OCEANI D'AMORE
L'immagine è evocativa: una distesa immensa di acqua
turchina, profondissima. Ma l'oceano che noi trattiamo non parla di acqua,
parla d'amore. L'amore curiosamente insapore, incolore, inodore. Difficile
immaginarlo e tutte le rappresentazioni che possiamo darne non sono veritiere,
non sono “lui”. Ma, la creatura umana, anzi meglio dire che tutto il creato ha bisogno
d’amore per nascere, crescere, sviluppare il proprio progetto di vita. Amore a
volte solo una parola troppo usata, a volte impoverita. Non sempre si è parlato
di questo sentimento, in altre epoche
veniva spesso celato, non si pronunciava, troppo sdolcinato e comunque relegato
alla sola sfera sessuale. Ma l’amore, vento impetuoso si esprime in svariate
sfaccettature: l’amore agape, eros, filia. Capace di dare all’agire umano un
senso profondo e trasformarlo in “dono”. Quanti cuori, quante mani si muovono
intorno a noi ecco che in essi cogliamo i cambiamenti prodotti, che cambiano la
storia, nelle tante situazioni di disagio, di sofferenza, di solitudine, di
dolore. Alcuni persone sanno vivere nella dimensione dell’amore più di altre,
ed è da queste che dovremmo cogliere
l’esempio. Maria Cristina Ogier, giovane fiorentina, morta giovanissima nei
suoi appena diciotto anni, è uno di questi esempi. Una vita semplice, breve,
una vita di malattia e di sofferenza, vissute con gioia, che
porta dentro di sé significati misteriosamente profondi. Una vita legata ad un filo, un filo-miccia
che poteva esplodere da un momento all’altro.” Avrà tre o quattro anni di vita”
sentenziò Olivecrona, il Prof svedese
dopo avere inutilmente sperato di asportare il tumore alla base
dell’ipotalamo, un tumore inoperabile. Maria Cristina aveva all’epoca quattro
anni e arriverà a compierne 18. Diciotto lunghi anni d’amore.Via, Via, che il
male rodeva implacabile il suo giovane corpo, la sua anima cresceva, si
dilatava nel donarsi agli altri, Giovanissima dama dell’Unitalsi,
che farà con
la vita di tutti giorni onore alla sua divisa: il buon samaritano, essere
prossimi ai sofferenti a coloro che non hanno voce, ai tanti “Cesare” di oggi
che la società offende e l’indifferenza uccide. I malati, i poveri, i resi
brutti dalla malattia, che Maria Cristina vedeva bellissimi riconoscendo in
essi il volto di Gesù. A sette anni
l’antico crocifisso ligneo le era apparso in sogno e le aveva chiesto: “mi vuoi
aiutare a portare la croce, la corona di spine, i chiodi e aiutarmi alla
salvezza del mondo? ” Con infinita gioia la piccola aveva risposto di sì, un SI
totale , e a questo era rimasta fedele tutta la vita. Da lei volute, sono nate
due Case-famiglia che portano il suo nome, che lei aveva promesso ai suoi
hamici, dove l’acca sta per handicap, per diversità, per richiesta di
tenerezza. Altre strutture in Italia e
all’estero, testimoniano in terra di missione il suo impegno che non ha
confini, come confesserà al suo diario il 5 marzo 1972: l mio amore per gli
altri non deve avere confini, ma amare l’uomo di qualsiasi nazione lontana e
vicina, amare nel Tuo amore, amare per ringraziarti del Tuo grande Amore verso
di noi”. Sollecitato da tanti, il suo
processo di beatificazione in corso, spande intorno un profumo di santità e di
speranza. Una speranza giovane, per ognuno di noi, ma soprattutto per i tanti
giovani sempre alla ricerca di sfide, non facili. Quella che Maria Cristina
lancia con il suo esempio non lo è, ma vale la pena di raccoglierla. Vale la
pena di diventare protagonisti autentici e consapevoli, senza scorciatoie
effimere, ma scegliendo quello che vale,
che ci cambia dal dentro e ci fa
diventare persone nuove, I nuovi guerrieri dell’AMORE
Nikla Salsetta Balestra Vice postulatrice della causa di beatificazione

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