venerdì 28 settembre 2018

NIKLA PER OCEANI D' AMORE


OCEANI D'AMORE

L'immagine è evocativa: una distesa immensa di acqua turchina, profondissima. Ma l'oceano che noi trattiamo non parla di acqua, parla d'amore. L'amore curiosamente insapore, incolore, inodore. Difficile immaginarlo e tutte le rappresentazioni che possiamo darne non sono veritiere, non sono “lui”. Ma, la creatura umana, anzi meglio dire che tutto il creato ha bisogno d’amore per nascere, crescere, sviluppare il proprio progetto di vita. Amore a volte solo una parola troppo usata, a volte impoverita. Non sempre si è parlato di questo  sentimento, in altre epoche veniva spesso celato, non si pronunciava, troppo sdolcinato e comunque relegato alla sola sfera sessuale. Ma l’amore, vento impetuoso si esprime in svariate sfaccettature: l’amore agape, eros, filia. Capace di dare all’agire umano un senso profondo e trasformarlo in “dono”. Quanti cuori, quante mani si muovono intorno a noi ecco che in essi cogliamo i cambiamenti prodotti, che cambiano la storia, nelle tante situazioni di disagio, di sofferenza, di solitudine, di dolore. Alcuni persone sanno vivere nella dimensione dell’amore più di altre, ed è da queste  che dovremmo cogliere l’esempio. Maria Cristina Ogier, giovane fiorentina, morta giovanissima nei suoi appena diciotto anni, è uno di questi esempi. Una vita semplice, breve, una vita di malattia e di sofferenza, vissute con gioia,  che  porta dentro di sé significati misteriosamente profondi.  Una vita legata ad un filo, un filo-miccia che poteva esplodere da un momento all’altro.” Avrà tre o quattro anni di vita” sentenziò Olivecrona, il Prof svedese  dopo avere inutilmente sperato di asportare il tumore alla base dell’ipotalamo, un tumore inoperabile. Maria Cristina aveva all’epoca quattro anni e arriverà a compierne 18. Diciotto lunghi anni d’amore.Via, Via, che il male rodeva implacabile il suo giovane corpo, la sua anima cresceva, si dilatava nel donarsi agli altri, Giovanissima dama dell’Unitalsi,
che farà con la vita di tutti giorni onore alla sua divisa: il buon samaritano, essere prossimi ai sofferenti a coloro che non hanno voce, ai tanti “Cesare” di oggi che la società offende e l’indifferenza uccide. I malati, i poveri, i resi brutti dalla malattia, che Maria Cristina vedeva bellissimi riconoscendo in essi il volto di Gesù.  A sette anni l’antico crocifisso ligneo le era apparso in sogno e le aveva chiesto: “mi vuoi aiutare a portare la croce, la corona di spine, i chiodi e aiutarmi alla salvezza del mondo? ” Con infinita gioia la piccola aveva risposto di sì, un SI totale , e a questo era rimasta fedele tutta la vita. Da lei volute, sono nate due Case-famiglia che portano il suo nome, che lei aveva promesso ai suoi hamici, dove l’acca sta per handicap, per diversità, per richiesta di tenerezza.  Altre strutture in Italia e all’estero, testimoniano in terra di missione il suo impegno che non ha confini, come confesserà al suo diario il 5 marzo 1972: l mio amore per gli altri non deve avere confini, ma amare l’uomo di qualsiasi nazione lontana e vicina, amare nel Tuo amore, amare per ringraziarti del Tuo grande Amore verso di noi”. Sollecitato da tanti,  il suo processo di beatificazione in corso, spande intorno un profumo di santità e di speranza. Una speranza giovane, per ognuno di noi, ma soprattutto per i tanti giovani sempre alla ricerca di sfide, non facili. Quella che Maria Cristina lancia con il suo esempio non lo è, ma vale la pena di raccoglierla. Vale la pena di diventare protagonisti autentici e consapevoli, senza scorciatoie effimere, ma scegliendo quello che vale,  che ci cambia dal dentro e  ci fa diventare persone nuove, I nuovi guerrieri dell’AMORE

Nikla Salsetta Balestra Vice postulatrice della causa di beatificazione

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