Le pentole erano libere di stare alle pareti, attaccate a chiodoni e tutti i coperchi lì a bella mostra, dorso sul muro e manico sulla fune che faceva come d’altalena e alla quale erano attaccate anche il romaiolo e il cucchiaio dai grandi buchi.
Il suo portafortuna, nelle stagioni calde, un cucuzzune verde, rotondo, dalle venature ora più scure, ora più chiare, messo lì sulla mensola, tutta di mattonelle bianche rettangolari, che coprivano il focolare eternamente nero, fuligginoso.
Vicino, attaccata di lato, nella parte bassa del lavandino tutto di pietrine piccole piccole sul grigio perla la pentola delle pozioni, nera, nera e quella paletta di ferro dai 100 usi.
La tavola grande rettangolare, robustissima dove teneva disperse tante cose: il vaso trasparente dello zucchero con il coperchio d’argento, la scatola di cartone piccola, rettangolare perfetta col sale dentro, il bicchiere alto col caffè nero dentro e gli occhiali dalla montatura di tartaruga con l’asticciola destra pendente che li facevano traballare sul naso, ma lui non ci badava tanto poche erano le volte che li usava: i suoi occhi ne avevano viste di cose nella vita! E ora diceva non poteva portare, come li chiamava lui dei vetri appannati.
L’acqua, appena apriva la fontanella: fresca quasi, ghiacciata e il “bacile” di smalto a rose rosse fuoco dipinto, un po’ scorticato dove l’acqua creava lo specchio per cose future.
Il mago ha una dote singolare
“Non guardo il sole o le stelle mi regolo non ho mai avuto orologio,
con la testa mia mi regolo”.
Il mago della storia-diario che ho la gioia di raccontare è Nonno Cesare.
Lui racconta se stesso nella forma dialettale, io, lasciando solo poche parole in dialetto, modi di esprimersi come i verbi in fondo trascrivo tutto in lingua.
Ho usato la prima persona perché è proprio nonno Cesare il protagonista: narratore ed artefice dei suoi 86 anni di vita.
Carmelina
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